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Racconto n° 149
Autore: Maurizio Altri racconti di Maurizio
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Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto Stranger, uno scandalo politico francese Confidence, le confessioni di una escort Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere My Story, il coraggio di affrontare la verità Foreign Affairs, incontri ravvicinati troppo pericolosi Il vizio, storia di una donna che non sapeva amare. Exchange, l'ultimo passo prima del buio. Debacle, il prezzo della verità. Exhibition, sembrava solo un gioco.
 
 
Estate del 76
Memorabile quell'estate del '76. Saranno stati i quindici anni? Sarà stato che era la prima volta che andavo via di casa? Sarà stato ... ?
A metà giugno, appena finita la scuola, partii per il mio primo lavoro: cameriere stagionale in un bar-gelateria. Al mare, da solo, il lavoro, la libertà, mi sentivo euforico, mi sentivo grande mi sentivo ... uomo.
Assieme al titolare e a due ragazzi, di una decina d'anni più grandi di me, lavoravo al banco ed ai tavoli quando capitava. Addetta al gelato c'era lei, Concetta. Bella, mora, mediterranea, la trentina passata da poco, con i capelli sempre legati a coda di cavallo ed una cresta di pizzo sulla testa. Sempre gentile e cordiale ma, molto molto riservata. Non concedeva confidenza a nessuno, a dispetto delle continue attenzioni che, pur ingenuo ed imbranato oltre misura quale ero, mi accorgevo che le rivolgevano tutti.
La timidezza le avvampava immediatamente il viso ad ogni minimo complimento, ad ogni velato tentativo di avances, e se la corte si faceva insistente, allora si rifugiava sul retro in attesa che l'importunatore si allontanasse.
Essendo il più piccolo ero un po' la mascotte e un po' il bersaglio degli scherzi e delle battute, benevoli ma salaci, dei miei "compagni di lavoro". Non mi infastidivano più di tanto, tranne quando si aggregava lui, il marito di Concetta. Arrivava il sabato, non ricordo da dove, e rimaneva fino al pomeriggio di domenica. Aveva fatto amicizia con gli altri ragazzi del bar, e forse per questo si sentiva autorizzato a trattarmi come loro. Ma io non lo sopportavo! Non c'era una ragione precisa, non so cosa fosse, non c'era un motivo apparente, forse non lo ritenevo un "camerata" di lavoro. I suoi lazzi, quindi, mi urtavano, mi contrariavano, mi rendevano furioso. Concetta se n'era accorta e, quando poteva, mi difendeva timidamente. Le ero molto grato per questo.
Alloggiavamo, titolare e dipendenti, in un'infilata di camerette sul retro del fabbricato. Tutte le camere si affacciavano su un ballatoio esterno ed erano anche comunicanti fra di loro con porte che, normalmente, erano chiuse a chiave.
Io dividevo l'ultima camera con uno dei ragazzi, e con lui alternavo anche i turni di lavoro: quando io lavoravo al mattino lui lavorava al pomeriggio, ecc ... Quel giorno, avendo lavorato al mattino, mi ritirai per il riposo pomeridiano. Entrai in camera e mi spogliai. Stavo per stendermi sul letto quando mi accorsi che la porta interna era rimasta accostata.
Probabilmente una dimenticanza della signora che tutte le mattine veniva a fare le pulizie. Sapendo che era la sua camera mi avvicinai furtivo e curioso. Nello spiraglio vidi chiaramente il letto, l'armadio con lo specchio e, di fronte all'armadio ... lei !
Mi era quasi di fronte, aveva sciolto i capelli che ora le ricadevano morbidi sulle spalle, e stava per togliersi il grembiule di lavoro aprendo i bottoni uno ad uno. Mi si strinse la gola. Timoroso, stavo quasi per allontanarmi quando si sfilo' il grembiule, ed il cuore mi si fermò!
