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Racconto n° 3859
Autore: LaPassiflora Altri racconti di LaPassiflora
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Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Whore, una strada senza ritorno nel mondo delle Escort di lusso. Confidence, le confessioni di una escort Perfidia, il desiderio oltre la ragione Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto La collina dei ciliegi, trasgressioni inaspettate. Destiny, un incontro avvenuto per caso Il Diavolo e la Contessa, sogni fuori da ogni controllo Velvet, donne al di sopra di ogni sospetto. True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita.
 
 
Il Presidio
- Sgualdrina - disse, colpendomi più forte. - Una sgualdrina che si eccita ad essere legata e esposta.
Mi frustò con colpi regolari e decisi, sentii la pelle accarezzata da centinaia di aghi. Una cascata di baci secchi e affilati.
Inarcai la schiena, vergognandomi di essere così bagnata.
Dario si fermò, smise di colpirmi, si avvicinò e mi infilò una mano tra le gambe. Sospirai... - Ah, allora è vero che ti piace!
Troia! - Se avesse mosso la mano sarei scoppiata.
- Apri le gambe - ordinò, io obbedii. - Le voglio qui, all'altezza delle ginocchia; non devi muoverti. Capito?
Feci cenno di sì.
Dario si allontanò di un passo; lo sentii di spalle, sedersi sul letto.
- Sei proprio bella legata così, a gambe larghe e con il culo rosso.
Un lungo silenzio, le parole di lui si inoltrarono nel cervello fino a scendere al sesso solleticandomi rudemente. Un calore composto da strisce di cuoio tamburellava sulla mia carne. Aprii la bocca, la richiusi, l'aprii di nuovo.
Lui rimase immobile, in attesa, e il mio sangue defluì dalla testa fino ai piedi.
Mi sembrava di girare in un cerchio folle e straordinario, ero impaziente e strinsi i denti.
Lui si avvicinò ancora, chiusi gli occhi.
Assicurò la corda delle braccia a uno dei ganci del soffitto. Strinse meticolosamente ogni nodo e dopo un po' non mi trattenni.
- Ti prego - dissi – toccami!
Fu un attimo, un lampo furibondo nei suoi occhi, e mi schiaffeggiò in pieno viso.
Le mani si mossero d'istinto verso la mia guancia, ma erano bloccate. Ero sospesa nell'aria spessa e torbida. Il gatto tornò a colpirmi, si abbatté una volta e un'altra, un'altra ancora. Restai senza fiato, ma non cedetti.
- E' questo che vuoi? - disse - essere picchiata?
Sentii il tonfo del manico intrecciato cadere a terra e il fruscio di qualcosa di più pesante riempire l'aria. Il sibilo del cuoio levato in alto, poi un dolore lancinante al centro delle natiche. Lacerata. Carne straziata.
Mi ressi al suono del prossimo colpo perché non sapevo se avrei resistito senza aggrapparmi a qualcosa; poi udii il fischio e il respiro mozzarsi all'improvviso. Inspirai con violenza, l'aria era diventata fredda, istintivamente cercai di divincolarmi, ma ero legata stretta e non potevo nulla. Cominciai a piangere un colpo dopo l'altro, le frustate si abbatterono e riconobbi le due lingue del tawse.
Il dolore era inteso, cercai di pensare ad altro, ma dopo un po'non rimase che il calore e un bollore nelle viscere. A ogni colpo il cervello era come se fosse risucchiato via dal corpo.
Poi le mani di lui, le dita che esploravano dappertutto e mi sfuggì un gemito.
Dario mi chiuse la bocca con una mano, non avevo più aria nei polmoni; un dolore sordo prese a dilatarsi nel torace. Pensai di dover scegliere tra lo svenire e il divincolarmi, quando mi resi conto che potevo respirare dal naso, abbastanza bene nonostante le lacrime e il muco.
Realizzai di non aver mai provato una sensazione così travolgente, un'esplosione di ebbrezza. All'improvviso mi ritrovai bambina, donna, che percepiva il sibilo di ogni rotazione del braccio, la potenza del movimento, la forza crescente, e alla fine arrivai all'orgasmo più violento che avessi mai provato prima.
Ero una farfalla appiccicata a un fuoco d'artificio, quando Dario mi abbracciò ero persa tra le sue braccia e un altrove...


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