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Racconto n° 2389
Autore: Unuomo Altri racconti di Unuomo
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My Story, il coraggio di affrontare la verità Thunder, eco solenne d'un lampo africano. Madame, i segreti di una signora per bene. Brehat, alla ricerca del blu di Chartres Foreign Affairs, incontri ravvicinati troppo pericolosi Turquoise, paradiso e inferno senza via di uscita. Panama, dentro la trama di un fumetto erotico Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto History, il desiderio venuto dal passato. La schiava, una storia oltre il limite del desiderio
 
 
America
Una pioggia insistente cadeva da un cielo plumbeo mentre i potenti motori del Boeing 747 dell'American Airlines perdevano progressivamente velocità. Dopo i rituali saluti del comandante, i 480 passeggeri scesero dalle scalette e si avviarono verso l'area riservata alla consegna dei bagagli... Venti minuti dopo Davide Albrighi era in attesa di un taxi, all'esterno dell'area destinata agli arrivi internazionali dell'aeroporto J.F. Kennedy di New York. Salì a bordo di una delle migliaia di auto gialle, uno dei segni distintivi della Grande Mela. Percorsero 20 kilometri in poco meno di mezz'ora: era venerdì sera e la città si stava svuotando. Arrivato all'incrocio tra la 5 e la 7 avenue, vicino al Golden Theatre, il dottor Albrighi pagò la corsa, scaricò il bagaglio e si avviò verso casa. Tre minuti a piedi, 30 secondi di ascensore, ed era davanti al suo appartamento. Infilò la chiave nella serratura varcandone la soglia e si trovò all'inizio del corridoio su cui si affacciavano tutte le stanze di quei 180 metri quadrati all'ottantesimo piano del Metropolitan Palace, il grattacielo da cui – prima dell'11 settembre – si potevano guardare le Twin Towers ricavandone l'impressione di poterle quasi toccare con un dito. Anche a più di due anni di distanza, nel suo cervello erano rimaste impresse quelle immagini di dolore, incredulità, distruzione: il fumo nero che si alzava, l'aria frizzante di quel mattino di fine estate squarciato da sirene di ogni tipo, le notizie frammentarie della prima ora e poi la tragica verità di un atto ignobile e vigliacco. Appena entrato udì il lieve ronzio che precedeva l'entrata in funzione dell'antifurto: tempo 6 secondi e, se non veniva digitato sull'apposito display la combinazione alfanumerica che ne costituiva il codice segreto, una segnalazione giungeva alla stazione più vicina del NYPD, la polizia di New York. Davide si tolse la giacca di tweed, allentò il nodo della cravatta e raggiunse il mobile–bar all'angolo dell'ampio salone alle cui pareti, in pietra faccia a vista, erano appese gigantografie di alcune fra le più belle barriere coralline del mondo, ciascuna opportunamente illuminata da un faretto alogeno in acciaio satinato. Prima di versarsi un Martini dry, fu colpito da un aroma inconfondibile. Il Golden Flowers, il profumo al mughetto con una lieve tonalità di muschio bianco e mirra che Chiara G. – la sua compagna – si faceva confezionare da un profumiere nell'Est Side, aleggiava in tutta la stanza. - Strano - pensò. Si aspettava di trovare Chiara a casa dopo un mese di lontananza per via di quella spedizione archeologica al largo della Grecia di cui era stato il responsabile. Ed invece non solo non c'era, ma non le aveva parlato di nessun appuntamento. Quel profumo, infatti, lei lo usava solo in occasioni speciali. Col bicchiere in mano, Davide perlustrò tutta la casa. Prima di entrare in bagno per rilassarsi sotto il getto d'acqua calda della doccia, ritornò verso la porta di ingresso e lo vide: evidentemente il Post-it indaco era scivolato a terra quando era entrato. Lo raccolse leggendone il laconico messaggio scritto con un pennarello nero: - Trovata! Poi ti racconto. Ciao Amore. C. - . Il battito cardiaco iniziò ad aumentare mentre la saliva si rarefaceva. Avvertì una piacevole sensazione mentre il suo membro, spinto da un riflesso inconscio, iniziava ad ingrossarsi dentro i boxer di Calvin Klein. Trovata... Lui e Chiara si erano conosciuti alla Columbia University, incontrandosi per caso mentre stavano andando di ufficio in ufficio cercando di raccapezzarsi in quella babele di documenti, che dovevano essere tradotti e autenticati per essere validi. Sei mesi prima Davide aveva completato brillantemente l'esame di dottorato all'Università di Padova. Pur avendo ottenuto il massimo dei voti, grazie ad