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Racconto n° 33
Autore: FalcoSirene Altri racconti di FalcoSirene
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Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Danger, il pericolo viaggia nella mente Exchange, l'ultimo passo prima del buio. Inferno, le ombre oscure della rete. Social Game, la tentazione che viene dal Web Gebebeh, l'antico aroma dell'altopiano. Debacle, il prezzo della verità. The Game, il gioco del sesso e della follia. Mea Culpa, religione e mistero True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita.
 
 
Bassai Dai
"...Nel secolo XIV, in Giappone, nell'isola di Okinawa, per problemi di ordine pubblico, viene istituito il divieto di usare armi. Da ciò nasce l'esigenza di sviluppare tecniche di difesa, a mani nude. Nascono quelle che noi chiamiamo " arti marziali", concepite come educazione alla difesa e non all'offesa: il KARATE (kara=vuoto + te=mano) arte marziale di difesa a mani nude, o KARATE - DO, cioè la Via del combattimento a Mani Vuote.
Nel corso del tempo, maestri esperti sviluppano i KATA (forma), sequenza preordinata di tecniche, da eseguire con armonia e massima concentrazione. Attraverso il KATA si apprendono tutte le tecniche di difesa e di attacco, e ci si prepara mentalmente al KUMITE (combattimento).
Il primo kata superiore si chiama BASSAI DAI, cioè Assalto alla Fortezza.
Il simbolismo di questo kata è rappresentato dalla fortezza che l'allievo deve assaltare. La fortezza è il proprio essere interiore. Rappresenta la propria debolezza, la propria paura, il proprio limite. La conquista della fortezza significa che lo spirito ed il corpo sono pronti per il cammino del BU- DO (via del guerriero).
L'inizio del kata (primo inchino) simboleggia l'inizio della battaglia per la vita. La fine del kata (ultimo inchino) simboleggia la vittoria sui nemici. Non conquista, ma sopravvivenza. Il modo migliore per eseguire un kata è "sentire" il pericolo per la propria vita e combattere come se potesse essere sempre l'ultima volta..."

C'è un piazzale zeppo di pini. Lì hanno ricavato un parcheggio per i molti assetati di sole, rocce e acqua salata. Lasciano le loro auto, una accanto all'altra. Scaricano zaini e stuoie da mare, come se fossero biglietti d'aereo per paradisi incredibili. Voltano le spalle, e forse dimenticano di arrivare dalla città.

Lo facciamo anche noi.
C'è vento oggi, un vento caldo, quasi estivo. Mi avvicino al bordo del sentiero per guardare il blu profondo dell'acqua. Mi fa sempre una certa impressione vedere tutto quel blu in movimento. E l'odore salato degli schizzi più alti, sopra ogni scoglio, penetra le mie narici secche da fumo di marlboro.
Molte volte devo fermarmi un momento, come se avessi bisogno di fare l'abitudine alla nuova dimensione in cui sto entrando.
Un misto di libertà del corpo e rapimento dell'anima.
Quel mare, lì davanti, è qualcosa di più di un bel paesaggio, di un luogo destinato al riposo e alla distrazione dalle fatiche quotidiane.

E' la voglia di partire. Quando partire non ha meta, né tempo.
Quell'orizzonte, non si sa quanto lontano da noi. Quella linea indistinta che dovrebbe separare il blu del mare dall'azzurro del cielo.
Non li separa mai. E traccia un confine confuso tra quello che siamo e quello che forse avremmo desiderio di essere. Potremmo attraversare quel confine senza rendercene conto, o fuggire ancora più lontano, per non essere nel sogno e neppure nella realtà.

"Che stupida...queste non sono le scarpe più adatte..."
Tolgo quelle scarpette col tacco e lascio i miei piedi liberi di incontrare i sassi del sentiero. Qualcuno fa male, inciampo, ma non importa. Ho bisogno di sentire la mia carne dentro la materia del luogo. M'illudo sempre, di poterne far parte un giorno. Di poter diventare in un'altra vita, una roccia a picco sul mare, un gabbiano, una goccia di acqua salata.

