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Racconto n° 1822
Autore: Astra Altri racconti di Astra
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Inferno, le ombre oscure della rete. Social Game, la tentazione che viene dal Web Gebebeh, l'antico aroma dell'altopiano. Debacle, il prezzo della verità. The Game, il gioco del sesso e della follia. Mea Culpa, religione e mistero True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita. Sacrificium, la sfida degli dei. Revenge, una vendetta da servire calda Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere
 
 
You & me
Finalmente sei tornato.
Se mi mancavi... ho aspettato ore, giorni, forse eoni interminabili. Fumando nel piatto dove avevo finito di mangiare e scrollando la cenere sui resti di cene mai terminate. Mentre le mie amiche chiacchieravano rumorosamente, le loro voci come lo stridio di vecchie macchine per scrivere...
Mi sei talmente mancato che qualsiasi giorno in tua mancanza diventava una nube sfocata di grigio, fumo, linoleum e lunghi corridoi torbidi.
Senza di te.

E adesso sei qui.
La tua bellezza mi lascia quasi senza fiato. Sento che mi trema la voce, ma non serve che parli. Abbiamo già parlato tanto, vero? Lasciamo parlare i nostri corpi. Sono sicura che loro non mentono. Non possono raccontare bugie. Non usano parole e si lasciano andare, purché siano separati dalla mente. La mente imprigiona e controlla. La mente non conosce niente di anche solo vagamente simile all'amore. L'amore rifiuta i - perché - e la mente funziona solo in sequenze logiche.

Penso ai tuoi baci che mi tolgono il fiato. Divento timida, io che la timidezza non la conosco. Ho paura e voglio solo ricambiare, ancora e ancora. La tua lingua ardente si intreccia alla mia. Ci stiamo intimamente abbracciando. Hai una bocca talmente morbida che...
Il calore dei tuoi baci mi fa tremare e poi svenire. Prima o poi perderò i sensi in quel calore. Se non riuscissi più a respirare, lo faresti tu per me. Perché tremo quando ci baciamo? E quanto...

Mi stringi mentre mi baci, mi guidi a letto e non mi lasci sola. Non mi lasceresti mai sola, lo so. Le tue mani sono delicate. Mi sorreggi e mi aiuti a sdraiarmi. Le tue mani tiepide. Dalla pelle di seta.
I tuoi baci scendono sul collo e allora impazzisco completamente. Una bocca generosa che esplora collo e vene, scivola su una minuscola carotide che pulsa impazzita di azzurro e si fa strada tra le clavicole. So quanto possa essere pallida la mia pelle. Come il marmo, e forse altrettanto fredda. Baciami tra le clavicole, là dove un minuscolo neo cerca inutilmente di nascondersi nel candore. Baciami così e mi sciolgo. Un brivido caldo, freddo, elettrico si avvolge intorno all'ombelico.
E... sì, lascia la luce accesa. Voglio guardarti. Sei bellissimo.
Le tue mani che mi scivolano lungo i fianchi sono bellissime. Quando la mia pelle rabbrividisce e s'increspa. E non resisto più, mi perdo. I contorni sfumano. Sono solo epidermide che freme e torna a tendersi, ha un nuovo fremito e non capisco più chi sono. Il tatto si amplifica a mille. Sento le tue impronte digitali, le tue mani che mi sfiorano, sento ogni piega della tua bocca che scivola sempre più giù, la morbidezza dei tuoi capelli. I sudore mi scivola giù dalla nuca e m'imperla la schiena. Non è bellissimo? Appena cinque minuti fa avevo freddo... Adesso sono puro fuoco. Le tue mani chiuse a coppa sui miei seni ( - mio Dio sei proprio eccitata - ), e dopo la lingua che lambisce i capezzoli, che s'induriscono come due coralli rosei. Fallo ancora. Finché non m'inarco e mi abbandono, quando sento che sto evaporando e gemo.
E baciami, amore, baciami, baciami.
Baciami ti prego.
Senza baci non posso stare.

