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Racconto n° 4232
Autore: Erato Altri racconti di Erato
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Charlotte, il profumo dell'oblio. My Story, il coraggio di affrontare la verità Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Danger, il pericolo viaggia nella mente Thunderstorm II, la storia continua Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Debacle, il prezzo della verità. Thunder, eco solenne d'un lampo africano.
 
 
Cadranno mille petali di rose
- Tu e le tue dita dentro
a maledirmi la notte,
così distante,
mentre la gola snuda il mio deserto -

Ieri il sogno , così vero che toccarti è cuore sotto le dita, confonde e stria di nero il bianco della carne.
Variegature d'ombra, immateriali e seriche che s'avvolgono rapaci e corrodono la corteccia molle delle braccia.
Ti guardo, vesti il sorriso buono dei nostri dialoghi, quando eri vera, Tu fino alla congiunzione dell'indifeso, mole inespugnabile ad altrui verbo, dolce di miele alla mia bocca.
Ti immagino da qualche parte accanto, che alberghi tinte di mare come scalare muto dipinto a chiome di luna, il sole in assenso alla lettura che ti divora la mente quando fagociti parole a morsi avidi.
E intorno è un trionfo arido e scosceso, di ulivi spenti e terre arse dalla sete.
Brucia persino dentro agli occhi; il cerchio dell'iride è di fuoco ed io rimango fiera senza esercizio di parola, disorientata al salto.
Lo sguardo è attento e taglia, assottigli la mandorla obliqua per affilarne il raggio, sembra tu voglia uccidere ogni cosa invece minuziosamente studi ogni colore e forma, ogni emozione, ogni suono.
L'odore penetra e invia l'impulso alle tue dita veloci, il cristallo che increspa il sommier di sale acceca le intenzioni e profana senza chiedere permesso, come ogni cosa arrivi a quel tuo punto immobile che nessuno ha mai toccato.
Prepari spartito di parole, lo so... appunti nella mente ogni solco immaturo, lo innesti perché diventi albero da frutto. Gote di porpora quei manoscritti acerbi, adesso astrusi seguono i tuoi contorsionismi di penna, languono affamati dentro le stringhe metriche o muoiono all'argine del compreso.
Passi scalzi avvicinano il tuo solitario esibirti sul foglio, mani vestite di gentile bramosia tendono l'ennesimo bicchiere. Si accomoda leggera nel suo pareo a fiori, sdraia di grazia l'epidermide appena sveglia.
Accogli, e lo sguardo estivo dalle lenti compie un salto a dire grazie.
Ritorni veloce e guizza la linea circonflessa delle sopracciglia: ha colto l'intuizione, l'attimo.
L'afferra perché non fugga via e lo fissa per sempre alla pagina.
Riconosco l'ingranaggio involontario, il meccanismo compulso dello scrivere che increspa un'onda di sorriso alle mie labbra, nell'affetto indulgente che ho per quella specularità che mi ha stregato.
Più tardi sarà amore; più tardi dove la notte allaccia i lembi delle stelle, nella pausa serale al tropico di un sud offerto tante volte.
Sarà il torpore stordito di due calici e un sottile profumo d'ibisco, le spezie di cannella tremeranno all'affanno del vento caldo dell'estate che gonfia di vela le finestre.
Immerse nella vaniglia candida di un letto, nel trionfo solitario delle carezze in doppio...rapaci in fuga di morsi largiti e ripresi.
Lingua che rettile insinua il fuoco e parole che spogliano i sensi; la carne già nuda distilla il succo del cuore che trema e si scioglie nei passi del corpo che il corpo percorre in salita e di bocca scivola nell'umido midollo dei sensi.
Arcua l'estremo respiro, l'ultimo; la schiena si piega su Venere nuda.
Suda ogni lemma, distrae la ragione, affossa la mente e, vestita di mani, la gola sacrifica l'imperativo a un lungo morire di ciglia.
E' l'amore che morde i miei occhi, il ruggito che spengo e che implodo.
Il lamento che muto rimane in una stupida alcova d'orgoglio.

Nessuno può saperlo ma io ti guardo.
Sempre.
Da un angolo arroccato sui veroni, anche quando è giorno e la luce imbianca con l'inganno di morgana le balaustre cui poggio ciò che vorrei dirti.
Ho smarrito la strada per raggiungerti, mi danno per quel passo incerto e per tutto ciò che ho osato credere di noi.

Erato

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