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Racconto n° 3392
Autore: Enchantra Altri racconti di Enchantra
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Revenge, una vendetta da servire calda Decadence, la strada verso il desiderio Confidence, le confessioni di una escort Charlotte, il profumo dell'oblio. The Best, il gioco delle parti La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Friends, amici come prima Brehat, alla ricerca del blu di Chartres Panama, dentro la trama di un fumetto erotico Orchid Club, il piacere tecnologico
 
 
Strada Libertina
Io faccio pompini.
Sì, lo so che può sembrare un termine duro, eccessivamente diretto ma così è.
E mi piace farli.
Li regalo agli uomini che ne hanno bisogno, anche se mi è capitato di farne uno ad una femmina.
Ogni giorno per andare in ufficio mi sorbisco come tutti la strada, lunga da percorrere per arrivare in ufficio. Ed è durante uno di questi viaggi stremanti che ho scoperto questa mia vocazione.
Uscita dal raccordo mi immetto nella complanare, bellissima strada senza traffico, come un'isola felice dopo gli strombazzamenti mattutini mentre sospiro di sollievo perché fuori la giornata si annuncia finalmente incantevole dopo tanta pioggia.
Fatti pochi metri sorpasso un'altra macchina. Spontaneo mi viene da girare lo sguardo sul guidatore: avrà una quarantina di anni – penso – sguardo annoiato, il gomito appoggiato distrattamente sullo sportello, le dita che incorniciano il mento.
Mi sembra assente, come se i pensieri gli scivolassero via distrattamente.
Appena sorpassato, dallo specchietto retrovisore mi accorgo di un suo cenno di saluto: due dita appoggiate sul sopracciglio, come quel saluto militare tipicamente americano, quasi scherzoso.
Gli sorrido divertita e lui lo nota subito perché mi manda un bacio e suona il clacson.
Continuiamo così a giocherellare con la mimica finché lui mi fa cenno di accostare alla piazzola successiva.
Fermiamo entrambi la macchina, scendiamo. Lì c'è il guard-rail a farci da salotto e tutt'intorno la campagna, gabbiani che si involano chissà dove, cantieri in opera, le macchine che vanno altrove, aerei che arrivano e partono.
Stretta di mano, sorriso accattivante, il suo. Il mio anche, a detta dell'ignoto giullare mattutino.
Solo che fa un freddo cane, così, prima che si dica qualsiasi altra cosa, mi invita a salire sulla sua auto.
E' un pied à terre, accidenti: sedili morbidi di pelle, confortevoli. La curvatura aderisce perfettamente alla mia schiena. Musica di sottofondo, un profumo lieve di lavanda che attenua la tensione.
Si parla, ci si guarda negli occhi. Mi offre una sigaretta, la prima del mattino ancora prima del caffè di rito e mentre mi offre il fuoco, me ne offre di altro tipo sfiorandomi la mano con la sua. Quasi un gesto distratto ma allo stesso tempo, silenzioso e convenuto tra di noi.
Mi bacia, all'improvviso, le sigarette tra le dita e il sapore reciproco che si mescola a quello del tabacco e il mio scendere con la lingua dalle labbra alla sua gola. Non gli sbottono la camicia, ma passo direttamente al suo sesso che avverto rigonfio tra le pieghe dei pantaloni. Un attimo e i bottoni della patta sono liberi, la cintura che gli allento e la mia sigaretta che sparisce fuori dal finestrino.
Eccolo qui, il suo cazzo maestoso, già gocciolante come una fica ripiena e bollente.
Non posso che dischiudere le labbra e accoglierlo mentre spinge in gola la mia lingua perché il suo pulsare è già così intenso, così caldo e gustoso.
Non ci sono diamanti da cogliere, né pietre preziose da incastonare: c'è solo l'asta rigonfia e il suo bacino che spinge dentro la mia bocca a farla da padrone e liberarlo dalla tensione.
Fiotta dentro di me a gusto fruttato e miele che ingoio, ingorda io, mentre la liberazione arriva forte a riempirmi le orecchie e le sue mani si accapigliano sulla mia testa.
Dopo lo scempio che gli ho regalato guardo il suo viso: increspature dolci gli irrorano i lati delle labbra, gli occhi chiusi e la sua mano si alza a percorrere il mio viso ad imprimere le mie fattezze femminili. E' felice. E anch'io lo sono.
Accendo un'altra sigaretta, gli auguro una buona giornata mentre scendo dalla macchina per entrare nella mia e finalmente andarmene in ufficio, dopo esserci scambiati un ultimo cenno con la mano.

Da quel giorno non ho più smesso di rapire gli sguardi che incrocio su quella strada: in ognuno di questi ho sempre trovato la scintilla libertina che mi chiede un momento di intensa solitudine.
Sì, io faccio i pompini. E mi piace farli.

Enchantra

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