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Racconto n° 3243
Autore: ElisaN Altri racconti di ElisaN
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My Story, il coraggio di affrontare la verità Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Danger, il pericolo viaggia nella mente Thunderstorm II, la storia continua Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Debacle, il prezzo della verità. Thunder, eco solenne d'un lampo africano. Darkness, cronaca romanzata di una messa nera.
 
 
La telefonata
Il sole s'insinua senza permesso fra gli interstizi delle persiane. Questa mattina non mi sono spalancata al mondo. Voglio rimanere avvolta dall'oscurità del mio piccolo appartamento disperso fra i campi, lontano dalle concitazioni metropolitane, con il lago stagnante e gelido che regna disarmante, testimone del mio vissuto.
Infilo una musicassetta nel vecchio mangianastri. Sento la necessità di congelare il silenzio assordante della mia anima. Mi accendo una sigaretta e penso alla meravigliosa Huma Rojo in - Tutto su mia madre - , incontrollata nella sua frenesia, mesta e sola nei suoi deliri, incompresa e vittima del suo inquieto destino, proprio come me. Per lei il fumo è l'unica cosa che abbia sapore e odore. Temo di condividere con l'attrice la malevola convinzione.
Premo il tasto - Play - . Ignoro l'ugola che strillerà fra le mura domestiche. Sulla cassetta non ci sono etichette indicative, solo graffiature e acari sedimentati dal tempo.
Ho centinaia di CD che argentano il contenitore di plastica nera. Ma oggi necessito di scoprire una novità, tuffandomi nel passato impalpabile.
Mi accomodo sul letto sfatto, fra coperte e lenzuola avvoltolate da una notte agitata dai primi scialbi accaloramenti primaverili.
Aspiro nicotina, suggendo dal filtro una morte annunciata.
Il fumo mi graffia la gola, scivola giù, a sbuffi ritmati, fino alla bocca del mio stomaco e ne morsica veemente le pareti. Sento le mie viscere reclamare, ma non le ascolto. Inizierò da domani e domani rimanderò ancora. Il mio tempo è costruito sull'artificio degli appuntamenti procrastinati.
Una melodia dolce e screziata scivola nell'aria, svelandomi la maestosità della Piaf nella - Vie en rose - . Persino la musica concorre alla mia malinconia e ingrassa la mia solitudine.
Sto per sprofondare in un sonno dimentico, quando il mio cellulare vibra insolente sul faggio del comodino, contro il portagioie d'ebano intarsiato.
Allungo la mano, con l'intenzione perentoria di rifiutare la chiamata.
Afferro l'arnese tecnologico a cui ho stoltamente permesso di cadenzare ogni mio istante, osservo la luce azzurrata che gioca un'intermittenza frenetica sul display e strabuzzo gli occhi per leggere chi sia lo scocciatore, indefesso ed ostinato nella mia ricerca.
Il numero risulta privato. Sono combattuta se rispondere o meno. Ma la curiosità femmina mi impera di bloccare lo scorrere del nastro musicale e di dare un'identità allo sconosciuto.
Rispondo con un - Pronto - asciutto.
Avverto un tossicchiare stizzito, seguito da una voce calda e suadente che cerca una certa Silvia.
- Ha sbagliato numero! - Rispondo con tono sgarbato.
- Sei la sua amica, quella russa, sì, quella che la copre ogni volta che va a casa dell'amante.- Asserisce con una palese amarezza ed un tremante magone che tradiscono la ferita sanguinante del cuore.
- Le pare che io abbia un accento russo? - Tento di essere accomodante. In fondo anch'io ho un seme d'amore che ha attecchito nelle mie viscere e che fruttifica giorno dopo giorno bacche di dolore amaro.
- Mi scusi. Forse ho digitato male il numero sulla tastiera. - Quasi geme sommesso.
- Non importa! - Sono diventata decisamente più morbida e gentile.
- L'ho disturbata? - Tranquillizzatosi all'idea di parlare con una sconosciuta, mi rivela una voce pacata di uomo adulto.
- No, ascoltavo una vecchia canzone francese. - Rispondo, mentre spengo quel che resta della mia sigaretta sulla geisha dipinta sul piattino che mi hanno regalato al Sushi bar.
- Ha una bella voce, lo sa? -
Ammutolisco per l'impertinenza. Sento la mia privacy invasa da un tale di cui non conosco il volto ed io non sopporto non poter guardare le persone negli occhi.
- Dove si trova in questo momento? - Riempie arrogante i miei silenzi cogitanti.
