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Racconto n° 2780
Autore: Alejandra Altri racconti di Alejandra
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The Game, il gioco del sesso e della follia. Cuba Libre, un sensuale incontro nella magia di Cuba Confidence, le confessioni di una escort Voyeur, esperienze di una donna senza pudore. Madame, i segreti di una signora per bene. Il Diavolo e la Contessa, sogni fuori da ogni controllo Darkness, cronaca romanzata di una messa nera. My Story, il coraggio di affrontare la verità Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Foreign Affairs, incontri ravvicinati troppo pericolosi
 
 
Di Te e di me.
Di Te.


Al nostro battesimo, in amore, il "Cristallo" della Tua fica snebbia i respiri d'entrambe,
e ingemma le bocche, come due isole deluse ostacolate dalla cornetta.
Poi Tu disancori l'impazienza e l'audacia, e poco scucite dal corpo
spiumi in battente desiderio le gambe, le apri,
allarghi,
dilati persino me.
(Io non sono che un'idiota, impotente. Perché su quel Tuo - parlami - mi sono persa per le vertigini della pazzia.) E mi scavi nella pelle con la pretesa d'un contatto. Brandisci, l'arco della mia schiena,
il pendio contratto che versa la caduta ripida nella coda seduta, a spillo, dove mi cullo
come fossi sudato crepuscolo, estivo,
tra le gole d'una scogliera ancora in penombra, quando solo nostro è l' Amore che mi vince, che mi strozza,
che mi abbatte come una bestia.



Ti Amo, Ti sto Amando fino a morirne, mentre vieni, nell'inferno che attende le mie debolezze, in opposizione a ciò che mi mangia il cuore nel midollo,
e nel ridicolo frammentario dirTi
parole sempre più mute, ma che contraddittorie urlano nel mio sangue quei passi balbettati,
convulsi: "dimmi che sono l'unica... solo io... solo io... la Tua ragazza solo io".

Sogno. Guardo. Godo con Te mentre apro le ali annaspando, nel tentativo di un volo che non mi capacito, e Ti chiedo della vita mia,
dove,
persa chissà dove, "oltre" la piena del Tuo orgasmo.




E di me.


Ansimavi.
Io volevo dirTi che Ti sarei stata accanto, ricercando le parole più adatte per farTi comprendere l`irruenza dei miei pensieri, dei flashback violenti che mi rendono inquieta per il feeling intellettuale noto tra noi, ormai, da troppo tempo.
E agitate le dita battono sul pianoforte, sulla costa dei libri mentre leggo, sulla tastiera del pc, sulle lettere minuscole del cellulare. Agitate per la bramosia di immergersi pretenziose nei tuoi capelli, nella stoffa aperta delle tue vesti, nell`ombelico contratto per violarlo senza indugio.

Facciamo l'amore disincagliando dal fondo delle unghie la plastica del telefono, e il fiato si fa preludio ricco d'attesa, quando confesso l'ansia di non poter attendere un'altra manciata di giorni per l'unica intimità che ci è concessa.
T'ho ascoltata "scoppiare la bolla" dell'utero, con me, ed ora,
allora, per quelle stesse parole, Tu,
"fatti liquido e annegami" tra gli scritti della prosa, i versi, e "l'Arte" del tuo tocco al mio primo orgasmo.
Ho veduto le lenzuola srammendare l'orlo nella solitudine dei miei slanci, e legarmi la gola come cappio ricamato alle fessure della cornetta,
io infilata e sfatta d'umori, nella cruna della tua voce veloce. Snudavi i miei desideri accogliendo ogni descrizione del perché in Amore Ti Amo, abbattendo la distanza, e i crampi vocali del cellulare sudato, attaccato alle labbra gonfie d'ogni parola che pronuncio.


Sto venendo. La lingua è primavera sul giardino della bocca.
Sto venendo e sbavo. Sto venendo e non riesco a dirTi che mi consumi, che siamo legati fin nelle giunture delle virgole, quando ci uncinano, maledicendoci, per la stessa identica voglia d'appartenerci.





Alejandra






La dedica:

- Uno stelo bianco,
perle nude d'epidermide offerte all'ombra, tra le fronde dell'anima che occultano sentinelle il mio eden.
Crudele è frugare nell'istinto, premerlo alla matrice del corpo, strozzarlo al cuore spoglio che La guarda sfidar le stelle, in piedi, magnificamente discinta come un'impudica Diana.
E' nei miei occhi, nel lucido cappio delle cornee che Lei torce i sogni,
nel respiro che allarga gli spasmi segreti del cuore. La vedo. E' Dea
d'amore perchè
Lei ha le dita cinte d'edera,
i piedi che calpestano riverberi di luna nella piega malleabile della curva, a modellar tiepida la nostra sera.
Il suo calcagno è l'elsa della mia penna. E dai miei palmi aperti nasce, si erige dalle unghie marmo soffice, fino alla conca della pianta liscia, dove intingo l'inchiostro latte. Sulle punte, ballerina immota allarga le dita a spremer l'arancia dei pistilli. Li schiaccia padrona deridendoli, quando gl'iris si curvano riverenti,
ad offrirLe il passo. -

Alejandra

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