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Racconto n° 3877
Autore: Amelia Altri racconti di Amelia
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My Story, il coraggio di affrontare la verità Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Danger, il pericolo viaggia nella mente Thunderstorm II, la storia continua Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Debacle, il prezzo della verità. Thunder, eco solenne d'un lampo africano. Darkness, cronaca romanzata di una messa nera.
 
 
Mélodie e Maxence
Buio vischioso, pioggia e vento sferzante. Sono appena le 7 ma ho il sesso in vibrazione da ore. Stringo il volante sfidando bufera esterna e uragani dell'anima. Mi fermo all'autogrill a bere il mio terzo caffè, la testa presa in un vortice di indecenti fantasie. Con il gusto della teatralità che mi coglie nei momenti più impensati salgo ancheggiando i gradini, mentre un vento impetuoso mi solleva il vestito. I camionisti in sosta ringraziano per il miraggio offerto ai loro occhi increduli. Autoreggenti nere su pelle d'avorio. Sorrido come gatta che si lecca i baffi compiaciuta, pregustando il banchetto. Sono intimamente felice. Sto andando verso il seducente ignoto, da lei che mi sorprende e incanta. Da lui che ne è avvinto da corde di velluto rosso. Mélodie e Maxence, i miei demoni angelici, i miei angeli demoniaci.
Finalmente Firenze. In treno le mie gambe non trovano quiete. Si allungano, sfiorano l'uomo che mi siede accanto, continuano a premere perché quel contatto risveglia l'animale che è in me. Sorrido e apro msn, creando ulteriore scompiglio fra i suoi ormoni. Sì, forse la scelta della foto non è poi così politically correct. La cambio. A malincuore ne scelgo una più casta. Sarei capace di spogliarmi lì, davanti a tutti, al tepore dei sospiri, morbida e calda alcova racchiusa in un serpente che penetra sibilando in un mondo che si fa sempre più spettrale. Le parole sullo schermo sono intrise di sesso, di voglia, di attesa... spero che il vicino sia presbite, anzi no. Sono esibizionista, sempre. Sorrido con una malizia che è preludio a quello che accadrà in quel giorno santificato alla dea Voluptas. Poi su msn arriva Lui. Non Maxence, l'uomo meraviglioso che mi accoglierà in stazione, io impellicciata come la Lara di un dottor Zivago impaziente, traballante sul marciapiede innevato. No. Trovo Lui, urticante come una ferita aperta, che mi chiede come mai lo abbia escluso dalla mia vita. Inizio una battaglia a colpi di tasti schiacciati con ferocia e smorfie e sbuffi e parole represse. Il mio vicino, sconvolto da tanta indomita furia, tenta un approccio calmante, vorrebbe far placare la leonessa che ora ha lacrime a velare gli occhi, lacrime che scendono silenziose, portandosi dietro mascara e dolore. Non sento. Fisso al di là del finestrino, gli occhi si schiariscono fino a diventare bianchi, schiavi incatenati a quel paesaggio da favola. La neve silente copre ogni cosa con fiocchi fitti che paiono gigli ed il treno dei desideri mi porta dentro la fiaba moderna che narra di una donna gatta all'incessante ricerca di emozioni.
Una brusca frenata sparge fogli e matite e libri miei sulle gambe dell'uomo che da tempo ha cessato ogni razionale attività per dedicarsi a me, caleidoscopio di colori, così emotivamente instabile da sconvolgere anche lui che mostra un sano distacco dalle turbolenze della vita. Vedo la mia immagine riflessa. Mi sembra al contempo estranea e bellissima. Chiudo gli occhi e li apro di nuovo davanti a Maxence.
Mi scuso per il ritardo, per non averlo avvertito, come una bimba che attende vogliosa la sua punizione. Lo bacio, per la prima volta. Labbra sconosciute, sapore insolito. Provo ancora. Premo ed entro ad esplorare quella nuova succosa morbidezza, con la mia lingua avvolta alla sua. Poi le note suadenti della voce di Mélodie, la neve che cade silenziosa e ammaliante, i sorrisi, i desideri inespressi, i tocchi lievi, le labbra alle labbra. Più tardi, gustando sapori decisi e sapidi e vino rosso dai tannini avvolgenti, le mie mani, le loro. Dita che si compenetrano in un crescendo affannoso di ebbrezza. Lo sguardo della mia pura passione è oro puro, le sue labbra dischiuse sono potere dei sensi, capace di imperversare come una tempesta su uomini e donne. E distruggere. E riportare alla vita.
