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Racconto n° 3352
Autore: Ocramocra Altri racconti di Ocramocra
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Amore e Dolore
AMORE E DOLORE

... e Amore, con parole dolcissime, sostenne Silvia nell'intenzione di arrivare alla fine -
In ginocchio di fronte a Matteo, nuda, aveva il membro in bocca e ne sentiva la forza, il calore. Con la lingua percepiva la pelle del glande tesa al massimo. Andava su e giù con la mano scostandone la pelle con delicata lentezza, l'altra mano accarezzava fra le gambe cercando di trasmettere il calore che l'animava. Con un dito, teneramente, sfiorava l'ano entrando appena appena. Teneva lo sguardo fisso sul viso contratto dal doloroso e profondo piacere di Matteo. Era un momento incredibile; lei felicissima, estasiata e il mondo fermo, ogni cosa sospesa nell'aria. Aveva Matteo dentro la bocca e voleva finalmente potersene nutrire, voleva finalmente inghiottire tutta quella dolcezza, quelle incredibili emozione che era stato capace di donarle. Voleva dare a lui un segno indimenticabile, una prova definitiva di tutto l'amore che l'animava. Matteo aveva gli occhi serrati, la bocca aperta, la testa piegata all'indietro. Non era in grado di controllare il piacere che provava e, lasciato andare il corpo, si era ridotto ad assecondare un nucleo di piacere interno che avrebbe potuto portarlo a chiudersi in se stesso, perdendo l'opportunità di compiacersi di Silvia, del suo amore rivolto a lui e di dare a Silvia il segno del suo amore che era dietro lo sguardo, scritto a fuoco sull'anima.


... Amore allora chiese a Matteo di aprire gli occhi e di guardare Silvia con lo sguardo dell'anima -
Con uno sforzo, Matteo aprì gli occhi e fissò sgomento Silvia. L'espressione dolcissima, colma di riconoscenza i suoi splendidi occhi azzurri come il cielo, le sue meravigliose labbra che circondavano il membro, le sue dita sottili che gli accarezzavano l'inguine e tenevano saldamente l'asta. I lunghi capelli biondi le coprivano il seno, ma si intuiva che questi dondolava pieno seguendo il movimento ritmico della testa. Ogni tanto si vedeva un capezzolo. Matteo, ora, sentiva e vedeva ogni cosa, ogni senso percepiva il massimo. Era incredibile quanta parte del pene volesse Silvia dentro la sua bocca, era fantastica anche quella ritmica, piccolissima carezza che Silvia gli faceva con un dito sull'ano. Non riusciva più a trattenersi anche se avrebbe voluto che quell'attimo durasse per sempre, indescrivibile la felicità che provava in quell'istante. Quasi inconsapevolmente, così come si fa per il respiro, spingeva in avanti il bacino per facilitare a Silvia ciò che stava facendo. Per l'infinita dolcezza che tutto quanto gli infondeva nell'animo, Matteo non riuscì a trattenere le lacrime.


... Amore, quindi, si chinò verso Silvia dicendole che il momento era vicino, le sussurrò che adesso ci voleva coraggio -
Silvia si accorse che Matteo aveva irrigidito i muscoli delle gambe. Lentamente fece uscire il membro dalla bocca e, guardandolo sempre in viso, continuò a muovere la mano su e giù stringendo, adesso, con maggior forza l'asta. Aprì la bocca e con la lingua interruppe il filetto di saliva che congiungeva le sue labbra alla punta del pene. Tenne la bocca aperta e sentì arrivare l'orgasmo. Per primo avvertì l'odore, forte, quasi qualcuno avesse aperto la finestra su di un mare in tempesta e ne fosse entrato all'improvviso l'aroma pungente. Poi tre schizzi di sperma in rapida successione le bagnarono il viso coprendole un occhio, la fronte ed entrando nelle narici. Un quarto fiotto, ritardato, le si appoggiò finalmente sulla lingua. Lei si avvicinò con la bocca al glande, avvolgendolo con le labbra ed accogliendo dentro se il quinto ed il sesto, che le arrivò alla gola, in fondo. Silvia vedeva tutto e sentiva tutto contemporaneamente. Le contrazioni dell'ano intorno al suo dito, il membro che pulsava con forza nella mano, il gusto forte del seme di Matteo in bocca, il calore dello stesso sul suo viso, gli occhi di Matteo spalancati con forza che pareva guardassero sconvolti il mistero della vita e l'espressione di incredulità che questi donavano al viso, come se tutto quanto ... tutto quanto succedeva fosse troppo grande per poterlo ricambiare. Le lacrime che sgorgarono come riconoscenza, le braccia tese lungo i fianchi, il rantolo angosciato che proveniva dal profondo dell'anima di Matteo ...


