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Racconto n° 4417
Autore: Pinguino Altri racconti di Pinguino
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Inquisitio, quando il dolore si fa piacere. Exchange, l'ultimo passo prima del buio. Phobos, il senso della paura. Debacle, il prezzo della verità. La schiava, una storia oltre il limite del desiderio L'Equilibrio di Nash, la voce delle stelle Noire, il colore del piacere oscuro. Charlotte, il profumo dell'oblio. Thunder, eco solenne d'un lampo africano. Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia
 
 
S.O.S.
Era la fine. Lara, primo ufficiale dell'astronave da carico Endeavour ricontrollò da capo le rotte alternative. Ci sarebbero voluti almeno tre giorni per raggiungere la base più vicina. Erano un'astronave da trasporto, non avevano i motori dei caccia stellari. Avevano poco più di un'ora. Il guasto che aveva messo fuori uso le pompe a ossigeno non dava scampo. Il comandante e gli altri due uomini dell'equipaggio erano già morti nel tentativo di ripararle. Nulla da fare. Batté sui tasti del computer un messaggio alle navi che si fossero trovate nelle vicinanze. Nessuno era a una distanza percorribile in meno di un giorno. Le si gelò il sangue, non avevano scampo.

Decise di comunicarlo all'unico superstite dell'equipaggio, la vicecomandante Eva. Erano rimaste sole ad affrontare quell'ultimo viaggio. Appena Eva vide lo sguardo della ragazza, capì che non c'erano più speranze. –Nulla?- chiese Eva. –Nulla- confermò Lara. Nessuna riuscì a continuare la conversazione. Una lacrima solcò la guancia di Eva e andò a gettarsi vicino ai suoi piedi.
Lara uscì dalla cabina del vicecomandante, fece due passi e si chiese dove sarebbe andata. Era inutile continuare a insistere, nessuno le avrebbe salvate.
Non voleva stare da sola, aveva bisogno di qualcuno. Il suo futuro le stava sfuggendo come un pugno di sabbia tra le dita. Non c'era più futuro, c'era solo il presente. E non lo avrebbe sprecato.

Si spogliò completamente nel corridoio lasciando i vestiti a terra, non le sarebbero più serviti. Respirò a fondo e spinse la maniglia della cabina di Eva. Lei stava guardando fuori dallo stretto oblò circolare come per cercare aiuto. Le si avvicinò alle spalle, Eva la aveva sentita ma non si era voltata. La abbracciò. Finalmente Eva si voltò e si rese conto che la ragazza non aveva vestiti. Non disse una parola. Lara afferrò una mano di lei e la guidò verso il suo basso ventre, non ci fu alcuna ribellione. Sentì le dita fredde di Eva toccarle le grandi labbra. Suggerì con la sua mano il movimento che le dita dovevano compiere sul suo sesso. Dopo poco si rese conto che Eva avrebbe continuato da sola. Afferrò la testa della ragazza con entrambe le mani, schiuse le labbra e le loro bocche si unirono. Le lingue cominciarono a danzare insieme un ballo eccitante. Aveva un buon sapore, non avrebbe mai pensato di sentirlo. Le dita di Eva la penetrarono, producendo il rumore della risacca di un mare che non avrebbero mai più rivisto. Lei allargò le gambe quanto più poté. Le sue dita guizzavano dentro e fuori dal suo sesso umido costringendola a piccoli gemiti di piacere soffocati dalle labbra di Eva. Pian piano si sentì vicina all'orgasmo. Unì la sua mano a quella della ragazza senza però staccare le bocche unite in un bacio eterno. Sentì l'onda del piacere salirle dalle gambe. Il respiro affannoso fu percepito da Eva che velocizzò il movimento. Eccolo. I sensi di Lara la abbandonarono per un attimo. Sentì solo l'orgasmo. Una sensazione di calma la avvolse subito dopo. Eva tolse le dita da dentro Lara e le fece intrufolare tra le loro bocche in modo che potessero godersi il sapore del piacere.

La ragazza spogliò Eva, la guardò... era bellissima, era l'unica cosa che la legava alla vita. S'inginocchiò davanti a lei quasi a volerla venerare. Spinse il suo viso tra le sue gambe e la sua lingua in quella rosa che le parve odorosa di speranza e di gioia. La penetrò godendo del tiepido, appiccicoso contatto. La mano di Lara tornò in mezzo alle sue gambe, dove il godimento aveva appena lasciato il posto ad una nuova eccitazione. Si masturbò furiosamente mentre, col viso tra le gambe di Eva le provocava brividi lungo la schiena. L'orgasmo fu quasi contemporaneo. La bocca di Lara provò la sensazione di essere invasa da una marea fragrante.

Il respiro era affannoso, più del dovuto. L'ossigeno cominciava a scarseggiare. Si stesero sul letto, le lingue avvolte a dividersi gli umori di Eva, la fatica di respirare cominciò ad essere insopportabile, ma le loro bocche non si staccarono. Abbracciate, nude sul letto avrebbero affrontato qualunque sorte. Si accarezzarono i capelli, i seni si schiacciarono insieme. Erano un corpo solo, un'anima sola. Passarono i minuti. Pochi. Eva ebbe un tremito, loro malgrado furono costrette ad allontanare le bocche nel tentativo di sfruttare quel poco di aria respirabile che era rimasta. Ma non si staccarono. Un respiro più affannoso di Eva fece capire a Lara che la fine era vicina. Eva appoggiò la testa sulla spalla di Lara la baciò sul collo. Poi non respirò più.

Avrebbe voluto credere in Dio, Lara, in quel momento, ma nel 2418 pochi ancora ci credevano. Avrebbe voluto avere la fede per dire: -Arrivederci Eva, ci ritroveremo nell'aldilà- .
Disse invece: –A mai più, Eva, a mai più-.
Poi chiuse gli occhi.

Pinguino

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