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Racconto n° 36
Autore: Anatas Dark Altri racconti di Anatas Dark
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Inferno, le ombre oscure della rete. Social Game, la tentazione che viene dal Web Gebebeh, l'antico aroma dell'altopiano. Debacle, il prezzo della verità. The Game, il gioco del sesso e della follia. Mea Culpa, religione e mistero True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita. Sacrificium, la sfida degli dei. Revenge, una vendetta da servire calda Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere
 
 
La candela rossa
Il rintocco dei passi lungo la scala di pietra echeggiava nell'aria stantia che accarezzava le arcaiche colonne del sotterraneo. Lela si strinse a me con un fremito, mentre le nostre ombre tremule si stagliarono sulla parete in fondo di quel lungo cunicolo dalla volta ad archi.

Era una follia, lo sapevamo entrambi, eppure qualcosa ci attirava in quel luogo oscuro, ultimo posto di confine prima dell'ignoto.

Rincorrevamo un sogno inquieto, un immagine irreale che aveva catturato i nostri pensieri e che ora torturava il nostro ventre, riempiendolo di un vuoto irreale, terra di conquista per la parte più oscura delle emozioni.

- Meglio uno sconosciuto - ci eravamo detti... eppure ora quella decisione pareva un assurdità; perché mai avrei dovuto regalare la mia donna al desiderio di un altro?

- Possiamo ancora ritornare indietro...- sospirò lei, sgranando i grandi occhi chiari. Un istante di lucidità si frappose tra noi e la realtà che stavamo affrontando, poi la voglia di chiudere per sempre quel desiderio perverso ci costrinse a continuare, e la luce rossastra di due antichi candelabri ci indicarono la via da seguire.

Ambientazione magica, un po' tetra forse, ma quel sogno comune aveva bisogno della sua scenografia per essere vissuto sino in fondo, e poi essere relegato per sempre nei meandri della memoria.

Il grande tavolo di mogano faceva mostra di sé nel mezzo della stanza, le sue mani scivolarono lentamente lungo i bordi lisci, regalandole una sensazione torbida e confusa.

Lasciò cadere il mantello nero lungo la schiena, poi vi si appoggiò con decisione e sollevò le gambe sino ad appoggiare i tacchi a punta sopra il piano lucidato a cera.

Un movimento felino ed era già in posizione. Piegata in avanti con la testa chinata, le ginocchia che si allontanarono una dall'altra lasciando che la schiena inarcata portasse i glutei carnosi ad essere la parte più alta del corpo.

Mi sedetti davanti a lei con il mento appoggiato sullo schienale intarsiato della sedia ricoperta di velluto rosso, i miei occhi nei suoi... ed intorno il silenzio.

Scorse via così, come un soffio di vento portato dalla marea, quel breve minuto in cui ancora eravamo soli... poi altri passi ed altri echi scesero lungo gli stessi gradini, sgretolando una dopo l'altra tutte le nostre paure.

Era un uomo come tanti, il viso coperto da una maschera di porcellana rosa, i lineamenti perfetti di un adone d'imbarazzante bellezza. Girò attorno al tavolo stringendo tra le mani una candela rossa, il suo respiro era agitato, il suo profumo troppo intenso, quasi a voler coprire la sua natura di uomo che impersonava un dio.

Lela socchiuse gli occhi nell'attimo stesso in cui la sua mano guantata afferrò il ricamo degli slip, poi il rumore secco dello strappo suonò come un lampo nella nostra mente, accendendola di immani desideri.

- Sento la voglia pulsare nella testa...- sussurrò Lela, rispettando il nostro accordo in cui sarebbe stata lei a raccontarmi ogni sensazione – è come se un incendio di proporzioni immani avesse raggiunto il suo apice attorno al mio sesso... lo sento divorare lentamente ogni palmo della mia pelle ed avanza pian piano, trasformandola in una distesa di brace ardente.-.

Alzai lo sguardo per vedere il tremolio della fiamma che si alzava sopra la sua schiena, poi lo seguii nel suo scorrere lieve lungo la spina dorsale, in un percorso immaginato mille volte... quel gambo attorcigliato di cera rossa che scivolava lungo la pelle increspata dall'oblio dei sensi.

Arrivava sino alla nuca e poi ritornava a salire vero i glutei protesi... arrestandosi ogni volta qualche millimetro più avanti, in un eccitante viaggio che pareva guidato da un invisibile binario.

Quando scomparve per la prima volta in quel solco carnoso, le labbra di Lela ricominciarono a balbettare qualcosa: - ...lo sento giocare appena sopra il mio sesso, piccoli tocchi che mi sfiorano appena... che premono e poi ruotano, cercando il pertugio che gli conceda una via dentro le mie viscere.-.

Una smorfia... disegnata appena sul suo volto stravolto dall'attesa, i suoi muscoli tesi quasi volesse aprirsi lei stessa al passaggio della rossa candela intarsiata... un sospiro e poi ancora la sua voce: - La sento dentro di me, si fa largo ruotando... avanza e subito si ferma affinché sia io ad immolarmi pian piano, e qualcosa mi attira attorno ad essa... qualcosa che viene da dentro.-.

Il primo sospiro di piacere sgorgò dalla sua bocca un attimo prima che l'alito caldo del suo carnefice spegnesse la fiamma con un soffio deciso; ora la strada era aperta e poteva inghiottire la cera sino al picciolo fumante, stringendola in uno spasmo istintivo.

Subito dopo un lamento aspirato: - ...le sue dita – esclamò, stringendomi entrambe le mani - le sue dita mi frugano dentro e seguono gli intarsi attraverso quella flebile membrana che la separa dal mio sesso, percepisco gli umori che sgorgano dal profondo ed ora ho una voglia immensa di essere presa.-.

Lui la sentì, questo è certo, e si trascinò sopra di lei in un baleno. Lo vidi trarre il nerbo teso e passarlo più volte tra quei succhi mielosi prima di infilarla con foga; Lela si apri come burro fuso tanto era grande il desiderio di godere.

-Parlami.. – la pregai – fammi partecipe di ciò che provi...-.

Mi guardò dritto negli occhi mentre il suo volto si stava trasformando in una maschera di piacere: - Lascia che io possa prendere il tuo sesso tra le labbra - sospirò con un filo di voce -...è l'unico modo che conosco per spiegartelo davvero.

Anatas Dark

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