una innovativa tesi in archeologia subacquea, il suo docente era stato molto esplicito: - Qui non hai prospettive, ti consiglio di andare all'estero - . Così aveva fatto. Dopo aver inviato, via mail, il proprio curriculum ad una ventina di università, aveva atteso poco meno di due settimane prima di ricevere le prime proposte. E tra queste, quella della Columbia sembrava particolarmente interessante. Si era imbarcato su un volo transatlantico e dopo 12 ore di volo era atterrato a New York. Solo. Il giorno successivo stava completando i documenti, quando, alle sue spalle, avvertì una presenza. Si girò lentamente e ciò che vide lo colpì come un raggio di sole sbucato all'improvviso da un cielo carico di nuvole: una chioma di capelli rossi incorniciava un viso tondo, lievemente abbronzato, dove spiccavano due occhi turchesi. Inconsciamente lo sguardo si soffermò sulla maglia attillata che faceva risaltare un seno piccolo ma sodo; i capezzoli che increspavano la stoffa, mostravano chiaramente che non era sorretto da reggiseno. - Ti prego dimmi che mi capisci - : una voce roca, quasi disperata, contribuì ad aumentare la sua eccitazione. - Certo che ti capisco, sono italiano; posso aiutarti? - . - Wow, che fortuna che ho avuto: sì, non ci capisco nulla con tutti questi documenti; dove devo andare? - . Lui e Chiara si conobbero in questo modo. Lei si era laureata in medicina e aveva deciso di trasferirsi negli USA per potersi dedicare alla ricerca. Dopo aver peregrinato per una serie infinita di uffici ed essersi, finalmente, immatricolati, cercarono un bar per prendere un caffè insieme. Parlarono per un'ora, poi Chiara si alzò: - Devo andare – gli disse piantando quegli occhi verdi opale dritti nei suoi - sto ancora cercando di trovare un appartamento. Ciao - e gli diede due innocenti baci sulle guance. Si lasciarono così, senza nemmeno scambiarsi i rispettivi numeri telefonici o la mail. Per lui i primi mesi furono un inferno: imparare una lingua nuova, comprendere i meccanismi di studio, individuare un argomento di ricerca che fosse compatibile con le esigenze del dipartimento. Davide arrivava alla sera distrutto, incapace di fare altro se non di gettarsi a letto in un piccolo appartamento che l'Università gli aveva messo a disposizione. Nel giro di poco tempo, però, la sua mente brillante iniziò ad attirare le attenzioni dei suoi docenti ed in breve si trovò tra le mani un contratto di insegnamento. Uno stipendio mensile iniziale che era quanto guadagnavano, in Italia, certi ricercatori in un anno intero. Davide iniziò una nuova vita. Grazie ai numerosi contatti che riusciva a stabilire attraverso l'Università, divenne vicepresidente di un'importante fondazione che si occupava della scoperta e recupero di reperti archeologici. Con i primi introiti delle sue molteplici attività, riuscì ad affittare un attico nella zona nord di Manhattan. Una domenica pomeriggio si trovava, come di consueto, all'interno di Bookberries al 983 di Lexington Avenue. Tra le mani sfogliava l'ultimo numero di un saggio che aveva pubblicato un suo lavoro. - Interessante? - . Sobbalzò nel sentire quella voce roca provenire dalle sue spalle. Si voltò e vide un viso tondo allargarsi in un sorriso meravigliato e compiaciuto: - Ciao, ti ricordi di me? Sono Chiara - . - Certo che mi ricordo, come va? - . - Benissimo grazie, adesso lavoro come chirurga nell'ospedale universitario. Sono davvero felice, e tu? - . Decisero di uscire e passeggiare fino ad un bar italiano che si trovava a qualche centinaio di metri dalla libreria. Dopo un'ora di chiacchiere, Chiara fissò negli occhi Davide: - Hai conosciuto qualcuno di interessante? - . - No, e tu? - . - Ma come? Non dirmi che le americane non sono attratte dal maschio latino - rispose ridendo. - Beh sì, ma in questo momento della mia vita sto cercando qualcosa di più che una semplice avventura, e tu? - . - No, io no; gli americani, a differenza delle loro connazionali, non sono particolarmente attratti dalle donne italiane o forse non mi trovano attraente - . - E' proprio vero che non capiscono nulla - rispose Davide. Risero di gusto a quella battuta: - Si è fatto tardi. Che ne dici se andiamo a mangiare qualcosa? - . Davide avvertì chiaramente il rossore che stava coprendo le sue guance, segno inconfondibile della timidezza che lo aveva seguito, fedele compagna, per tutta la vita. - La trovo una splendida idea, andiamo - . Scelsero un ristorante italiano dove, da