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Racconto n° 3418
Autore: Amelia Altri racconti di Amelia
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Madame, i segreti di una signora per bene. Brehat, alla ricerca del blu di Chartres Foreign Affairs, incontri ravvicinati troppo pericolosi Turquoise, paradiso e inferno senza via di uscita. Panama, dentro la trama di un fumetto erotico My Story, il coraggio di affrontare la verità Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto History, il desiderio venuto dal passato. La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Darkness, cronaca romanzata di una messa nera.
 
 
I wanna reach my peak
Sandra è in fibrillazione, emozionata come una bambina alla vigilia di Natale. Sta partendo per New York, per lavoro. Per svago, anche.
La valigia e' aperta sul pavimento. Gli indumenti a formare una specie di montagna più alta al centro. Al solito. Sandra gode della sua cialtroneria. Prende alcune magliette dalla vetta e le sistema alla rinfusa, a coprire gli spazi vuoti.
Ora tocca ai libri. Sceglie un giallo, - 4 Blondes - , libro frivolo ma 'dialogante' in lingua inglese. Manca il secondo. Dà un'occhiata ai ripiani della libreria che corre lungo il lato destro del corridoio. A sinistra le sue creazioni: specchi con cornici in polistirolo dalle forme tondeggianti e i colori di fuoco: giallo, arancio, rosso e nero. Vede la sua immagine riflessa. Specchi bastardi! I capelli arruffati, gli occhi stanchi, il pigiama viola che la domestica deve aver sottoposto ad una pratica sadica di alte temperature e centrifughe, tanto si e' ridotto e stinto. Decide per un classico dell'erotismo: Histoire d' O. Una vocina dentro le dice che sì, ha proprio voglia di rileggerlo, dopo tanti anni.
Punta la sveglia alle 4:30 e va a letto. Inizia a leggere: O. che sul taxi solleva la gonna le fa venire in mente l'estate precedente, quando in ufficio sedeva 'a pelle', la gonna che debordando dalla sedia copriva la sua nudità. Si toglie i pantaloni del pigiama. Va avanti.
Quante volte trova scritto 'ti amo' in quelle prime pagine. Non l'aveva notato anni prima. Diciamo che non e' proprio la prima cosa che balza all'occhio.
Pensa a - The Surrender - di Tori Bentley, a quante volte la scrittrice ed ex ballerina ripete la parola 'inculata'. Fino alla nausea. No, quel libro che le aveva regalato il suo amico libraio non le era proprio piaciuto. Da quando Sandra aveva iniziato ad acquistare i libri online su IBS tutte le volte che andava a fargli visita lui gli regalava un libro. E lei a volte ricambiava con una bottiglia di vino. Baratto. Primitiva forma di commercio.

Torniamo al castello di Roissy. Sandra riprende a leggere. Libera la mano destra, con la sinistra blocca il libro con il palmo della mano dietro la costola e le dita piegate in avanti a schiacciare le pagine. Sfiora il clitoride con un dito esitante. Legge. Inizia a titillarlo con il polpastrello, non di punta. Movimento circolare. Poi sono due le dita che sfregano. Si accarezza le labbra, le tira, infila un dito dentro, lo muove leggermente in superficie, lo fa scivolare nella fessura, in quel piccolo lago di umori. Porta le dita alle labbra, le succhia. E' un sapore acre, salato, che Sandra ben conosce, e che le da' sicurezza. Si agita, solleva il bacino. Intanto le dita entrano dentro, distrattamente. Una, poi due. Ora c'e maggior impeto nei movimenti di Sandra. Si piega di lato, il libro le sfugge di mano.
Si riflette nello specchio a parete. Oh, Narciso! Il volto e' disteso, illuminato da un sorriso infantile. Gli occhi radiosi ma inquieti, in cerca. Di che cosa? Di chi? Sandra sta vedendo Lui nei propri occhi. Occhi azzurri che brillano, di desiderio e tristezza, di amore e sofferenza. Lo sta chiamando. E' come piace a Lui, senza trucco. Una combinazione perfetta di donna e bambina, di fragilità e indecenza, candore e peccato.
Muove velocemente la mano, con foga. Solleva la maglia sopra ai seni, i capezzoli turgidi come due lamponi. Si ritrova con la testa sprofondata sul cuscino, il sedere in alto. Si chiede: com'e che prima o poi finisco sempre cosi?

