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Racconto n° 1572
Autore: Unuomo Altri racconti di Unuomo
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Brehat, alla ricerca del blu di Chartres Foreign Affairs, incontri ravvicinati troppo pericolosi Turquoise, paradiso e inferno senza via di uscita. Panama, dentro la trama di un fumetto erotico My Story, il coraggio di affrontare la verità Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Madame, i segreti di una signora per bene. History, il desiderio venuto dal passato. La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Darkness, cronaca romanzata di una messa nera.
 
 
Il blue belle
Piove. E fa un freddo cane. Non c'è più molto tempo. Dobbiamo fare in fretta. Maledettamente in fretta. Il vento gelido, proveniente da Nord, che sferza la brulla distesa verde qui all'isola di Man, al largo dell'Inghilterra, indica chiaramente che l'estate è già un ricordo. Fra qualche giorno immergersi nelle freddissime acque dell'Oceano Atlantico diventerà arduo anche usando delle mute stagne. E noi abbiamo ancora un sacco di lavoro da sbrigare.
Nel 1874, il Blue Bell, un brigantino da carico battente bandiera inglese partì dall'isola di Wight diretto in America. Non vi arrivò mai. Sconosciute le cause dell'affondamento, la snella imbarcazione giace sul fondo del mare portando con sé due misteri: perché l'equipaggio venne deportato in una colonia penale lungo le coste del Maine? E cosa trasportava il Blue Bell? A questi due interrogativi sta cercando di dare risposte un team congiunto dei tre più importanti dipartimenti archeologici del mondo. In trenta fra studiosi, tecnici, manutentori, siamo impegnati nella ricerca del brigantino. Che sia qui non c'è dubbio. Lo dimostrano le uniche due prove documentali che siamo riusciti a trovare: uno stralcio del diario di bordo che ho scoperto durante un piacevole soggiorno in una biblioteca di un antico monastero ai confini tra Italia e Francia (cfr. Il videonoleggio). E poche pagine del processo sommario intentato contro l'equipaggio della nave rinvenuto nella Biblioteca del Congresso di Washington dal nostro capo spedizione, il professor K.
Essere invitati a partecipare ad una spedizione del professor K significa la consacrazione nel gotha dell'archeologia. Ovvio che quando mi ha telefonato in Università non gli ho dato manco il tempo di farmi la proposta. Nel giro di 24 ore ero già a Londra!
Tipo davvero eccentrico il vecchio K: a ottant'anni continua imperterrito ad immergersi, a fumare costosissimi sigari cubani, a fare colazione con un bicchiere di ruhm e ad essere accompagnato da assistenti sempre diverse e sempre uguali: californiane, bionde, prosperose. Quando poi decide di rilassarsi infila gli auricolari di un lettore MP3 e la chioma bianca dei suoi capelli è scossa dai fremiti di un brano jazz di John Coltrane o Keith Richards.
C'è grande nervosismo nell'aria. Far convivere trenta persone spesso divise da acerrime (e spesso inutili) dispute accademiche non è facile. Per di più sono anche preoccupato. In un gesto di magnanime liberalità, il direttore del mio dipartimento - forse intuendo che ho ormai deciso di lasciare tutto per raggiungere K alla Columbia University - non solo mi ha cospicuamente finanziato queste ricerche, ma ha pure acconsentito che due mie studentesse, Elena e Patrizia, le più promettenti del corso di dottorato che sto seguendo, mi accompagnassero.
Tra le due nutro una predilezione (intellettuale si intende) per la prima. Intanto perché ha scelto archeologia subacquea. Poi perché è molto intelligente. Alta 166 cm, coi capelli neri tagliati corti, Elena ha un fisico scolpito dalle tante ore di sport con cui si rilassa dallo stress degli studi.
