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Racconto n° 13
Autore: Laura Altri racconti di Laura
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Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Whore, una strada senza ritorno nel mondo delle Escort di lusso. Confidence, le confessioni di una escort Perfidia, il desiderio oltre la ragione Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto La collina dei ciliegi, trasgressioni inaspettate. Destiny, un incontro avvenuto per caso Il Diavolo e la Contessa, sogni fuori da ogni controllo Velvet, donne al di sopra di ogni sospetto. True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita.
 
 
Sodomia
Avevo voglia di dolore, una sensazione che mi prendeva il ventre con un tremore strano.

All'ultima curva ebbi un sussulto come se non fossi davvero io in quell'istante, non potevo crederci, non potevo resistere a quel desiderio estremo. Appena scesa dall'auto mi assalì la paura di ciò che mi aspettava all'interno di quella casa buia, eppure non mi fermai nemmeno un attimo a riflettere: dovevo e volevo andare sino in fondo.

Il suono del campanello precedette di qualche secondo la voce roca al citofono che mi chiedeva la parola convenuta, mi stavano aspettando controllando l'ingresso da una telecamera ed ormai era troppo tardi per fuggire.

Mi venne incontro Ariel, stretta in un tailleur blu attillato, il suo seno prorompente pareva scoppiare tra i bottoni della giacca... mi sorrise con garbo e mi fece strada verso la scala della cantina.

Una luce blu, soffusa, mi trascinò nell'atmosfera che da tempo avevo immaginato, sulla parete di fronte una croce di legno messa in diagonale mi anticipò quello che sarebbe accaduto da lì a poco... ed ero io la vittima predestinata.

Ariel cominciò lentamente a svestirmi lasciandomi addosso l'indispensabile, poi mi fece indossare un corpetto di cuoio nero allacciato sulla schiena.

- Non voglio essere bendata... - sussurrai - i miei occhi vogliono godere di tutto ciò che mi circonda.-.

Quando arrivò Cesca ebbi un sussulto, venne dritta da me e mi spinse senza preamboli verso gli anelli d'acciaio che si serrarono attorno ai miei polsi; in pochi secondi ero loro prigioniera.

- Il dolore è la parte oscura del piacere, - mi disse - e noi ti daremo l'uno e l'altro, finché non ci chiederai di smettere.

- ...sono qui per questo, ma nei nostri patti è stabilito che non mi lascerete un solo segno sulla pelle!-.

- No, - aggiunse Ariel, costringendomi a sedere a gambe divaricate sopra una barra di legno - i segni resteranno indelebili nella tua mente.-.

Il contatto della pelle su quella superficie liscia mi diede una sensazione strana. Desiderai da subito strusciare il mio sesso su quel piccolo cilindro levigato che scorreva sotto di me dividendo in due la mia carne. Il desiderio era un prurito irrefrenabile... una pulsare intenso che non mi dava pace.

Abbassarono la trave a cui erano legate le mie braccia fino a farmi piegare in avanti, la schiena inarcata ed il sedere all'indietro offerto ai miei carnefici. Avvertii la mani di Cesca che afferrarono con forza i miei glutei aprendoli senza alcuna compassione... poi li attirarono verso di sé... verso un punto preciso del giogo.

Il contatto con un oggetto di forma fallica accese i miei sensi... era il momento che avevo atteso da sempre... e non era facile per una donna ammettere il piacere della sodomia.

Le sentii invitare la mia carne al patibolo... percepii le sue dita che mi preparavano all'impatto ungendomi di crema emolliente... poi la possente punta che si fece largo sino a spingersi sull'orlo delle mie viscere.

- Non ora, - mi avvertì Ariel, sedendosi davanti a me - non lo desideri ancora abbastanza.-.

Mi strinse forte il seno e mi ritrovai con la sua lingua tra le labbra: - ...questo non era nei patti! - pensai, ma in quell'istante tutto ciò che mi trascinava al godimento era ben accettato... e Cesca era alle mie spalle, aggrappata ai miei fianchi, pronta ad attirarmi verso il dolore.

La mia carne si sciolse come burro fuso... arrotolata su quell'asta che avanzava senza darmi tregua ... oppure ero io che scivolavo su di lei... ma ormai che importanza poteva avere!

Mi sentii aprire... spalancare da un arma implacabile che si spingeva in me rovistandomi dentro, avvertivo gli intarsi che lottavano con il mio corpo travolto dalla voglia di concedersi completamente, e di colpo Cesca cominciò a muovermi ritmicamente aggiungendo ad ogni colpo una spinta in più.

Il mio sesso scorreva sull'asta che torturava il punto più caldo del mio desiderio... e là, poco più sopra, venivo trafitta e impalata senza tregua fino al punto più profondo che potevo offrire.

Non riuscii più a distinguere da dove arrivasse il godimento estremo, potei solo sfogare l'esplosione dell'orgasmo con un urlo sovrumano, poi la bocca di Ariel riprese a divorarmi senza pace, ed entrambe continuarono... continuarono...

finché crollai... esausta di piacere.

Laura

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