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Racconto n° 217
Autore: Madkitten Altri racconti di Madkitten
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Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto Stranger, uno scandalo politico francese Confidence, le confessioni di una escort Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere My Story, il coraggio di affrontare la verità Foreign Affairs, incontri ravvicinati troppo pericolosi Il vizio, storia di una donna che non sapeva amare. Exchange, l'ultimo passo prima del buio. Debacle, il prezzo della verità. Exhibition, sembrava solo un gioco.
 
 
Volo notturno
Penombra e calore.
Se lo meritava e decise che sarebbe stato vaniglia e musica.
Si prese il piacere di spogliarsi, seminando i vestiti in una scia di cotone egiziano fino alla camera da letto.
- Oh Louis ti amo...-

Il jazz nero che preferiva accompagnava ogni movimento fino ai rubinetti, alla scelta del telo da bagno blu, così maschile e così avvolgente.
Una nuvola di vapore fluttuava, rendendo vago il colore crema del bagno che assumeva il profumo e la consistenza di un budino soffice.
Si sentiva Alice nel Paese delle Meraviglie e si guardò nello specchio, sfiorando la pelle chiara che si confondeva nell'aria profumata.
I riccioli lunghi e rosso cupo si stavano inumidendo, il piacere del vapore prima del bagno le scorreva sul corpo, regalandole già una sensazione di benessere.

Accese le candele al mirto e scivolò nella gloria di schiuma che riempiva già la vasca.
L'acqua l'avvolse in un abbraccio di mille dita, sciogliendo le tensioni, liberandola in un sospiro profondo...le fiammelle oscillavano più fioche, la coscienza si apriva alla sola consapevolezza di essere immersa in sensazioni piacevoli.
Resistette alla voglia improvvisa di accarezzarsi e rovesciò i palmi verso l'alto in un totale abbandono.
Ondeggiò impercettibilmente e si lasciò lambire dalle minuscole onde che increspavano l'acqua...la tentazione era forte, ma sapeva che non le avrebbe dato molto, se non il senso di un bisogno più intenso.
Aprì gli occhi e godette la schiuma che le scivolava lungo il corpo mentre si alzava e si avvolgeva nel telo...a volte era insostenibile...

Tagli di seta verdi , blu, rossi e oro drappeggiati, il letto l'attendeva e l'accolse nella sua frescura.
Sognava spesso di essere una cortigiana indiana che attende il desiderio del suo signore; aveva persino comprato l'henné per rinfrescarsi quando il calore divampava in lei senza trovare la via...
Fantasie che si accavallano nella sua mente come girandole impazzite in un vento liquido, fantasie che a volte le apparivano così reali da toglierle il sonno.
Il bagno era un rito, un atto d'amore e di disciplina.

Spense lo stereo con un gesto pigro della mano sul telecomando e restò immobile, distesa e nuda nella seta marezzata, nel silenzio della stanza, nel profumo di mirto e vaniglia che aleggiava.
E ancora allontanò i pensieri della giornata, impressioni di volti e parole, dalla mente per lasciarsi cadere nel sogno che l'avrebbe accolta come una casa dell'anima.

Non sentì più nulla. La realtà perdeva i suoi contorni definiti, le sensazioni fisiche sempre più rarefatte la liberavano anche del corpo e dei suoi richiami. Avrebbe volto dare un nome al colore del luogo in cui sentiva di passare, incorporea eppure sensibilissima, attraverso canali che non sapeva di possedere.
Fluttuava come vapore nel nulla, restando se stessa, improvvisamente consapevole di ogni istante del suo essere profondo e di un'eterna inespressa domanda.

Essere tutt'uno con l'energia dell'universo che l'attraversava e la permeava, ineffabile.
Sentire il passaggio di dimensioni simili alla propria, come una carezza lenta che lascia un po' del calore delle dita sulla pelle.
Avvertire il sangue rombare lontano come il piacere volutamente rimandato, sotto le spinte di un amante voluttuosamente paziente.
Perdere a poco a poco il senso di sé, come travolta dall'estremo del piacere.
Ritornare lentamente nella dimensione di sempre, in quel corpo snello, abbandonato nel sonno e nell'incoscienza.
E come sempre risvegliarsi un po' stranita e scoprire un vago umidore tra le cosce, prima di riprendere il ritmo della quotidianità.