Sono immersa nel liquido amniotico di un utero con riflessi smeraldini. Le parole si rarefanno. L'assenza di rumore mi ipnotizza. Nuoto libera, sirena sorridente che cerca e trova. Contatto. Di corpi leggeri, di gambe avvolgenti. Sto galleggiando nell'estasi, estraniata dal mondo, accarezzata da labbra umide e dita calde. Avvolta nella voluttà. In un crescendo pacato di ebbrezza e cupidigia carnale mi modello a lui, spalmo il mio corpo sul suo, mentre bevo saliva dalle labbra di lei. C'è gente, non siamo soli. Impercettibili movimenti e sguardi curiosi ci distraggono. Lei è una sirena che nuota sinuosa, io mi lascio scuotere dall'idromassaggio, il getto possente mi possiede con violenza e io mi inarco invocando il piacere.
Entriamo nel caldo ventre della terra. Mi stendo sul marmo, finalmente nuda. Mi abbandono al vapore bollente. Nella penombra fumosa il cielo è una cupola blu di stelline argentate. Mani morbide, labbra umide, denti affamati, dita imperiose, carezze delicate e strazianti. Sento con gioia montare il piacere e cavalco le sue dita, puledra indomita, grido e la sento gemere e gridare dolcemente. Poi sono piegata sul marmo gocciolante, offerta. Mi apro e lo accolgo, mentre le mie dita affondano nell'umida cavità fra le sue gambe. Estraggo due dita bagnate di nettare. Sapore familiare e differente. Agrumi delicati. Mi sento febbrile e potente, il calore annebbia le mie facoltà sensoriali. Sono sesso liquido. Puro.
Usciamo e siamo disarmati, bagnati di umori e sapori. La mia schiena è fustigata da una cascata di acqua gelida. E poi un'altra. Ma la voglia è ancora bruciante. Immergermi nuda nella neve non basterebbe a placare la mia ingordigia, la voglia famelica di nutrirmi della loro carne pulsante. Mi stendo sul tatami alla luce fioca di lanterne aranciate. Annuso. Aromi diffusi di spezie orientali, vaporose tisane. Mélodie mi stringe a sé, cullandomi verso uno stato di abbandono. Le nostre gambe compenetrate in un abbraccio irriverente. Sono deliziata della sericità della sua pelle, dalla morbidezza delle sue valli. Fonemi isolati ne cercano altri. E io mi apro, e racconto, di lui, di noi. Dei nostri corpi che nell'assenza si caricavano come bombe ad orologeria. Irreprimibili carnali primordiali desideri a offuscare la mente, a preannunciare lo tsunami che ci travolgeva al nostro successivo incontro-scontro. Esplosione tracimante, voracità da predatori affamati.
Era un giorno di Luglio accecato da un sole implacabile, l'asfalto galleggiava tremante nell'aria rarefatta quando apparvi, di bianco verginale vestita. Lady Ascot, mi battezzò. Sorridevo attraversando la strada, non lo baciavo mentre gocce di sudore m' imperlavano l'incavo dei seni. Semplicemente mi offrivo a lui. Anima e corpo. Perché lui ci giocasse, in un' altalena di tenerezza e violenza, distacco e passione. Gesti drammatici, che avevano il sapore acre di morte. E di rabbia, adorazione, disprezzo e amore.
Più tardi, a cena lui nota divertito come il mio sguardo sia cambiato. Diverso da stamattina, dal pomeriggio. Lenta mutazione. Sono femmina ora. Solo femmina, caldo animale. Che non si sazierà mai di stordimento dei sensi in questo giorno di sensazioni ovattate e razionalità perdute. Ubriacature dell'anima. Donna gatta strofina le vibrisse sul mio collo, io mi sciolgo come neve al sole e l'attiro a me con senso di possesso, sfidando sguardi vibranti. Dispensando golosità. Respiro il calore dei suoi pensieri impudici mentre la prendo per mano e la porto nel regno di Siam.
Danza lenta e sognante fra broccati decadenti e velluti barocchi, e lenzuola seriche come la pelle sua, la pelle mia. E la sua, selvaggia peluria ed odore muschiato, ad interrompere la giocosa continuità di colline morbide e nere trasparenze. Adoro gli antichi specchi di quest'hotel dal fascino retrò, fedele complice, testimone di emozioni travalicanti. Ammiro l'assoluta indecenza della creatura cangiante, braccia voraci,gambe e lingue fameliche. Audaci gesti, movenze eleganti e convulse che hanno il sapore tragico della fine imminente. Non discerno i tocchi lievi da quelli prepotenti. Le vostre dita sono ugualmente artiglianti, i canini avidi. Chiudo gli occhi e sono nuovamente piacere puro. Voglio farvi godere del mio corpo,come se fossi stata creata con lo scopo unico di procurarvi delizia. Mi offro a voi come un dono. Totalmente. Per soddisfare il mio intimo atavico bisogno di fusione. Di innesti di carne,sesso e cuore.

Amelia

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