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Racconto n° 2989
Autore: Nescitgalatea Altri racconti di Nescitgalatea
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Dondola (versi di S. Beckett)
Ascolto mentre guardo fuori. C'è sempre una finestra oltre la quale cacciare via il pensiero, la possibilità di vederlo risucchiare dal paesaggio intorno e magari sparire per un po'.
Anche io con lui.

Ha impiegato meno di tre minuti per scaricare il file. La linea analogica è veloce e il cursore verde procedeva spedito, senza intoppo. Avevo clickkato - salva - e scelto un percorso.
Un percorso per il tuo file. Il tuo spazio.

Beckett ha fatto il resto. Strano a dirsi, ma vero.

finchè infine
giunse il giorno
giunse infine
a capo d'un lungo giorno

ed erano giorni che giravo attorno al suo - Dondola - , lasciandomi dondolare da quel movimento lento, ricalcato nel ritornello che lagna scricchiolando

seduta alla sua finestra
tranquilla alla sua finestra
unica finestra
di faccia ad altre finestre
altre uniche finestre

così io, ora. Seduta alla mia finestra. E' pieno giorno che non vedo. Sei entrato tu, in questo giorno, in questa vita. La mia vita. Le tende su. Sopra gli occhi un velo. Ho aperto il file. La fotografia di una voce. Di quelle strade percorse cieca. Illuminazione volontaria, decisione di mostrarsi

un'unica tenda su
niente di più
mica d'una faccia
dietro il vetro
di occhi affamati
come i suoi
di vedere
essere visti

e ci muoio sui tuoi occhi, filtrati da lenti che non mi permettono l'ingresso. In questo giorno. Solo un giorno. Come tanti giorni. In cui compari dentro. E ora sei qui. Nelle mie cose. Fra le mie carte, i pensieri, i fogli stanchi di tanti giorni. Troppi per come ne avevo visti passare. Questo giorno. E'.

così che infine
a capo d'un lungo giorno
scese giù
giù lungo le ripide scale
tirò giù la tenda e giù
dritta giù
nella vecchia dondola

per questo dondolo. Ti guardo e dondolo. I capelli corvini, introversi, indocili. Tiro giù la tenda. La tua bocca, il limite esatto del suo profilo. Le labbra. Mangiano. Il naso. Annusa. Il viso. Guarda. Giù la tenda per guardarti e trovarti. Eccoti. Eccomi. Eccoci. In questo strano giorno. Dondolando. Smarrisco. Perdo dolore e tempo. Anno dopo anno. Il nero trasformato. Seduta a dondolare. Desidero. Questo spazio obliquo contenuto di te.

e dondolò
dondolò
con gli occhi chiusi
a chiudere gli occhi
lei per così tanto tutta occhi
occhi affamati
tutt'intorno
in alto e in basso
su e giù
alla sua finestra

Zoom avanti, rimpicciolisco il resto. In alto e in basso. Evanescente immagine di un luogo che non conosco. Tu sei lì. Io non ti conosco. Dondolo cercando. Dondolo sperando. Un giorno. Alla fine di un lungo giorno. Tirare giù le tende. Così le mani potrebbero sfiorarti. Chiudo gli occhi. I polpastrelli divorano la tua pelle. Profilo e fondo. Come in un bicchiere, in un lutto, come la gioia. Occhi affamati. Non sapevo fino a questo giorno. Di fame e arsure, di carestie. Non lo sapevano i miei occhi.

seduta alla sua finestra
tranquilla alla sua finestra
tutta occhi
tutt'intorno
in alto e in basso
in cerca d'una tenda su
niente di più
mica d'una faccia
dietro il vetro
di occhi affamati
come i suoi
di vedere
essere visti
no

vorrei mi guardassi. In questo giorno. Ho tirato giù le tende. Il tuo sguardo dentro. Su e giù. Più in là. Oltre. Il mio corpo fatto d'occhi. Qui ora. In questo giorno. Per essere tuo. Il respiro. Alto. Fuori dalla finestra. Occhi come mani. Le mie. Le tue. Che non conosco. Che non conosci. Ascolto. La tua carne che parla. Cosa accade? Dici. Lo dici in questo giorno e apri giorni. Alla finestra aspetto. Mentre mi cavi gli occhi. Statico lontano. Eppure sento. Le scale di corsa. La voglia che non attende. Sento e aspetto. Urgenza. Ora. Qui. Tranquilla alla finestra. Sei dentro di me. Inverso al movimento. Dondoli. Dondolo. Dondoliamo. Le tue mani. Ancora scendono. Le scale. Silenziose ascoltano. Le tende. Coprono la discesa. Scendi. Attraversi le mie voglie senza sorridere mai. Scendi dondolando. Fino alla mia sedia a dondolo. A capo d'un lungo giorno. Sei sotto. Nuda. Pelle senza veli. Nessun altro desiderio. Tu. Su e giù. Entrando.

