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Racconto n° 2214
Autore: Miller Altri racconti di Miller
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Danger, il pericolo viaggia nella mente Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. X Stories, i mille volti di una straordinaria follia The Dreamer, alla ricerca del sogno proibito Destiny, un incontro avvenuto per caso Charlotte, il profumo dell'oblio. Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Mea Culpa, religione e mistero Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Cuba Libre, un sensuale incontro nella magia di Cuba
 
 
Lessico
Ciao Splendida,
quello che mi fa eccitare, nel senso vero, e tu sai come, è il carattere di casualità delle storie (ora abbiamo "Il treno" e "Giornata uggiosa") che esprime proprio il tuo senso di liberazione, da schemi e soprattutto da implicazioni. I tuoi uomini. Si tratta di figure disposte a sparire così come sono apparse, a volte anche senza conoscerne il nome. Sai cosa significa? Che finalmente scompare l'idea di dover pagare un prezzo, a volte salato, delle nostre segrete aspirazioni, perchè considerate non leggittime, come tali colpevolizzate.

Invece... dopo descrizioni leggere, libere di delineare elegantemente il contesto, secondo una narrazione senza complessi, si arriva di colpo a particolari intensi di una eccitazione "governata" nella sua istintività. Come se fosse il punto dove ci sono le maggiori resistenze. Ecco dove interviene la potenza del linguaggio. Usare in questi contesti termini tipo "grandi labbra" "umori vaginali" "il suo eccitamento" per indicare il suo membro, spegne la potenza della dissacrazione, che, sono d'accordo, non deve scadere nel cattivo gusto, ma deve saper graffiare e descrivere la voglia di essere anche puttana, senza la quale non c'è la profonda compromissione di cui ha bisogno la liberazione. Significa saper rischiare, anche
una caduta di tono che, a quel punto, non fa che rafforzare la complicità su cui si basa il contatto occasionale, ma in pari modo l'amore.

E allora parole come cazzo, fica (non figa come dicono a milano), sborra (ma io preferisco sburro - sburrare - radice latina reo = scorrere), clitoride (ma io preferisco clito, al femminile, non come certe "lesbiche" che lo dicono al maschile, o grilletto,
ciccetto, morso con le labbra, o tirato, masturbato come un cazzetto e poi succhiato avidamente), e così palle, cappella (e non glande, troppo anatomico), fare una sega o un ditalino (e non masturbare che mi fa assonanza con disturbare), culo (e non sedere - sentii forte il desiderio di farmi inculare, da quell'uomo che con semplicità aveva sfoderato un arnese che solo in parte il mio sguardo furtivo aveva compreso, creandomi un ansimo di stupore ed eccitazione, "che cazzo ha quest'uomo" ero riuscita a bisbigliare - ), venire (invece che il solito orgasmo, altra parola che ha degli spigoli complicati al suo interno - mi aveva solo sfiorato nell'incavo della coscia vicino la fica, che ero già venuta e lo sentivo da come colavo fra le natiche, che io tenevo serrate per offrirmi di più a lui, il quale sentendone le dita intrise le ha portate alle mie labbra, infilandomi in bocca un'ebbrezza di me che non conoscevo - ), bocca, bocchino, pompino (la differenza la puoi intuire, il pompino è più dinamico, è il vero coito orale, il bocchino è più correttamente la fellatio [latino = trattare il glande a colpi di lingua] - indugiavo con la lingua su quella magnifica cappella, che mi riempiva se solo tentavo di spingermela in gola, che la mia fica pareva condividere quel senso di essere invasa, colpita, ficcata, lacrimando copiosamente quella inesauribile voglia di cazzo. Ma chi ero? Non mi riconoscevo, quell'uomo stava cavando da me quella voglia di essere troia che mai mi sarei attribuita, e quel che è più sorprendente, non ne provavo minimamente vergogna, ma più ancora cercavo la sua mazza, che si offriva nerboruta al semplice sfiorare delle mie dita, o sulle mie labbra, regalando al mio olfatto già inebriato, quell'odore pungente di animale, di bestia, che in quel momento poteva tutto di me. E più lo osservavo, il cazzo enorme del mio amante, più avevo voglia di scappellarlo, tirando dietro la pelle fino a fargli male, e rimirarlo paonazzo stillare una goccia vischiosa e trasparente che mi affrettai a leccare, a deglutire, ubriacandomi del suo dentro. Lo afferrai per le natiche spingendomi il suo membro in gola fin dove potevo, guardandolo fisso negli occhi, implorando un assenso a sburrarmi, che lui accelerò tenendomi forte per la nuca, chiavandomi questa bocca avida e spudorata per lui... un solco rovente apriva il suo seme, lava, miele bollente che raggiungeva ogni parte di me, ferma, inerte, disarticolata, unita a lui da questo filo di eterno, senza il quale sarei caduta a terra come uno straccio. E straccio mi sentivo, nelle sue mani, torto e sbattuto sulla pietra viva... - )


...mi sono lasciato prendere un po' la mano :) e infatti mi fermo se no me ne vengo... :)

Ehm.. capito, mia cara, la potenza del lessico? Non esiste vocabolario, è dentro di te dalla notte dei tempi, e così come non si insegna a far l'amore, così ti posso solo suggerire i miei desideri di maschio, che poi tu butti nel pentolone... ;)

Cunnilinguo (dal latino cunnus = fica [usato anche in sardegna] leccare la fica, scostando con la punta della lingua labbra gonfie e tumefatte, come due pagnottelle...)

Bastaaaaaaaa........ :)

Ok ok, il tuo narrare è sufficientemente ingrippante, mettici un po' di peperoncino e il gioco è fatto.

A presto, magica!
Miller

Miller

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