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Racconto n° 3394
Autore: Amaranta Altri racconti di Amaranta
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Sono giorni che ci penso
Sono giorni che ci penso.
Ho già tutto il film in testa.
Vengo da te, senza avvisarti, inaspettatamente.
Mi fai entrare.
Mi saluti.
Senza dire una parola mi avvicino a te e ti bacio, infilo la lingua nella tua bocca, le mani sotto i tuoi vestiti, muovo il mio corpo contro il tuo, ti faccio sentire quanto ti voglio.
Senza dire una parola facciamo l'amore.
Senza dire una parola me ne vado.
Lo farò, penso. Lo farò.
Venerdì sarò dalle tue parti, dopo la psicoterapia lo farò.
E se poi ci trovi un'altra?
E se lui non c'è?
E se non ti fa entrare?
E se non ti si scopa?
Non lo farò.

Sono appena uscita dallo studio dell'analista.
Guardo il telefono: una chiamata persa, il numero è privato. Potresti essere tu. Poi squilla il telefono. Sei tu.
- Sono P.
- Ti stavo pensando.
- Come stai?
- Ho voglia di vederti.
- Vieni qui, ti aspetto.

Fredda, decisa, come un'eroina di un film degli anni '40. Immagino lo sguardo di Greta Garbo, sono lei.
Ripercorro mentalmente il copione del mio film.

A cavalcioni su di te, sul tuo divano.
- Allora, che mi racconti.
- Non ho nulla da raccontare. Voglio solo questo.
Baci leggeri intorno al mio ombelico, le tue mani stringono i miei fianchi.
Non assecondi il mio tentativo di baciarti.

Chiacchieriamo, chiacchieriamo decisamente troppo, non doveva andare così. Ma quando hai provato a slacciare i miei pantaloni li ho riabbottonati ed ho cominciato a chiacchierare.

Voglio baciarti, eviti la mia bocca.
Al terzo tentativo mi sorge un dubbio.
- Ho problemi di alito?
- No
- E allora perché? Facciamo come le prostitute? Evitiamo i baci? Troppo intimi?
- L'intimità è altro.
Ok, sarà altro, ma intanto non mi baci.

Sei dietro di me.
Slacci la mia cintura, sbottoni i miei pantaloni, abbassi la breve zip. Infili le mani dentro i miei microslip. Inizi a sfilarmeli.
Il mio corpo si stacca da te. Le mie mani mi rivestono.
Cazzo! Ma non doveva andare così. Io sono una femme fatale, sono una dea del sesso. Io dovevo stordirti con la mia passionalità!
Questo dice la mia testa.
Il corpo, evidentemente, non è d'accordo.

Continuiamo a chiacchierare. Troppe parole.
Continui a non baciarmi.
Ti ho tolto la t-shirt. Accarezzo il tuo torace.
Se vuoi fare la mangiatrice di uomini, Elena, questo è il momento. Dai, Elena, dai, sei qui per questo, l'hai immaginata questa scena!
Appoggio la mia testa sul tuo torace.
Voglio solo sentire la tua pelle. Niente altro voglio.

Uno swing suona dal tuo stereo.
Mi alzo, ti prendo per mano.
Portalo a letto ora, portalo in camera da letto, spoglialo, poi fallo sedere e inginocchiati davanti a lui, comincia ad accarezzarlo, bacia le sue gambe, prendi il suo sesso fra le mani...
Mi giro verso di te.
Sorrido.
Mi muovo seguendo il ritmo della musica.
Mi abbracci e cominciamo a ballare.
Amo ballare. Sorrido.
Mi sembra anche di essere felice.
Ma non ero qui per questo.
Eppure, non voglio niente altro, questa sera.

Ti ho spogliato, mi sono spogliata.
Sotto le coperte non so più che fare. Ti abbraccio da dietro, una gamba intorno alle tue gambe, le mani ad accarezzarti la schiena i fianchi le spalle, i miei occhi puntati sulla tua nuca.
E non ho nessuna voglia di fare l'amore. Vorrei dirtelo, persino.
Prudentemente taccio.

Sono venuta qui per fare la femme fatale, cazzo, e ora che mi succede? Lo sapevo, Elena, non puoi reggere le sfide, sei una scema, Elena.
Ma devo farlo per forza?

Mi stacco da te. Le braccia lungo i fianchi, fisso il soffitto.
Allora ti giri e mi prendi.

Il mio orgasmo arriva quasi subito.
Prendo il tuo sesso fra le mani e mi sembra di non sapere più come muoverle – accidenti! Perché ho prestato quel libro a Cris? Lì c'era scritto come fare impazzire un uomo con le mani! Non ricordo nulla, porca miseria! Pollice ed indice a formare un anello, così, e poi?
Smettila di pensare, Elena, devi solo smettere di pensare.
Non mi riesce. Non so più accarezzare il cazzo di un uomo. Basta. Comincio a leccarlo, questo di solito mi riesce bene. Tengo con una mano la base del suo sesso, muovo la bocca lungo l'asta, c'era scritto di fare così su quel libro, ma c'era scritto dell'altro e non lo ricordo, però credo che possa andare, credo che possa piacergli quello che sto facendo.
Squilla il telefono.
Ti sfili dalla mia bocca e vai a rispondere.

Sotto le coperte aspetto.
Aspetto? Eccheccazzo Elena, un po' di dignità! Se fossi una donna vera ora ti rivestiresti ed andresti via, senza dire una parola perché sei una signora – che in verità ci starebbe bene anche un bel vaffanculo - e sbattendo la porta con energia ma senza strafare.
Mi infilo gli slip, mi rimetto la mia canotta di tulle.
Rientri.
- Perché ti rivesti?
- Secondo te?
- Poteva essere mia madre.
Faccio finta di crederti. Mi togli gli slip e non desideravo altro. Sei sopra di me. Sei dentro di me.

Le tue mani sui miei fianchi, mi muovo sopra di te. Ma non ti sento. Non sento niente. E sono completamente asciutta. E ora che faccio? Muovo le dita sopra il clitoride. Non serve.
Asseconda il mio ritmo con le tue mani, ti prego, guidami tu, non so più come muovermi... Non so se ciò che faccio ti piace, a me no. E da ciò che non sento, credo non stia godendo molto neanche tu.
Mi inginocchio fra le tue gambe e ricomincio a baciare il tuo sesso.

Sei dietro di me. Finalmente ho smesso di pensare. Ci sei solo tu e il tuo sesso nel mio, e questo allontanarsi ed avvicinarsi e sbattersi e il rumore del tuo ventre contro il mio culo.

- Cosa volevi dimostrare?
Non rispondo, perché davvero non so cosa risponderti.
- Sai che ogni volta che ci vediamo potrebbe essere l'ultima volta, vero? Fa parte del gioco.
- E' un gioco che non mi piace. E comunque credo sarebbe una gran fortuna non vederti più.
- Vuoi delle sicurezze.
- Parlavo di desiderio, non di certezze.

Amaranta

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