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Racconto n° 4455
Autore: Penelope Altri racconti di Penelope
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Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Whore, una strada senza ritorno nel mondo delle Escort di lusso. Confidence, le confessioni di una escort Perfidia, il desiderio oltre la ragione Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto La collina dei ciliegi, trasgressioni inaspettate. Destiny, un incontro avvenuto per caso Il Diavolo e la Contessa, sogni fuori da ogni controllo Velvet, donne al di sopra di ogni sospetto. True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita.
 
 
Non è accaduto. Mai.
Lui è lì. Dolce e malizioso come sempre, mi aspetta fuori dall'ufficio. Ha l'amica con sé.
Sorriso reciproco, saliamo in auto. Nessun bacio fuori dall'ufficio. Sia mai che i miei colleghi ingessati e compiti scoprano.
Pomeriggio di ferie soleggiato. Ideale per un picnic . O per fare l'amore in tre.
 
Accade. Mai tra le stesse persone. Non vuole che si crei un legame.
Dal cruscotto sfila le bende per gli occhi. Vedo la sorpresa di lei.
Allora lei è nuova e non sa. Io sì.
So che gireremo per un po'. Che andremmo a finire in una strada dissestata, diversa dalle volte precedenti.
Un casale preso a prestito. Ci farà entrare ancora bendate.
Ci condurrà in una stanza e sarà l'unica che vedremo assieme al bagno.
Sarà tutto preparato. Letto, cibo vino. Nessuna distrazione dai nostri corpi.
 
Lui è sempre perfetto. E ha sempre nuovi giochi.
E' per questo che mi piace tanto. Qualcuna in passato ha avuto timore, oppure si è semplicemente rifiutata una volta giunta lì.
Nonostante sia attentissimo nello spiegare le cose e nel pretendere una risposta chiara e sicura.
Abbiamo riso e commentato tra noi con un -sono donne... -.
Non sono diversa dalle altre che ha. Neppure mi curo di sapere chi e quante. Che importanza avrebbe?
 
Siamo già nel gioco. Ci guarda nella penombra mentre a vicenda ci imbocchiamo dolcetti e ridiamo per il vino e l'eccitazione dei regali appena scartati.
Commentiamo quanto sia bello sentirsi bambine davanti ad un pacco ben legato. Ridiamo nei ricordi di Babbo Natale. I doni qua sono ben diversi.
Ci stiamo già spogliando. Senza timore, con il lusso di chi sa che può prendersi tempo e godere.
 
Spalline che si sfilano e pizzo che accarezza. Qualche laccetto da sistemare. Ridiamo dei tacchi troppo alti che lui ci ha fornito, per essere sicuro di prenderci quando vuole senza dover correre troppo.
Sta attento a dividersi equamente tra noi .
Il corpo di lei è splendido. La trovo densa quando la mangio e mi piace esserle dentro senza ritegno.
Lui si accorge che non vengo bene come al solito. Lei è già oltre quel segno che delimita il pudore di una donna e la lascia in balia di qualsiasi impulso. Purtroppo tutti i termini usati hanno una valenza negativa nel sentire comune. Eppure lì sono dolci e suadenti e le raccontano di quanto sia irresistibile quel fascino che ha. Le sussurro all'orecchio che è la regina delle troie.
E' già stata scossa dal tremore da cui altre volte sono colta anch'io . Parte dalla pancia, da dentro e vibra.
Evidentemente tutte quelle attenzioni da lui e da me non se le aspettava.
 
Una volta che è fuori, lui mi toglie di mano il gioco che le ho appena sfilato piano, mentre godeva nel sentire le pareti che si aggrappavano morbide e respiravano gioia e umidità.
Me ne porge un altro. Lo guardo, gli dico che non è quello che lei ha scelto per sé.
Perentorio -è quello che io ho scelto per te-.
Entrambe l'avevamo scartato, troppo grosso .
Dubito.
Mi rassicura piano che non le farà male e che possiamo fermarci in ogni momento. La cosa mi turba oltre ogni buon senso.
Mi stendo accanto a lei mentre glielo passo nella pelle e le racconto dolcemente che proviamo un gioco nuovo, solo se vuole. Le mordo il collo e le contino a sussurrare che è smisurato e indecente e di sicuro adatto a lei, viste le condizioni in cui è.
Ipnotizzata, lei. Non si oppone.
Ipnotizzata, io. Lo fisso mentre scivola dentro.
Il suo corpo era pronto. La mia mente no. Lui mi infila la mano tra le gambe. Fradicia. Sorride guardandomi. Non colgo quel che mi dice. Non capisco nulla.
 