"Ti piace qui ?"
"Sì, fermiamoci."
E siamo in piedi sull'ultimo scoglio. Mi abbracci come se volessi tenermi lontana da ogni mio fantasma passato e futuro. La tua bocca, aperta sul mio collo, mi rapisce di caldo e sentimento. Tutto quel sentimento che portavi nel cuore senza saperlo. Ora è scoppiato con prepotenza, come un uragano.
Non hai potuto controllarne la corsa, è stato più forte di te.
Vedi, esiste qualcosa più forte di te. E' amore.

"Sei mia".
La prima volta che me l'hai detto ho sentito un nodo in gola, andare su e giù.
E poi terrore. Mi sono chiesta "perché proprio io ?".
E anche oggi non ho la risposta. Forse questa è una risposta che non si può mai trovare. Perché c'incontriamo? Che cos'è quello strano meccanismo che scatta quando due menti si sfiorano, due corpi sentono i loro odori, e le mani s'intrecciano come per non aver più paura? Come per chiudere quel buco nero che è in ognuno di noi. E immaginare una pianura piena di fiori, un volo tra le nuvole bianche, un unico respiro senza fine che libera la nostra anima fuori dal corpo.

"Sei mio".
Ho paura, sai? Paura di dirlo e pensarlo.
Forse è il tuo corpo tanto più forte e grande del mio, forse sono i tuoi muscoli tesi, forse sono i tuoi occhi, così profondi, in cui mi sembra di poter perdere ogni più nascosta consapevolezza di me. Forse è tutta quell'energia che spargi fuori di te con le parole, i movimenti del tuo camminare, prendere, toccare, afferrare.
Forse m'immagino in braccio ad un grande santone vestito di bianco.
E il suo viso guarda lontano, fin dove io non posso vedere.
Forse perché hai voluto per te il mio orgasmo.
Oltre ogni mio tentativo di fuga.
Ed io non sono più riuscita a scappare da te, in quel momento.

Sono qui, adesso. Nelle tue mani. Abbi cura di me.
Perché sono fragile come una foglia in autunno, quando cade dall'albero e il vento la porta con sé.
A volte corre il pericolo che un piede possa frantumarla, disintegrarla, mischiarla al terreno, ad aspettare la pioggia che verrà.
Sarebbe bello. Ricongiungermi alla terra, la mia madre vera.
Potresti fare questo per me?
Puoi aiutarmi a trovare la libertà che sto cercando?

................

Restiamo qui. Ci basta. C'è tutto quello che serve.
Ci sono io, ci sei tu, e due sole parole, ti amo.
Passano da un corpo all'altro e si mischiano.
Dalla mia bocca alla tua, attraversano la saliva e i pensieri, incontrano i battiti di un cuore, proprio qui in mezzo, tra noi, dentro di noi.
E' il cuore di un amore. Il nostro. Un unico cuore che batte, ed è vivo.
Ci fa questo regalo, è vivo per noi. E noi dobbiamo solo accettarlo, lasciare che batta e spinga sangue dentro le vene.
E come suoi figli, prendere da lui nutrimento.
Ci hai mai pensato? Hai mai pensato a quanta vita c'è in un amore ?
Ora hai capito, lo sai. Anche tu.

Lo so, oggi è un giorno speciale. Non solo per il vento di mare, non solo per il sole, non solo perché puoi tenere le mie mani strette nelle tue, e non smettere mai di baciarmi. Sei qui, e non riesco a distinguerti, non distinguo più il tuo corpo staccato dal mio, sento i miei muscoli ed i tuoi, sotto i nostri vestiti, tremare insieme, e i respiri non essere più lontani e diversi.
Ogni attimo è lunghissimo e non s'accorge di far parte di un tempo che passa. Ogni attimo è nostro, qui in questo cuore.
Nessuno, ora, può più portarcelo via.

"C'è una cosa che non hai ancora visto di me. Devi vederla, devi capire quello che sono veramente, dove sto andando e perché."