Sotto portava solo mutandine e reggiseno, che ora stava sfilando con movimenti flessuosi ed aggraziati. Ero incapace di muovermi! I miei occhi erano aggrappati a quel corpo nudo che si stagliava sconosciuto, nuovo e prepotente nella penombra della stanza. Sulla pelle ambrata quei triangolini candidi sui seni e sul pube sembravano mettere ancora più in evidenza il cespuglio di peli neri e ricci ed i capezzoli scuri. Si rigirò un poco davanti allo specchio osservandosi il corpo alla ricerca di non so cosa, poi indossò una vestaglia leggerissima e sparì nella porta del bagno dietro di lei.
Rimasi lì, a bocca aperta, indeciso se aspettare o andarmene. La mia "buona" coscienza di bambino mi attanagliava: sapevo che lei non avrebbe voluto, sapevo che altri nella mia situazione avrebbero chiuso la porta ... forse, sapevo che ... era peccato, sapevo tutto .... credevo. E non mi mossi.
Uscì dal bagno, si fermò ai piedi del letto, cominciò a slacciare la cinta della vestaglia ... ma lasciò il gesto incompiuto e si fermò, immobile. Alzai un poco gli occhi e mi accorsi che stava guardando verso di me.
Ero sicuro che non potesse vedermi da quel piccolo spiraglio, ma stava guardando diritto nella mia direzione, come se mi vedesse. E poi si mosse. Si stava dirigendo inequivocabilmente verso di me!
Il mondo mi franò addosso. Due balzi ed ero nel mio letto! Tirai su le lenzuola a coprirmi ed aspettai terrorizzato. In quei pochi attimi mi venne in mente di tutto: lo dirà al padrone, mi caccerà ... lo dirà sicuramente ai miei genitori, mi puniranno, lo dirà ... Mi sembrava di aver fatto qualcosa di terribile, ed in pochi attimi studiai tutte le possibili soluzioni e teorie difensive: "avevo sentito strani rumori" .... "volevo solo chiudere la porta" ... "sembrava che mi chiamasse" ... "non era vero niente! ero sempre stato nel mio letto! e stavo dormendo! si sarà sbagliata lei!" ...
Ecco, questa mi sembrò la più semplice, la più sostenibile e mi preparai ad essere profondamente addormentato.
Con il cuore in tumulto udii il cigolio lievissimo della porta che si apriva. Con gli occhi appena appena socchiusi in una fessura talmente stretta che le immagini si confondevano fra le ciglia, la vidi avvicinarsi, fermarsi ai piedi del letto e, pugni sui fianchi, fissarmi con atteggiamento minaccioso.
Tentavo disperatamente di regolarizzare il respiro, ma l'emozione, la piccola corsa, il terrore, tutto faceva sì che respirassi in modo tumultuoso, a scatti per lo sforzo di trattenermi. Sapevo di non essere credibile, ma continuai nella scena, non sapendo che altro fare.
< Dorme! .... Il poverino dorme ! > la sento sibilare con un tono di voce che non le riconosco: sferzante, tagliente e sarcastico. È sempre lì, in fondo al letto, ma si è spostata sul lato. Una mano lasciata a penzoloni mi sfiora leggermente il collo del piede, quasi a voler vedere la mia reazione. Rimane così per qualche attimo, col capo piegato, sembra riflettere. Io sono sicuro: sta studiando una punizione esemplare!
Poi sembra scuotersi, gira la testa a guardarmi in viso e, mentre lentissimamente si muove lungo il letto, parimenti le sue dita leggere risalgono la mia gamba. Su per il polpaccio, sul ginocchio, su per la coscia. Il contatto lieve, attraverso il tessuto leggero del lenzuolo, mi procura come una scarica elettrica, e non capisco lo scopo. Si ferma a metà del letto. La vestaglia, appena trattenuta in vita dalla cinta allentata, offre ampi squarci del suo corpo nudo. Sono combattutissimo fra il guardare e il continuare nella mia sceneggiata.
