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Racconto n° 1416
Autore: Passenger Altri racconti di Passenger
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Timeline, i viaggiatori del tempo Tentazione, un peccato senza tempo. Inquisitio, quando il dolore si fa piacere. Tribe, tre enigmi per un solo mistero. Revenge, una vendetta da servire calda Perfidia, il desiderio oltre la ragione The Best, il gioco delle parti RossoScarlatto, come il sangue del Demone. Stranger, uno scandalo politico francese Il Sabba, notte di fuochi sul lago delle streghe.
 
 
La pioggia nel pineto
Angelico turbamento...

Questa sera, almeno questa sera, almeno per una sera vorrei che rimanessi sveglia: pizzicata dalla passione, cullata dal desiderio, abbandonata ad una voglia che da pensiero si volge in dolce atto, incendiandoti le membra, mozzandoti il respiro, muovendo le tue sensibili falangi.

Questa sera, almeno questa sera, avrai una diversa compagnia che cercherà di scaldarti con parole suadenti e ristoratrici, parole che ti invaderanno la mente, che ti allagheranno l'anima e che forse ti rimarranno dentro anche quando avrai riposto questo foglio, almeno quanto basta per accendere la tua notte prima di chiudere gli occhi e addormentarti serena.

Allora, certo, sei curiosa, ed anche scettica. Vuoi capire che cosa mi inventerò per evocare questa piccola magia sensoriale.

Ma tu stai già leggendo queste righe e queste frasi muovono a nuova vita, chiedono di prendere possesso dei tuoi sensi.
Rilassati, abbandonati all'ascolto. Ora non sono più io che devo inventarmi delle cose, sei tu che devi immaginarle.

Non è poi così difficile, ti farò da guida, ti condurrò per mano lungo il sentiero dell'immaginazione, ti potrò incoraggiare ma non mi potrò sostituire a te.
Le immagini sono tue, tue e basta, non le devi condividere con nessuno. Si accompagnano al risveglio del tuo più intimo segreto, sono un raro momento di speziata evasione dalla tua quotidianità.

Guarda. Ti trovi ai margini di una radura. Poco distante un bosco di conifere.

Una veste leggera, di un delicato bianco gigliaceo, drappeggia il tuo corpo lasciando le braccia e le spalle scoperte. Ti piace sentire il fresco contatto del lino sulla cute nella calura di questo pomeriggio estivo, il delicato sfiorare del tessuto sui tuoi seni, il rinnovarsi di una carezza lungo la schiena, il malizioso insinuarsi dove il piacere pare farsi, al momento, solo accenno e intuizione.

Il tuo passo incerto è come sospinto da una dolce aura.
Raggiungi le prime file di alberi, alti, maestosi, ti infondono sicurezza, proiettano ombra rilasciando frescura. Ti addentri un poco nel bosco, sulla tua destra, a livello del suolo, uno spesso tappeto di aghi profumati.
Desideri abbandonarti a quell'improvvisato ed invitante giaciglio. Ti siedi, allunghi le gambe e poggi la schiena lungo il tronco che ti sta alle spalle.

Vedi l'immagine? Concentrati, sforzati, allerta i tuoi sensi, cogli le vibrazioni dei suoni, il filtro dei colori, il fluire dei profumi...

Inspira profondamente, non senti questo nuovo sentore di fresco che avanza? E' un afflato di vento che il mio pensiero ti ha inviato e che ora si rincorre tra i rami, gioca tra le foglie e come un refolo ti investe e ti fa sollevare la testa.

Immagina, più forte, immagina.

Rivolgi il tuo volto verso il cielo, chiudi gli occhi, ascolti la natura che ti risponde e non ti abbandona.

E ti risponde con una goccia di pioggia che schiocca improvvisa e raggiunge il tuo viso pizzicandolo con impertinente delicatezza. Ti dona il suo bacio mentre le mie labbra si accostano allo zigomo, raccolgono quella prima lacrima dal cielo. Ed è bacio su bacio.

"Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti"

Che sensazione si prova ad abbandonarsi all'abbraccio della natura?
A farsi sfiorare dall'acqua che cala, dalle gocce che si rincorrono e giocano con la tua pelle e i tuoi capelli, che prima si inumidiscono, e sembrano gonfiarsi, e poi si attaccano al viso e si dividono in ciocche che instradano la processione liquida che ti stuzzica e ti rinfresca.

E la mia bocca si perde tra quei rivoli, ne segue il corso irregolare a partire dalla fronte, per scendere e farsi piuma sulle tue palpebre, poi scherzo impertinente lungo il profilo del tuo naso, morbida garza sulle tue guance, e fuoco ardente tra le tue labbra.

"piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella"

La veste si bagna, si fa pellicola trasparente sul tuo petto che sale mosso da un respiro più intenso che non è ancora affanno ma sensuale abbandono.

La tua mano scosta il tessuto, sfiora un capezzolo, la mia mano segue il tuo gesto, il palmo si adagia sul dorso, sfiora le nocche, ne assorbe i rilievi. Le mie dita si allungano tra le tue, si fanno condurre in un primo passo di danza timido e incerto sul tuo morbido seno.
Poi prendono confidenza, si muovono leggere, l'emozione si volge in desiderio e allora si fanno guida, seguono la via dell'aureola rosea e delicata e attraverso una lenta spirale tattile sollecitano il turgore del capezzolo.

Le spalline sottili scivolano di lato.
Ora anche lo sguardo si diletta nel fissare limpidi fotogrammi di un corpo da amare.
Una goccia impertinente si ferma sul tuo sterno, un'altra dopo poco la segue e la sospinge più in basso a percorrere il candido incavo tra i tuoi seni.

