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Racconto n° 160
Autore: LiberaEva Altri racconti di LiberaEva
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Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto Stranger, uno scandalo politico francese Confidence, le confessioni di una escort Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere My Story, il coraggio di affrontare la verità Foreign Affairs, incontri ravvicinati troppo pericolosi Il vizio, storia di una donna che non sapeva amare. Exchange, l'ultimo passo prima del buio. Debacle, il prezzo della verità. Exhibition, sembrava solo un gioco.
 
 
Mutande gialle
Ma come ho fatto a pensare in tutti questi anni che non avrei potuto fare senza di quell'essere molle che ora s'aggira per casa. Come ho potuto essere rincoglionita nel cervello al punto da convincermi che sola non sarei andata lontana o meglio che anche uno stupido passo sarebbe costato ansia e fatica? Eppure nessuno m'ha costretta, nessuno con una pistola fredda sulla tempia m'ha obbligata a scegliere tra i tanti, e poi sposarmi come se fosse la cosa più naturale a questo mondo, come toccarti nel punto che duole o mangiare qualcosa quando si ha fame! Proprio stupida nel pensare che quel coso, tra i lembi dell'accappatoio slacciato, potesse in qualche modo completarmi e riempire quei vuoti che reclamano ancora comprensione e sicurezza e nel tempo via via sono diventati voragini e precipizi. - Eva i miei boxer gialli dove sono? - Eccolo lì che mi chiama e non trova mai nulla, o meglio è così pigro che non riesce nemmeno a pensare! Ma dove diavolo possono stare un paio di banali mutande, se non in quel maledetto cassetto dove sono sempre state, ordinate e pulite! E poi gialle! Non credo che si possano confondere se non nella nebbia del suo cervello! Ed io qui in cucina che spignatto e mi sbrigo perché deve uscire, a rincoglionirmi di demenza con la televisione accesa sopra il frigorifero. E m'arrovello per preparagli due uova, perché altro non ho voglia di fare e perché lui non ha mai attraversato la soglia per essere complici davanti ai fornelli come fanno credere queste stupide pubblicità che passano e ci distorcono la vita. Vorrei in questo momento, mentre gira nudo per casa, che m'abbracciasse da dietro fino a farmi dimenticare il sale nella pasta o, che so io, il latte che bolle. Ma non è mai successo, né al mattino quando ancora nel sogno non ci vorrebbe che un niente, oppure di sera come in questo momento che se solo non fosse distratto rinuncerebbe ad uscire! - Eva non le trovo. Faccio tardi! - Fa tardi per uscire! Ma non s'è reso mai conto di quanto sarebbe comunque tardi venirmi vicino, di quanto invano m'abbellisco e mi concio ed intatta la sera mi spoglio e mi rassegno. Ma non sarebbe tardi, se solo s'accorgesse di questi merletti, sbiaditi soltanto dalle tante volte che sono stati lavati, se solo mi venisse vicino e m'alzasse per caso la gonna. Ed impazzisco solo a pensare che un uomo giri nudo per casa, a questo punto, senza neanche l'accappatoio e senza mutande gialle che, scommetto, non ha ancora trovato. Vorrei andargli incontro e lasciare le uova ribelli che da sole bruciano nel tegame, ma le volte che ci ho provato, mi sono sentita più ridicola che adesso, più scema di quanto in questo momento mi ci sento a sbucciare patate e guardare nel vuoto. - Ma Eva? Non ti sei ancora spogliata? Cosa fai con quei tacchi ancora per casa? - Tutto inutile! Inutile come il mio corpo è stato sedersi sul bordo del letto e vederlo vestirsi, come inutile accavallare le gambe per calamitare il suo sguardo. E mi guardo intransigente davanti e di dietro nello specchio del bagno, fino a convincermi che le mie cosce non siano ancora da buttare, che gli anni passati hanno solo invecchiato il ritratto che gelosa tengo in soffitta. Ma io non voglio vederle riflesse solo negli occhi di passanti e salumieri che farebbero a gara per affogarci desideri evidenti e basterebbe assecondarli di un nonnulla per non provare vergogna e sentirmi finalmente una femmina. - Eva non le trovo! - Ma io non mi alzo! Non voglio vedere quel sesso molliccio privo del minimo orgoglio, ridotto solo a condotto d'urine, che mai negli anni m'ha fecondata e riempita di quell'unico passatempo che ti cambia la vita! Non posso pensare che da anni rimane inerte ed invertebrato come un corvo sul trespolo che non ti fissa negli occhi perché prova disagio. Non vi preoccupate! Non dovete nemmeno pensalo che ora lui esca di casa e trovi becchime, nido ed alcova dentro carne di donna! Purtroppo non è così! Purtroppo non becca e non ci pensa nemmeno, rimanendo flaccido e inconsistente dentro quelle maledette mutande gialle. Avrebbe da me tutta la dignità tranne il consenso, ma non c'è nessuna donna, nessun odore di femmina o tracce di fard sul colletto della camicia! Sta andando soltanto al lavoro, al turno di notte che ogni tanto un medico deve