Con le dita continua a sfiorarmi: la gamba, l'interno delle cosce, il pube ... l'inguine. Sono impietrito, le braccia lungo i fianchi, i pugni serrati, il cuore in tumulto e una tremenda erezione! anche perchè lei non sfiora più con le dita, ma con la tutta la mano mi accarezza dolcemente fra le gambe e sull'inguine ...
Anche il suo respiro è leggermente affannato mentre afferra il lenzuolo e lo tira giù lentamente, lasciandomi scoperto e immobile e impaurito e inquieto ed in attesa di non so cosa.
Per la tremenda erezione il pene mi fa male, ripiegato dentro lo slip, mentre lei continua a toccare e ad accarezzare. Smette per momento, allunga anche l'altra mano, infila le dita sotto l'elastico lo solleva e mi abbassa completamente lo slip. Il mio piccolo pene scatta immediatamente come una molla liberata.
Irrealisticamente continuo a fingere di dormire!!! Ma ha poca importanza, ora, cosa faccio o non faccio, lei non mi guarda in viso. Si inginocchia di fianco al letto, poi china lentamente la testa, giù, più giù, più giù finchè le sue labbra si chiudono sul mio pene. Ho un principio di vertigine! mi sembra di precipitare! Il contatto della sua bocca è morbido, caldo, delicato, ma a me sembra una sferzata di fuoco ... Serro i pugni sul letto e mi ci aggrappo come se altrimenti potessi sparire dentro la sua bocca.
Sono squassato dal piacere mentre sento scorrere le sue labbra umide e poi l'interno caldo della sua bocca. Con una mano mi accarezza le gambe, e l'interno delle cosce, e insinua le dita sotto i testicoli, fra le gambe e nella piega delle gambe, e sotto e... ovunque. Serra un poco le labbra e continua su e giù, a volte trattenendosi sulla punta con la lingua saettante, a volte soffermandosi con il pene tutto in bocca, le labbra appoggiate sull'inguine, per poi risalire piano, lentamente, voluttuosamente ...
Nella stanza il silenzio è rotto solo dal mio respiro ansimante e dai piccoli incredibili rumori acquosi provocati dalla sua bocca che succhia e lecca e succhia e ingoia. Io continuo a rimanere immobile. Un po' perchè l'atteggiamento passivo mi ha sopraffatto, ma anche perchè ora non saprei assolutamente che cosa fare! Completamente inebetito assaporo avidamente tutte queste sensazioni nuove, sconvolgenti, assolute ... e quando lei smette e solleva la bocca vorrei gridare "nooooooo!"
Si alza in piedi, di fianco al letto, non dice nulla, non fa nulla e io, ora ad occhi aperti, sono terrorizzato ... che se ne vada via!
Ma lei slaccia completamente la vestaglia, se la getta sui fianchi come un mantello, poi solleva una gamba e si mette a cavalcioni su di me! Le sue cosce mi stringono i fianchi mentre con le mani si guida la punta del pene fra le pieghe del suo sesso, poi, trattenendo il respiro, ci si abbassa sopra lentamente ...
Io ho sollevato la testa e con occhi sbalorditi vedo quelle pieghe rossastre e sconosciute avvolgere e ingoiare il mio pene. Quando è tutto sparito dentro, lei rimane un attimo così ... immobile: il respiro profondo, le braccia tese piantate sulle mia spalle ad inchiodarmi al letto, la testa chinata in avanti con i capelli che mi sfiorano il petto. Poi comincia a ondeggiare col bacino, con movimenti lenti e sinuosi. Il calore umido e avvolgente mi arriva alle viscere ... è troppo ... è troppo ... bello ... ho la testa in fiamme, tutto mi rotea attorno, il sangue mi pulsa nelle orecchie, niente più del mio corpo mi obbedisce.
