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Racconto n° 2224
Autore: Miller Altri racconti di Miller
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Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Whore, una strada senza ritorno nel mondo delle Escort di lusso. Confidence, le confessioni di una escort Perfidia, il desiderio oltre la ragione Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto La collina dei ciliegi, trasgressioni inaspettate. Destiny, un incontro avvenuto per caso Il Diavolo e la Contessa, sogni fuori da ogni controllo Velvet, donne al di sopra di ogni sospetto. True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita.
 
 
Eva
Eva Eva.. avevo ancora negli occhi l'abbraccio fra lei e Giada, il modo in cui era piombata inattesa, e di come soprattutto Giada non se ne fosse mostrata affatto sorpresa. Quell'abbraccio mi aveva restituito una sensazione di scambio fra loro di una fisicità emotiva, intima, carica di femminilità quasi palpabile, o almeno a me così doveva sembrare vista l'eccitazione che mi cresceva fra le gambe, che mi sforzavo di non accarezzare e soprattutto di far
sì che non fosse invadente in quel loro momento.

Mentre mi distraevo sentii che si bisbigliavano qualcosa, captai la parola fortuna, ma io mi chiusi ancora di più nel personaggio austero nel quale Eva mi aveva trovato.
Giada andò via, ed Eva rimase un pò sulle sue, comunque avvertiva il disagio di avermi "sorpreso", come lei più volte mi aveva annunciato, nel mio mondo, più che nella fattispecie con un'altra donna. Dal suo petto leggevo il suo respiro, un misto di emozione
e di eccitazione. Sapevo che era già bagnata prepotentemente, lo sentivo, ma facevo finta di pensare ad altro.

"Non ho molto tempo" quasi bisbigliò "già l'essere arrivata qui è stata una follia, e il ritorno mi richiede un'ora almeno, e non potrei giustificare la mia distanza se succedesse qualcosa."

"Certo" risposi con un sorriso caldo "anzi, penso sia meglio che ti affretti, avremo modo di fare l'amore come ci piace, fra le rose.. ma comunque riposati un attimo, e poi vai via"

Eva guardò la porta, e la sua vetrina che dà sul vicolo: era frastornata. Ci sedemmo sul divano in un angolo discreto, vicino al camino, e quasi subito si tuffò sul mio petto, sussurrando scuse, e poi ti amo, e poi ho voglia. Tentai per un attimo di dirle è meglio che vai, ma la mano mi scivolò fra le gambe, a sfiorarmi qualcosa che mi urlava negli slip, sempre più stretti.
Immediatamente lei accompagnò la sua di mano, volitiva, che prese a stringere e accarezzare. Conoscevo il suo modo di toccarmi, qualcosa di inebriante che spazzava via qualsiasi esitazione. Mi trasmetteva con la mano la sua voglia sempre più incontenibile di prendermelo in bocca, o farsela scopare la bocca, come spesso le ripetevo ansimando.
Le sue dita accarezzavano l'asta in tutta la sua lunghezza, fra i pantaloni, il che rendeva prepotente la mia virilità. Mi agguantava il cazzo, mimando già una masturbazione sebbene castigata dal tessuto.
Non resistetti e mi slacciai, entrai con la mano negli slip e lo tirai fuori non senza qualche difficoltà. La sua mano, la sua mano, che subito con determinazione iniziò a farmi una sega, pratica che ho sempre ritenuto fra le più difficili su cui una donna possa cimentarsi, e la sua sapienza era pari alla sua voglia, di far godere il suo uomo, di fare quello che solo lui sa far bene su se stesso. Eva lo scuoteva con forza, come a me piace, senza un movimento fuori posto. Solo la lubrificazione esigua sulla cappella, che lei si affrettò a rimpinguare versando copiosa saliva sulle sue dita e passandola concitatamente sulla punta, continuando poi a menarlo con voglia sempre più incontenibile. Ansimava, già furiosamente.

Ero indeciso se spingerla con forza a prenderlo in bocca, lo desideravo da pazzi, sapendo che sarebbe iniziato un coito furioso, perchè avrei sentito subito lo scatto della sua gola avvolgente,
che seppur con qualche segno di disagio, sarebbe apparsa ai miei occhi chiusi come la sua fica, scorrevole e bagnata, restituendomi proprio come la sua fica la sensazione di entrarle in pancia. E' difficile a quel punto fermarsi, e non invece spingere con sempre più forza, fino a farle sbattere le palle al mento, ma rischiando davvero di soffocarla.