sopportare. Ed io non sopporto questa voce che continua a chiamare, ad avere bisogno di me quanto io ne avrei altrettanto di lui. E mi sono ridotta a passare le mie giornate contando i giorni di quando m'addormento da sola. E spengo la luce e mi vengono i brividi soltanto a pensare di quanto la mancanza di sesso fecondi fantasia e piacere, di quanto oramai questo surrogato d'amore mi sia entrato nel sangue come droga sintetica che entra nelle vene, come banana che t'inebria nelle ossa e poi mangi di gusto. E in tutte quelle notti, oramai da anni, nella solitudine della mia camera da letto, faccio l'amore col mio cervello godendo all'idea di mettere tutti i pretendenti in fila che, nudi e squallidi, sbavano al semplice desiderio di ritrovarsi tra il calore delle mie cosce quasi vergini. Ci sono tutti, dal lattaio grasso con gli occhi di bue, al parroco che con la sua manina delicata e candida non perde occasione di palpare i miei fianchi. Dall'impiegato delle Poste sempre chino che non mi degna di uno sguardo, al giovane chirurgo, collega di mio marito, che tanto avrebbe voluto! Nelle notti di luna piena la mia stanza è affollatissima, ombre di uomini si arrampicano sulla grande magnolia e con un balzo scavalcavano la finestra che tengo sempre aperta. Altri bussano delicatamente alla porta a vetri e si fanno ombre appoggiate al muro e completamente in silenzio aspettano diligentemente il loro turno. Ma non mi prendono mai tutti assieme o due per volta, sono tutti rispettosi della mia morale e non ne varcano i limiti. Anche mio marito mi fa visita, non viene spesso e rimane sempre in disparte. Quella compagnia e la mia intraprendenza non sono di suo gradimento. Ho ancora chiaro il ricordo dell'ultima volta che abbiamo fatto l'amore e ogni tanto, alle due del mattino, il suo contorno si materializza ai piedi del letto chiedendomi perdono. Il macellaio di Via Tarini col suo grembiule ancora sporco di sangue tenta ogni volta di consolarlo, ma lui si inginocchia al bordo del letto e poi senza più fiatare aspetta il suo turno. Ma un temporale o, che so io, un rumore di notte, mi sveglia di soprassalto e mai mi ricordo d'averlo sentito entrare, d'aver goduto sotto i colpi del suo sesso che neanche nel sogno ne ho apprezzato la consistenza. - Vi prego non ridete di me! Non c'è ragione e decoro perché io sia una brava moglie, come ora che sto qui sbucciando patate per chissà quale cena! - Mi tenta ogni volta il pensiero di prendere un taxi e farmi condurre nel buio di Roma. Tanto mio marito non se ne accorgerebbe, non arriverebbe mai a pensare che sono uscita per sesso, per sconfiggere negli interstizi dell'anima la solitudine che lievita e vince. Ci vorrebbe un niente camminare nei vicoli, dove si sentono evidenti passi e paure, e prendere in mano il cuore che finalmente batte, ribatte ed è vivo. Ed in fondo a quel cesso di strada, tentare e tentarsi fino a sentire l'odore di sessi che lievitano e s'inumidiscono e s'accoppiano senza apparente ragione. Per poi comportarsi come qualunque passeggiatrice di marciapiedi che rifiuta in fretta clienti per rifiutarne di nuovo e sentirsi ad ogni vuoto che fa una macchina dall'altra, desiderata davvero! E poi magari sceglierne uno, l'unico che ti ha guardata negli occhi, l'unico che non t'ha scrutata dal basso fermandosi al culo. E poi salire in macchina e guardare la luna che più brava di me si strucca e si trucca assecondando contemporaneamente i tanti bassi ventri degli uomini che la vogliono femmina. Come me che calo le mutande e scopro la merce, lasciandomi riempire il vuoto di carne e ragione, di nulla e dolore che l'astinenza non può sopportare. E come cattiva puttana gli ridò indietro il denaro, lui mi guarda sorpreso e non capisce che non era quello il dovuto, che il compenso è dentro la sua patta che gelosamente richiude. Vagli a spiegare che non sono una prostituta! Che quello che indosso è vergine davvero, e nessun uomo finora ne aveva varcato le soglie imbrattandolo di seme e di voglia. Vagli a spiegare, mentre mi lascia alla stazione dei taxi, che la causa è un uomo, un essere molle che s'accuccia dentro mutande gialle e non mi dà fremito e considerazione. Ma ormai non c'è più tempo di dire e di spiegare fino ad essere ridicola che ho provato unicamente amore, o qualcosa che s'avvicina quando ti stringono da dietro e le uova s'attaccano al tegame. Vagli a spiegare ... - Eva me ne metto un altro paio! Che dici? - Di soprassalto la mia mente ritorna a sbucciare patate. Ma qualcosa mi è parso, qualcosa che mai avevo sentito. Quando fa il turno indossa sempre e solo quelle maledette mutande gialle! Non riesco a capire cosa stia succedendo. Non riesco a pensare come l'abbia solo potuto pensare! Mi spaventa la sua iniziativa! Mi mette quasi paura! Forse, forse sarà un segnale! Forse, forse stanotte, quando torna, sarà diverso davvero!

LiberaEva

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