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Racconto n° 2122
Autore: Madamesnob Altri racconti di Madamesnob
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Inferno, le ombre oscure della rete. Social Game, la tentazione che viene dal Web Gebebeh, l'antico aroma dell'altopiano. Debacle, il prezzo della verità. The Game, il gioco del sesso e della follia. Mea Culpa, religione e mistero True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita. Sacrificium, la sfida degli dei. Revenge, una vendetta da servire calda Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere
 
 
Rosso cupo


Rosso cupo, opaco, spento. Un satin che ha inghiottito la luce, che cancella le pieghe, le increspature, le imperfezioni. Un colore che solo apparentemente rimpicciolisce, ma che in realtà rende la pelle profonda, scura e senza spiragli come un pozzo senza riflessi.
La luce violenta dello specchio rivela una nota violacea, screzio di sesso dischiuso, che si riflette sulla retina quando sorrido. E' lo sfondo avorio dei denti a creare il contrasto, a piegare impercettibilmente gli occhi sul tono scuro, a stringere la pupilla se schiudo la bocca.

Adoro disegnarmi le labbra. Mi ci dedico con cura, attenzione d'artista, memore degli insegnamenti di mio padre – lui pittore sul serio – quando da bambina iniziavo un nuovo album da colorare. - Prima i contorni... così - – la sua mano grande e sicura a passare un tratto di colore saturo e fermo – - ...poi riempi la forma, piano, dando il colore sempre nello stesso senso, una riga vicino all'altra vedi? Oppure un cerchio dentro l'altro... Non lasciare spazi vuoti, deve essere uniforme... Ecco, così - . Guardavo il disegno colorato perfettamente, reso pieno dal colore steso ad arte con un semplice pennarello. Sceglievo il blu, sempre, e cercavo di imitarlo.

Ora mi allontano appena dallo specchio e, proprio come allora, controllo il risultato finale della mia opera. Perfetto.
La linea della matita ton sur ton passata dolce sul bordo delle labbra, nessun imbroglio, liscia sui miei contorni originali. Prima sopra, le curve vezzose del labbro superiore, poi piano, a scendere fino agli angoli. In seguito sotto, con quel brivido leggero quando la linea arriva in centro e chiude il cerchio sull'altro lato della bocca. Il rossetto dato col pennellino, ad accarezzare a lungo le labbra senza irritarle, a fondere il colore con la pelle, tratto dopo tratto, senza fretta.
Mi piace muovere la bocca ora, sorridere, baciare, ridere sguaiata, aprirla a scoprire la linea tra asciutto e bagnato, tra opaco e lucido, tra rosso cupo e rosa liquido.
La lingua adesso guizza in evidenza, sfiora la punta degli incisivi, rallenta premendo appena, come a sfidare il pericolo, a saggiare l'accuratezza di una lama affilata.

No. Non devo uscire. Non ho appuntamenti. Sono nuda allo specchio e infilerò solamente gli slip mini in pizzo nero, quelli col nastrino di raso sottile che s'intreccia in fiocchetto civettuolo. Aspetto semplicemente.
Apro la finestra, sfilo una sigaretta dalla borsa, l'accendo con gli occhi fermi sulla mia figura riflessa, aspiro, trattengo qualche secondo e lascio che il fumo esca senza quasi espirare. Volute argentee offuscano per un attimo questo rosso cupo, gli occhi colgono il bagliore bianco della mia arroganza e la mente rimbalza.
Lunghe striature rossastre a disegnare il tuo sesso. Nessuna premura questa volta, solo righe viola che seguono il respiro, che tracciano il tuo piacere lentamente, poi aggiungono altre linee, la lingua le cancella e se ne aggiungono ancora... E ancora, ancora una volta. Segno su segno, scia su scia. Righe di piacere come graffi che scorrono.
Le labbra si stingono ad ogni respiro, la lingua lecca e tira il colore sbavandolo senza grazia. La bocca riprende il suo colore originario, solo più vivo, vero, arrossato di desiderio.

Spengo la sigaretta sul posacenere, guardo il filtro baciato dalle mie labbra. Sorrido tra le ciglia.



Madame

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