Nel briefing di ieri sera abbiamo deciso di forzare i tempi. Da domani ci immergeremo con qualunque condizione di tempo e mare. Supereremo le soglie di sicurezza stabilite dalla Marina Militare Americana che hanno permesso alla subacquea di divenire uno sport ricreativo. Accorceremo al massimo l'intervallo di superficie e cercheremo di usare al minimo le soste di decompressione. Insomma: si fa sul serio. E se la sicurezza sott'acqua non sarà eccezionale, diventa fondamentale che a terra tutto sia pronto per affrontare possibili conseguenze se qualcosa dovesse andare storto. Per cui è indispensabile che tutte le attrezzature destinate ad assicurare la salute dei subacquei siano perfettamente efficenti.
Approfittando di una tregua dalla pioggia decido di scendere verso la scogliera. Una vecchia casa di pescatori è stata adibita a centrale operativa della missione. Ne approfitterò per controllare anche le attrezzature personali, quelle mia e di Elena. E' una ragazza sveglia, preparata ma ancora inesperta. Quando ha sentito quale era il programma dei prossimi giorni l'ho vista irrigidirsi. Ho notato la tensione che traspariva dal suo corpo. Se ne è accorta anche Caroline, la bionda assistente del professore: - Guardi che la sua allieva è tesissima - mi ha detto nel suo splendido italiano. - Ha ragione dottoressa; è necessario che si calmi altrimenti dovrò tenerla a terra - le ho risposto. - Se vuole proverò a parlarle io - mi ha assicurato Caroline.
Mentre mi avvicino ripenso alle donne della mia vita. E alle loro facce quando mi chiedevano perché mi immergessi rischiando – secondo loro – la vita. Già. Come spiegarglielo? Come spiegare che solo nelle profondità del mare mi sento davvero libero? Come spiegare che solo quando, esausto e sfinito, giungo sulla cima di una delle - mie - Dolomiti, magari al termine di una via ferrata faticosissima, mi sento in pace con me stesso? Qual è il complimento più grande che mai sia stato fatto ad un uomo? Quello con cui Virgilio prega Catone di lasciare entrare Dante nel Purgatorio: "Or ti piaccia gradir la sua venuta... libertà va cercando - .
Ecco: io solo questo. E' quel che ho sempre cercato nella mia vita, di essere libero. E solo facendo queste cose ho capito di poter raggiungere questo obiettivo.
Ma loro non lo capivano. Non lo hanno capito. Nessuna. Tranne Anna. (cfr. Il risveglio) ma è stato una vita fa. - Adesso mi incazzo sul serio - esclamo. Perché simili spedizioni abbiano una qualche possibilità di successo sono fondamentali due cose: poche ma chiare regole; massimo rispetto.
Eravamo stati tassativi: solo i docenti potevano entrare da soli nel centro operativo. Tutti gli altri dovevano essere sempre accompagnati.
Ed invece... apro la porta rimasta socchiusa – altro errore gravissimo: le attrezzature che impieghiamo hanno grandissimo valore – e sulla parete, appesa ad un gancio, scorgo la giacca a vento rossa di Elena. Una sensazione strana mi assale. Inconsciamente cammino cercando di fare meno rumore possibile.
Sadismo da professore voglioso di incastrare uno studente svogliato? No. Piuttosto una vaga eccitazione. Sento parlare in lontananza. Le voci provengono dalla stanza che abbiamo adibito ad infermeria. Chi c'è? Una delle voci appartiene indubbiamente ad Elena. Ma l'altra? Mi avvicino lentamente. Anche la porta dell'infermeria non è chiusa. Avvicino l'occhio: Elena è in piedi, a braccia conserte. Di fronte a lei Caroline. Sento che l'assistente del professor K si rivolge alla mia allieva: - Devi calmarti; se il tuo professore decidesse di lasciarti a terra domani, rischieresti di vedere compromessa tutta la tua carriera, lo capisci? -
Una lacrima solca il viso di Elena che inizia ad annuire.
Caroline le solleva il mento. La guarda fissa negli occhi: - Su, brava; non piangere - .
Le accarezza dolcemente il viso. Elena abbandona le braccia lungo il corpo. Caroline ripete la carezza. Stavolta, la carezza è diversa: più lenta, più sensuale.
