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Racconto n° 4144
Autore: Amelia Altri racconti di Amelia
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My Story, il coraggio di affrontare la verità Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Danger, il pericolo viaggia nella mente Thunderstorm II, la storia continua Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Debacle, il prezzo della verità. Thunder, eco solenne d'un lampo africano. Darkness, cronaca romanzata di una messa nera.
 
 
Non è Mañana en la batalla piensa en mí
- Ti voglio presentare un mio amico. Vedrai, ti piacerà . -
Le parole uscirono in un sussurro dalle labbra di Nina mentre lei con mani da bimba cercava di domare i riccioli selvaggi unendoli in una coda e portandoli di lato, a sfiorarle la spalla magra, per poi lasciarli di nuovo liberi a formare una criniera scomposta. Era un pomeriggio di Giugno deformato dalla calura, uno di quei giorni in cui tutto galleggia nell'aria rarefatta. Nina. Una cascata di riccioli dorati come miele d'acacia, le iridi di un colore indefinito, da gatta. E come una gatta lei era silenzio, passi leggeri, mistero e femminilità, forza e delicata bellezza. Una creatura evanescente, vegetariana e a modo suo salutista. Spinning e champagne, era fedele a entrambi.
Matilde la guardò attraverso il giallo ambrato della sua Menabrea, l'azzurro degli occhi lampeggiava in rapidi bagliori di curiosità. Non riusciva a star ferma, muovendo gambe e braccia in un moto perpetuo d'inquietudine. Era sempre alla ricerca d'intensità, di febbre, di agitazione. Prendeva la vita a morsi, trovandola a volte dolce, più spesso salata e speziata, mai insapore. Sputando nocciolo e parti malate, gustandone a pieno la polpa carnosa. Nina iniziò a parlarle di Alessandro. Inquieto, anche lui. Maniaco sessuale, come lei. Vita incasinata da quarantenne con famiglia disgregata e ricomposta. Come lei, più o meno. Alessandro che aveva trovato la donna perfetta. Quasi. Perché era fredda, non lo desiderava ardentemente, lui che di solo sesso poteva anche vivere. Matilde si aprì in un sorriso, con la sua risata sonora. Bella di una bellezza sfrontata e naturale. - Come si fa a non scopare la vita? Io penso sempre al sesso. Mi ci sveglio la mattina con la voglia. E se amo un uomo, non posso non desiderarlo tutti i momenti, non posso non toccarlo quando siamo insieme, annusarlo, baciarlo. Sono un animale? Forse sì, ma ho bisogno di uno altrettanto malato di sesso come lo sono io! - Nina rise sorniona, gli occhi luccicanti come cristalli - stasera in quel locale così carino sul mare? -

E' notte sulla spiaggia. Sensualità che impregna l'aria, musica vibrante, corpi caldi. I capelli che ondeggiano al ritmo soave della brezza marina. Un pezzo di seta bianca a coprire Nina, viola Matilde, sandali dorati, lo sguardo offuscato. Con loro Allegra, in rosso carminio, come un bacio sfrontato sulla pelle d'ambra. E il loro uomo, il pirata dei caraibi, in total black, orecchini e bracciali da gitano, sotto le palpebre storie di assalti a velieri, uragani e tempeste tropicali. Danze sfrenate con due ragazzi di colore, due pantere che sfiorano le tre donne facendo le fusa, muscoli guizzanti e ritmo naturale. E' una notte d'incanto, senza sesso, ma a volte è più appagante, pensa Matilde, quando appare lui. Alessandro.
La prima cosa che colpisce, oltre ad un fisico invidiabile in un quarantenne, è la bocca. Labbra piene, ricche, che non si chiudono mai completamente e rimangono offerte - pensa Matilde, ammaliata - è come un frutto polposo. Seduti su comodi cuscini arabeggianti, parlano di vino, di cibo, di sesso. Matilde dice, artigliando i suoi occhi a quelli di Alessandro: - D'estate bevo bollicine, meno i bianchi, ma adoro i vini rossi. Non quelli da donna, morbidi e con tannini poco irruenti. Voglio vini portentosi, devastanti. Esattamente come gli uomini con cui amo lottare nel mio letto. - Sguardi, sfioramenti, sussurri e giocose risate. Il sudore che le appiccica la stoffa dell'abito sulla pelle, lo sguardo ormai sfuocato, preludio dell'estasi. Intanto Nina ondeggia delicata e sensuale, facendo da tramite fra i loro corpi e le loro anime, compenetrandoli, spargendo sensazioni. Emozioni.

