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Racconto n° 2986
Autore: Morgain Altri racconti di Morgain
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My Story, il coraggio di affrontare la verità Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Danger, il pericolo viaggia nella mente Thunderstorm II, la storia continua Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Debacle, il prezzo della verità. Thunder, eco solenne d'un lampo africano. Darkness, cronaca romanzata di una messa nera.
 
 
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La casa sicura.

Che tu possa comprenderlo o meno, la storia che vado dipanando con qualche esitazione e assai poche certezze, contiene la fine già nell'inizio.
Il racconto che si compone da sé non vedrà mai la luce.
Forse un giorno le mie parole ti raggiungeranno per vie misteriose e in quei modi un po' bizzarri che sempre hanno, le parole, di trasmutare e migrare.
Quel giorno leggerai, e desidererai di non averlo fatto, o che io non avessi mai scritto.
Forse.
Ciò che desideri da me, io non posso dartelo. Sapere non è conoscere. Accetta questo, se non puoi credere ad altro: non è possibile essere allo stesso tempo testimone e protagonista.
Perché le parole sono l'ordito e la trama del Mondo, e noi tessiamo, quando tessiamo, ben più che la nostra parte nell'arazzo.
Per taluni di noi, a questo mondo non esiste più possibilità alcuna di originalità. Ormai raccontiamo sempre la medesima storia – la viviamo, anche. Con parole, queste sì, diverse. Non è una consapevolezza di cui essere gelosi. Attraversa il camminamento sottile, varca la soglia stretta e non avrai fatto altro che accarezzare la ferita che non può guarire.
C'è chi è vi è cresciuto, tra gli affabulatori, e l'ho già detto. E poi è andato via – ma questa, è davvero un'altra storia.
M'immagino di trattare le parole da quelle impostore che, il più delle volte, esse sono. Ma le rispetto, anche, come il cercatore che setacci la pagliuzza d'oro nel fango.
Dammi una storia che sia onesta e sincera, ed io la racconterò. Una storia che possa essere narrata sceverando il grano dal loglio.
Questa è l'unica verità che posso prometterti.
Vedi, è di me che sto parlando. Ho creduto così tanto nella magia delle parole.
E se ritieni di avere capito che è questione di etica più che di estetica, allora, non leggere.

Quella volta era andata da lui con tante domande. Gli stessi dubbi che lui nutre su di sé.
Le aveva risposto che a questo mondo esistono due specie di scrittori: coloro che scrivono una storia davvero buona agli esordi, e per il resto della vita proveranno ad eguagliarla, nel tentativo di emulare se stessi. E quelli che impiegano un'intera esistenza a cercare di raccontarla, come se fosse l'unica buona storia possibile.
Sostenendo che una storia così non ti dia pace, finché tu non l'abbia affidata a qualcun altro. Qualcuno che, aldilà dell'evidenza, possa capire come sia la sola a valer la pena di essere narrata.
Il genere di storia che ti cambia la vita. E magari te la salva, in più di un senso, restituendoti a te stesso.
Le aveva sorriso, e detto che una storia così lei ce l'aveva, che la portava nel cuore e negli occhi. Lei aveva sorriso di rimando, ma più all'immagine di sé alle prese con risme di carta o pagine elettroniche: - Lo sai, non sono una scrittrice - . - Beh, questo genere di storia, a volte si racconta da sola - , e aveva strizzato i suoi, di occhi, come a vedere più lontano. O a condividere segreti.
Lui non è più giovane, ed è sempre indaffarato. Lei ha atteso che fosse solo, gli ha portato le pagine di quei giorni, la parte della storia che lui non conosce. I più tristi e i più belli, per lei. Non ha molta fiducia che possa capire davvero. (Tu prova a immaginare – no, a vedere lei; persino a lui deve tacere troppe cose, così è probabile che poi le dica: - oh bene ragazza, ma questa magia, in fin dei conti, dov' è? - ).
Le persone che ci vogliono un po' bene spesso ci giudicano con indulgenza. Quelle che di bene ce ne vogliono tanto, e per davvero, sono assai più severe.
Il fatto che tendiamo a giudicare noi stessi con poca misericordia è indice di quanto generalmente teniamo da conto la nostra opinione e la nostra persona, e non del contrario.
Lei, ha lasciato che lui leggesse.

- Hai un sapore buonissimo - ora le dice piano, accarezzandole i capelli, il capo di lei sulle sue ginocchia, e sorridono entrambi, senza vedersi, al ricordo di quella serata. Ballavano insieme, nella grande sala. Lui si era chinato e le aveva sussurrato quelle parole. Lei si era scostata un pò, per guardarlo negli occhi, si era quasi fermata: - Volevi dire profumo - .
No - aveva risposto lui riprendendo a guidarla, deciso – ho proprio detto sapore. E lei aveva socchiuso gli occhi, sorridendo e riappoggiandosi a lui, chiedendosi come facesse a saperlo. Perché era vero.
Ci sono sempre stati un salone così ed una casa come questa, nei suoi ricordi. Una casa illuminata dallo splendore dei lampadari a goccia e dalle donne negli abiti regali che ridevano, rovesciando le teste dai capelli magnificamente acconciati. Non la medesima casa, ma - oh sì – il calore e il senso di protezione erano gli stessi, ovunque decidessero di stabilirsi. Lei è sempre stata certa che in luoghi del genere, in serate come quelle, nulla di terribile potesse mai accadere. Fatica ora a immaginare sotto gli alti soffitti decorati creature gàrrule e senza segreti.
In quei palazzi dalle ampie stanze potevano giocare a rincorrersi. A volte davano loro da trovare un monile di luce rappresa, dal vivido bagliore.
E se lo perdiamo? – aveva infine domandato. Le era stato risposto che considerare prezioso qualcosa, al di sopra di tutto, era la maniera migliore per perderla, e quanto ai nascondigli, che fosse sotto gli occhi di tutti, e non ci sarebbe stato modo più appropriato di occultarla.
E' suo, adesso, quell'antico pendente di ori e volùte, e chissà, forse intendevano dire altro, forse lei ha adattato quel ricordo, modificandolo. Ma, da un certo momento in poi, si è resa conto di aver iniziato a dissimulare: ironia e distacco a proteggere ciò che più le è caro. Ora può varcare le soglie dello splendido palazzo e intrattenersi amabilmente con costoro e nessuno capirà mai quanto poco le importa. Quanto le stia a cuore l'uomo pallido e stanco nella grande sala affrescata.
Lei a volte si odia, per questo. Ma non smette di amare lui.
E non è l'Angelo. La luce che credi di vedere in lei, è solo un riflesso. Il dono immeritato.
Lei non dovrebbe neanche essere più qui. Cercava significati, e ha ricevuto in risposta un mistero. Come chiedere al vento. O alla notte.
Così tanto di cui essere grata, e solo parole da dare. Parole che non vogliono dir nulla (cercala altrove, la magia).
Tenebre a sufficienza e quanto basta di luce per poter decidere da sé e non restare in bilico in eterno sul mare d'ombra.
Il vostro gioco, signori, e che siano i morti a seppellire il ricordo dei loro morti. Per sempre.
Così adesso si volta – non ti guarda neppure – e va' via da te.


- Craig Armstrong -




Morgain

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