Decide di continuare a leggere. Arriva fino agli occhi grigiastri di Sir Stephen.
Non ce la fa più. Riprende a toccarsi. Ora gli sta urlando tutto il suo desiderio, la sua voglia non saziata. Lo vuole lì, su quel letto, che Lui conosce bene pur non essendoci mai stato, vuole una prova tangibile della sua esistenza. Affamata cerca l'orgasmo, che non arriva. Impaziente. Anche in questo. Sandra ha voglia di venire, voglia di un orgasmo che la scuota prepotente, che la esalti e poi la plachi, come un'onda anomala che si ritrae dopo averle sconquassato l'anima e la carne. Per poi continuare a leggere, e dormire, che e' quasi mezzanotte.
Balza giù dal letto. Va nello sgabuzzino. Si arrampica in alto, dove tiene la sua scatola dei giochi. La apre, sceglie il più grande. Lo osserva. Sarà anche costato una cifra, ma e' un opera d'arte. Fatto sul calco di un pene vero, con tanto di striature e venuzze, di dimensioni apprezzabili, dotato di ventosa. Stringendo trionfante il suo pene realistico Sandra va in salotto, al buio. Sputa sull'asta, la lecca. La ventosa non aderisce alla stoffa del divano, ma lei sa come bloccarlo. Allarga le gambe, ruota leggermente il bacino e ci si siede sopra. Si muove. Mette un piede a terra. Si muove ancora, mentre il giocattolo di lattice le entra completamente dentro, come inghiottito dalle sue labbra affamate. Sente le palle sfregarle la pelle là nella zona di nessuno fra le sue due aperture, dove ispidi peletti stanno ricrescendo, dandole un lieve pizzicore. O forse semplicemente non si e' rasata bene. Sandra propende per la seconda ipotesi, beandosi della sua imperfezione. Con una mano strofina il clitoride. Ora vuole entrambe le mani sui seni, che liberi dalla stretta maglietta svettano imperiosi. Si tormenta i capezzoli e invoca il suo nome. Sposta il bacino in avanti e si sfrega contro la stoffa. Ha l'impressione di lasciare lunghe strisce di umori sulla tela che e' un pò ruvida e granulosa e così le aumenta il piacere. La sensazione della fica che struscia e sbava le ricorda l'impepata di cozze che ha mangiato la sera prima con la sua amica Chiara, esile donna che pasteggia a Cocktail Martini. Quei molluschi sugosi e saporiti, oscenamente aperti nel piatto, che Chiara succhiava con bocca di fragola.
Sandra cambia posizione. Schiena a terra, gambe in aria, divaricate. Il gingillo che entra ed esce come uno stantuffo. Il polso che duole.
Con voce rauca lo chiama. Gli dice che e' la sua puttana, la sua piccola schiava, che lo vuole, che non ne può più, che la sta facendo morire, che quel bollore che ha fra le gambe sembra non estinguersi mai. Il polso le fa male. Lo cavalca di nuovo.
E cosi che e' abituata a raggiungere l'orgasmo. Quando sente il crescendo vorticoso di sensazioni fa stendere i suoi uomini supini. Che abbia ragione Lui riguardo ai suoi ometti? Uomo = medium per raggiungere il piacere, sorta di vibratore umano?
Ha fretta Sandra ora, perche vuol continuare a leggere e poi addormentarsi.
Vorrebbe essere una specie di dea Calì, con innumerevoli braccia a infiggere sul suo corpo, a torturarle i capezzoli, a schiaffeggiarla. Sente il piacere crescere..7,8,9,10...10,10,10.. non arriva al climax.
E non può dar la colpa al Prozac, adesso ne prende solo mezza pastiglia. Ci rinuncia.
E' sudata, il cuore batte così forte che le pulsa nelle tempie, le gambe tremano. Sbanda leggermente mentre cammina a piedi nudi sul parquet, ebbra di un desiderio ancora pulsante. Entra in bagno. Accende la luce. Nell'ennesimo specchio il blu dei suoi occhi e' un lago di voglia animale. Lava accuratamente il pene finto che guarda con rabbia sorda, neanche fosse colpa sua. Lo asciuga. Va a rimetterlo a posto. Alle 4:30 avrà poco tempo. Sale sullo sgabello. Spinge la scatola sull'ultimo ripiano, con foga. Cazzo! L'unghia dell'indice si e spaccata. Cazzo! Cazzo! Cazzo!!! Quel pomeriggio aveva passato un'ora e mezza dall'estetista a farsi quelle unghie da perfetta americana: lunghe, rosse, laccate. E ora la sua voglia, peraltro non placata, aveva provocato la rottura del gel. Ed un dolore incommensurabile, perché nell'urto la tip falsa si era portata via un lembo di unghia vera, quella parte che sta attaccata alla carne.
- Ma che ci fai con queste mani? - aveva chiesto più di una volta l'estetista. Sandra si vergognava ad ammettere che lei non faceva neppure i lavori domestici. Era semplicemente un folle mix di energia, dinamismo, sbadataggine ed impazienza.
Si butta sul letto, nuda, ciucciando l'indice che pulsa dal dolore, in attesa che la morsa dell'eccitazione abbandoni il suo ventre. Lentamente anche la rabbia e la frustrazione svaniscono, lasciando il posto ad una sensazione insolita, inebriante.
Si sente leggera, sospesa fra l'essere e l'ineffabile, con una ritrovata, nuova consapevolezza.
Prende un pennarello dal cassetto del comodino. Come una bimba sciocca inizia a scrivere il nome di Lui sui seni, sul ventre, poi giù, sul sesso. In tutte le grafie, grandezze e stili possibili. Lettere tonde, cicciotte, oppure strette e appuntite, grandi e minuscole, colme e svuotate, dolci e cattive, marcate e leggere.

Prende il telefono e si scatta una foto. Le rughe distese.


Amelia

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