- Sdraiata sul letto! - E mi mordo le labbra per essere stata ingenuamente troppo sincera ed avergli offerto terreno fertile.
- Si metta comoda, abbandoni le negatività che l'assillano e si faccia cullare dalle mie parole. -
Sono irritata dal fatto che dia per scontata la mia sofferenza, che si arroghi il diritto di dirmi cosa devo fare, che riesca a persuadermi, automatizzarmi nei movimenti, annichilirmi nel pensiero.
Tossicchia con un raspo alla gola da fumatore accanito e avverto la sensualità di corde vocali non più giovanissime. L'esperienza, penso. Già, il fascino di chi la sa più lunga di me. Non può che essere questo il motivo per cui non riappendo, non mi ribello, non rispondo con quell'astiosità che così odiosamente mi distingue.
- Cosa indossa in questo momento?-
Non posso dirgli che porto lingerie in pizzo e tubino fasciante in satin nero. Non ci crederebbe nessuno: sono appena le dieci del mattino.
- Un'informe tuta da ginnastica. - Rispondo schiettamente, mettendo alla prova la sua capacità di eccitarsi al di là dei fronzoli.
- Immagini che io sia sopra di lei, nel suo letto. Le solleverei la maglia, accarezzerei ogni centimetro della sua pelle e le bacerei i seni, dolcemente. - Deglutisco.
- Credo che lei stia esagerando! - Ribatto, mentre sento fittizie formichine brulicarmi nelle punte dei piedi e arrampicarsi lungo i polpacci, oltre il ginocchio, per tutta la lunghezza delle cosce.
- I suoi capezzoli diventano turgidi e brucianti. Io proseguo, passandole la mia lingua intorno all'aureola. -
Mi sento umida di un sudore bollente che nell'immediato si ghiaccia. Avverto il mio sesso contrarsi, il respiro accorciarsi e velocizzarsi. Il cuore sembra volermi guizzare fuori dal petto e fantastico i graffi di ispidi peli di barba tatuarmi la pelle olivastra.
- Non smetta. Continui, la prego. - Imploro il piacere da uno sconosciuto. Sono diventata una zingara elemosinante affetto.
- Le mie mani possenti le afferrano il bacino, scivolano lungo i fianchi. Incastro le dita nell'elastico dei pantaloni e li abbasso, con calma. -
- E lei scoprirà uno striminzito slip di cotone rosa. - Decido di partecipare attivamente al gioco senza regole del mio benefattore dalle generalità ignote.
- La respirerò nel suo profumo acre e dolciastro. Scosterò l'intimo e mi bagnerò le labbra dei suoi umori. -
Mi sento realmente bagnata. Scivolo con la mano destra dentro le mutande. Tocco l'imbocco della vagina e l'avverto grondante, con un odore metallico che mi investe le narici e le inselvatichisce.
- Mi lecchi! - Vado dritta al sodo. Non sono avvezza alla sfacciataggine, ma sento un urgente desiderio di godere.
- Sto intrufolando il mio viso nel suo sesso. La mia lingua ispeziona le sue carni, srotolandosi su e giù, dallo squarcio delle grandi labbra fino all'ano. Poi le succhio la clitoride, facendola alzare, ingrossare, fremere. Le respiro dentro ogni cavità. Intrufolo dita, mi insinuo in ogni piega...-
Non riesco più ad ascoltarlo. Avverto quel godimento che mi farà esplodere. Vorrei far tacere il corpo, ma è come svincolato dal cervello.
Friziono di piatto la mia clitoride, a ritmo sempre più accelerato. Il calore avvampa nel mio sesso e una vena comincia a pulsare con furia, sotto lo sfrigolio domante e sapiente della mano. Piccole scosse mi annodano il ventre, preannunciando l'irruenza dell'orgasmo. Esplodo.
Mi sento stanca, col braccio indolenzito e il sesso anestetizzato.
Riafferro il cellulare.
- Pronto? -
Un - sì - compiaciuto mi fa comprendere che anche lo sconosciuto ha appagato il proprio piacere.
- Grazie! - Mi dice.
- Grazie a lei. Io ho contribuito ben poco. -
- La sua voce profonda, il suo ascoltarmi premurosa, il suo orgasmo dolce ed elegante, mi hanno distratto dai miei crucci, anche se solo per qualche minuto. Buona giornata! -
Chiudo anch'io la comunicazione. Mi porto la mano peccatrice sotto il naso. L'annuso. La saggio con la punta della lingua. Guardo il pacchetto di sigarette sulla scrivania. Il sesso ha un odore ed un sapore più buoni e genuini del fumo, penso.
Sprofondo nel materasso, sorrido della bizzarra telefonata e delle ultime formichine che trasmigrano lentamente dal mio sesso.




ElisaN

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