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Racconto n° 3252
Autore: Rossogeranio Altri racconti di Rossogeranio
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My Story, il coraggio di affrontare la verità Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Danger, il pericolo viaggia nella mente Thunderstorm II, la storia continua Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Debacle, il prezzo della verità. Thunder, eco solenne d'un lampo africano. Darkness, cronaca romanzata di una messa nera.
 
 
Geografia del desiderio
La geografia del desiderio è una tela euclidea, tesa all'orizzonte dove sono espressi a più strati gradazioni di moti e sentimenti.
L'attesa nella consultazione della mappa avvampa in un soffio d'eccitazione e fa pensare ad una gran partenza.
Ogni punto cartografo è un'occasione perduta per il mio orgoglio e la mia sublimazione.
Perché una volta delineato l'itinerario, s'affretta la sorte del viaggio.

La casa è piccola e semplice.
Quasi spoglia se non fosse per la splendida vista sul mare da dietro le finestre.
Pochi mobili, libri, carte sparse sul pavimento del color dell'olio e un piccolo letto, all'angolo del locale, a completare il capriccio che oggi ha voluto giocare con me.
L'appartamento non è come avevo immaginato.

Sono molto imbarazzata.
Anch'io vorrei essere diversa.
Qualche anno di meno, un corpo da sogno, alcune parole di più.

Oso scostare le tende.
La Notte è velata.
Il cielo sta diluendo il blu cupo dell'acqua per farlo appena brillare.
Non ci sono stelle, nessun punto di riferimento.
L'ignoto.

Sfilo i miei guanti da ladra.
Il riverbero del silenzio raggela la pelle.
Le mie bocche addosso si trasmutano in petali di mucosa per trattenere a fatica il bollore.

Ripenso al suo bacio di ieri sera, quando mi ha riaccompagnato a casa.
La sua bocca, quella cara curva d'erranza che mi ha suggerito una paratia aperta.
L'onda liberata con violenza per sussurrarmi la proposta sleale; la secrezione estatica che ha nutrito il mio Corpo in calore.
Il vagabondaggio sentimentale che si autogratifica sino allo sfinimento.
Il reato che non riposa mai e del quale ancora una volta, devo occuparmene autorevolmente.

Mi volto dalla sua parte.
Si è già spogliato d'ogni cosa: scarpe, giacca, camicia, slip.
Rimane immobile ad un passo da me.

Com'è giovane.
Sembra un toro arenato che sbuffa su due gambe vivaci e massicce.
Con il torace ed il collo eretti.

Io sono dimagrita ancora.
Si chiuderà sulle costole, sulle mie scapole alate, i seni abbozzati, i polsi minuscoli.
Niente da prendere.

Restiamo in attesa.
Le parole già dette.
Una breve latenza.
La promessa di un rinvio a questo momento dove non so più nulla, non riconosco nessuno.
Il mio Corpo non vuole ricordare.

Mi fissa negli occhi e mi abbranca con decisione.
Solleva bruscamente il vestito e mi toglie tutto, anche il nastro nei capelli.
Con la chioma scarmigliata e il volto in fiamme lo lascio fare.

Allarga le dita indugiando sulle virgole rosa che guarniscono il solco mammillare.

Abbasso gli occhi, nel benessere di riconoscere lo straripante peso raddoppiato al mio.
La libertà primordiale di poterlo sfidare, duplicare dentro, defraudare all'attacco di un rapimento fuggevole.
Il fluido vermiglio che percorre il suo lato oscuro, nella promessa evidente di una nuova traversata d'Amore.
L'ebbrezza temeraria e folle che accoglie ogni promiscuità, dove i nostri bottoni slacciati stanno per favorire la Carne nuda.

L'animalità morbida trasuda da tutti i peli: spalle, torace, pube.
Il sotterfugio stupefacente di un miscuglio arcano; una specie di vetiver d'uomo e donna, che fiuta di sudore e vigoria.
La giustificazione sospettata e salvifica di un fusto a sorreggere un ramo di giunco.

Lo osservo a lungo, mentre cerca di violarmi le labbra.
L'aria tra le cosce mi pesa gravemente.
La striatura aperta disegna a mezzatinta il latrocinio davanti al suo peccato.

Aspetto il momento propizio.
Il desiderio traccia il progetto ardito da cui ora è impossibile recedere.

Voglio dominare ogni gesto: una gamba sui suoi fianchi, poi l'altra.
Le braccia tese.

Se fallisco adesso, deambulerò senza senso verso il tormento di un percorso affettato.

Nascondo nel costato i boccioli del busto e rimango con le mani aggrappate.
Una nuova pelle a forma di cono si è messa in moto nell'interno.
S'insinua lentamente nel mio viatico.

L'iscrizione profonda con il tratto sottile che verga e scolpisce il ventre.
L'umore acqueo simile ad una stilla di cristallo, la goccia luccicante tremula che incide, di bacio in bacio, il nostro primo graffito d'Amore.

Il tratto virile nella montante risurrezione, in un corso e decorso che non si stanca mai.
Una sfera odorosa eiaculata senza iride né pupilla; la lacrima bollente colata nel displuvio opposto.

Ora, la consistenza pastosa feconda movimenti accetti e rende avvicinabili tutti i segnali.

Il Corpo vuole rischiare senza chiedermi il permesso.
Azzarda in una planimetria smarrita d'arcipelaghi di mare mielato, di picchi sortibili d'imprese avventurose ed ombreggia gli occhi sulle rive intricate di un tracciato magnifico e polposo.

L'improvvisa pratica che fruga con le dita urgenti, nella complicità dell'aria ferma che adesso si ascolta da sola.

Un luce lattea inonda tutta la stanza.
La sua testa affonda soavemente tra i miei capelli.
Il bagno si dilata sotto un enorme fascio di muscoli, dilegua i dilemmi del mio sesto, abbraccia i malesseri, spezza i dubbi e arrotonda le ombre diritte delle carni.

Quando il mio indice gli corre lungo la spessa colonna, vedo i suoi occhi colare d'azzurro, lo sguardo dolce lubrificato che non m'impedisce di servirmene.
Usare la parete estrema fiorita nel più coriaceo ghirigoro d'Amore.
Un nuovo impressionismo d'autore che s'annida nelle commessure sfatte di tutti i segni.

E risveglio il mio essere, lo scopro da tutti i malanimi e mi ridò alla luce.

Il mattino mi sorprende a riposare sull'incavo del suo ventre.
Con la pelle sottile riemergo sul profilo del Sole che adesso sta perforando anche i muri.

Fiera della mia grazia, mi rivesto ammirando le purità che hanno germogliato vicino le nostre carezze.

Mi riapproprio dei guanti.

D'Amata Solitudine ridesto ogni istinto apolide, nomade e migratore.
Riabbraccio il pinnacolo avventuroso con tutte le accelerazioni grate che gonfiano verso l'alto in precipitazione intrepida di fuga.

Anche oggi troverò riparo tra i topoi originari dell'assenza.
Con una disobbedienza elaborata continuerò a vivere di cuore e di ossa, di parole e di sangue.
Il mio schema invasivo da percorrere in versi.

Esco così, nei suoi occhi assopiti sulla curva smerigliata della mia partenza.

Nell'onda anomala e passeggera che mi sta portando via.
Come ogni volta.
Gonfia di cuore, tumultuosa di senso.

Nuda di dentro.

Rossogeranio

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