buoni veneti, si dedicarono coscienziosamente alle specialità di pesce preparate dal cuoco. Mentre mangiavano, continuavano a chiacchierare scoprendo una crescente confidenza. Alla fine della cena uscirono dal locale. Ad entrambi venne spontaneo prendersi per mano mentre camminavano lungo le vie di quella città. - Io abito qui - disse ad un certo punto Chiara, indicando un edificio liberty con le ringhiere in ferro battuto. I loro sguardi si incrociarono per poi abbassarsi pudicamente: - Sali? - gli chiese con una voce ancora più roca del solito. Sempre più rosso in viso, Davide si limitò ad annuire. Non appena la porta dell'appartamento si chiuse alle loro spalle, le labbra di Chiara erano già sulla sua bocca. Le loro lingue iniziarono ad accarezzarsi e le mani scendevano lungo tutto il corpo. - Vieni - gli disse la giovane dottoressa mentre, tenendolo per mano, lo accompagnava in camera da letto. Davide le cinse i fianchi con le braccia, iniziando a baciarla sul collo e risalendo dolcemente fino a succhiarne i lobi delle orecchie. L'aiutò a sfilarsi di dosso la T-shirt nera che ne metteva in risalto le forme aggraziate, e le slacciò il reggiseno. La voltò verso di lui ed iniziò a succhiarle i capezzoli mentre le mani scendevano ad abbassare la cerniera dei jeans. Le dita scostarono un lembo delle mutandine ed iniziarono ad accarezzare le grandi labbra già umide dall'eccitazione. Chiara decise di aiutarlo e quasi con rabbia si tolse di dosso i pantaloni attillati. Ancheggiando dolcemente li lasciò cadere a terra mentre, fissandolo negli occhi, le dita erano già sull'orlo superiore del perizoma nero che subito dopo seguì lo stesso destino dei jeans. Il corpo di Chiara era davanti a lui. I seni si muovevano freneticamente seguendo il ritmo del respiro sempre più accelerato dall'eccitazione. Le braccia erano abbandonate lungo i fianchi e in mezzo a quelle gambe sinuose spiccava una folta peluria nera, delicatamente scolpita lungo l'inguine. Davide la spostò sul letto. Si mise sopra di lei e con la bocca iniziò a perlustrarne tutto il corpo. Leccò e succhiò avidamente la sua saliva, scese lungo le ascelle, si soffermò ancora su quei seni sodi e turgidi. Strappò un sorriso a Chiara, quando le baciò l'ombelico, ed un mugolio di piacere quando la bocca iniziò a scendere verso la sua fica. Con le dita scostò delicatamente le grandi labbra ed iniziò a succhiarne gli umori che ormai grondavano per la crescente eccitazione. Si concentrò sul clitoride che iniziò dapprima a titillare poi a mordicchiare con grande delicatezza. Le mani, nel frattempo, avevano iniziato a sfilare le calze autoreggenti che coprivano le gambe ben scolpite della sua amante. La lingua abbandonò momentaneamente la fica per scendere a leccare ogni angolo di pelle assaporandone l'odore. Le accarezzo i piedi. Li prese fra le mani ed iniziò a leccarglieli indugiando sullo spazio interstiziale fra le dita. Poi risalì per tornare a stimolarne il clitoride ormai gonfio di eccitazione. Mentre la lingua con movimenti circolari continuava a suggerlo, prima un dito, poi due, entrarono dentro quella fica fradicia. Decisa a porre termine a quella deliziosa tortura che la stava struggendo, Chiara appoggiò la mano sopra quella di Davide quasi per bloccarla dentro di lei. L'orgasmo salì impetuoso dal suo basso ventre e si trasformò in un mugolio di piacere che ad entrambi sembrò non finire mai. - Mi hai uccisa - - gli mormorò – - tu mi hai uccisa - . Davide lasciò che la sua giovane amante riprendesse il contatto con la realtà, continuando ad accarezzarla. Poi riprese a baciarla. Chiara si trovò ad assaporare i suoi stessi umori che avevano imperlato le labbra del suo amante. Improvvisamente decise di alzarsi. Gli si mise davanti, tendendo le mani per invitarlo a mettersi in piedi. Gli accarezzò il viso con la punta delle dita ed iniziò a slacciargli la camicia. Indugiò con le mani fra i peli che spuntavano dal petto e poi cominciò a baciarne i capezzoli, risalendo fino alla bocca. Le lingue tornarono ad incontrarsi, a toccarsi, ad accarezzarsi. Con le mani Chiara slacciò la cintura dei pantaloni, ne aprì la cerniera e, inginocchiandosi, glieli sfilò dalle gambe. I boxer faticavano a contenere il cazzo oramai più che eccitato. Era un gonfiore delizioso quello che balzava davanti ai suoi occhi. Delicatamente infilò le mani all'interno di quell'intimo nero. Facendo sempre molta attenzione, iniziò ad abbassarli. Appena lo spazio fu