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Racconto n° 4315
Autore: Amelia Altri racconti di Amelia
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Inferno, le ombre oscure della rete. Social Game, la tentazione che viene dal Web Gebebeh, l'antico aroma dell'altopiano. Debacle, il prezzo della verità. The Game, il gioco del sesso e della follia. Mea Culpa, religione e mistero True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita. Sacrificium, la sfida degli dei. Revenge, una vendetta da servire calda Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere
 
 
Lady A.
-L'hotel l'è in una posizione fantastiha.. in centro, proprio su i' lungarno.
Il tassista fiorentino è roseo e grassoccio come un putto.
La signora seduta dietro sorride, fra le onde ramate dei lunghi capelli da Medusa, senza rispondere. Denti bianchissimi incorniciati da labbra voluttuose dipinte di rosso Chanel.
Apre la giacca mostrando un ampio scollo. Occhi porcini la fissano attraverso lo specchietto.
Lei ha gli occhi persi nelle sue oscene fantasie, il sesso che pulsa.
-Dimmi una tua voglia inconfessabile.
-Essere pagata, come una puttana.
-nteressante.. l'hai mai fatto?
Lei aveva riso – No...
-La cifra deve essere simbolica, ma non qualche decina di euro.
Altrimenti come fai a sentirti usata? Cinquecento euro?
Un attimo d'incertezza e si era sentita pervadere mente e corpo da una sensazione piacevolmente perversa.
-Sì, lo voglio fare... Sì. E voglio impegnarmi, essere una vera troia.
-Bene, la prima volta che ci vedremo ti pagherò perché tu soddisfi ogni mio desiderio. Cos'è che non faresti ?
-Io faccio tutto, tutto quello che vuoi.

L'aveva conosciuto in un'adult chat e il suo istinto di preda predatrice le aveva detto sì.
Lady A. lei, Sir W. lui.
Per lei il sesso era stordimento e bestialità. Era una droga che le entrava nel sangue scardinando le porte della voglia. Ma era troppo bella, troppo elegante, troppo tutto e gli uomini finivano sempre per adorarla, come una dea.
Per questo era entrata in quel mondo virtuale, alla ricerca di frutti proibiti, tesi da mani sconosciute.
-Quanto sei alta?
-1,73.
-Metti i sandali più alti che hai.
Ovviamente niente biancheria, neppure il reggiseno, le gambe devono essere nude.
Ti aspetterò di fronte all'entrata. Quando esci dal taxi fai il modo che la gonna si alzi, devi mostrare le tue lunghe gambe da troia.
Rossetto e smalto rossi.
E porta il collare con gli Swarovski che ho visto in foto, le manette, e i tuoi dildo.
-Porterò tutto. Sono una professionista, io.
Nella vita reale Lady A. è un avvocato, discendente da generazioni di notai.
Guarda la cupola del Brunelleschi, ha la floridezza di un seno di donna, turgido e sodo.
Vibrazione, messaggio:
-Idiota, sei in ritardo.
Lui adora umiliare donne intelligenti, trattarle come oche.
-Sarai la mia schiava stupida, capito?
Lei, laureata in giurisprudenza con 110 e lode, esplorando gli angoli più oscuri della propria sessualità ha scoperto di eccitarsi in modo assoluto solo con l'umiliazione e la sottomissione.
Ma è una schiava atipica. Non cerca gelidi Dom muniti di tutto quell'ambaradan di fruste e clamps, anzi, ha sempre trovato quel cerimoniale grottesco. E poi una volta ha provato con le mollette da bucato ai capezzoli e il dolore è stato insopportabile.
Lei vuole padroni improvvisati, padroni della vita, capaci di domare lei, fiera con gli artigli.
Ora è fradicia al pensiero di quello che starà per fare, la testa piena di oscenità.
Il tassista suda abbondantemente, come un maiale.
-Eccoci arrivati – ansima.
Lo vede. Lui le aveva inviato una piccola foto del volto, lei una sequenza infinita di pose indecenti.
Le piaceva mostrarsi, e la eccitava l'idea di mandare la foto del suo culo a sconosciuti incontrati nel web.
Occhi vivi, da bastardo, elegante nel suo completo grigio. Un uomo d'affari in città per una notte, in attesa della sua squillo d'alto bordo.
Lo sguardo di lei è lascivo mentre ruota la gamba sinistra posando il piede ingioiellato dal sandalo sul marciapiede.
Lo spacco si apre. Appare il sesso glabro e luccicante, con la sua piccola voglia sul monte di venere.
L'altra gamba raggiunge la prima e lei si dirige verso di lui, ondeggiando sui tacchi vertiginosi.
Spoglia con gli occhi tutti gli uomini che incontra in quel breve tratto di strada che la separa da quell'uomo, che non le va incontro ma la guarda con un'increspatura nelle labbra che sembra dire T-R-O-I-A.
Si ferma di fronte a lui, sovrastandolo. Lo guarda con sfida, desiderio, attesa, malcelata trepidazione. Sì, c'è del candore nel suo sguardo voglioso.
-Nella realtà sei ancora più bella. Vedremo se sei anche più troia, cara.
Le fa strada nella hall di quell'hotel che potrebbe essere a Chelsea, New York, non nella vecchia Firenze.
Entrano in camera, arredata in stile minimal, l'arancio e il testa di moro dominanti.
-Spogliati, puttana. Lascia solo i sandali.
E Le dà uno schiaffo, secco, sulla guancia destra.
Lei lo guarda con occhi di ghiaccio bollente.
-In ginocchio!
-Sei bellissima. Sei la più bella troia che abbia mai visto.
E le infila il biglietto rosa in bocca.
-Dai, vai a metterli nella borsetta.
La lega alla sedia.
La schiaffeggia ancora, inizia a torturarle i capezzoli bruni.
Lei sente il clitoride che s'ingrossa e si fa umido. Inizia a colare sulla pelle della sedia, che diventa calda e appiccicosa.
Lady parla, continuamente, un fiume di oscenità.
-Parli troppo, schiava.
Apre la porta e la sbatte fuori, nuda, nel corridoio.
La porta dell'ascensore si apre. Ne esce un bestione americano, sbronzo, ampie chiazze di sudore violacee sulla camicia rosa.
-Wow, pussy on the menu for room service !!
E' imbarazzata ma anche divertita.
Il bastardo vorrebbe che lei lo implorasse di aprire la porta ma lei non lo fa.
Dopo pochi minuti che sembrano eterni lui la fa rientrare, strattonandola.
Le dà un bacio in bocca, violento come una lingua nella fica.
Inizia a frustarla con il calzascarpe.
-Scopami, scopami, squartami, sventrami, sfondami !
Sir W. le cinge il collo con la cintura e stringe.
-La tua vita è nelle mie mani adesso.
Lei non ha neppure dato i documenti in reception.
Morire così... è forse quello che sta cercando?
Il corpo freme, brama il piacere che lui sta per darle, vuole scivolare verso l'oblio. Si sente risucchiata nelle viscere della terra, sente lo sfrigolio di carne bruciata, vede lava incandescente e corpi che fumano, e la terra che inghiotte tutto, come una puttana ingorda.
No, l'inferno non vuole ancora la sua anima dannata.
Lui allenta la presa, la afferra per i capelli e la penetra con forza, un unico colpo deciso. I suoi occhi sono un lago d'indecente lussuria.
La penetra fino in fondo, esce e poi affonda, con le dita arpionate sulle natiche.
Lei guarda allo specchio quella furia animale, trasudante sesso e forza e dominio.
Si contorce, il sesso che cola. Ogni affondo è un gemito, roco, gutturale, non umano.
Vengono insieme, i loro liquidi confusi, i rantoli mischiati. Sudore e sperma, dolore e piacere confusi insieme.