... Amore, subito, si alzò e sostenne Matteo impedendogli di chiudere gli occhi e convincendolo a chinarsi verso lei -
Matteo sentì le forze venirgli meno. Sarebbe stato un attimo lasciarsi andare, accasciarsi sul tappeto tenendo dentro se tutto quel piacere, chiudendo il suo amore per lei in una gabbia, inutilmente. Si inchinò invece, verso il viso di Silvia proteso a lui. Lo prese delicatamente fra le mani e, guardandola negli occhi, cercando dietro essi tutta l'anima rivolta a lui, lo baciò. Baciò gli occhi, leccò lo sperma e, con un'energia che non conosceva, cercò la bocca di lei. La baciò appassionatamente legando la lingua alla sua, mescolando la saliva di entrambi al seme della vita, conoscendo se stesso per la prima volta attraverso la bocca di Silvia. Si inginocchiò lentamente, sempre il viso di Silvia fra le mani, sempre la bocca legata alla sua. Poi, sdraiati fianco a fianco, ascoltarono il loro respiro, i battiti del cuore trovare poco alla volta la calma. Rimasero abbracciati, le mani di Matteo fra i capelli di Silvia, le braccia di Silvia lungo i fianchi di Matteo con le mani sul sedere, stringendolo forte a sè. Gli occhi aperti, persi in quel mare profondo che apparteneva soltanto a loro. Ti amo ... ti amo ... sussurrarono entrambi.

Allora Amore, stremato, si sollevò dagli amanti e, in ginocchio, li osservò con le lacrime agli occhi, commosso. Era riuscito a dare ogni cosa di sè a Silvia e Matteo e il loro animo, adesso, era pieno, caldo. Respiravano ognuno il respiro dell'altro e avrebbero potuto restare così per sempre. Avevano fatto l'amore come nessuno dei due aveva mai fatto prima, si erano dati l'uno all'altro in maniera completa, totale. Era la prima volta per entrambi eppure ... tutto era naturale, tutto nasceva dalla voglia di darsi completamente. Non c'era pudore, non c'era vergogna, non c'era pentimento.

Appoggiando una mano a terra, Amore si mise in piedi e, con fatica, quasi trascinandosi, andò a sedere sul divano. Non avrebbe voluto arrivasse mai questo momento, ma lui era esaurito, non aveva più forze. Era più di un mese che si sforzava perché ogni cosa fosse perfetta. Si era impegnato con tutte le energie per contrastare ogni rimorso di Silvia che Dolore, ricordandole la sua famiglia, voleva marchiare a fuoco nel suo animo. Amore l'aveva resa nervosamente insensibile ai pianti che il figlio di due anni faceva al momento di andare a letto. Amore le impediva di vedere le attenzioni affettuose del marito quando le portava il caffè a letto la mattina o quando le apriva la porta della macchina accompagnandola al lavoro. Aveva difeso anche Matteo da ogni attacco che Dolore gli aveva portato, accecandolo e rendendolo sordo, facendogli dimenticare le carezze della moglie, gli sguardi allegri dei due figli che gli correvano incontro la sera.

