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Racconto n° 3947
Autore: La Passiflora Altri racconti di La Passiflora
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Inferno, le ombre oscure della rete. Social Game, la tentazione che viene dal Web Gebebeh, l'antico aroma dell'altopiano. Debacle, il prezzo della verità. The Game, il gioco del sesso e della follia. Mea Culpa, religione e mistero True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita. Sacrificium, la sfida degli dei. Revenge, una vendetta da servire calda Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere
 
 
Il buco di Alice
Lo osservo, stasera, e più di una volta non posso farne a meno, penso a quanto sia fortunata.
N. sta parlando con Laura, le guarda la bocca, i capelli bagnati, le piccole tette deliziose, ma è rivolto verso di me, verso il mio corpo. Sta parlando con lei e sta pensando a me.
Li osservo ipnotizzata, sono bellissimi. Si muovono con grazia spudorata e mi viene in mente, chissà perché, l'immagine di un alveare bianco. Un innocente e terribile antro avvolto dal ronzio delle viscere, dalle api sul miele.
La carne rosa del sesso di N. sembra un biscotto nella bocca di Laura. Lei ha lo sguardo beato, una specie di adorazione tenera che la folgora in fondo al cuore.
È inginocchiata ai suoi piedi e l'emozione è genuina, la sua bocca prende le forme della fantasia, e penso sia amore quello lì.
Franco è alle mie spalle, amorevole e protettivo. Vorrei studiare il suo viso, il suo modo di fare... ma non posso, sono accecata dal desiderio. Il mio corpo è un brivido infuocato. Una ninfetta demoniaca, crudelmente gioiosa, si fa viva dentro di me. Mi sdoppia.
I capezzoli sono gonfi, le labbra rosse come caramelle leccate. La stanza dove siamo perde di consistenza e io mi rovescio infinitamente negli altri. Ogni volta che Franco mi tocca ho la sensazione di morire. Muoio di vita.
La pelle è sentimento, una ferita divertita e animale che si dibatte e spia, rinviene mentre è divorata.
L'amore patito fluidifica quando N. e Franco legano me e Laura insieme, le braccia a squadra, i polsi allacciati alla combinazione di catene pendenti dal soffitto.
Sento la mia amica calda, la sua lingua veggente, che intinge, si bagna e mi trasporta l'umido sapore di N.. Lo fa scorrere lungo la linea delle labbra e lo deposita lì, somatizzando il desiderio che ha per lui. Si fa sentire intensa, srotolando fili di saliva e travasando fermento.
Io e N. ci amiamo attraverso di lei. Le nostre lingue si subordinano, la pelle si esplora anche senza poter usare le mani, raccogliamo la purezza del fuoco con la febbre infinita dell'ape.
Le braccia che incrociamo intrappolano i corpi in un rete di seta. La vulnerabilità gravita attorno a noi. Per il furore e la felicità che ne deriva dentro i nostri busti ci si sente bene, ma noi siamo ciechi mentre sfociamo su quei cigli bollenti.
Il senso è fuggitivo e ciò che ci appare nero in realtà è rosso, eccitante e spaventoso allo stesso tempo.
Franco si tuffa dentro di me e io grido rauca, spezzando la voce per il dolore e la sorpresa.
N. si è ancorato saldamente a Laura, la scompone in suoni e parole. Il suo cuore è messo a nudo.
I nostri corpi sono saldamente arpionati, siamo carne sociale che diventa misura di quanta verità possiamo sopportare.
Inarcate una contro l'altra, io e Laura, le ossa del bacino sporgenti spinte dentro la carne, assottigliate dalla posizione destabilizzante, strusciamo in una danza tribale perfettamente simmetrica. La mia testa si piega e cerca la punta della sua mammella sinistra, sull'iniziale tatuata alla rovescia mi fermo consapevole della sua urgenza.
Le lingue, i denti, le bocche diventano un popolo barbaro per la carne martoriata. Sento il cantico dei cantici immolarmi il ventre quando la bocca di N. prende il colore del sangue.
Desidero restare così, in quel buco in cui mi oso a pronunciare - resta dentro, tesoro - e poi guardare, su, con lo sguardo vuoto e chiedermi, - chi sono? -
I colpi ci squassano, i corpi si fondono con la gloria dello splendore e il fulgore ci tieni uniti lanciandoci nello spazio più puro.
Franco mi scuote per i fianchi fino a farmi urlare, i miei gemiti sono monili che faccio ricadere e il ventre, in cui lui si lascia scivolare, diventa un mucchio di grano. Nella deflagrazione dei sessi impazziti i seni paiono cerbiatti in corsa, e i colli, oltre le spalle arrossate, torri d'avorio verso le bocche amate.
N. sale dentro il ventre drogato di Laura e il piacere di lei esplode, l'estasi si arrampica con una violenza sensuale che le riconosco dal respiro, dal profumo selvatico che le scorre dalle labbra a quelle degli altri.
Mentre Laura gode, N. riduce appena la sincronia del movimento ma non si ferma. Dosa la reazione della sua sottomessa e permette al circuito di continuare sulle macerie del piacere. Laura rimane per un po' come intontita, nell'apoteosi di una rigidità e di una continuità sospesa.
Per un istante le si riflette sulla mascella una morsa di dolore ma un altro orgasmo è subito oltre la soglia, lo vedo, l'assale.
Ed è questo il momento in cui non sento più il corpo, in cui non riesco più a pensare, nell'attimo in cui si compie l'infinita possibilità del desiderio e mi sento investita da una visione, sono nella pulsante idea interiore di un buco nero.
Sovrapposta alla mia croce parlo al cielo con un richiamo osceno e l'angelo che mi riempie le viscere incrocia la dolcezza di Laura mentre l'orgasmo la devasta. Tutto si incendia. Tutto si esalta.
Franco si inarca e incalza, con l'evidente tensione che lo spinge a pronunciare frasi deliranti. Affonda a morte tra le mie natiche in fiamme e ingolla il suo seme nella mia terra. N. va e viene, sfinendo Laura, omaggiandola davanti e di dietro con i riguardi che merita.
E il mio mare è mille e mille volte in fuga, una lacerante rottura, e mille volte ancora è il suo opposto sorprendente.

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