Ora la giovane californiana si avvicina. Le sue mani hanno preso il volto di Elena. E' un bacio fugace quello che le sue labbra posano sulla bocca della mia alunna.
Elena si ritrae.
- Che c'è? - chiede Caroline.
- Io... io... - farfuglia Elena.
- Non vuoi? - chiede Caroline.
Elena rimane in silenzio. La bionda assistente riprende il suo viso fra le mani. Vedo chiaramente che le sue labbra prima indugiano sulla guancia poi si spostano sempre più verso l'angolo disegnato della sua bocca. Elena ha ancora un sussulto quando le labbra si sfiorano. Poi chiude gli occhi e la sua bocca accoglie vogliosa la lingua di Caroline.
E' un bacio appassionato. Le braccia di Caroline sono salde sulla schiena di Elena. Poi scendono. Le accarezzano il sedere. Afferrano l'orlo del maglione ed iniziano a sollevarlo.
Elena si ritrae. Caroline la guarda con aria interrogativa. Una frazione di secondo e adesso è Elena che cerca, avida, la bocca della sua amica. Caroline sfila il maglione di Elena e guarda il busto nudo della mia allieva. I seni (una terza, giudico) sono sodi, i capezzoli inturgiditi, chiaro segno dell'eccitazione che avanza. Caroline annuisce soddisfatta. Gira attorno ad Elena. Poi da dietro, inizia a baciarla sul collo. Vedo la lingua che le tocca i lobi, glieli succhia mentre le mani scendono ad aprire la cerniera dei jeans. Le dita di Caroline frugano dentro i pantaloni di Elena. Intuisco che l'indice ed il medio si sono infilati sotto le mutandine. Lo capisco dai fremiti eccitati che scuotono il corpo della mia giovane studentessa. Caroline cerca di sfilarle i jeans. Sono stretti, aderenti. Elena con un moto quasi di rabbia l'aiuta. Si strappa di dosso i jeans che rivelano un perizoma nero che a fatica contiene il pube. Dalle mutandine fuoriesce un po' di peluria.
Caroline si inginocchia. Il suo viso è giusto in corrispondenza del culo di Elena. Le mani iniziano, con gesti sapienti, a sfilarle il tanga. Ora Elena è completamente nuda. Dopo una fugace carezza tra le sue natiche, Caroline si alza e si mette davanti a lei. In un gesto di folle pudore, Elena improvvisamente si copre le tette con le braccia.
- Che fai? - chiede l'americana - ti vergogni? Ma se hai un corpo splendido... Se mi spogliassi anch'io ti sentiresti più a tuo agio? - Annuisce con la testa. Caroline in preda ad una furia si scrolla di dosso il maglione attillato e si sfila le gonne. La sua nudità è prorompente. Le tette, una quarta abbondante, fuoriescono grate di essere state lasciate libere. La peluria che spicca dal sesso nero rivela di essere già intrisa dagli umori dell'eccitazione.
Ora le due amanti sono nude, l'una di fronte all'altra. Caroline scosta le braccia con cui Elena aveva eretto una difesa alla sua nudità. Con le mani inizia a sfiorarle il viso. Poi è la sua bocca che si avvicina. La punta della lingua solca dolcemente l'aureola rosa che circonda i capezzoli ormai eretti, turgidi. E' ancora un bacio profondo che suggella un sesso chiaramente voluto da entrambe. Elena si siede sul lettino. Caroline le sfila le scarpe da tennis e le calze sportive. Inizia a succhiarle i piedi. La lingua sale a percorrere la breve distanza che separa le caviglie dal sesso ormai bagnato della mia allieva. Un - oh - strozzato esce dalla bocca di Elena quando la sapiente lingua di Caroline, con pochi colpi ben assestati, inizia a stimolarle il clitoride.
