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Racconto n° 1488
Autore: Enchantra Altri racconti di Enchantra
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Frammenti
Laura l'aveva chiamata quella mattina fissandole un appuntamento al Tea Room in centro e Claudia, benché pressata da svariati impegni, era riuscita a ritagliarsi quell'ora pomeridiana per la sua amica.
Fuori c'era un freddo intenso: quel mese di marzo era particolarmente rigido ed eccessivamente lungo per far pensare che la primavera fosse alle porte.
Appena entrata nella sala da thé, Claudia si sentì abbracciare da un tepore gradevole, mescolato al profumo di biscotti appena sfornati.
Scelse un tavolo lontano dall'ingresso così da evitare gli spifferi degli avventori e attese che la sua amica arrivasse rimettendo in ordine l'agenda degli appuntamenti successivi.

Il cameriere si avvicinò per prendere l'ordine e Claudia non riuscì ad attendere oltre la sua amica.
Ordinò una cioccolata calda.
Mentre attendeva pensò di prendere appunti per uno slogan pubblicitario su cui stava lavorando. Era sua abitudine fissare sul foglio piccoli flash ispirati dalla gente comune che incontrava, frasi rubate a conversazioni on the road, espressioni del viso.
Prese, quindi, a guardarsi attorno. La sala da thé ospitava una decina circa di tavoli, quasi tutti occupati a quell'ora. Luogo ideale per appuntamenti di vario tipo. C'erano amanti, compagni di scuola, colleghi di ufficio che si ritrovavano lì dopo il lavoro.
E un giovane uomo, da solo, intento a guardare una serie di fotografie con la lente, mentre fumava una sigaretta.
"Interessante" pensò Claudia.
L'uomo suscitò il suo interesse più degli altri: forse perché vederlo così solo era come una nota stonata lì dentro, o forse perché aveva a che fare con il suo lavoro (Claudia era una creativa in un'agenzia di pubblicità), e le immagini, oltre alle parole, erano il suo pane quotidiano. Si sentiva sferzare lo stomaco quando riusciva a cogliere la frase giusta e incollarla all'immagine per lanciare un prodotto.
Aveva preso a sorseggiare il suo cioccolato bollente senza distogliere lo sguardo dall'uomo, seduto due tavoli più in là.
Non si può non accorgersi di uno sguardo così insistente.
Lui avvertiva quella strana sensazione come se qualcuno gli stesse sussurrando qualcosa all'orecchio.
Distolse gli occhi dalle sue foto e cercò intorno chi fosse la persona da cui proveniva quello strano sussurrare.
Un attimo, per un solo attimo i loro sguardi si incrociarono perché Claudia, colta sul fatto, abbassò prontamente gli occhi sulla tazza di cioccolata, ignaro ventaglio dietro il quale si può celare qualsiasi espressione.

Il rossore per essere stata colta a spiare una persona sconosciuta le si irradiò dal viso al corpo, come una folata di vento estivo che arriva da una direzione imprecisata. Perle di sudore si erano create all'attaccatura dei capelli e adesso le scendevano lungo la fronte.
- Cazzo! - disse fra sé.
Non le piaceva essere colta in fallo.
Si tolse il cappotto. Guardò l'orologio.
- Accidenti, ma quando arriva Laura? - si chiese, per interrompere quella sensazione di disagio.
Adesso era lei a sentirsi osservata.
Girò improvvisamente lo sguardo sull'uomo. Sì, la stava guardando. Gli occhi che la scrutavano erano profondi, penetranti. Forse troppo. Si sentiva denudare in quel modo e non accettò che lui la guardasse così.
Claudia aggrottò lievemente le sopracciglia, ad imprimere un'espressione stupita al suo sguardo.
Lo stava ancora sfidando quando dalla porta entrò Laura.
- Ciao Claudia! Finalmente sono riuscita a liberarmi dal traffico caotico di questa città. Scusami per il ritardo – disse.
- Non importa, sono arrivata da pochi minuti. Cosa prendi? -
Laura ordinò una cioccolata calda e iniziò a parlare alla sua amica dei problemi con suo marito.
Mentre l'amica le raccontava le sue confidenze, Claudia sentiva quello sguardo ancora su di sé.
Aveva sbagliato, lei per prima, a fissarlo: adesso non riusciva più a scrollarselo di dosso.

Dopo aver premurosamente confortato la sua amica, per Claudia era arrivato il momento di andarsene, altrimenti avrebbe rischiato di arrivare tardi al suo appuntamento.
Baci alla sua amica con la promessa di richiamarla il mattino seguente per sentire come stava e Claudia si alzò, senza resistere a gettare un ultimo sguardo a quel tavolo.
Lui non c'era più.
Sospiro di sollievo... no, di delusione.