Doccia, caffè, abiti, trucco, borsetta, chiavi.
Ecco, una nuova giornata in ufficio, attenzione, efficienza e un' po' di allegria, se possibile.
Un'occhiata all'agenda, le interviste avrebbero preso tutta la mattina. Si era chiamata fuori perché preferiva concentrarsi sul portafoglio clienti cui avrebbero proposto la nuova campagna. I soci si sarebbero assicurati il creativo più adatto all'agenzia, ne era certa.
Si concentrò sui profili e sobbalzò quando la segretaria si affacciò alla porta a chiamarla.
Lo avevano trovato. Non che ci fossero stati dei dubbi.
Una stretta di mano, una chiacchierata per ambientarsi, il solito tour e infine avrebbe potuto tornare al dossier clienti.
La prima occhiata fu innocua, superficiale, ma lo sguardo che prese il suo non lasciava illusioni.
Un predatore, ecco cos'era, altro che creativo...decise di metterlo alla prova, ma si rese conto in fretta che era ciò che quell'uomo desiderava.
Energia pura era l'unica definizione che le venisse in mente per il modo in cui si muoveva, mentre le mostrava i suoi lavori.
Genialità era ciò che risaltava dai progetti che spiegava sul tavolo obliquo.
Non faceva nulla per attirare attenzione, nemmeno un sorriso, ma l'intensità degli occhi, la voce misurata e profonda la incatenavano più del corpo longilineo e solido che la sfiorava accidentalmente.

Forse era stata troppo senza un uomo e questo la rendeva più vulnerabile, ma era certa come di respirare che lui lo avesse già intuito e lo odiava per questo.
Desiderò improvvisamente di possedere un tailleur pantalone invece della tunica morbida e sfrangiata che indossava, ma una cosa la poteva fare e si affrettò a scusarsi mentre si rifugiava in bagno a raccogliere i capelli in un severissimo chignon.
Sarebbe apparsa ridicola, ma non aveva scelta.
Tornò in ufficio solo per congedarsi dal gruppo che stava festeggiando ancora il nuovo arrivato e ignorò il sorriso tranquillo con cui lui accolse questa fuga annunciata.
Forse la sua fantasia la stava travolgendo, ma doveva andarsene, in fondo poteva lavorare benissimo anche a casa. Prese la cartella e la borsa e camminò fino al parco, senza vedere nessuno e sedette all'ombra, ritrovando un minimo di quiete.
Era pazzesco, doveva controllarsi in fretta o non avrebbe potuto nemmeno lavorare. Inspirò l'aria autunnale ancora tiepida e si calmò.

Le settimane passavano e la campagna pubblicitaria progrediva ad un ritmo entusiasmante.
Doveva riconoscere che il talento del nuovo creativo era reale e non era male lavorare con lui.
Era magnetico, ma affidabile, una specie di rarità, l'agenzia aveva visto giusto.
I giorni passavano in una sorta di tregua professionale, ma la notte era un susseguirsi di immagini roventi che la lasciavano snervata, pulsante; si svegliava la mattina con le lenzuola aggrovigliate e umide.

Chiuse la valigetta e si preparò ad uscire, quella sera, più che mai, urgeva un bagno rilassante alla camomilla.
Lo aveva incrociato sulle scale dopo la pausa pranzo e l'aveva guardata con il solito sorriso di tranquilla attesa sulla bocca, come se conoscesse i suoi pensieri, aldilà della banalità delle parole che si scambiavano per lavoro.

A casa accese le luci e lo stereo al massimo. La penombra la irritava ormai.
Preparò il bagno calmante con controllata efficienza e scelse Chopin, scostò le lenzuola di lino chiaro e si spogliò, disponendo giacca, camicetta e pantaloni con cura.
Sciolse e spazzolò lungamente i capelli ed entrò nella vasca.
L'aroma delle erbe di campo era così dolce, aggiunse i fiori di camomilla e li guardò galleggiare sull'acqua limpida, sfiorandole la pelle. Sentì i petali adagiarsi sui capezzoli e un brivido le attraversò il ventre.
Chiuse gli occhi e fece scivolare le mani tra le cosce, sui seni, inarcandosi nella vasca, aprendosi al piacere solitario che ormai era la sua medicina.
Odiava quel tocco addestrato quanto colui che le accendeva la voglia.
Non poteva cedergli, però. Era una sfida, una tortura indicibile, sarebbe bastato così poco, ma non poteva essere una delle tante che sospiravano al vederlo e che, anche in ufficio, per lui,avevano smesso di indossare biancheria sotto i capi alternativi.
Ormai lo evitava quando disegnava per non guardargli le mani, così grandi e forti, quelle dita che aveva sognato anche troppo, soprattutto nella vasca...come ora, mentre le muoveva su e giù, prima di perdersi nell'acqua che si offuscava dei suoi umori tra i fiori di campo.
Si asciugò in fretta e si gettò a letto, tirando il lenzuolo sulle spalle.
Ancora un poco e avrebbe indossato anche i pigiami...
Doveva dormire e cancellare quei pensieri...

