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Racconto n° 3533
Autore: Donar Altri racconti di Donar
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Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto Stranger, uno scandalo politico francese Confidence, le confessioni di una escort Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere My Story, il coraggio di affrontare la verità Foreign Affairs, incontri ravvicinati troppo pericolosi Il vizio, storia di una donna che non sapeva amare. Exchange, l'ultimo passo prima del buio. Debacle, il prezzo della verità. Exhibition, sembrava solo un gioco.
 
 
Lucilla
Nella bottega d'Aimone, si stavano incastrando le tavole di un vecchio faggio stagionato, bagnate con acqua salata, scaldate alla fiamma, flesse per molleggiare un letto. Prodotto di eccezionale fattura, curato nei minimi particolari, risultato dell'esperienza del bravo artigiano.

Il nobiluomo si presentò per ritirare l'ordine richiesto qualche tempo prima e sollecitato diverse volte. Era il dono per la giovane sposa, unica figlia di una dinastia che stava per esaurire la propria discendenza.
Fine inevitabile, impietosa, dopo la prematura morte della consorte. Il vecchio conte era rimasto fedele al ricordo della baronessa, aveva cresciuto Lucilla con tutto l'amore di cui era capace e adesso la vedeva andare sposa a Fausto altrettanto nobile rampollo di una famiglia amica, cui era affezionato, ma in cuor suo sentiva la tristezza per l'imminente solitudine.
Quel dono era forse perpetuare la passione perduta, ma soprattutto chiedere agli sposi la prole che avrebbe potuto allietare le sue giornate.
Il letto fu installato nella camera grande del secolare maniero, addobbato con il baldacchino reale, ricoperto con materassi morbidi di lino sotto lenzuola di seta e coperte di finissime lane scozzesi.
Quel letto, progetto del conte, opera d'Aimone, ebanista e falegname, vide gli amori di molte coppie nobili, sopportò l'offesa dei tradimenti, accolse amanti e passioni inconfessabili; ospitò spoglie dei mortali con la stessa dignità per cui fu costruito, ma resisté nei secoli fino ad arrivare ai giorni nostri.
Venduto, comprato, rivenduto, ricomprato da famiglie nobili e nuova borghesia, era finito nell'attico di una bella 40enne. Donna facoltosa, single per vocazione, frequentava salotti e famiglie prestigiose. Corteggiata da molti uomini, provocava giovani ed anziani per ostentare un fascino d'altri tempi. Si concedeva solo a pochi intimi di cui conosceva storie e famiglie.
Anche lei si chiamava Lucilla, e ricordava nei tratti la vergine figlia del conte, e come lei inseguì il progetto d'amore con il giovane Massimo, eccitata all'idea di collaudare ancora, il tempio degli amanti.
Il letto si trovava a sud di una grande stanza, opposto ad una parete completamente vetrata, nascosta all'esterno da doppie tende, più prossime alle finestre quelle più leggere, più distanti quelle di velluto pesante, come un proscenio di teatro. Il letto ridotto all'essenziale, senza baldacchino, arredato con una sponda portaoggetti sopra il suo limitare, per distanziarlo dalla parete, e da una testiera riccamente trapunta. Pareti francescane, poco arredate da qualche quadro d'autore d'espressione cosmogonica.
Lucilla aveva acquistato il letto con alcuni pezzi originali, comodini, una grande toilette ed un settimino a scomparti segreti com'era in uso all'epoca. Completavano l'arredamento della stanza due poltroncine barocche. Il letto era rimasto orfano dell'originale splendore, ma riviveva i fasti per la compagnia delle suppellettili.
Nella stanza poco illuminata da luci soffuse, i due amanti si concedevano baci e carezze, complice una musica invitante, stavano abbracciati studiandosi desideri e passioni... Lucilla indossava un abito rosso scuro, con scollature fino ai glutei, senza reggiseno, sandali di vernice lucida, leggeri, dello stesso colore, sorseggiava un calice e con la sinistra abbracciava il suo amante, nei movimenti distratti di una danza irrituale, lentissima, disimpegnata. Massimo la cingeva con la destra sopra i fianchi, e con l'altra le accarezzava la testa, il volto, le guance, il collo, quasi a voler stimare quanto percorso avrebbero dovuto compiere i suoi sensi prima del piacere estremo.
Era in camicia, poco abbottonata, che lasciava intravedere un fisico glabro, asciutto, ed un petto muscoloso. I sessi dei due amanti, nei movimenti lenti, spesso si toccavano ed il contatto tradiva le emozioni. I volti, meno distesi, mostravano la forza dell'eccitazione, ma indugiavano come se il preliminare potesse concedere maggiore intensità a tutta la loro passione.
