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Racconto n° 2162
Autore: SchiavaDAmore Altri racconti di SchiavaDAmore
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Gebebeh, l'antico aroma dell'altopiano. OmOsapiens, una storia di ordinaria follia. Brehat, alla ricerca del blu di Chartres Remember, fantasmi dal passato. L'Equilibrio di Nash, la voce delle stelle Kabala, la dottrina della perdizione. Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto Rebel II,  la conferma di ogni sospetto Foreign Affairs, incontri ravvicinati troppo pericolosi Danger, il pericolo viaggia nella mente
 
 
Sólo tu boca


Si incontravano dove l'amore si ammala, en el sabor de las lágrimas.
Così stranieri a vederli, da sentirli nemici.
Eppure, erano l'amalgama e la simbiosi.
Erano complici.
Erano el milagro y su dolór, il bisogno a condurli lo stesso.
Tra le strade del sesso.
Tra le luci necrotiche, nei sotterranei di notte.
Nella brutalità manifesta.
Tra i richiami ubriacanti della carne succinta.
Mutante.
Respinta.
Negata dal pudore emostatico dello sguardo del mondo.
Il vero miasma mefitico.
La morchia che esalta el cuerpo desnudo ma l'agonizza infamandolo.
Di brutture che affibbia.
Adulterate ed implacabili al tempo.

Erano corpo di uomo e volto di donna, erano incertezza a sentire l'asfalto, il nylon e la rete in risucchio di pelle.
Di palle.
Di sesso.
Sotto i clacson e la furia dei fari.
Erano passo di donna a sfilare e voce di macho sguainante.
Erano el miedo escénico del fuoco nel buio.
El deseo di tacchi in vernice, acuminati dentro lo sguardo.
Degli altri.
A rottura del ritmo e del giorno.
Del mito che maschera il volto.
Ed era lei il mestiere di lui, lei gli alzava la gonna equivocando la veste, lei ne mostrava il cazzo ed il tenore del bosso, l'appendice devota su cui struccava la faccia.
Lei sempre.
Lui a volte.

Si incontravano con poche parole allo specchio, ed era scambio di ruolo.
Il pesce che emerge a la tierra, la serpe che muta e desgarra.
El cocorito implume che cambia colore.
L'ombra de una criatura absurda y muy deliciosa.
Era il candore e l'umiliazione del maschio, nudo come alla nascita, sculacciato fino al grido del pianto.
Era liberazione e violenza ad orpello, la fuga que siempre pregunta - por favor, déjame libre - .

Niña, a lei cantava la strada, linda, con tu boca viene a mí, con sólo tu boca.
Con tu boca abierta in su silencio.
Così cantava lei, a lui, riscoprendosi como la luna puttana, como las noches de fango y de miel.
Si cambiavano esistenza, y como bestias risvegliavano el fuego delle membra, l'anima spogliava all'istante la sua pena.
Affacciata dentro un finestrino, lui, la niña, en el tiempo de la mano, era boca de amantes.
Lengua tornante.
Scavava buchi nell'anima.
Con furtiva e lucida insistenza.
Con solare concupiscenza.
Lui ghermiva cerniere sui sedili divelti, dal cavallo alle aperte ginocchia, da esperta traviesa, giostrando impazienza.
Era como la muerte, la felicidad, sui materassi acchittati en el barrio.
Lui era assenso voyeur e suzione interiore, lei era gioia a esibire se stessa.
Era el desamor de las noches y de su espina sin lágrimas.
La sangre de amor.




(A Rachel, el deseo que no extingue)

SchiavaDAmore

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