Vederlo dormire, nudo sotto un lenzuolo avvolto intorno alle gambe... scoprire le sue membra abbandonate nel riposo, stupirsi di quell'espressione un po' infantile sotto le ciglia scure, bere quell'apparenza indifesa, sentire il suo cuore battere più forte nell'intensità del desiderio, domare il fuoco una volta per tutte, accendendo il suo senza requie.
Unire la pelle alla sua, giacendo su di lui come un serpente su un sasso, inventando un poema tra due corpi avvolti nel sonno in due letti distanti...

Fluttuare come vapore nel nulla...
Essere tutt'uno con l'energia dell'universo...
Sentire il passaggio di dimensioni simili alla propria...
Avvertire il sangue rombare lontano...
Perdere a poco a poco il senso di sé...

...un lento compenetrarsi di respiri che non hanno fiato, di lingue che non hanno carnI...il calore di due corpi senza materia che si accendono senza bruciare, mani senza tatto che si afferrano in una lotta silenziosa, gambe che si allacciano senza stringersi, una tortura che non fa soffrire mentre si uniscono in ondate di possesso immateriale...

Svegliarsi all'improvviso e sentirla sopra il suo corpo, come un'amazzone orgogliosa ed appassionata...Sciogliere il suo gelo apparente con spinte lente, sempre più profonde, concedendole solo l'illusione di avere il controllo, giocare con i suoi capezzoli fino a farla ansimare, rovesciarla sotto di lui e restare immobile, dentro di lei fino a farle accettare il suo bisogno, prima di riversare in lei il proprio godimento, mescolarlo con il suo.
Toccare i suoi fianchi che si muovono sotto pantaloni che non le appartengono, che sono la prigione del suo desiderio, stringere il suo seno che avvampa sotto la camicetta quando la incrocia nel corridoio, socchiudere con la lingua la sua bocca colma ed imbronciata mentre parla con lui, parlare a letto dei disegni che ora approva soltanto con un cenno della testa, scioglierle i capelli, sentirli sul petto, ricominciare di nuovo...le sue ossessioni divampano come quelle di un ragazzino, fino a esplodere sulle lenzuola.

Doveva parlarle una volta per tutte, era assurdo. Non gli aveva mai permesso neppure la più semplice cordialità, neppure un caffè insieme. Conosceva la sua paura ed il suo bisogno come i propri.
Compose il suo numero di telefono e attese.
Uno squillo, due, cinque, ora si sarebbe innestata la segreteria.
La voce che udì non era registrata, era roca, confusa, di donna strappata al sonno:- Pronto?-
Le rovesciò addosso ciò che sentiva di doverle dire, lasciò uscire la rabbia per quel rapporto negato, il desiderio che forse aveva anche un altro nome, la sua paura, il suo silenzio.
Attese il clic che avrebbe chiuso quell'ultima porta, ma non ci fu.
Solo un respiro affannoso, un prendere tempo...un sogno di possibilità nella notte.
- Ti ho sognato...dovremmo parlare, vero?
Un'ammissione incredibile. Finalmente.
- Sono contento.
Sincerità per sincerità, aveva avuto bisogno di dirglielo.
- Potremmo fare a pranzo.
- Sì, domani?
- A domani.
Avrebbe voluto vederla ora, riadagiarsi in quel suo letto, fissando il soffitto con mille domande per la testa se la conosceva un po'. Avrebbe voluto toccare la sua fronte, vedere i suoi occhi. Domani, forse...

Avrebbe voluto averlo accanto ora, ma non aveva molta importanza, avevano trovato una via, forse...
Guardò le persiane accostate, totalmente sveglia, rilassata come non mai nel calore di una stanza che le pareva già meno vuota, senza temere fantasie né sogni.
Le appartenevano di nuovo.
Penombra e calore.

Madkitten

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