La cucciola ha bisogno di una pausa, ne ho bisogno anche io. I cuori battono ancora troppo veloci. Abbracciate noi due, ci baciamo. Le bisbiglio quanto è sensuale ed eccitante.
Ci avvolge lui e mordicchia a turno.
Passa il caldo da corpo a corpo. Riprende l'elettricità a girare. Non so chi abbia dato inizio.
 
-Voglio un pompino-.
È in piedi,  mi alzo per inginocchiarmi di fronte a lui. Lei ha gli occhi semi chiusi. Ci guarda ancora stesa con i capelli scompigliati.
-Non lo voglio da te, lo voglio da lei-
Si alza, mentre mi chiedo dove possa trovare le energie, e si accuccia vicino a me. Comincia a leccare mentre la guardo. Mi si sovrappone l'immagine dello scivolare e scomparire di prima.
-Non così. Mostrale come mi piace-.
Si scosta lei e lascia il posto a me. E' lei a guardare ora. Senza fine, ma neanche lento. Non è esasperante o soffocante.
La gola si apre, entra tutto e lo sento. Il viso ora addosso al pube. Saliva densa mi riempie . Lo sfilo lucido.
Occhi negli occhi, io e lei.
Le prendo i capelli e tiro forte le ciocche. Sento che la presa corre e la brucia fino ai piedi. Lo so perché l'ho provato.
L'adrenalina, che invade nell'attesa di ciò che verrà e a cui non ti puoi opporre, è affascinante.
Ancor di più la lotta continua che dentro ti sfonda il cervello e la volontà. Tra il dover ubbidire e il desiderio di ribellarti.
Ma non sapevo la sentisse così anche chi i capelli li tiene. Mi parte dalle dita un formicolìo irresistibile.
E' la sensazione di potere . E assieme la cura, ampia e perfetta, che necessita un'azione. Quando questa deve essere potente e pulita.
E preservare chi accompagni oltre un limite.
 
All'orecchio piano: -Ti spiego tesoro. Lascialo entrare. Quando non ce la fai più ci fermiamo e respiri. Ti tengo la testa e non ti permetto di farlo uscire. Stai lì. Stai buona-.
Quando si ferma le racconto di quanto siano morbide le sue labbra. Nuvola di voglia attorno a quel cazzo.
Lecco le orecchie, bisbiglio sul collo quanto l'ho vista seducente e piena di lussuria. Ancora un po' dentro. Apre la bocca per riuscire a respirare.
Ingoio lo sperma che le esce dai bordi delle labbra.
 
Di nuovo sul letto. Tante coccole e premure attorno: è sempre così dopo. E risate su pensieri ridicoli. Nessuno ci crederà mai e la cosa è ancora più buffa. E' splendido, sempre.
Il tempo è passato. Ci rivestiamo. Di nuovo le bende. Le si avvicina e le sussurra dolcezze. Sento colare attorno a lei parole piene di soffice calore. La regge per un fianco mentre usciamo.
Ho un presentimento vago. Si gira verso di me. Mi bacia il dorso della mano che mi stringe. -Tesoro , è l'ultima volta per te. Qui.- Mi lascia confusa.
La sua noncuranza mi travolge. Sento un pezzo di carta in mano e non so cosa sia. Non lo posso vedere.
 
Siamo senza bende. Visi rilassati, sorrisi e libera gioia condivisa.
 
Ho un numero di telefono su un biglietto.
Lo sto fissando. Anche adesso.
 

Penelope

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