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Racconto n° 3918
Autore: LaPassiflora Altri racconti di LaPassiflora
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Charlotte, il profumo dell'oblio. My Story, il coraggio di affrontare la verità Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Danger, il pericolo viaggia nella mente Thunderstorm II, la storia continua Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Debacle, il prezzo della verità. Thunder, eco solenne d'un lampo africano.
 
 
Solve et Coagula
Scomporre il caos e ricomporlo, immaginando un ordine fermo e significativo. Immaginarlo, certo, perché sin dall'origine è evidente come il piacere sia un'accelerazione straordinaria. Un desiderio di follia pensato equilibrato.
Attraversando un lungo corridoio, nudi, accecati, ci infiammiamo di un amore che si possa toccare con mano anche sulla soglia del nulla. Perché cos'altro può voler dire toccare il fluido di un ventre? Cosa possiamo trarre dal liquido che tinge e scorre tra le dita?
Non conosco né luogo né tempo che non sia finito, non c'è carne in cui la danza del corpo, le membra esauste o la calma che le affida, siano capaci di spostare l'intero sistema. Per quanto straripante la barriera non si infrange.
Tutto quello che abbiamo, io e te, è la creazione di un quadro con approssimati riflessi. Un quadro dividuale e di contrasto.
L'attimo vissuto in cui un frammento ci illude i segni, crediamo nella possibilità di determinare il senso, il pensiero più alto del corpo. Ciò che noi siamo.
E ringraziamo. Con un' eco nella memoria che ci spinge verso una porta aperta, appena dall'altra parte, osservando il paesaggio di un giardino antico. L'abisso, capisci, del nostro essere nient'altro che un supporto – un buco nero in cui la memoria fugge nello spazio e tutto perde consistenza, tutto assume una forma disumana.
La passione per quest' - invisibile - ci lascia intravedere oltre il profano, non il limite ma l'illimitato.
Lasciami incatenata come un ragno, da ogni lato, godi lo spettacolo di te che vai e che vieni, portami al culmine dell'euforia. Sfiniscimi!
Sono le mie carni che te lo dicono, travolte dall'affanno intuiscono uno spazio, un viaggio nell'assenza, che al rovescio di quanto si pensi corrisponde al tempo che invade.
Questa giostra funesta tocca le carni in zone avvertibili, si abbatte sulle cosce e sul ventre, sui seni, senza che si possa anticipare la sofferenza, la spinta del piacere percepita come un lampo che ottunde la mente e sommerge il corpo. Un'onda di dimensione gloriosa.
Il pericolo sublime da cui nasce l'eccitazione suprema.
Il corpo gettato al di là di una forza latente, effettivo vettore di una percezione vera, forse primordiale.
Noi che abbiamo scelto il dominio, secondo la rispettiva fattispecie, abbiamo avuto l'incisione corpo contro corpo, anima contro anima, sesso nel sesso nel sesso.
Amore, adesso, evoca la mia impazienza. Ingoiami!
Per questa pulsione indicibile fai di me la tua cattedrale inesprimibile, sospendi il mio respiro nell'angoscia. Nella gioia disperata, senza ambiguità, fai di me une bouche, un sexe, un anus. Solve et coagula!

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