Riesci ora a distinguere i suoni? I riverberi acustici che ci accompagnano in questo lento trasmigrare tra dolcezza e passione?

"Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade"

Le mie mani tra i tuoi capelli, ciuffi disciolti ed ora aderenti alle umide spalle.
Li raccolgo, li accosto alle mie guance, assorbo il profumo di questo naturale balsamo silvano, socchiudo gli occhi, mi avvicino al tuo viso.

Voglio che ti raggiunga il soffio di me; è un alitare caldo e soffuso che dalle tempie si irradia verso il tuo lobo, ti avvolge, ti solletica, si insinua, scivola all'interno del tuo orecchio dove avverti ora un tocco leggero in punta di lingua.

Ti abbandoni all'eco ovattato della morbida spugna che preme, si allunga e si ritrae. Ti fai conchiglia preziosa, raccogli il mormorio sommesso della voce corporea che parla e sussurra lasciando tracce di umore liquido.

Un lungo brivido ti assale, allunghi il collo un poco di lato, ti dono il fuoco e l'acqua, le labbra e la lingua in un alternarsi di passaggi lenti che finiscono poi sulla curva del tuo mento.
Un lampo di brama mi coglie, lo risucchio nella bocca e gli incisivi fanno sentire il loro morso passionale.

Le tue dita si bloccano tra le mie, una sospensione che è un trattenere il respiro, poi ricomincia l'incanto del dolce sincrono movimento sul tuo seno.
Socchiudi le labbra, la mia lingua ti penetra, trova resistenza nella tua, la sospinge all'indietro, la rende ostaggio di una danza sinuosa che è movimento, gioco, esplorazione, dolce ed erotica emozione.

La sinfonia del bosco quando piove: uno spettacolo per pochi, per spiriti silvani, per chi, come te, ha la sensibilità per distinguere il bisbiglio degli alberi.

"E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita"

Il tuo cuore detta il ritmo, lo sento scandire i secondi di un'attesa che si è fatta bisogno.
Un bussare cupo e profondo al portale della mia fantasia perché ora non ti faccia mancare quegli stimoli che sanno accelerare il tuo respiro, spezzandolo in sequenze veloci di atti brevi che paiono artigliare l'aria, consumarla veloce e subito restituirla in forma di gemiti sommessi.

Allora incalzano di nuovo le folate che scaturiscono dai miei pensieri. E' una successione di fotogrammi e note che ti arrivano in ondate successive.
Ti investono, sembrano quasi travolgerti, ti invadono, senza farti sentire violata e ti consumano, sì, ti consumano, ma di piacere.
Ti voglio portare a quel magico istante in cui il tempo si blocca, l'affanno implode, il respiro si mozza e il gioco ha un sussulto di realtà.

Ti sfioro, trasali.

Il giglio si ritrae, la veste sale piano; lascia posto ai petali del tuo incarnato, la rosa si dona, fresca e profumata, la mano scivola sulla tua pelle, lentamente solletica l'interno delle cosce e si appropria del centro più intimo del tuo universo.

Ora il velluto scorre tra le mie dita, un fremito dell'animo che si fa languore caldo.
La mia è una dolce carezza che si dona, si leva, ora si accosta, ora si nega e di nuovo ti sfiora.
Stringi la gambe, le rilasci, le serri di nuovo attorno al mio arto.
Mi senti, non senti? Vuoi sentirmi di più.

Il mio viso preme sul tuo ventre piatto, la lingua danza attorno all'ombelico, poi rapide stilettate umettano la dolce depressione dell'addome. Le mani si posano sui tuoi fianchi.
Stille di pioggia e di piacere bagnano il tuo pube, cosi fresco al contatto con il mio volto.

Naufrago felice sul tuo delta di venere.

Lasciami assorbire la rugiada, lasciami raccogliere le fresche e odorose gocce di piacere e risvegliare con la pressione del mio viso il fremito del tuo sesso.

L'orchidea si schiude. L'invito più bello.

Venature screziate segnano la tua eccitata congestione, le dita si aprono a raggiera per stimolare il tuo grembo fino a quando i pollici si riuniscono laddove il tuo clitoride eretto brama il bacio più dolce, il tenero risucchio che la mia bocca ora gli dona.

Affanno. Ora sei un mantice che inspira ed espira, che si alza e si abbassa ed il mio è un rito sensuale che ti eccita, si insinua, ti preme, si fa movimento e ti esplora.
Le dita ora scorrono più veloci, agevolano il distendersi dei petali, l'aprirsi della corolla mentre le mie labbra si appoggiano sulla soglia del tuo più intimo recesso e la punta della lingua finalmente ti penetra.

Ti pieghi verso di me in uno spasmo che ti induce a serrare le dita tra i miei capelli, gemi e rilasci ambrosia che si fa mio nutrimento.

E' un turbine che ti avvolge, ti rassicura, ti scalda, ti emoziona.
Stringi i pugni, li porti al viso. Apri i palmi, li volgi in avanti, li accosti timorosa ai miei zigomi ed alle mie tempie.
Sì, sono vero... ed ancora piove in quella pineta che si rivela fatata.

"Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere"

Ti soffio un bacio.
Chiudi gli occhi...
ora dormi bene!

P.S.
I versi riportati sono tratti dal componimento "La pioggia nel pineto" di G. D'Annunzio. Tutto il resto, con molta più vergogna e coscienza dei miei limiti, è quanto sono riuscito a creare per allietare il compleanno di un angelo.

Passenger

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