La giornata era finita finalmente.
Claudia entrò in casa esausta con la voglia di una doccia, di una cena frugale, un po' di televisione e poi a letto. Non ne poteva più.
Ma il pensiero di quello sconosciuto la turbava. Quella sua insistenza nel guardarla, come se volesse strapparle l'anima di dosso le aveva procurato un disagio quasi fisico, un'ansietà soffusa, lontana ma persistente.
Si addormentò con il telecomando in mano.

E si svegliò il mattino seguente con il telegiornale che la esortava a sbrigarsi.

Un'altra giornata in ufficio tra riunioni, caffè e chiacchiere con i colleghi.
Telefonata a Laura per sentire come stava.
E di nuovo ecco l'ora di andarsene.
Il tragitto dall'ufficio al suo appartamento era breve e Claudia amava percorrerlo a piedi, così aveva tempo anche per distrarsi un po' con le vetrine: un po' di shopping serale riusciva sempre a distrarla.
Girato l'angolo, dopo aver oltrepassato il negozio di scarpe, si trovò a pensare che se avesse girato in quel vicolo a destra sarebbe arrivata alla Sala da thè...
Quel tarlo, maledizione! Quel tarlo la stava sollecitando a cercarlo.
O era solo il desiderio di sentirsi di nuovo guardata in quel modo a spingerla.
Non lo sapeva.
O forse sì. In fondo, a quale donna non piace essere guardata con desiderio?
Voleva solo tornare a cercare quei due occhi impertinenti. Forse.

La sua mano sulla maniglia: solo una piccola esitazione prima di spingere la porta in avanti e Claudia si ritrovò accolta dal profumo di biscotti appena sfornati, sommersa dall'aroma della cioccolata e dalle spezie del thé.
E incollata con i suoi occhi allo sguardo di lui che appena la vide cambiò espressione, come a darle il benvenuto, come a dirle - sei qui - , come a portarla in un campo di fragole...
Non colse l'invito a sedersi al suo tavolo, forse non c'era neanche stato da parte dell'uomo. Claudia scelse il tavolo accanto al suo e gli si sedette proprio di fronte, così da averlo completamente a portata del suo sguardo, cercando di trattenere quel leggero tremolio del corpo che l'aveva afferrata, trasportata in alto sull'onda anomala e poi schiantata di nuovo in terra, tutto nella frazione di pochi secondi.
Ordinò la sua cioccolata, con gli occhi che volevano evitarlo e, allo stesso tempo, fissarsi nello sguardo di lui.
Lui che non pronunciò una parola, non fece un gesto per farle intendere l'inizio di una conversazione.
Lui che, all'improvviso, mentre Claudia stava ancora gustando la sua cioccolata senza neanche rendersi conto di quanto fosse bollente, si alzò, le passò accanto, le posò una busta sul tavolo e oltrepassò il tavolo per farsi inghiottire dal traffico, fuori.

Claudia rimase con la tazza in mano per svariati secondi, incapace di capire cosa...
Una busta? Le aveva lasciato una busta? Perché mai?
Fissò quella busta mentre finiva di bere.
La prese tra le mani: era una busta bianca, nessun destinatario, nessun mittente. Completamente anonima.
Le mani le tremavano mentre ne apriva il lembo adesivo.
Infilò una mano dentro, afferrò il bordo di un cartoncino più spesso e lentamente fece scorrere il contenuto all'esterno della busta.
C'era una foto che ritraeva una donna ripresa dall'alto seduta su una sedia, le gambe divaricate, velate da calze nere, i piedi fasciati dalle scarpe, un cinturino cingeva le caviglie eleganti, il viso rivolto verso l'alto, gli occhi chiusi, le labbra leggermente manifestate al bacio. Tutt'intorno era buio, solo qualche tocco di luce a dare morbidezza all'immagine.
Ogni pensiero di Claudia si fermò: non capiva la ragione per cui quell'uomo le aveva lasciato la foto, ma intuiva che poteva essere un messaggio. Un messaggio per lei...
Ancora stordita dallo stupore, prese a girare la foto tra le mani. E lì trovo un indirizzo...
Conosceva la strada perché vi si trovava un negozietto di un antiquario dove saltuariamente comprava piccoli oggetti d'epoca.
Un impeto improvviso, ancora quel vento caldo che veniva da chissà dove.
Si alzò, lasciando più di quanto doveva per la cioccolata e seguì l'idea, un pensiero inatteso, con l'identico timore di quando si vuole bussare ad una porta proibita di fronte alla quale non si è ancora pronti, mai pronti anche se il desiderio di forzare la propria volontà è talmente forte da inibire qualsivoglia istinto di sopravvivenza.
Percorreva col cuore in gola la distanza che la separava da quella porta, deridendo sé stessa per l'ingenuità con la quale stava dandosi in pasto a qualcuno, a qualcosa di sconosciuto. Ancora pochi passi e avrebbe saputo...