E loro si trovano nudi, il giorno dopo, in un'afosa domenica mattina d'estate, uno di fronte all'altra. Lui ha una necessità fisica di sesso. Lei è curiosa di scoprire nuovi mondi attraverso i corpi degli uomini con cui va a letto, incapace di innamorarsi, ma pronta a darsi totalmente. Binomio perfetto.
Alessandro le allarga le gambe (la sera precedente: Naaaa... non ci credo che non riesci a venire con la lingua. Vedrai, riuscirò a leccarti fino all'orgasmo), la sua lingua fra le gambe di Matilde è come un pugnale affilato. Matilde mugola, il volto stravolto dall'eccitazione, all'improvviso dice, con voce roca- visto che non vengo?? - Ridono, lui intinge le dita nel suo umore e gliele porta alla bocca. Lei le succhia avidamente. Poi le infila di nuovo dentro due, tre dita. Lei si contorce, s'inarca, si ritrova con la faccia sprofondata nel cuscino, i fianchi sollevati. Lui toglie le dita e la prende. Il colpo è netto e spietatamente duro (Amo una sana violenza, e da dietro è la posizione che mi eccita di più, aveva detto Matilde). Alessandro le afferra i capelli.

- Non ti avevo detto che mi piace esser presa per i capelli -.
- L'avevo intuito, troia -.
- Anche il dirty talking avevi intuito, bastardo..? -, dice Matilde con voce gutturale, come se i fonemi le provenissero dalle viscere. Si alzano, guardando i loro movimenti convulsi allo specchio. Sono due creature magnifiche, puri nel loro non conoscere freni. Si mordono, con disperazione e frenesia. Si staccano. Lei lo fissa per poi assalirlo di nuovo. Si trovano a terra, respirando aroma di candele alla vaniglia, in una lotta che potrebbe finire con la morte o con il piacere assoluto, non importa quale dei due. Lei gli sale sopra e lui la disarciona. Le nega il picco dell'estasi. Alla fine lui si stende sul letto, come una preda offerta. Matilde lo cavalca vigorosamente, come piace a lei, conficcando le unghie nei suoi muscoli, nella sua pelle abbronzata, e stringendo il suo cazzo fra le cosce come a volerlo strappare. Un lampo solido, l'orgasmo che arriva violento. Concentrata sul suo piacere, non vede. Le gocce di sudore che gli imperlano la fronte, che gli colano sul torace. La sensazione di soffocamento e morte imminente.
- Non mi sento bene - dice Alessandro.
Matilde mette a fuoco l'immagine dell'uomo che è sotto di lei. E' completamente sudato, eppure non fa così caldo, e poi era lei a muoversi. Lo ha strapazzato, come un dildo di carne, senza rendersi conto che lui non c'era, che era altrove.
Ho vinto io -, sorride soddisfatta e si lascia cadere sul letto. Parlano. Di famiglie interrotte, di figli, del malessere chissà che è stato. Stanno in silenzio, abbracciati, guardando il soffitto. Si baciano. Parlano. Stanno in silenzio. Sono questi i momenti in cui lei si sente più vicina a lui. Sorride bambina e inizia a leccargli la pelle del torace, i peli scuri e quelli bianchi, poi scende giù, alternando la lingua con i capezzoli. E' piccolo e tenero, ci gioca con dita e lingua, lo sente allargarsi dentro la sua bocca. Lui l'afferra per i capelli dandole il ritmo. La stretta è brutale ma Matilde è disposta a soffocare pur di farlo godere (se un uomo mi piace veramente, è la prima cosa che faccio, è il modo migliore per conoscerlo a fondo..).
Dopo tre ore, due orgasmi lei e uno lui si salutano, soddisfatti, senza ipocrisie né falsi imbarazzi. Hanno fatto del sesso grandioso. Accadrà di nuovo, ne sono certi.