Mi siedo, quasi rannicchiata sul bordo del sentiero, poco lontano da quella roccia piatta, dove tu farai per me e per te, il primo "Bassai Dai" della mia vita.
Dovrei capire, ora, mille cose di te, conoscere la tua vera essenza, vedere dove potrà portarti tutta la forza che hai dentro, capire quello che vuoi, perché stai lottando e contro di chi.
E' strano, ora che sono qui a guardarti, mentre dovrei vedere in te tutta la potenza virile, mi sembra di riconoscere invece quel piccolo cucciolo che ha bisogno delle mie carezze, che la notte non riesce a dormire, e forse piange nella sua cuccia.
Ti inchini, e poi rialzi lo sguardo.
Quello sguardo che va oltre di me, in un punto lontano che solo tu sai vedere. Inizi la danza dei tuoi movimenti. Lenti. Descrivono il gioco della battaglia ideale che stai conducendo contro ogni nemico, ogni paura, ogni ostacolo che trovi sul tuo cammino.
"Bassai Dai". L'assalto alla fortezza.
Ogni fortezza, da conoscere, conquistare e poi difendere.
Un giorno forse hai deciso che era la mia fortezza quella che ti trovavi di fronte. Mi hai mostrato le armi. Ed io pensavo non esistessero armi per difendere, ma solo per attaccare.
Ho avuto paura, di te. E delle tue armi sconosciute.
Ma sei un combattente nella vita e in amore. Hai avuto forza e fortuna.
Hai trovato le mie mani fredde e hai potuto sentire che prese tra le tue, riuscivano a trovare calore.
Questo ti ha dato fiducia, hai capito che potevi farcela.
Ce l'hai fatta.

Fisso il tuo sguardo. E forse so una piccola cosa, ora.
So come ti vedo. So quello che rappresenti per me.
Una luce nel mio buio, che mi sta segnando la strada.
Questa la decisione, la determinazione che vedo nel tuo sguardo.
Questa quella parte di te che tanto rapisce il mio animo. Mi fa sentire sicura e protetta. Fa nascere in me l'inevitabile timore di perderti.
Mi fa venire il terrore di abbandonarmi dentro di te.
Essere soltanto nelle tue braccia, che sanno condurmi e cullarmi, e lasciare dietro di me, anche l'ultima e più piccola delle mie inutili difese.

L'ultimo inchino verso di me, dice che hai concluso la tua danza guerriera.
Un gabbiano ti vola vicino. Ti sfiora.
Insieme all'aria salata che porta con sé, su dal mare.
Arrivi. E sento di più ogni tua debolezza e paura.
Quelle che hai visto tutte davanti a te, fino ad un attimo fa.
E che hai ucciso, una per una.
Stanco e quasi pallido in volto.
Qui, tra le mie braccia che ti stringono.
Ti proteggerò. Sarò la tua luce, quella che ti servirà per indicarmi il cammino.

.................

Forse sono trascorse le ore, forse abbiamo cenato, forse ti sei nutrito, forse anch'io l'ho fatto. E' possibile ci fosse un cameriere in quel ristorante, o forse era una pizzeria. E' possibile che mentre portavo il cucchiaino alla tua bocca, ci fosse un morbido dolce in un piatto, lì su quel tavolo.
E forse tu inghiottivi ogni volta, felice. E forse io ti vedevo bambino.
E forse ridevo, forse piangevo.
Forse ero solo persa nei tuoi occhi scuri.
E tu ubriaco di parole. Le tue, le mie, quelle degli altri, il rumore del treno che passava vicino, le barche del porto, le luci del lungomare.
Chissà dov'eravamo, cosa stavamo facendo.
Attraversavamo un tempo infinito. Il nostro.
Quello che nessuno ci può più portare via, ora.

Qualche volta nella vita ho sognato di volare.
Forse è possibile. Si può.

....................