D'istinto Elena serra le gambe. Caroline la guarda sorridendo. Lascia che l'ultimo, sciocco pudore finisca e poi, piano piano, gliele divarica ancora. Inizia a leccarla con maggiore energia. Le mani di Elena sono sulla nuca dell'americana; la spingono con forza contro di sé, contro la sua figa.
Il corpo della mia allieva ormai è tutto un fremito. Le gambe e i polpacci, tipicamente sodi in chi fa sport, sono tesi allo spasmo. Vedo chiaramente la lingua di Caroline percorrere tutta la figa di Elena, risucchiarle il clitoride nella bocca che, avida, lo inghiotte e lo succhia. La vedo scostare delicatamente le pieghe delle grandi labbra e perlustrare ogni anfratto, ogni meandro alla ricerca di procurare alla sua giovane amante nuovi piaceri.
Le sue mani strizzano i capezzoli di Elena che, chiusi gli occhi e dimentica di dove si trova, inizia a mugolare di piacere.
E' un orgasmo ininterrotto quello che squassa il silenzio della stanza. Caroline allarga la bocca e vedo che lappa gustosamente gli umori che scendono dalla fica di Elena.
Ora Elena si alza. Abbraccia Caroline, la bacia. Getta a terra un'asciugamano. Fa sedere a quattro zampe la sua amica. Si mette sotto di lei. Con la lingua inizia a leccarle la figa. La nera peluria dell'americana già gronda e quel liquido che esce sembra non placare la sua sete.
Elena infila due dita in bocca. Le umetta di saliva ed inizia a massaggiare dolcemente il sedere di Caroline. L'america abbassa il busto sino a sfiorare il pavimento. Inizia ad ondeggiare così che i suoi capezzoli sfiorino quelli di Elena. In questo modo il suo culo si è alzato in maniera da rendere facile ad Elena iniziare a penetrarla.
Prima un dito, poi due entrano nell'orifizio. - Non così - , implora Caroline.
Elena si ferma.
- Umettami il culo, bagnamelo di saliva e bagnati le dita - ordina Caroline.
Elena esegue diligentemente. La sua lingua perlustra il sedere della sua amante. Lo inonda di fiotti di saliva. Poi Caroline si infila due dita di Elena in bocca. Le gusta, le inumidisce. - Ecco" dice "adesso puoi riprendere - .
Sorridendo, Elena torna a penetrare con le dita il culo di Caroline mentre la lingua torna a gustrare gli umori che scendono dalla vulva. La doppia stimolazione porta presto i suoi frutti. Lo vedo dai singulti del corpo della giovane allieva del professor K. Caroline sembra preda di una crisi nervosa: si agita, si muove, mugola.
L'orgasmo la assale di improvviso. Vedo chiaramente dalla sua fica uscire un liquido biancastro che la bocca di Elena succhia avidamente. - Belloooo - esclama Caroline con voce roca. Non appena lo spasmo dell'orgasmo si è placato, Caroline crolla letteralmente sopra la sua giovane amante.
Le due rimangono così, esauste, per alcuni minuti. Poi Caroline si alza: - Aspettami", dice "torno subito - .
Indossa la gonna e il maglione. Si infila le scarpe. Sta uscendo. Sono preso dalla disperazione. Sai il casino se mi scopre?
Decido di appiattirmi contro il muro sperando che la semioscurità della stanza non riveli la mia presenza.
Caroline esce. Sento i suoi passi leggeri percorrere la strada verso la locanda in cui alloggiamo. Cosa accadrà?
Dopo pochi minuti la sento ritornare. Rimango addossato alla parete. Caroline rientra nella stanza. Guarda in giro, insospettita. Poi, evidentemente, si è tranquillizzata perché lascia la porta ancora socchiusa.
In mano ha un beauty case. Elena è ancora nella stessa posizione in cui l'ha lasciata: stesa sul pavimento, le braccia lungo il corpo, gli occhi chiusi. I suoi capelli neri imperlati di qualche goccia di sudore. I capezzoli ancora turgidi. La fica si muove al ritmo del suo respiro. La peluria è bagnata.
- Sono tornata - le dice Caroline.