Non era un cerimoniale prestabilito, ciascuno si lasciava interpretare dai desideri dell'altro, prima di concedersi.
Lucilla si distaccò, spingendo il suo amante ai bordi del vecchio letto, lo fece sedere, gli tolse la camicia, strappandogliela dai pantaloni, ma non fece altro, e mentre il giovane le avvicinava le labbra per baciarla, si scostò allontanandosi.
Bella e desiderabile, adesso si proponeva per quel gioco perverso: provocare il suo uomo senza farlo reagire, per cedere solo quando l'implorazione dei sessi avesse raggiunto il limite dell'eccitazione.
Lentamente, accarezzandosi, fece scivolare le spalline lungo le braccia, e con precisione aprì la zip laterale. L'abito, allargandosi, senza altre resistenze, si sfilò dal suo corpo, accompagnato da gesti lenti e studiati. Restò con il perizoma, mentre sollevando l'abito ai suoi piedi, lo lanciò verso il suo spettatore.
Il giovane si avvolse il tessuto, come per una carezza prolungata, aspirandolo, mantenendo il rapporto con la donna, osservando eccitato quella creatura che si avvicinava, minacciosa per aver perso la sua attenzione, preferendole il vestito. Lucilla glielo tolse e cingendoglielo al collo lo costringeva al suo seno. Massimo la baciava succhiandole i bottoni rigidi, avido, mentre le mani affondavano sulle natiche nude, per sostenere la sua passione.
La concessione fu di breve durata, Lucilla si allontanò ancora, proponendo di sfilarsi l'ultimo indumento, il sottile triangolo che le copriva pube e sesso. Lo stirava, lo allungava, sollecitando il filo fra i glutei, abbassandolo ancora senza rimuoverlo, torturava lei stessa i desideri immaginando l'effetto sull'amante. Restò nuda, immobile davanti a lui, con le mani ai fianchi, con lo sguardo provocante, pronta per la sfida dei desideri e delle passioni.
Massimo si sosteneva seduto sul letto appoggiando le mani, con le gambe distese, mostrando sotto i pantaloni la sua rigidità, accettando l'intimazione, pronto a soddisfare quella creatura. Lucilla si avvicinò, finalmente disponibile alle sue carezze, in piedi davanti a lui, prodigo di baci, con le dita che cercavano gli effetti del piacere, l'umore già definito lungo la ferita poco aperta.
Gli stringeva la testa, accarezzandogli i capelli per concedersi alla sua bocca. Con le ginocchia fra le sue gambe cercava il suo sesso, poteva sfiorarlo, restando inappagata. L'uomo non si concedeva ancora, cercava prima la soddisfazione per l'eccitazione subita, sollecitava con le dita l'orifizio, con la lingua la clitoride, con le labbra l'anfratto umido e aperto. Cinta per i fianchi, fu distesa nel letto, con le gambe flesse, per facilitare alla bocca dell'amante di succhiarla, consentirle piacere, per un delirio senza tregua.
Lucilla gemeva, premendogli la testa, tirandogli i capelli, sospirando un diverso orgasmo, per desiderare lei di succhiarlo. Imprigionandogli il volto fra le cosce lo distolse, riversandolo sul letto, cercando ansiosa il suo sesso, ancora vestito sotto i pantaloni e dentro gli slip.
S'introdusse facilmente ed estrasse il gioiello umido, deciso e maturo nelle sue mani. Lo sguardo felice, eccitato, con la bocca che già pregustava quel cibo, era impegnata a liberare l'amante di ogni indumento. In ginocchio davanti a lui, soddisfatta e minacciosa, per l'impresa che si accingeva a realizzare. L'abbracciava in tutta la sua lunghezza, stimolandolo con la punta della lingua, imprimendo un leggero movimento per trovare il ritmo, la sincronia del piacere al suo maschio, che disteso, implorava senza parole.
Quella donna passionale, decisa, prepotente, generosa e prodiga, amante dolcissima, chiedeva all'esperienza ogni risorsa per vincere la resistenza del compagno. L'azione delle labbra su quel sesso rigido era incessante, implacabile, succhiando senza tregua, con la lingua che lo stimolava dentro la bocca, sotto l'azione insistente della mano a mantenere il ritmo, controllando l'eccitazione. Con lo sguardo cercava il volto della sua vittima, che spento, gemente e implorante, le sfiorava poco la testa.