Ora, quasi la notte, che arriva. E una stanza per noi.
Come per ogni coppia di amanti.
Anche noi, qui, nella nostra stanza infinita. Quella in cui qualcuno ha visto il cielo e ha dovuto scriverlo in una bellissima canzone.
Quella stanza senza più pareti, ma alberi. Senza soffitti viola.
E forse, senza angoli.
Ma un angolo resta sempre in una stanza di amanti.
Un unico, grande, immenso angolo, dove rimangono immersi per sempre.
Stampati lì, insieme a gemiti e sogni.
Ai "sì", ai "no", agli "ancora", ai "prendimi", ai "vieni".
La stanza numero cinque. Me la ricorderò.
Tu hai detto "...mi piace, ci torneremo..."

E un vento che ancora soffia, fa volare le tende, e porta quel caldo di mare.

Ti voglio. Fatti guardare.
Lascia ai miei occhi ogni più piccolo spicchio della tua carne.
E quei capelli rasati che pungono sotto il palmo della mia mano.
Dammi tutto il tuo viso. E la bocca.
Mentre sfilavo il mio anello dal dito, ti ho sentito sulla mia schiena.
La tua mano era ferma, o forse tremava.
Ora sei nudo, completamente. Finalmente.
Qui, davanti a me, c'è un guerriero disteso, e in pace.
Allarga le braccia e mi accoglie.
Posso perdermi dentro di te?
Sai, ora che sono nuda, completamente, non ricordo più nulla di me.
Chi sono stata, dov'ero prima, e perché. Ho dimenticato le cose.
Posso aggrapparmi così? Mi terrai per non farmi cadere?
Avevi la mano appena infilata sotto il mio slip, prima.
Ed io ancora a gambe timide e chiuse. Mi hai raggiunto. E ancora fuggivo.
Ti è mai capitato di non ricordare più come si fa, a fare l'amore?
A me sì. Capita adesso, in questo momento.
Ti desidero tanto, ogni notte. Ed ora che sono qui ed il tuo corpo è ormai un pezzo del mio, non so cosa fare, cosa dire.
Penserai che io sia una verginella.
Ma proprio non posso. Non posso fare molto di più che darti la mia bocca da baciare e tutto quello che vedi di me, da prendere.
Lo so cosa vuoi da me. Non ti basta quello che vedi.
Quella carne che vedi e di cui senti il calore, quella bagnata tra le tue mani, quella che la tua bocca sta ormai mangiando, come se ti servisse per vivere. Quello è il mio corpo.
Non ti basta il mio corpo, perché un corpo è solo un tramite.
E' quel vestito che indossiamo sopra noi stessi, con tanti bottoni, che non sempre vogliamo slacciare.
Questa notte non ti basterà il mio corpo.
Tu vorrai entrare nella mia fortezza, e vorrai che sia io ad aprirti la porta.
Sai, quella porta è come l'ultima cima di un monte. Una volta raggiunta, si deve imparare a volare, lasciarsi portare dal vento.
Ma tu sei forte, puoi farcela. Ce la farai.
Ed io imparerò a volare se mi darai le tue ali.

Sono nel vento, ora. Perché la tua bocca è pazza della mia carne.
E mai stanca, vuole portarmi sul monte. Da lassù, farmi spiccare il volo.
E penso a tutta la tua anima che ora è tra le mie mani, a te che sei quasi ai miei piedi, e alla tua voce, muta, che dal fondo del cuore, sta urlando "amore, sei mia".
E' un attimo, corto e interminabile.
Ora è arrivato, ed io sono su quella cima. Tu lo senti, mi spingi ancora di più. Senti il mio respiro che sale, e cambia. E' un lamento leggero, e fra poco diventerà urlo. Ho le tue mille lingue tra le mie cosce, e tutto il tuo desiderio che preme su me. Non posso più distinguere le mani e le bocche, la luce ed il buio, ma sento il tuo cuore impazzire di gioia. Sento la tua felicità arrivare.
E la mia anima volare verso la tua.
Guardale. Si stanno incontrando sopra di noi, come uccelli nel cielo.
Amore. Mi hai fatto godere. L'ho lasciato accadere.
Sono tua.