A giustificare l'opera di Amore c'era quell'incredibile incontro tra Matteo e Silvia al bar. Due persone destinate dalla vita a stare insieme, due persone fatte l'uno per l'altra, si erano incontrate quando il destino aveva già fatto il suo corso. Amore sapeva che ogni persona ha il suo perfetto corrispondente, ma sapeva anche che, in assoluto, l'incontro tra questi perfetti corrispondenti era statisticamente rarissimo. Distanza, ambienti socialmente incompatibili, età, razza ... troppe le variabili e miliardi le persone sul pianeta Terra. Generalmente tutti si accontentavano e il suo compito era quello di infondere coraggio, suscitare un pizzico di passione, nascondere i difetti, e poi ... lasciare che le coscienze si addormentassero sostituendo presto la passione con l'abitudine. Dolore ha sempre lavorato al suo fianco, svolgendo tranquillamente il suo compito. Entrambi, Amore e Dolore, sapevano che la vita, per manifestarsi ogni volta così diversa e vitale, ha bisogno di questa alternanza. È necessaria per combattere l'entropia, per impedire l'estinzione, per permettere l'evoluzione. Solo Amore o solo Dolore sarebbe stato fatale, avrebbe cancellato ogni traccia dell'esistenza di questo miracolo ... gli uomini!

Ma quel giorno ... quel giorno fu incredibile! Quel giorno due persone predestinate e, caso ancor più raro, stessa razza, stessa età e stessa nazionalità si erano incontrate. Fu un lampo e Amore lo vide chiaramente da migliaia di chilometri di distanza. Matteo, per motivi di lavoro, era in transito per quella città lontana almeno cinquecento chilometri dalla sua. Entrò nel bar dove Silvia era solita mangiare un tramezzino all'ora di pasto. Chiese un caffè e l'indicazione per raggiungere un indirizzo. Silvia, in quell'esatto istante, avvertì la voce e fu pervasa da brividi su tutto il corpo. Si girò e vide Matteo. Lui sentì, percepì una sensazione di calore alle spalle e, girandosi, precipitò nello sguardo di Silvia. Caddero entrambi in trance. Silvia smise di mangiare e Matteo, avvicinandosi lentamente, si sedette al tavolo prendendole le mani fra le sue, come fosse la cosa più naturale al mondo. Nessuna parola. Silvia sentì il calore delle mani e il cuore che pareva scoppiarle in petto. Lo sguardo nello sguardo. Matteo avvertiva un ronzio alle orecchie come fosse ubriaco e, di colpo, il mondo intorno a loro scomparve. C'erano loro due seduti al tavolino nel mezzo di un infinito deserto candido e accecante, nessun rumore, nessun colore ... solo i loro enormi occhi che danzavano l'uno nell'altro e le mani che si cercavano come un girasole cerca il sole.

Dolore fu più rapido di Amore e fece si che quell'attimo durato secoli svanisse facendo tornare il chiassoso frastuono del bar, il caotico rumore delle tazzine messe a lavare, l'odore pungente delle pietanze riscaldate, lo sguaiato chiacchierare di inutili argomenti, il ricordo dell'appuntamento di lavoro a Matteo e la necessità di tornare in ufficio a Silvia. Ma Amore, arrivato un millesimo di secondo dopo, spinse in là con violenza Dolore e permise ai perfetti corrispondenti di scambiarsi il numero di telefono. Da allora erano passati quaranta giorni di telefonate e messaggi durante i quali si conobbero, anzi si riconobbero, e Amore diede a loro tutta l'energia necessaria perché l'anima si infuocasse accendendo tutto il coraggio di cui avrebbero avuto bisogno.


Amore lasciò che Dolore entrasse. Lo sguardo fra loro fu significativo: Dolore guardò Amore con profondo rispetto, come si guarda un nemico alla fine battuto ma al quale si deve tanto onore, come si guarda qualcuno che ha sacrificato ogni cosa di sè per un sogno. Amore guardò Dolore con infinita, spossata gratitudine, come si guarda, prima di svenire, qualcuno che ti ha salvato dalla peggiore delle morti.


E Dolore cominciò subito ricordando a Silvia il figlio lasciato dalla suocera, la scusa per essersi assentata dal lavoro e, contemporaneamente a Matteo, l'aereo che decollava fra due ore, la moglie a casa che non lavora e che non aveva ricevuto nemmeno una telefonata ... strano, lui che telefona almeno 4 o 5 volte al giorno.