Un altro progetto, più efficace, definì i movimenti di Lucilla, senza cessare l'azione che stava producendo, spostò il suo corpo, per inserirsi fra le sue gambe, proponendo alla bocca in delirio, il suo sesso, completando e concedendo pari dignità ai reciproci desideri.
Massimo, sostenendole i fianchi, si accomodò la testa sotto la sua amante continuando la stessa azione prima interrotta. Con le labbra s'insinuava sulle piccole di lei, ed il suo medio insisteva a frugarle il piccolo ingresso, producendosi in un movimento frenetico che replicava su Lucilla lo stesso effetto, inghiottendolo e sollecitandolo allo stesso tempo.
Il movimento diventava delirio, la passione incontenibile produceva i suoi effetti: la fanciulla sentiva il fiotto lattiginoso fra le sue labbra, attenta a facilitarne il deflusso, rallentando per gli impulsi meno violenti dell'orgasmo. Nutriva il suo desiderio soddisfatta per il godimento provocato e lo stesso ricevuto. Così gli amanti esausti, si rilassavano distesi, cercandosi le mani, accarezzandosi per il compiacimento ed il consenso.
Lucilla appoggiandosi ad un braccio, guardava il corpo del suo uomo ansimante, soddisfatta per averlo gratificato. Gli accarezzava il petto, percorrendogli con il dorso della mano la leggera peluria, sorridendogli per aver interpretato l'esibizione senza alcun progetto. Il messaggio era chiaro, recuperare altre risorse per un finale degno della migliore passione d'amore.
Anche Massimo l'osservava, cercava il suo sguardo per condividere, pronto ad interpretare ancora.
Sempre a lei l'iniziativa, si propose con baci e carezze provocando nuova erezione ad un sesso vinto, ma non domato. Sentiva la maturazione fra le sue labbra, cresceva nella sua bocca, stimolava così ogni cuspide carnosa per garantirsi un'azione decisa dentro di lei. Quando fu certa e convinta della massima estensione, lo presentò alla sua fessura, già eccitata, umida e accogliente, per nasconderlo dalla voracità del suo grembo.
Riproduceva l'andromaca, in ginocchio, sopra il suo amante, appoggiando le mani sopra il suo petto, movendosi allo stesso sincrono, ma regolando lei ritmo e penetrazione. Toccava la bocca, inserendogli le dita, che Massimo succhiava discreto, mentre le sue mani, le strizzavano i seni, stimolando i due getti con i polpastrelli.
Lucilla si chinava sulle sue labbra per ricevere solidarietà, conferma d'amore, succhiandogli la bocca, aspirandogli la lingua, respirando il suo alito.
Il ritmo blando manteneva l'eccitazione, ma era propedeutico ad una nuova proposta. Come un rituale scontato, Lucilla si distese sopra di lui, e girandosi da un lato, abbracciata, si trovò sotto di lui, a gambe sollevate, intrecciate ai suoi fianchi per coinvolgere l'amante alla nuova posizione. Massimo spingeva e regolava l'introduzione, rallentando e accelerando per la nuova e diversa frenesia. Le spinte e le respinte erano intense, significative ogni volta; i gemiti del piacere confusi nello stesso delirio.
Lucilla osservava l'amante, lo stringeva alle spalle, lo chinava per prendergli nuovi baci, abbracciata su di lui, gli sussurrava parole d'amore. L'offerta non rimase senza effetto, Massimo le sollevò le gambe, fino ad appoggiarle sulle spalle, provando un altro accesso.
Nuove sensazioni, diverso piacere, esorcismo omosessuale per i maschi, piacere disinibito per quella femmina. Le spinte erano regolate da Lucilla che cercava il rilassamento per la dilatazione definitiva. Massimo indugiava per i tempi della complice, lentamente si muoveva dentro di lei, ascoltando il suo consenso. Finalmente il ritmo più deciso, gli amanti accollati, Lucilla in frenesia, con le dita eccitava la piccola cuspide, succhiandosi le dita, umidificando per la sensibilità il cuoricino eccitato e proteso all'orgasmo.
Fu il suo amante, che rallentando i movimenti dichiarava il suo effluvio, si stava svuotando dentro la complice, al colmo del piacere, con Lucilla che sentiva la stessa eccitazione, lo stesso delirio. Il giovane assecondava i movimenti, mentre la mano frenetica procurava quel piacere così desiderato, così auspicato, con lo stesso rilassamento e l'affanno che ne derivava.
I giovani adesso si osservavano languidi, distesi, corpi nudi, sudati, soddisfatti per l'esibizione, per la soddisfazione di quel vecchio faggio che procurò le tavole del letto a compiacere la passione nei diversi secoli.

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