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Racconto n° 1527
Autore: Melablu Altri racconti di Melablu
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Oppium, la via della perdizione assoluta. My Story, il coraggio di affrontare la verità Kabala, la dottrina della perdizione. Brehat, alla ricerca del blu di Chartres Madame, i segreti di una signora per bene. Friends, amici come prima Mannequin, il successo e la riconoscenza The Dreamer, alla ricerca del sogno proibito L'Equilibrio di Nash, la voce delle stelle God save the Queen, una sola Regina per l'Europa.
 
 
Il grido
Era pomeriggio inoltrato, intorno alle 17.30, ero appena uscita dall'università e mi stavo recando alla fermata del bus che mi avrebbe finalmente riportata a casa.
Avevo da aspettare un po', perciò mi sono rilassata sedendomi sullo zoccolino di una vetrina. Mi guardavo attorno. Era piacevole il via vai dei passanti, lo scorrere delle auto, ancora poco caotico, il colore ambrato del sole che pian piano si apprestava a tramontare, le ombre che si allungavano a vista d'occhio... Beh, la città non ha mai esercitato un particolare fascino su di me, ma in quel momento dovevo ammettere che mi piaceva essere lì.

Ero lì seduta, dicevo, guardando in giro e aspettando il pullman, quando, all'improvviso, sopra il rumore cittadino, ho sentito un suono. Subito mi sono alzata in piedi, guardando in alto, cercando la fonte di quel suono inequivocabile. Più per sorpresa che per vera curiosità, mi sono messa a cercare con lo sguardo una finestra aperta nel palazzo di fronte. E nella mia mente continuavo a ripetere che sì, non poteva essere null'altro che un urlo orgasmico.
Era stato senza dubbio un grido di piacere quello che avevo sentito. Continuavo a cercare sui palazzi davanti a me un indizio, mentre calibravo e valutavo le informazioni: era stato breve, e uno soltanto; poco definito, perciò era possibile che provenisse proprio dal palazzo di fronte a me; anche la distanza notevole da lì non faceva che avvalorare la mia ipotesi; inoltre non c'era vento, perciò la fonte non poteva essere molto più a valle o a monte.
Mi sono seduta di nuovo, sorridendo tra me: poteva essere dovunque... e poi, anche se l'avessi trovata, cosa speravo di vedere?

Il tempo pian piano passava, ma io non riuscivo a non cercare tra le decine di finestre davanti a me. Ad un tratto, tornando per l'ennesima volta sulla fila di finestre del quarto piano, ho visto ciò che mi era stato celato fino a quel momento dal riverbero del sole calante.
Una donna nuda, dai seni prosperosi ed i capelli lunghi e scuri, si appoggiava al vetro. Aveva la testa reclinata all'indietro e appoggiata sulla destra, abbandonata. Una mano era posata sul vetro, definendo attorno un alone di calore che riuscivo a distinguere nonostante la distanza, l'altra non la vedevo. Era in piedi, arcuata indietro, e si muoveva in modo inequivocabile.
La visione era superba. Nonostante non sia mai stata eccitata dalla vista di una donna, questa scena rubata mi faceva battere forte il cuore. Era eccitante... e bella. Quella donna lassù trasmetteva una carica erotica particolare, sensualità e piacere, lascivia ed indolenza.
Pochi istanti dopo, ecco apparire l'amante. Intravidi un volto maschile uscire dall'ombra dietro di lei e portarsi in piena luce, per baciarla. La distanza era troppa per distinguere i lineamenti, ma ho potuto notare un viso forte e sicuro. Dopo averla baciata, si è appoggiato a lei, mettendole una mano sul ventre, facendola inarcare di più, fino a piegarla completamente in avanti. I colpi si susseguivano lenti e profondi, vedevo i capelli di lei ondeggiare seguendo le sollecitazioni. Intravedevo a malapena il viso di lui, in alto nell'ombra, ma vedevo le sue mani che correvano al viso di lei, ai suoi capelli, alle sue spalle, ai seni, accarezzando e trattenendo.
Ero stregata da queste immagini rubate... pensavo alla loro sfacciataggine, all'esibizionismo di fondo che si celava in un comportamento come questo. Accoppiarsi ad una finestra, su un corso molto trafficato, protetti solo parzialmente dalla luce del tramonto e dall'altezza, ma consci di poter essere visti, dai vicini di fronte o da un'incauta passante in attesa di un bus.

Anche quando è arrivato il pullman per portarmi a casa, ho continuato a pensarci per tutto il viaggio. Era stato eccitante, entrare di soppiatto nell'intimità di una coppia, strappare un frammento di vita, scoprirmi un po' voyeur... Aver spiato, ma senza violare la privacy di nessuno, alimentando il loro esibizionismo.
Presto ho ricordato, con un sogghigno, quante volte io ed il mio uomo abbiamo fatto l'amore a casa sua con le finestre spalancate, d'estate. Chissà quante persone avranno sentito dalla strada le mie urla? Quante donne mi avranno invidiata? Chissà a quanti certi suoni avranno agitato le notti, a quanti ho fatto domandare da dove provenissero quelle grida di piacere...


Dedicato a coLui che ha sempre apprezzato le mie manifestazioni di piacere...

Melablu

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