Un raggio di sole s'infila fra l'alluce e l'indice di Lady A., affusolati e laccati rosso sangue. Lui la accarezza con lo sguardo, dai piedi sale su verso quel culo da imperatrice, i seni profumati e pieni come due pesche polpute.
Sembra un angelo caduto nell'inferno. Dorme con un'espressione dolce, come una gatta che si lecca compiaciuta. Con gli occhi che sorridono semichiusi e i capelli arruffati.
Lo sguardo di Sir W. è calmo ora. Mitezza ha sostituito follia in quelle iridi nere come il petrolio. Si alza. Ha una discreta pancetta, da gaudente. Chiama il servizio in camera. Cosa vuole la mia signora perbene tanto troia?
-Mmmhh...caffè lungo, americano, latte a parte ... e poi croissant.
-Una colazione continentale con caffè e latte e un espresso doppio.
Lady A. risplende di luce propria. Si sente squisitamente scopata.
Forse questo è l'uomo che potrebbe farla calmare. Mente perversa e prestazioni da toro da monta. Binomio perfetto.
Guarda l'orologio: sono le 8,10, ha tutto il tempo per fare colazione. Ha un'udienza stamattina, ma il tribunale è lì a due passi.
Vibrazione- telefono – è Elena, uno dei suoi tre schiavi, i praticanti dell'ufficio, che fa sgobbare come negri:
-Avvocato, scusi se chiamo a quest'ora, ma...
-Parla.
-Il dottor Sinibaldi la sta cercando dalle otto. Vuole assolutamente parlare con lei.
-Ho il numero. Ci vediamo davanti al tribunale alle 8,55. Come sei vestita?
-Come? Ah... pantaloni blu e camicetta rossa.
-Rossa? Ma ti sembra il colore adatto? Va subito a casa a cambiarti. Ricorda. I colori ammessi sono il blu, il marrone, il grigio, tollerati il bianco e il nero. E' chiaro?
E attacca. Elena sì che ha un bel culo e delle tette appuntite come proiettili, e un profumo di bimba. Sì, sa ancora di latte, graziosa troietta di rosso vestita!

Amelia

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