Non ebbi il tempo di capire, perchè la mia mano era fra le sue gambe, che tentava di scostare gli slip dal suo tesoro pulsante. Le dita si accostarono a quelle labbra enfie, che parevano non così
bagnate, finchè le dita non vennero quasi risucchiate dall'effluvio di umori che vi si nascondevano subito dietro, come una folla di persone che premono contemporaneamente per uscire.

Avevo voglia di leccarla, di bere a grandi sorsi quel torrente che si riassumeva in grosse gocce simili a sperma, ma più fluide, più scorrevoli, ma ugualmente dense che donano alla lingua e alla
gola una emozione corposa, simile a quella che lei prova quando sugge avidamente il rivolo dello sburro rovente.

Le tempie pulsavano, sapevamo che non c'era tempo per tutto quello, ma in un istante era come se lo stessimo facendo.

"Tirati via le mutande" le rantolai.
"Tirale via tu" fu la risposta.

Così feci, così facemmo, e appena stretto quel lembo fra le mie mani la prima spinta fu a passarlo sul cazzo, che bramava quell'odore, quell'umido, prima ancora che materialmente potesse arrivarvi nei pressi. Eva continuava a masturbarmi gioiosamente, come chi è padrona di quella spanna di carne e di assoluto, e la sua mano ora stringeva anche il suo slip, che s'imbeveva di più di calda appiccicata sostanza. Le mie dita erano dentro di lei, che sempre più furiosamente si accostava a me, allargando le gambe in modo carnale, di foia irresistibile, da puttana che solo con me riusciva ad essere, compiuta e vogliosa all'inverosimile. Me ne accorgevo da come la sua fica cambiava forma sotto la mia mano, rovente e sempre più aperta, quasi in modo sguaiato, sprizzava i suoi umori su tutta la mia mano, che non sapeva più quante dita dovesse ancora avere, perchè quella fica, quella adorabile fica tante più ne avrebbe accolte, quante più ne avessi avute, rincalzando con sottili spinte del bacino, accompagnate da flebili ma eccitantissimi spasimi, l'enorme voglia di avermi dentro.

Fu un attimo, balzai su di lei che aveva la gonna alzata in vita, aperta e con la fica grondante che stranamente non guardai affatto, nè mi abbassai i pantaloni, solo il cazzo furioso giusto fuori dalla patta, che la cercava, cercava solo maldestramente di infilarsi, come fa quasi scompostamente il cavallo che tenta di montare la sua giumenta e di infilarla. E proprio come in una monta equina c'è un'assistente che guida il batacchio al suo ricovero, così lei concitatamente afferrò il cazzo e lo guidò verso il suo dentro.
Non riuscì al primo tentativo, ma neanche il tempo di riprovarci ed io scorrevo dentro di lei, che tirò forte un respiro sospiro, che quasi piangeva per l'emozione così intensa di quell'attimo universale.

Non so, non so quanto sia durato, forse un anno forse un secondo, ricordo solo che mai ho avuto una sensazione così intensa di ficcarmi la mia donna, di chiavarla, pomparla, accarezzarla con
un cazzo tronfio e scivoloso, ma così grosso da penetrarle l'anima. E l'anima lei offriva in dono, privandosene per piacere estremo di saperla nelle mani del suo uomo, l'unico da cui voglia essere
chiavata così forsennatamente da placare qualsiasi voglia, qualsiasi desiderio, anche il più inconfessabile. Oddio, sto godendo come una pazza, mentre io mi agitavo in lei come l'ultima delle cose da portare a compimento, poi basta, non c'è più bisogno di nulla.

Le sussurrai di sbrigarci, e all'unisono lei iniziò ad invocare di venire, di venirle dentro. Come qualcosa che arriva da lontano sentivo il mio sperma percorrere millimetro per millimetro il suo condotto, come un viaggio, e il colare a scatti dentro di lei che mi accompagnava in quella danza, fu come il defluire del sangue verso una nuova vita, una stanchezza finalmente avvinta nel senso di assoluto, riposo, dentro di lei, che per attimi ancora pretese che restassi lì, incollato sigillato al suo enorme cuore di femmina, di donna. Vera.

La vidi in controluce armeggiare in piedi con la sua gonna, che non mostrasse le tracce non minime di quel piacere debordante. Ci salutammo in fretta, coscienti che non era una separazione, neanche
temporanea, e sfilò via, nella placida calma di un vicolo che pareva aver assistito a tutto, conservandone il segreto per sempre.

Accomodai un attimo la mia posizione, semidisteso su quel divano, e mi ritrovai fra le mani il suo slip, arrotolato quasi annodato, e gli occhi che corsero su quelle pieghe di tessuto, scivolo d'atterraggio del pizzo trasparente, su cui era disegnata una voglia antica, apparentemente coagulate le mille lacrime d'amore, che aveva versato per me.....



Miller

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