Per i più svariati motivi, lavoro, figli, salute altalenante, Matilde e Alessandro non si vedono per giorni. Lui è in vacanza, solo, in mezzo alla natura incontaminata. Lei in ufficio alle prese con norme e procedure, caldo asfissiante e risvegli precoci dovuti all'ansia. Ed è così che lui lentamente s'insinua nei suoi pensieri. Lui che era stato solo una magnifica scopata. Ci sa fare con le parole, pensa Matilde, appagata dai suoi sms a cui talvolta non risponde, oppure risponde con tre messaggi sparati a raffica, uno dietro l'altro. Incazzandosi se non riceve risposta. D'altronde lei è così. La si ama per questo, perché è imprevedibile. Tutto e il suo contrario. In quella mattina di luglio infuocato c'era stato uno scontro di corpi sudati, scambio di fluidi, saliva, morsi. Lotta e possesso. Fusione carnale. Perfetta sincronia da animali in calore. Poi, con il tempo, Alessandro aveva iniziato a conoscere Matilde, era andato al di là della sua scollatura prepotente, del suo culo perfetto. La mente di lei era, come il suo corpo, piena di curve, come una esse, da ripercorrere con labbra lievi o affamate. Da decifrare. Amare. Lui era entrato, passando per la porta di servizio, attraverso la bruta carnalità, e lentamente si era addentrato nei recessi della complessità di Matilde. Matilde era selvatica e contorta come un rampicante. Tesa e morbida allo stesso tempo. Ma aveva la necessità primaria, e inconscia, di dare amore.

Da M. a A. - Non ho voglia di fare sesso, ma di vederti sì -
Da A. a M.: - E' una bella cosa -
La conversazione va sul quel fastidio che lui ha al petto
Sarà uno stiramento del tendine, un dolore intercostale, ma anche prima che accadesse, quella domenica mattina, non ero io - le dice Alessandro - avevo una sensazione strana... -
- Azzo amore!!! Chissà cosa facevi se eri in forma! Sai, io ho mente perversa ma sani appetiti, che de-vo-no essere saziati! -
Poi silenzio, per un paio di giorni. Matilde non ci fa caso, la sua vita è piena d'impegni, affetti. E arriva la telefonata di Nina, secca come una frustata. Parole senza ornamenti. Ischemia, infarto, terapia intensiva.
- Non devi andare a fargli visita. Gli dai emozioni. Pericolose. -
Matilde chiude il telefono, gli occhi fissi sulla micia che gioca con il tappo della penna, senza vederla. Pensa a Xavier Marìas. Avete letto ‘Domani nella battaglia pensa a me'? Romanzo grandioso, inizia con un uomo e una donna a letto per la prima volta. Niente di nuovo se l'incipit non fossero gli ultimi attimi della vita di lei. Poteva morirmi fra le cosce, pensa Matilde, da perfetto sconosciuto, un mese fa. Le lacrime iniziano a formarsi e cadere silenziose. Poi il pianto si fa sommesso, un lamento da animale ferito. Apre la finestra con rabbia, la gatta si allontana spaventata. Le manca l'aria. Fuori ha smesso di piovere, l'aria sa di foglie marce. All'improvviso un sole fradicio di pioggia si libera dalle nuvole per avvolgere tutto in una luce esitante. Matilde sa che proverà a considerarlo solo un temporale estivo, e andrà avanti nella sua erotic quest, con passione e disincanto. O quanto meno ci proverà.

Amelia

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