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Racconto n° 2424
Autore: Faber Altri racconti di Faber
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Inferno, le ombre oscure della rete. Social Game, la tentazione che viene dal Web Gebebeh, l'antico aroma dell'altopiano. Debacle, il prezzo della verità. The Game, il gioco del sesso e della follia. Mea Culpa, religione e mistero True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita. Sacrificium, la sfida degli dei. Revenge, una vendetta da servire calda Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere
 
 
Acquarello. Al mare
Il traffico sull'Aurelia, ha onde, attimi di congestione dietro un camion o un autobus che indugia nella sosta, per una coppia anziana che a fatica ne calca il gradino e ne scende. Poi riprende fluido della giornata non festiva, a metà settimana, nella controra in cui solo chi è costretto affronta il caldo torrido di lamiere e asfalto estivo.
Sono scesi alla spiaggia.
Con una sacca e un ombrellone verde di tela colore di tendone vecchio, lisa di sole. Verde maturo di più di un'estate.
La ragazza sui venti anni, lui che non ne avrà più di venticinque, a esagerare.
Piccola barba a punta, aperta e spettinata, sotto capelli corti, spettinati anche loro. Quasi dritti.
Lei castana, corta di linee ma proporzionata. Scivola, fuori dai jeans larghi, la forma armoniosa di fianchi e culo. Castana scura, frangia che le carezza gli occhi se muove la testa, codino alto, legato da un nastro nero, forse velluto, piccola criniera. Bikini colorato a piccoli fiori.
Alla caviglia, all'interno , mentre ruota il palo inferiore del piccolo ombrellone per affondarlo e ancorarlo al suolo, in una giostra di fianchi e culo, mostra un tatuaggio che sale dalla caviglia, un fiore che sembra disegnato, a petali staccati, da uno stencil su un muro di pelle chiara appena ambrata. Arrotonda i petali stilizzati al giogo della caviglia e avvolge parzialmente, come fosse posato sulla pelle o cresciuto lì di natura.
Fianchi che si stringono, ma nemmeno troppo.
Lui con gesto di affetto usuale la afferra proprio lì e la sbilancia. Quasi lei cade e il culo tende il piccolo slippino del bikini, scivola nel solco, quasi ci affoga.
Natiche scolpite si aprono come una pesca al sole tagliata dal tessuto.
Un'ombra di pelo all'ombra delle cosce. Dove il tessuto si è nascosto e ha fatto ritirata.
Pelle tesa.
Lei ride e scalcia sabbia grossa di Liguria, senza volerlo colpire veramente, solo per gioco.
Alla caviglia ha una catenella sottile d'oro, ciondoli indecifrabili se non hai lei addosso, e non ci giochi con le dita. Fascia la caviglia libera dal fiore, cadendo morbida sulla sporgenza del malleolo.
Morbida.
Alla caviglia opposta, lui ha un cerchio blu con un nodo. Un pezzo di corda colorata, piccola fune che fa due giri, si intreccia e poi è resa chiusa con un nodo di quelli fatti per non essere aperti.
Al massimo tagliati se finisce un amore.
Non ha nulla di particolare, è solo corda vecchia. Blu stinta. Da qualche bagno in mare, dal sole e dal sale.
L'ombra del piccolo cerchio di tela verde stinta disegna ormai non più un cerchio perfetto ma un ovale. Al suolo.
Saranno già le due, forse le tre stanno per suonare.
In collina dove il ritmo del tempo è ancora sancito dalle campane.
Non qui sul mare.
In quell'ovale lui trova una nicchia sagomandosi al bordo dell'ombra, arco laterale. Lei di schiena al suolo al centro di quell'arco.
Solleva la caviglia e la gamba destra, posa il piede al suolo, disegnando di muscoli un polpaccio.
L'altra la alza e la lascia ricadere sul culo del ragazzo, di traverso.
La catenella ciondola nel vuoto.
Lei col polpaccio posato sul costume del ragazzo gioca con le dita del piede, le unisce e le divide, le allunga e le ripiega. Al movimento la catenella oscilla e potresti aspettarti anche che all'improvviso emetta un tintinnio o un suono.
Sfrega il polpaccio sul sedere sotto, stazzona il costume, senza guardare sembra verificare che lui sia lì. Con lei.
Il piede gioca con l'aria e di quel possesso infantile, eppure così femminilmente ostentato, sembra gridare la felicità e la malizia del compiacimento.
Lo sveglia, inevitabilmente, lui che cotto di sole quasi prende sonno,in questo modo.
Lui si porta a sedere, più all'ombra, il sole al suolo continua a scivolare e l'ombra ora è laterale, arrivata a tre grossi sassi buttati lì qualche tempo prima dai capricci del mare.
Lei gioca con la corda blu sbiadita, alla caviglia del ragazzo, infila un dito tra la corda e la pelle e cerca di farlo girare. Tendendola.
Sforzando il nodo che non cederà mai in quel modo. segnando un po' la pelle con l'attrito.
Lui le cinge la schiena e libera il legaccio al reggiseno del costume.
Bacia un capezzolo scuro, largo che appena appena comincia a serrarsi e raggrizzire, libero dalla stoffa. Ci indugia, chino, seduto.
Nascosta tra le loro ombre la sua lingua gioca.
Lei butta la testa indietro a quell'assalto e sferza di capelli col codino. L'ombra.
Poi lui abbandona l'areola, che asciugherà la sua saliva al sole assai in fretta, e bacia lei. Finiscono l'apnea solo per correre a tuffarsi in mare.
L'Aurelia alle loro spalle, alta ricomincia la sua vita senza fine.
In spiaggia cominciano ad arrivare famiglie, coppie con bambini, persone.
Piantano altri ombrelloni di vari colori.
La spiaggia si fa pizza di colori. Anche di fianco al loro ovale.
Vicini, vicini.
E' finita la controra.
Se guardi, in collina le campane battono la mezza dopo le cinque, il mare, forse li puoi ancora vedere...

Faber

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