Elena sembra quasi ridestarsi da un profondo sonno. Si mette seduta. Sorride e allarga le braccia. Caroline torna a spogliarsi e scambia un bacio profondo con la sua nuova amica. Apre il beauty case ed estrae un oggetto. Decido di avvicinarmi ancora di più alla fessura della porta. E' una specie di doppio vibratore.
- L'ho acquistato in Giappone - prosegue Caroline - permette una stimolazione doppia - - Come si usa? - le chiede. - Facile - risponde Caroline e se lo allaccia attorno alle natiche. Poi infila la punta del vibratore nella sua fica. Invita Elena a fare altrettanto con la parte opposta del dildo.
Mentre la mia allieva esegue, le impartisce le ultime istruzioni: - Sarai tu a comandare il gioco; più il tuo bacino spingerà contro di me più godrò; devi cercare di assecondarmi in maniera che potremo arrivare all'orgasmo insieme va bene? -
Elena annuisce. Poi si dedica alla bocca di Caroline. Inizia a baciarla con una dolcezza sorprendente. Mentre la lingua accarezza quella di Caroline, inizia a muovere lentamente il bacino come una specie di danza del ventre.
Come di incanto il dildo inizia ad entrare sempre di più dentro Caroline. Il bacino di Elena inizia a scuotersi con movimenti circolari. - Brava, brava - ripete Caroline.
La sua mano tasta dentro al beauty. Pochi secondi dopo estrae un altro vibratore. Inizia ad infilarlo dentro nel suo culo. Ora la mia allieva sembra quasi trafitta da due vibratori. La mano sapiente di Caroline inizia ad usare il secondo vibratore. Elena sembra impazzire dal piacere. I movimenti del suo bacino sembrano incontrollabili. Il bacino si muove sempre di più.
- Sì, così - la implora Caroline. - Più forte, voglio sentirti dentro di me, voglio godere di te - le grida.
Elena si muove sempre più forte. Con la punta della lingua raccoglie stille di sudore che copiosamente scendono sulle labbra.
Le due amiche continuano per un tempo che a me sembra una eternità. Poi, improvviso, per entrambe giunge l'orgasmo. Un orgasmo violento, forte. I freni inibitori sono scomparsi. Scomparsa la paura di essere scoperte. L'edificio è percorso da grida che paiono disumane. Elena dà un ultimo colpo quasi con rabbia. Caroline si ferma. Estrae delicatamente il dildo dal suo culo. Lo lecca. Elena si alza. Guarda Caroline. - Ti amo - le dice. - Anch'io - risponde la giovane amante. Poi iniziano a rivestirsi.
Decido di uscire. Una boccata d'aria fresca mi farà bene, penso. Mi allontano.
La sera, durante la cena, Elena e Caroline siedono lontane. Elena è vicina a Patrizia. La vedo sorridere e mangiare di gusto. Al termine del lauto banchetto esco per fumarmi in santa pace un sigaro. - Professore è lì? -
Sobbalzo nell'udire la voce improvvisa di Caroline.
- Sì dottoressa sono qui. -
Si avvicina. Mi guarda: - Il suo dopobarba mi piace molto - , mi dice - stamattina appena è entrato nel locale l'ho avvertito subito - . Inizio ad arrossire. Per fortuna è buio, così non può capire quanto sia imbarazzato.
- Piaciuto lo spettacolo? -
Rimango in silenzio. Lei mi prende una mano fra le sue: - Piaciuto lo spettacolo? - mi ripete. - Molto - dico io.
- L'ho fatto per te; Elena mi piace molto, ma sapere che tu eri lì a guardarmi mi ha eccitato molto, vieni con me. -
E, mano nella mano, saliamo in camera sua.


N.B.: la spedizione archeologica si è svolta nella tarda estate del 2004. Per ovvii motivi i nomi dei protagonisti sono di assoluta fantasia così come sono stati volutamente falsati i luoghi geografici ed il nome dell'imbarcazione.

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