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Racconto n° 2575
Autore: Madamesnob Altri racconti di Madamesnob
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Danger, il pericolo viaggia nella mente Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. X Stories, i mille volti di una straordinaria follia The Dreamer, alla ricerca del sogno proibito Destiny, un incontro avvenuto per caso Charlotte, il profumo dell'oblio. Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Mea Culpa, religione e mistero Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Cuba Libre, un sensuale incontro nella magia di Cuba
 
 
Non mi hai nemmeno mai vista ballare
E va bene, la scrivo dannazione. Che serva a togliere questo tappo denso di paura e malinconia dalle mie dita; se è questo che devo fare, se è l'unica via per liberare le mie dita da questa colla, e sia.
Quante volte l'ho iniziata? La prima frase oramai ha la forma delle mie labbra, si snoda sulla mia pelle mentre ondeggio invisibile al mondo. Stavolta forzerò le dita oltre la china, le lascerò scendere e se le vedrò aggrapparsi con fierezza ai fili nodosi della mia coscienza, le strapperò senza esitazione e le spingerò finché non si scioglieranno in scrittura vera.


- Non mi hai nemmeno mai visto ballare. E questo significa che non mi conoscerai mai davvero, che rimarrò per Te alone senza contorni. Una parte di me insorge guerriera quando ci penso. Il primo motivo è che lì sta la mia essenza. L'altra ragione è poco nobile, e molto umana. Io so che T'innamoreresti di me se mi vedessi danzare. Lo so perché conosco la Tua sensibilità e so di cosa T'innamori, cosa Ti piega le gambe e cosa invece T'inchioda il cervello ad un'immagine, per sempre. Lo so perché, nel non-tempo che ci è stato dato ho assorbito ciò che non avevo di Te dalle Tue parole, dai racconti delle Tue conquiste, dalle emozioni che altre carezze Ti davano.
A volte credo, presuntuosamente, di conoscerTi meglio di molti altri. Certo, a me porgi un fianco soltanto, ma è fragile, morbido da toccare e perfetto da mordere. Quante volte Ti ho stretto tra i denti? Quante volte l'hai fatto Tu? Ma questa è un'altra storia. Non è di questo che voglio parlare ora. Penso alla Tua pelle e perdo la lucidità. Per scrivere devo cacciare quello che Ti farei in gola, prima arrotolarlo sulla lingua, poi pregare che la mia saliva lo corroda e mandarlo giù, graffiante sul palato. In realtà rimane integro dentro di me. Almeno, un giorno forse, laggiù al buio potrà addormentarsi. Morire mai. Maledizione. Mai. Hai preso questa parola da un dizionario che non conoscevo e me l'hai poggiata sulla lingua, era così dolce amore mio, non sono riuscita a sputarla. Si è sciolta dolce e rossa. Ineluttabile come queste mie righe.
Quante parole... quante... quante kazzo. Scritte, sussurrate, dette, urlate, soffiate, o soltanto pensate e intuite. Un mondo di lettere intrecciate, create ad hoc sulle nostre linee, sotto le nostre dita. Persino ora, mentre Ti inghiotto fingendo di non sentire il Tuo sapore, mi rendo conto che non potrò mai scardinarTi dal mio linguaggio, che vivrai sempre nella sottile linea tra asciutto e bagnato, nel confine tra dentro e fuori che sosta impercettibile tra le mie labbra.

Stai tremando. Ti vedo. Ti sento. Questo rende tutto più difficile e lucida la mia paura risvegliando la mia speranza. No. Non posso più permettermelo. Lascia perdere tutti quei banali discorsi sulle corazze, sul chiudersi, sulla fiducia. Non sto parlando di questo. La verità è che quando sono arrivata a dirtelo, quando la prima volta ho liberato le parole ‘mi hai perso' eri già dietro di me. Qualcosa si è avvizzito molto tempo fa e ha continuato a seccarsi sotto il vento gelido del Tuo amore senz'occhi. Chi l'avrebbe detto... Sei la persona che mi ha mostrato come sono, che per via negationis mi ha aperto il cuore su ciò di cui io ho bisogno. Non ripetermi che mi ami. Non farlo. Il Tuo amarmi, indiscutibile quanto personale, non mi basta. Non è ciò che voglio. Credevo d'essere facile d'amare. Probabilmente non è così. Sai perfettamente di avere il mio sangue sulle mani. Ma forse è l'unica cosa che volevi da me.
E ora, è tutto quel che hai di me."


M.

Madamesnob

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