Cullami ancora. Non smettere mai di farlo.
E cantami quella canzone che mi fa credere al domani.

Scusami, ma ora vorrei sentire il sapore di te, perché ha posseduto ogni mia notte passata.
L'ho immaginato mille volte, e portavo le dita alla mia lingua, per gustarlo, per nutrirmi, golosa.
E forse ti vedevo perfettamente vestito o forse già nudo ed eccitato.
Forse mi prendevi con violenza. Forse la tua dolcezza mi faceva quasi piangere. Forse la mia parte bambina era ai tuoi piedi.
Li leccava, e copriva di baci.
Forse mi sorridevi mentre stavi andando via, ed io avevo paura.
Ora sei qui. Tutto per me.
Ti avrò. Sarai mio. Perché è quello che vuoi.
Voglio iniziare dai tuoi piedi, perché sono bellissimi e forti, ti sorreggono e segnano ogni tuo passo. Ora sono stanchi e hanno bisogno di me. E poi le tue gambe muscolose, e le tue braccia, il tuo collo. Ma lasciami perdere al centro di te. Qui, davanti a me, lascia a me le tue gambe. Aprile. Sono mie ora.
Dammi il tuo tesoro. Voglio giocare con lui.
Farlo giocare con la mia lingua e respirare il suo odore fino a che perderò senso e ragione.
Se ora inizi a tremare, non avere paura.
E' solo il mio timido tentativo di conquistare la tua fortezza.

Sai, avevo pensato che tra noi dovesse scoppiare quel sesso sfrenato di cui tanto si parla e racconta. E forse qualche volta lo abbiamo fatto anche noi.
Che ci saremmo trovati arrampicati in luoghi impensati, presi con rabbia e passione animale. Mi ero vista coperta da tonnellate di sperma, vestiti strappati e i tuoi occhi accecati dalla furia di possedere ogni più piccola fessura del mio corpo. Avevo visto un enorme valigia piena di ogni oggetto proibito, e fruste, e manette, e pensieri sporchissimi di ogni più incredibile perversione. E ti vedevo a voler dare spettacolo di tutte le migliori tecniche per fare godere una donna.
Lì addosso, senza respiro, a farmi morire di una lenta agonia.
E ti sentivo mentre urlavi le parole più porche, e stringevi i miei polsi, e mi ordinavi di godere, lì , sotto di te. Avevo visto in te il maschio scopatore, quello che mi ha sempre fatto girare la testa, quello per cui impazzivo e da cui subito avrei voluto fuggire. Uno di quelli senza amore nel cuore. Uno di quelli pieni di cazzo fin sopra la testa. Quelli sempre forniti di preservativi, sempre pronti ad approfittare di un occasione di sesso. Quelli che quando vedono camminare una donna, riescono a immaginare solo una fica, completamente spalancata per loro, e vogliosa di ogni colpo di anca. E poi anch'io avrei fatto di te uno schiavo, avrei indossato un magnifico cazzo di gomma, e senza pietà sarei riuscita a violare quella parte di te ancora vergine. Mi avresti implorato di smettere, ma forse ti sarebbe piaciuto, e dopo non avresti più potuto farne a meno.
Pensavo ci saremmo scopati, io e te. E forse tutto il mondo se l'aspettava da noi, forse erano quelli i nostri due personaggi.
Io troia. E tu bastardo dentro.
Pensavo che ci saremmo ammazzati di orgasmi, spaccati le ossa, strappati la pelle. E nelle notti senza di me, tu avresti schizzato fuori tutto il tuo sperma, fino all'ultima goccia, pensando al mio magnifico culo. Ed io sarei morta, persa, e allagata, a ricordare ancora il tuo cazzo nella mia gola, affondare sempre di più.