Raggiunse il posto troppo presto per finire di prendersi in giro, e troppo tardi per tornare indietro: ormai era lì, non c'era più scampo.
Il portone era aperto.
L'elegante androne era poco illuminato ma poteva scorgere le caselle della posta degli inquilini. Lesse nuovamente il nome sul retro della foto trovando subito la corrispondenza sulla targhetta della posta. Piano terra... Una musica soffocata proveniva da un angolo. La porta era aperta.
Piano, attese qualche secondo ancora ascoltando quella musica... Gli Enigma e il loro Find Love... la musica era come una luce fluida che le facilitava l'ingresso, come quando si unge l'anulare per fargli accogliere comodamente un anello più stretto. Senza dolore.
Chiuse la porta alle sue spalle e si trovò di fronte un ampio salone illuminato da luci soffuse, anch'esse così invitanti e rassicuranti.
- E' una follia, tutto questo è una follia – disse tra sé Claudia, incapace di tornare indietro.
Lui si stagliava sotto un fascio di luce, in piedi come si accoglie un'ospite di riguardo.
I suoi contorni non contrastavano con l'atmosfera morbida.
Le tese una mano ad invitarla ad avvicinarsi.
Claudia si avvicinò, ancora stringendo al petto la busta con la foto, il cuore che sembrava un canguro impazzito.
Lui non disse una parola mentre la liberava dalla borsa, dalla busta, dal cappotto, mentre le scioglieva i capelli, mentre la spogliava dei vestiti mettendo a nudo il corpo e l'anima di Claudia, percorrendone i tratti con le sue mani...
E, ancora in silenzio, la prese per mano e la condusse in un angolo del salone, dove era piazzato in bella vista un grande puff nero.
Non capiva, Claudia, cosa volesse da lei, almeno non ancora, e quel silenzio, il muto atteggiamento di lui erano rassicuranti.
Le fu tutto più chiaro quando lui salì in cima ad una scala e tra le sue mani comparve una macchina fotografica digitale...
Iniziò a scattare, ritraendola nei suoi particolari, rubando frammenti del suo corpo e Claudia, adesso, capiva che non erano solo quelli che lui voleva, bensì la sua parte più nascosta, quella che non aveva mai voluto regalare a nessuno: la sua parte istintiva, libera, animale, quella parte priva di ogni inibizione, di contraccettivi mentali, di filtri.
Si lasciò andare alla musica, si lasciò ritrarre come lei desiderava, si lasciò plasmare alle fattezze della libertà, si lasciò essere sé stessa, amando il silenzio di quell'uomo che non pretendeva nulla, ma le aveva lasciato il libero arbitrio della scelta e Claudia ne aveva colto l'essenza più profonda...

Un fastidioso vociare.
Claudia aprì gli occhi e non capì subito dov'era.
La luce del sole penetrava da una finestra e sfacciato si era impossessato delle sue nudità giocando sul suo pube con le ombre appena accennate delle inferriate.
Si alzò a sedere, di scatto, con il terrore che le cadde improvvisamente addosso.
C'era il grande puff nero lì accanto, posato sul tappeto rosso scarlatto dove lei si era addormentata la notte precedente cullata dalla voglia di sé e dalla musica. Una marijuana mentale.
Si guardò intorno: nessun rumore dalla casa. Lui non c'era.
Si alzò cercando i vestiti che trovò in perfetto ordine adagiati sul divano. Accanto, la sua borsa e la busta bianca che afferrò e aprì freneticamente, intuendo che il contenuto era diverso dalla sera precedente.
Sparse le fotografie sul tappeto: Claudia era lì, ritratta e irriconoscibile, lasciva, suadente, femmina, troia, divaricata, piegata ai suoi stessi desideri, la cagna in calore che sospettava di essere ma che, adesso, fissata nelle immagini, non temeva più.

La verità su noi stessi non ci fa più paura quando ci forzano a comprenderla...

E lui aveva capito subito, nell'istante in cui i suoi le si erano posati dentro, che Claudia era una crisalide giunta al momento della sua trasformazione.
Questo era stato il suo regalo.

La rivelazione fu come una lama rovente nel ventre: avrebbe voluto essere penetrata in quel momento mentre si guardava in quelle immagini di donna diversa. Voleva che le sue carni confermassero la sua identità. E di tutte quelle foto ne fece un giaciglio temporaneo sul quale si distese accarezzandosi a lungo, esplodendo e mugolando come un animale a cui hanno aperto la ferita e poi richiusa senza anestesia.

Si rivestì, si riappropriò delle sue cose, rimise dentro la busta le - sue - fotografie.

Prima di chiudere la porta i suoi occhi vagarono ancora intorno per imprimersi ogni particolare di quella notte che le aveva rivelato un'altra sé stessa.

E lentamente riprese la via di casa.

Enchantra

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