Ora solleva il busto. Ha il volto avvampato, le labbra strette che spariscono quando le morde dall'interno ...
socchiude gli occhi e li pianta nei miei, con uno sguardo che mi brucia dentro tanto è intenso e violento e colmo di libidine. E preme, preme su di me con tutto il bacino con movimenti a volte dolci e lenti e sinuosi a volte secchi e violenti! Il mio sguardo scorre e vola su tutto, senza soffermarsi su niente tanta è la brama e la voglia di guardare, di vedere di ricordare.
Guardo le sue cosce, parzialmente coperte da lembi di vestaglia. Guardo lì dove i nostri corpi sembrano fondersi, il suo pube coperto di peluria scura e riccia che avvolge il mio inguine ancora acerbo e quasi glabro. Per brevi istanti, quando è tutta rovesciata all'indietro, vedo la radice del mio pene affondato fra le pieghe del suo sesso, una vista che mi procura una sensazione di piacere violento e selvaggio! Guardo i suoi fianchi, i suoi seni. Quei capezzoli turgidi e scuri mi attraggono prepotentemente ...
Con gesto infantile allungo le mani ad afferrarle le tette. Appena le tocco, lei vi sbatte sopra le sue mani in modo talmente rapido e violento che sento come due schiaffi sul dorso delle mani. Sono tentato di ritrarmi, credendo di aver fatto qualcosa di sbagliato, ma le sue mani stringono forte le mie, a sua volta aggrappate a quei seni duri e vellutati.
Ora rovescia la testa all'indietro, e ansima e geme e, quasi aggrappandosi alle mie mani, ondeggia e preme, preme più forte, così che il mio pene la penetra ancora di più. Ho i sensi allo spasimo, pieni di sensazioni tumultuose ed intense fino al dolore. Nelle orecchie il pulsare martellante del mio cuore, il suo respiro affannato, i suoi gemiti strozzati. L'odore inebriante denso e dolciastro del sesso che mi fora le narici e mi impregna la gola. Gli occhi pieni del suo corpo e ancora eccitati dal suo sguardo e da quella visione del suo inguine che avviluppa ed ingoia il mio pene. Le mani artigliate sui suoi seni e strette dalle sue mani, la pelle dei fianchi che brucia a contatto con le sue cosce ...
Mentre lei continua a premere ed ondeggiare con sempre più veemenza, tutto continua a girare attorno a me, sempre più vorticosamente, sempre più velocemente ... finchè ... finchè sembra che tutto il mondo passi di lì! Quelle poche gocce di sperma che risalgono il pene per la prima volta mi bruciano dentro come se venissi trafitto da un ferro da calza infuocato. Mi sembra di impazzire! Febbricitante, occhi spalancati, il corpo inarcato dallo spasimo, grido, grido, grido a bocca spalancata! Almeno tento di gridare. Al primo accenno lei mi tappa la bocca con il palmo della mano e preme forte mentre io urlo, grido, piango, urlo, godo, grido .... muoio!!
Ora è tutto silenzio, si odono solo i nostri respiri già più calmi, più regolari. Lei è distesa su di me, abbandonata, immobile. La testa appoggiata sul cuscino, il viso verso di me, sul collo il suo fiato leggero. La completa immobilità mi imbarazza, allora con una mano accenno a qualche carezza sulla schiena. L'altra è incastrata sotto il suo corpo e non oso muoverla.
Stiamo così per un po' mentre rimonta il panico di non sapere che cosa fare. Parlo? dico qualcosa? cosa?
Ancora dentro di lei avverto chiaramente il dolce ed umido tepore del suo corpo e, in modo del tutto involontario, sento il pene che ricomincia a pulsare, prima piano, poi con più energia ... sto per avere una nuova erezione.
Sorridendo lei mi sussurra all'orecchio < Ehi cucciolo ... non ti sembra di esagerare!? >
Poi si alza e si avvia verso la sua camera, senza voltarsi. I capelli sulle spalle, la camminata leggera e silenziosa, il mantello svolazzante, la vedo sparire come in un sogno. La porta si richiude dietro di lei e sento la chiave girare.
Non l'ho mai più trovata aperta.

Maurizio

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