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Racconto n° 3241
Autore: Madamesnob Altri racconti di Madamesnob
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My Story, il coraggio di affrontare la verità Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Danger, il pericolo viaggia nella mente Thunderstorm II, la storia continua Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Debacle, il prezzo della verità. Thunder, eco solenne d'un lampo africano. Darkness, cronaca romanzata di una messa nera.
 
 
21:15

E' rientrata in casa prima stavolta.
Forse si è fermata a chiacchierare meno del solito; il solletico leggero che le carezzava da dentro la pelle del ventre l'ha distratta dai convenevoli cordiali delle colleghe. Sì, presumo sia questo il motivo. E' salita in auto quasi frettolosamente, gettando le borse sul sedile a fianco, dimenticando persino di accendere la radio e sorridendo inconsapevolmente alla sera violacea mentre il bacino oscillava impercettibile durante la guida..
I gesti si sono dipanati senza alcuna volontà, sono scivolati lungo la consuetudine quotidiana mentre la mente galleggiava in un languore appena distinguibile: il parcheggio, la chiamata dell'ascensore, le chiavi di casa, la borsa sul divano... ogni azione seguiva il proprio atavico percorso.
E' per questo che subito non se n'è resa conto. Aveva già ammonticchiato i vestiti in un angolo del corridoio quando ha guardato l'orologio: le 20:40.

E' presto. Troppo presto per la doccia.
Rimane in bilico sulle piastrelle gelate, indecisa sul da farsi, fortemente combattuta tra i brividi freddi della pelle sudata e la promessa che dalle labbra è scesa e ha messo radici tra le sue anche.
"Beh.. magari intanto apro l'acqua..."
Lo scroscio della doccia riempie le stanze vuote mentre lei indugia davanti allo specchio, stringendosi i gomiti, soffermandosi un attimo di troppo sulle spalle, risalendo lungo il collo e ritrovando la memoria del tocco di poche ore prima.

Le 20:46. Ancora troppo presto. Amen.
Alla fin fine... chi può venirlo a sapere? Imbrogliare un poco non guasta, no?
Lascia che l'acqua rompa la tensione della giornata, coli sulla nuca e scenda lungo la schiena, tra le natiche, e rilassi le gambe contratte. Alza il viso verso il getto bollente, chiude gli occhi alla potenza dell'acqua e socchiude la bocca lasciando che quella carezza liquida le sciacqui il gusto dell'ultima sigaretta.
Sceglie l'olio da bagno, perché è troppo stanca per pensare poi di massaggiarsi di crema. Meglio coccolare la pelle sin d'ora. La sensazione serica del bagnoschiuma le scende lungo la gola e corre fino al seno, zampillando morbido dai capezzoli appuntiti e creando catene di bollicine ridenti lungo i fianchi spossati. Le mani percorrono cieche tutto il corpo, senza fretta, assaporando lo sciogliersi dei muscoli al loro passaggio. Finora ha evitato con cura di sostare tra le gambe, ma ora, complice la necessità di lavarsi, le dita scivolano facilmente tra le pieghe dormienti. Ed è elettricità. In un attimo la pelle s'arrossa e si gonfia desiderosa di contatto. I polpastrelli volutamente leggeri, giocano liquidi senza mai premere a sufficienza. Dietro le palpebre chiuse lei intravede da lontano l'incresparsi dell'onda.

Apre gli occhi di colpo, allontanando la mano come se si fosse scottata.
Sbircia l'ora dal vetro della doccia. Le 20:57.
Sempre troppo presto.
Spazientita si risciacqua velocemente, sferzando d'acqua fredda ogni parte del corpo, lasciando che il getto le violenti la pelle illanguidita.
Fuori dalla doccia si asciuga velocemente, strofinando con cura il telo bianco sulla pelle arrossata. Esce dal bagno e si lascia cadere sul letto. Chiude gli occhi pensando alla cena che non ha voglia di preparare e, mentre la ragione tenta di trascinarla su una delle sue innumerevoli liste di cose da fare, il corpo ha la meglio, il respiro rallenta e il viso cerca rifugio dalla luce.
Liquida, ora viaggia nei suoi sogni perfetti, tracciandone ogni dettaglio, sorridendo alla visuale d'angolo, quella che per la fretta si dimentica sempre di disegnare, troppo abituati a guardare i sogni in faccia.

Un brivido la scuote e gli occhi lasciano a malincuore la fantasia perfetta.
Le 21:14. Meno un minuto.
La mano destra s'infila veloce sotto il corpo abbandonato e cerca il calore appena sopito. Le dita riprendono il sogno, lo plasmano sulla creta liscia del sesso, soffermandosi finalmente su ogni centimetro, rilevando ogni sussulto, godendo ogni vibrazione. E, mentre percepisce le onde lontane, mentre le rallenta per osservarle meglio, mentre il loro profumo salato le ha ormai riempito il naso...
Gli sorride.

Madamesnob

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