Amore, che stupidi sogni si fanno a volte. E chissà perché.
Se ora mi appoggi, qui, sopra di te, ed io mi sento così leggera nel vento. Se sento che stai entrando dentro di me, con tutta la dolcezza infinita del tuo cuore, se non posso più smettere di respirare il tuo respiro. Chissà perché.

"Io non riuscirò mai a scoparti".
Lo hai detto ed io ho pensato "non gli piaccio, non sono la donna che vuole". Eppure mi hanno scopato tutti. Eppure tu le hai scopate tutte. Perché me no ?
E pensavo "non sono abbastanza eccitante per lui". Che cosa possa fare per stupirlo, per eccitarlo di più di qualsiasi altra ? Cosa posso inventarmi che lui non abbia già fatto, né ricevuto ?
Credevo fosse di sesso che si stesse parlando. Credevo che tu lo volessi da me, come ogni altro prima di te. Sai, gli uomini sono così. E tu, come sei ?

"Io sono io".
Sei diverso ? Eppure avrei detto tu fossi il più grande bastardo, e traditore. E tradire, hai tradito. E hai pagato le donne per godere, e magari anche qualche uomo, chissà.

"Vorrei inginocchiarmi ai tuoi piedi, e lentamente arrivare al suo odore, farti scoppiare il sangue fuori dalle vene, e ...poi con la lingua un po'..."
"Non te lo permetterò".

Avevo pensato sarebbe stato bello lasciarti usare il mio corpo per godere. Sai a me è sempre piaciuto essere presa così. Li vedevo arrivare, con i loro pantaloni di seta e le camicie bianche. A volte, avevano visi appena rasati, e profumi costosi, scendevano da auto sportive. Entravano in camere buie e chiudevano a chiave. Ed io ero già lì ad aspettare, con la mia parrucca bionda, vestita di rosso e di pizzo. Non parlavano mai, non mi baciavano. Erano dietro di me, e le loro mani percorrevano in fretta tutta la mia schiena nuda. E vedevo mille gocce di sudore scendere da quelle fronti rugose, e i loro ghigni, quei sospiri affannati, e quel modo un po' barbaro di guardare i loro cazzi entrare ed uscire da dentro di me. E quelle mani che cercavano di aprire la mia carne, ancora di più. E affondavano, affondavano, non smettevano mai. Quando godevano potevo sentire il dolore di mille pali infilati, fino ad arrivare in fondo alla mia gola. Una sensazione incredibile. Qualcuno poi, mi faceva inginocchiare ai suoi piedi e voleva vedermi, a fare da sola, quel tipo di cose che a volte noi donne facciamo nei nostri letti, e meglio sotto il piumone in inverno. Ed io lo facevo, per loro, mi piaceva. Mi piaceva farmi guardare, mi stendevo giù lunga, e iniziavo a strisciare sul pavimento di marmo come un serpente, mi giravo, mi aprivo, gemevo quei piccoli urli che a loro piacevano tanto, e se volevano nel momento del mio piacere, li facevo avvicinare, proprio lì. A qualcuno piaceva leccare il mio succo mentre venivo.
Tu pensi facessi male ? Sbagliavo ?
In fondo non si poteva dire io fossi una vera troia, sai di quelle che si fanno pagare, prendono soldi. In fondo ero solo una troia romantica, non credi ?
E c'era anche tanta poesia, sai? Alla fine accendevo tante candele, e se c'era la luna, era ancora più bello.
Quando andavano via, io ero contenta. Mi ero divertita. Avevo soddisfatto un bel po' la mia morbosità, un po' il mio bisogno di trasgressione. Ed anche alimentato il giusto, quel filettino di vigliaccheria che tanto mi serve ad impedirmi di vivere.
Cosa dici, si saranno mai accorti, di quanto io abbia usato i loro corpi eccitati prima, e i loro cuori innamorati dopo ?