Baciami l'ombelico mentre rabbrividisco.
Baciami ancora mentre la vista si annebbia. Fai scivolare la tua lingua maliziosa nell'incavo dell'ombelico.
È un supplizio. Il più dolce che io conosca. Mi sciolgo tutta. Sono bagnata.

Lasciati baciare. I capelli, la fronte, le guance. La bocca, una sola volta, mille volte. Sotto la mia bocca, sento che il cuore ti batte all'impazzata. È eccitante, è mortalmente eccitante. Vorrei baciare così anche il tuo cuore. È contro il tuo cuore che mi struscio. È sempre il tuo cuore che bacio.

E dopo... dopo è un vortice che mi prende e mi lascia andare, poi mi stringe ancora. Rimango sinuosa e dolce come un gatto. Amore mio. Chi te l'ha insegnato?

Come hai imparato a farlo così bene? Quando una mano, una sola, percorre il sentiero infuocato, quei cinque o sette centimetri proibiti. Le dita da musicista si fanno strada passo dopo passo e scivolano sotto il pizzo delle mutandine. Voglio guardarti negli occhi adesso, lo sai. Sono gli occhi di un pazzo, perché l'amore è assolutamente pazzia. E dolcezza.
I miei come sono? Come sono i miei occhi mentre ti fai strada lentamente? Mentre scivoli sulla peluria morbida e io sprofondo mentre mi accarezzi piano?
Adesso le tolgo. Le tolgo sempre io. Malizia, affetto, dolcezza. Sono bagnata fradicia. Pizzo bianco, innocenza. Le abbasso e me ne sbarazzo con un calcio. Mi sdraio di nuovo: sono tua. Il mio sesso innocente e triangolare, aperto come un'orchidea in boccio, morbidissimo, è tuo, solo tuo, tutto tuo.
È un'esplosione.

Un'esplosione, le dita che ne esplorano i contorni. Scivolano dentro le labbra bagnate. Apro le gambe di scatto, affondo la testa nel cuscino. La voce che mi esce direttamente dal sesso, ineffabile, sudata. Esplorami all'infinito. Sei così delicato.
Adoro farmi guardare da te. Nuda e spalancata. E guardarti, inginocchiato davanti a me, il tuo sorriso, la tua mano che mi scivola dentro, mi accarezza. Il mio sesso che stilla umori.
Guardo me stessa moltiplicata all'infinito, ammiro la mia nudità e mi eccito, come sei eccitato tu. Mi accarezzi a lungo, nessun secondo va sprecato.
Poi ti chini e mi baci. Mi baci il pube morbido e ricciuto, l'interno delle cosce e poi... è la fine, è il paradiso. Questo è il mio paradiso. Non ce la faccio. La lingua che mi penetra, guizza e, sì... mi lecca. Mi sciolgo attorno alla tua lingua. Mugolo appena, il respiro si spezza.
Sento ogni tocco.
Ogni più piccolo tocco.
Mentre mi lecchi mi tieni le gambe spalancate. Ti godi il più bello spettacolo del mondo. Lo è anche per me. Ma io sono l'attrice, capisci. E non ho neanche bisogno di recitare. È che la tua lingua, appena mi sfiora, è come un dito su un grilletto. Ed io esplodo.
Esplodo in un orgasmo irriguardoso e casto. Esplodo gridando su cielo e terra. Grido e mi dimeno, l'anima mi sfugge di bocca e probabilmente l'ho persa. Precipito all'inferno e salgo in paradiso. Tra le tue braccia posso impazzire a volontà. Sono al sicuro. Sono folle, fradicia, fuori controllo, ma con te. Sprofondo o m'innalzo in un universo parallelo.
Merito tuo. Quale che sia quell'universo è tutta opera tua. Non si può dire - nel bene e nel male - perché non c'è niente di male lì dove mi porti tu.

E adesso è il tuo turno.
Ora tu appartieni a me. E posso farti quasi di tutto. Be', quasi... Non porre limiti alla mia (semidivina) provvidenza. E poi, mi hai spedita in paradiso. Ricambierò, vedrai. Ricambierò come neanche puoi immaginare. Amore. My love.
Lascia fare a me...

Astra

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