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Racconto n° 3633
Autore: RossaLaRosa Altri racconti di RossaLaRosa
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Timeline, i viaggiatori del tempo Tentazione, un peccato senza tempo. Inquisitio, quando il dolore si fa piacere. Tribe, tre enigmi per un solo mistero. Revenge, una vendetta da servire calda Perfidia, il desiderio oltre la ragione The Best, il gioco delle parti RossoScarlatto, come il sangue del Demone. Stranger, uno scandalo politico francese Il Sabba, notte di fuochi sul lago delle streghe.
 
 
"Perché?" mi domandi Bocciolo
Sorrido sorniona sul sommier strapazzato
tu tendi tormento tradendo timore... Serpente sinuoso segni strada soffiando, io ingoio imbarazzo innestandoti ira.

Amare è concesso in ogni singolo modo? Cacciare la preda per provarne possesso non è forse lo stesso che imbracciare sorriso come arma da frodo?

Sto distesa sul letto che adoro scompigliare come vento tra i capelli e profumo di mare, onde ad infrangersi sulle rocce, facce... sconosciute e beffarde non si curano di comprendere perché amo crogiolarmi con te.
Come al sole, arde pensiero e parola lo segue in quell'istante troviero d'inebriante imbarazzo: mi baci, ti bacio e se mi chiedi - perché - tremo d'ardore e di profondo stupore.
Che t'amo lo sai ed ora ti dico che dovresti sapere quanto a te è concesso e quello che invece non dovresti volere, ma volere è volare?!
E plani su me che distratta non guardo, scivola vista sul letto disfatto mentre sento le mani legarsi al destino in intreccio di dita che assaporano lino. Lenzuola, prato, rugiada che scola, bocciolo che sboccia, profumo di te, sapore di me.
Parti dal collo, io nuda (priva di vestiti sì, ma non è questo essere nuda innanzi a qualcuno), tu tremi, io rido, tu fremi, io godo, tu mangi, io esplodo.
Senti il profumo che esala, ascolto il tuo inspirare me e la mia pelle tesa come stesa ad asciugare pensieri indolenti di fragili menti; - odora? - ti chiedo e sorrido, tu non rispondi quando verso il monte fai scorrere il dito.
Poi tutto accade, le orecchie rimandano battiti e tutto diviene ovattato.
Ruscello che scorre su gola protesa, si spande, leccando ferite, sul petto che rende la resa; vette rugose, mostrano appiglio su seni montuosi, da te assaporate con lingua bagnata di vera pretesa. Gusti con estrema attenzione, ti piace e mi piace, ti prendi del tempo ed io mi sento morire, scolare, stillare quel miele dal boccio al Bocciolo... - ti prego, non lasciarmi aspettare - .
Vuoi gestire tu ogni cosa, a me spetta solo restare distesa sul letto disfatto, e lo fai saldando le labbra alla mia voglia di te: le mani sui miei fianchi, ti metti carponi tra le mie cosce e ti chini e come un Bocciolo ti chiudi alla notte, mi baci quel monte mentre erigo il mio ponte in schiena inarcata, protesa, incurvata; un bacio, solo uno, appena in superficie senza increspare le acque del lago e già so che gli argini non mantengono quel mio straripare e tu mi sospiri sul cuore (e come saprete non intendo mica il muscolo scattante che in petto giace), mi dici - che buono, che buono - , sorrido e a te che sei Bocciolo ora premo corolla. Sì, ho staccato le mani dalle lenzuola e le lego ai tuoi crini e vorrei spingerti in fondo, ma risalgo la china ed attendo paziente mentre solo la punta della lingua calda e bagnata si insinua verso il nocciolo.
Una parola, una sola parola... impazzire!
Infine non resisti perché io non resisto e ora, Bocciolo goloso, non solo l'accenno, ma premi, assapori, lentamente ti muovi in punta di bocca su labbra salate.
- Volevo farti provare... - ancora pienamente, lungamente, sorseggi.
- Volevo farti invocare... - parli su lago e fiato rimandi, annaspo in turbamenti mentre invoco davvero: - Pietà - .
Ne hai? Mentre mangi, ne hai? Mentre scivoli dentro segnando per sempre un nuovo sentire, ne hai?
Io ne ho di te che ora, mentre le labbra si schiudono lasciandomi inveire in quel violento venire, sei l'immenso per me.

- Dimmi che non ti piace, dimmelo e capirò! -
Affermi il falso Bocciolo, adoro venire con te fosse anche in capo alla Luna, mi hai dimostrato che il mio essere votata all'amore non è stata scelta vana... però, ci sono troppe forme d'amore ed io come faccio, come posso rinunciare?
- Perché? - mi domandi Bocciolo
- Voglio un figlio - rispondo di getto e del fragile stelo sento lo spasmo; mi scuote il lamento che diviene parola accennata in un suono, soffocata la gola e continuo - e non potrò mai averlo da te che, ora so, sei l'amore per me - .


RLR @-->----

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