Poi devo dirti una cosa. In effetti mi avevano parlato molto bene di te. E quando ho saputo di cosa si trattava, ho pensato "...questo è l'uomo che ci vuole per me". Mi avevano detto di quanto fossi bravo a scopare, e di come per te non fosse importante l'età, il colore dei capelli, la forma del seno, del sedere, o le gambe. Dicevano tu avessi una specie di dedizione per ogni corpo di donna, ne sentivi l'odore a distanza, iniziavi a sudare uno strano sudore, e la lei che avevi di fronte in quel momento restava stregata da quell'odore incredibile di maschio eccitato. Le prendevi in quei modi che ad un certo tipo di donne fanno nascere il bisogno incontrollabile di urlare "sfondami". Ed eri magnifico quando esaudivi la loro voglia di sentirsi ricoprire il viso, riempire la bocca, inondare i seni, di tutto quello sperma che avevi conservato fino alla fine. Alla fine, sì. Perché tu le scopavi per ore, e facevi godere mille volte, finche quasi perdevano i sensi. Era quasi un sollievo per loro quella tua doccia calda e abbondante. Ne erano tutte golose, e non avevi mai bisogno di lavarti dopo. E poi, le parole. Sapevi dir loro le più belle parole d'amore, e quelle più porche, capivi subito quello che volevano sentire. Specialmente se l'occasione ti portava a possederle analmente. In quella posizione tutta la tua parte animale scoppiava impetuosa. E ad ognuna di loro, poteva sembrare di essersi fatta montare dal migliore stallone che avesse mai potuto incontrare sul proprio cammino.
Ma tu ci hai pensato? Ti piaceva così ?
E quando dicevi loro "ti amo", credi ci credessero davvero ? E tu ci credevi ? In fondo era bello. Forse quella era la forma meno pericolosa di amare le persone, non credi? Forse poteva servire a vedere sempre una strada ben dritta davanti, e immaginarla facilmente percorribile.
Sì, dev'essere stato così. E forse ce n'è voluta di forza, e parecchia, per fare il bastardo. Non ce la fanno mica tutti, sai ? Ci sono strade più dure di altre da percorrere, e bisogna avere la giusta muscolatura per farlo.
E anche tanto fegato per non ascoltare mai niente e nessuno, neppure il nostro cuore.

......................

Amore, sono qui, sopra di te e tutto il sudore che ci bagna mi fa sentire ancora più nuda. Così nuda non sono mai stata. Perché batte così forte quel cuore ?
E il tuo pene che raccoglie il mio succo. Ma quelle mani che guidano i miei fianchi sono tue o sono mie ? Sento un calore fortissimo qui dentro, in questo ventre che non so più di chi è. Sento che sale, sale e sale. Sono io che circondo la tua carne o sei tu che riempi il mio vuoto? Ma è un onda che arriva, o un uragano ? E perché respiri con il mio respiro ? Come mai la tua bocca ha lo stesso sapore della mia ? Perché ti gira la testa ? O è mia, la testa che non smette più di girare?
Mi manca il respiro, perché sento arrivare l'ultima cima del tuo monte.
Sai, è come un torrente quando arriva la piena, lo sento ingrossare dentro di me. E ora il calore è terribile. C'è un fuoco dentro di noi.
Come prima del temporale, le nuvole diventano immense e ci sovrastano.
E poi un solo tuono, fortissimo.

Il tuo torrente ingrossato.
Quel cuore pazzo di battiti fuori tempo.

Esplodi il tuo sperma adorato.
Un milione di ti amo.
Non sei più solo.
Guardami sono qui.

.:.

Ho visto due guerrieri dall'anima persa, riconoscersi un giorno per strada.
Un guerriero maschio e un guerriero femmina.
Erano vestiti con tuniche bianche, e i loro occhi erano vuoti.
Affilavano le armi, come per uccidersi. Lottavano uno contro l'altra, e coprivano
tutto quel bianco con il sangue sopravvissuto alle loro precedenti battaglie.
Tutti e due, avevano solo uno scopo, abbattere la fortezza dell'altro.
Pensavano fosse la guerra.
Un giorno smisero di combattere tra loro, perché anche l'ultimo masso, dell'ultimo muro, della loro ultima fortezza, era svanito.

FalcoSirene

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