d'una tenda su
come la sua
appena appena come la sua
un'altra tenda niente di più
e un'altra creatura là
dietro il vetro
un'altra anima vivente
un'unica altra anima vivente
finché giunse il giorno
giunse infine

infine. Altra creatura. Anima spessa di questo Occidente lontano. Oltre il vetro. Oltre nell'indentro. Perché sei qui. Dietro il vetro. La mia parte. Anima vivente. Altra. Che siedi qui accanto. Spessa e accesa. Gli occhi. In ogni luogo. Apro e tiro giù le tende. La mia. La tua. Ho bisogno del.
Dieci sensi. Per capire entrare e uscire. Da me. Da te. Questo dice fuori dalla finestra. Questo sto gridando. Mentre sale la paura. Guardo il tuo sguardo. Mano nella tua mano. Le labbra che scrutano lo spazio. Giù e su. Anima di vetro, anima vivente. Giungesti infine. Lontana. Un giorno. Silenzio opaco. Avverto te. So che ci sarai sempre. Scritto nello scricchiolio della mia dondolante essenza. Spiegami l'ultimo senso. Questo che mi conduce. Giù e su. In te. Inchiodata dentro. Inchiodato dentro. Dondolando.


e la dondola a dondolare
a dondolare ancora
così che infine
a capo d'un lungo giorno
scese giù
infine scese giù
giù lungo le ripide scale
tirò giù la tenda e giù
dritta giù
nella vecchia dondola
delle braccia finalmente
e dondolò
dondolò

ed è lama il tuo sguardo. Dondola. Lama che s'intreccia alla mia carne. Liquefatta. Sottile linea tra le braccia. Finalmente. Le braccia. Sottile non s'incurva incide. Incidi. Lungo le ripide scale. Sventri e divergi. Cuspide che tagli. La vecchia dondola trema. Così il mio vuoto. Inciso. Sanguina. Tiro giù la tenda e giù. Dritta giù la tua lama. Penetra. Dritta. Nel mio odore. Sordo. Cieco. Fino a quel giorno. Questo giorno. Dondolare. Dondolare. Sulle tue lame. Questo faccio delle braccia. Finalmente. Le tua braccia che abbracciano. Stringono. Svengono giù. Su io. Sopra di te. Esangue. La finestra che sbatte. Tuona. Rimbomba. Su e giù. Rimbomba. Ora. Infine. Io sopra, tu sopra. Astuto il legno che non si sottrae né divide. Muove corpi. Elimina spazio eccedente. Un file. Desiderio. Un file. Occhi. Un file. Tu. Ora e ancora. Giù. I tuoi capelli. Nei miei.
La vecchia dondola. Macerie. Dondolò. Infine scese giù.

fino al giorno
a capo d'un lungo giorno
in cui disse
a se stessa
a chi altri mai
tempo che la finisca
tiri giù la tenda e la finisca
tempo che scenda giù
giù lungo le ripide scale

ripida. La paura. Lama che non lascia scampo. Tempo. E' solo questione di tempo. A capo d'un lungo giorno. Tempo che la finisca. Finisco prima di finire. Finiscimi. Mi finirai. Arriverò alla fine. Fondo. Giorno senza tramonto. Voglio appoggiarmi al tuo petto. Finire. Chiudere il cerchio. Astratta attraggo forze contrarie. La lama precipita giù. Rivoli a perdere. Ematica presenza di ferro. Le braccia legnose che stringono. Non soffoco. Prendo aria. Dondolando. Le ripide scale. E' tempo che la finisca. Resta. E' tempo che la finisca. Non andare. E' tempo che finisca. Giù le spalle. Giù il tempo. Giù il suono. Silenzi. Dondolanti. Le mani. I tuoi occhi. Silenzi. Il tempo per te. Silenzi. Il tempo ingiusto. Silenzi. Tiri giù la tenda e la finisca. Cosa accade? Il luccichio confonde. Giù la tenda. Ti desidero come il vuoto. Idea. Vuoto. Sopra e sotto. Ti desidero. Amo la luce che confonde il tuo profilo. Istantanea. Non so chi sei. Istantanea. E' tempo che la finisca.

no
finito con questo
alla dondola
delle braccia finalmente
dicendo alla dondola
dondolala via
turale gli occhi
a fottere la vita
turale gli occhi
dondolala via
dondolala via


* Versi tratti da - Dondola - di Samuel Beckett.

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