sufficiente, il cazzo fuoriuscì quasi fosse grato di quella inaspettata libertà. Chiara lo soppesò, lo guardò, iniziò ad accarezzarlo dolcemente. La sua mano faticava a stringerlo. Notò che il suo amico si era sottoposto a circoncisione: il glande rosaceo era già pronto, umido. Chiara continuò nella sua masturbazione. Di tanto in tanto le dita scendevano ad accarezzare le palle per poi sfiorare l'incavo del culo del suo amante. Poi con la lingua iniziò a percorre tutta l'asta mentre le mani continuavano ad accarezzargli il culo. Spinse Davide sul letto e si infilò fra le sue gambe. Infilò in bocca il glande e guardandolo negli occhi iniziò a succhiare, aiutandosi con le mani. Mentre quel pompino sublime sembrava non finire mai, Davide le accarezzava dolcemente i lunghi capelli rossi. Non appena avvertì i primi spasmi che segnalavano l'imminente orgasmo, Chiara si fermò. Sali sopra il suo corpo. Prese fra le mani quel cazzo che i suoi sapienti baci avevano reso duro come lama che fende il burro e se lo infilò dentro di lei. Iniziò a cavalcarlo, Dapprima lentamente, poi aumentando progressivamente il ritmo mentre i capelli sembravano mossi da un vento impetuoso. Da quella posizione, Davide notò le prime stille di sudore che imperlavano la fronte di Chiara. Con le mani continuava ad accarezzarle i seni alternando quel movimento con teneri pizzichi sui capezzoli... Di tanto in tanto Chiara si fermava e crollando su di lui ne cercava avidamente la bocca e la lingua dissetandosi a vicenda. Approfittando di uno di questo momenti, Davide fece forza sulle gambe e rovesciò Chiara. Uscì dalla sua fica, la fece girare sulla pancia e salì sopra di lei. Le gambe formarono un angolo retto e circondavano le natiche di Chiara. Davide iniziò ad andare su e giù lungo la sua schiena in modo che il cazzo e le palle strusciassero lungo l'incavo del suo culo mentre con le mani le massaggiava delicatamente la nuca e le spalle. Dopo alcuni minuti di quel body massage, Davide iniziò a leccarne la schiena ed il culo. Si concentrò sul suo buco, notando che era ancora inviolato. - Mhh che bello - mormorò Chiara. La fece stendere su un fianco in modo che mentre la lingua ne stimolava il sedere, le mani continuavano ad accarezzarle la fica. Avvertendo che per la sua giovane amica l'orgasmo era oramai imminente, la fece mettere carponi e le entrò dentro. Iniziò a muoversi lentamente. Ogni qualvolta Chiara era vicina all'orgasmo, lui si fermava. Avrebbe voluto continuare con quella tortura per un tempo infinito, ma lei quasi lo implorò di farla venire un'altra volta. Accelerò gradatamente il ritmo e continuò a pompare dentro di lei fino a quando i rantoli del piacere non cessarono. Estrasse il cazzo ancora turgido da quella fica i cui umori oramai grondavano incontrollati. La girò su se stessa e salì ancora sopra di lei iniziando a masturbarsi. Chiara iniziò ad accarezzargli i fianchi, fissandolo negli occhi, quasi invitandolo a prendersi tutto il tempo che voleva. Intuendone il piacere imminente, Chiara chiuse gli occhi. Lo sperma fuoriuscì abbondante e le colò sul viso. Chiara iniziò a sorridere. Poi lui si chinò sopra di lei e la baciò ripulendola da quella crema bianca. Lei si passò un dito sull'angolo delle labbra e sempre sorridendo lo succhiò vogliosamente. Rimasero abbracciati per un tempo che ad entrambi parve interminabile poi, vinta dalla stanchezza, Chiara si addormentò. La radiosveglia si accese alle 7 del mattino col notiziaro di Z100, una delle tante radio di New York. Chiara si alzò. Fu sorpresa nell'accorgersi della sua nudità poi, come un flash, tutto le tornò alla memoria. Sopra il comodino, un biglietto: - Sei bellissima quando dormi. Un bacio, Davide - ed un numero di telefono. Chiara trascorse la giornata in corsia. Contrariamente al solito le visite ai pazienti, l'attività di ricerca non la assorbivano totalmente. Si stupiva di avvertire il battito del suo cuore che accelerava ogniqualvolta riandava con la mente a poche ore prima. Tutto le era rimasto impresso. Tutte le emozioni, l'ondata travolgente degli orgasmi ripetuti, la dolcezza di quei baci e di quelle carezze. Dovette persino recarsi in bagno per dare momentaneo sfogo a quella crescente eccitazione. Poco prima di uscire dallo studio, prese da una tasca del camice il suo Motorola. Rimase per alcuni secondi indecisa e poi compose un numero mentre il cuore batteva all'impazzata.



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