Dolore fece immaginare a Silvia che quello, tutto quello di incredibile che c'era stato fra loro potesse essere un' abitudine per Matteo, che era spesso fuori di casa. Le fece supporre che, per lui, esperienze così fossero abbastanza normali con tutte le occasioni che aveva. E pensarlo le fece molto male. La sensazione di avere sprecato un'occasione d'amore, di essersi lasciata andare, di avere dato ogni cosa di sè ad uno sconosciuto era tremenda, come uno straccio umido e freddo appoggiato alla pelle. Non aveva mai tradito suo marito.

Dolore fece osservare a Matteo che Silvia era una donna sposata e che il modo in cui avevano fatto l'amore richiedeva esperienza, tanta esperienza ... probabilmente Silvia era un po' puttana. Probabilmente Silvia lo faceva anche con altri. Si sentì tradito e credette di aver sprecato il suo amore, il suo tempo. Credette di aver rischiato inutilmente la sua vita tranquilla e questo pensiero gli fece male, molto male. La sensazione di avere tradito la fiducia di sua moglie lo fece spaventare.

Allora Dolore disse a Matteo di abbassare lo sguardo e a Silvia chiese di analizzare perché Matteo avesse abbassato lo sguardo. Contemporaneamente fece vergognare Silvia di essere completamente nuda e le fece muovere una gamba allontanandosi leggermente da Matteo che, ispirato da Dolore, pensò che Silvia volesse alzarsi. Allora si alzò lui per primo e Dolore lo condusse per mano al comodino per controllare l'ora sull'orologio e gli disse di infilare gli slip perché si vergognava di essere nudo. Silvia rimase ferita profondamente da quell'atteggiamento e Dolore le disse allora di andare a farsi una doccia senza dire una parola. Matteo entrò in bagno mentre Silvia faceva la doccia, non la guardò nemmeno e si lavò il viso, vergognandosi con un po' di ribrezzo di quanto aveva fatto prima. Fece anche un gargarismo. Silvia se ne accorse. Matteo si vestì velocemente e attese Silvia che uscisse dal bagno. Disse allora - Ciao ... Silvia ... è stato bellissimo, ma ... devo andare. Non ti preoccupare per la camera, pago tutto io, tanto posso scaricare la fattura in ufficio - . Dolore gli impedì di dire altro. Silvia non riusciva a pensare a nulla. Sembrava impossibile potesse sciogliersi tutto quanto in un attimo, come stava succedendo in quell'istante.

Gli occhi di entrambi ormai non si cercavano più. Silvia, attonita, ascoltava in piedi l'eco lontana delle parole di Matteo. Nuda, le braccia lungo i fianchi, le spalle abbassate. Dolore le ispirò un senso di vergogna misto a dispiacere. Con un braccio salì a coprirsi il seno, l'altro braccio lo alzò porgendo la mano a Matteo, lo sguardo fisso sulla mano. Nessuna parola. Dolore creò un vuoto profondo nell'anima di Matteo procurandogli un nodo in gola che gli impediva di parlare. Matteo prese timidamente la mano di Silvia senza nemmeno stringerla, facendosi avanti per baciarla sulla guancia come si fa con un collega. Dolore fece si che Silvia avvampasse immediatamente di rabbia costringendola a tirarsi indietro con uno scatto, rifiutando il bacio. Matteo rimase un attimo fermo, l'anima era a terra, di fronte ai suoi piedi e aveva smesso di vivere. Poi si girò, apri la porta della camera e se ne andò. Nessun'altra parola, nessun altro sguardo. Silvia cadde in ginocchio tenendosi la testa fra le mani scoppiando a piangere a dirotto, con il petto squassato dai singhiozzi come succedeva da piccola. L'anima era tutta fra le sue lacrime e si perdeva a terra di fronte alle sue ginocchia. Matteo riuscì a resistere fino al decollo, dopo si girò verso il finestrino lasciando che le lacrime scendessero a bagnarli la camicia. Non si ricordava nemmeno più quando era stata l'ultima volta che aveva pianto.

Amore e Dolore uscirono insieme dalla stanza e ripresero il loro lavoro, soddisfatti entrambi degli eventi.

Silvia e Matteo non si cercarono più. Gli occhi appannati, si rifugiarono nelle abitudini per soffocare quel dolore infinito provocato da un amore perfetto.

Ocramocra

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