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Racconto n° 4484
Autore: Morgause Altri racconti di Morgause
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Inferno, le ombre oscure della rete. Social Game, la tentazione che viene dal Web Gebebeh, l'antico aroma dell'altopiano. Debacle, il prezzo della verità. The Game, il gioco del sesso e della follia. Mea Culpa, religione e mistero True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita. Sacrificium, la sfida degli dei. Revenge, una vendetta da servire calda Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere
 
 
Charleston
Avvolgo intorno alle mani le calze di seta, lucide e trasparenti, nere, con la riga- una rarità - che dovrebbero esaltare le caviglie snelle e le lunghe gambe insieme alle scarpe nuove di Prada anch'esse nere, a tacco alto, abbellite da una catenina dorata che stringe la caviglia.
Mi appoggio al bracciolo di una poltrona e infilo quelle delicatezze setose sulle gambe agganciandole al reggicalze di pizzo blunotte, identico al reggiseno con sottocoppe rigide che permettono ai capezzoli di spuntare maliziosamente tra i pizzi.
Un gran bel completino d'annata, in puro stile anni 60', regalo della mitica zia Wanda, gioia e dolore della mia gotica famiglia, ora felicemente sposata per la terza volta con un industriale argentino.

Pare che nel lontano 1968 con quell'intimo abbia vissuto la più bella storia d'amore della sua vita, ma era un amore povero, quindi destinato a durare una notte soltanto.
Qualche tempo fa l'ha regalato a me per il mio compleanno, calze comprese, raccontandomi la romantica storia e dicendomi che l'aveva indossato una sola volta e che ne facessi buon uso, perché mi avrebbe portato fortuna.
L'occasione di inaugurarlo è arrivata.
Ecco, le calze dovrebbero essere a posto, mi muovo verso la grande specchiera per controllare l'abbigliamento, sopra e sotto.
Tu passerai tra poco a prendermi, vuoi portarmi a conoscere i tuoi, una cosetta informale, sai quanto sono allergica alle complicazioni familiari.
D'altra parte ti capisco: sei orgoglioso di me ed è soprattutto il tuo famoso padre che vuoi stupire.
E' un classico il rapporto di amore-odio o meglio di competizione tra due maschi, uno dominante e l'altro che aspira a diventarlo.

Shssssss... ascolto il sibilante rumore delle mie cosce ricoperte di seta mentre mi avvicino allo specchio: basta questo suono ad eccitarmi; non posso fare a meno di pensare al loro fruscìo contro i tuoi pantaloni, quando, con l'agilità che ti stupisce sempre, riesco ad avvinghiarmi con una gamba al tuo fianco per farmi penetrare a fondo, mentre mi sostieni il sedere con le mani forti.
Allora riusciamo a ballare un tango che è solo nostro dalle movenze nuove e del tutto speciali.
Cerco di calmare la mia eccitazione osservando con occhio critico nello specchio il completo nero a righine bianche, di morbida lana, gonna a portafoglio, giacca di taglio maschile, accompagnato da una camicetta di seta grezza color panna.
Sollevo lentamente lo scuro tessuto, quasi avessi un pubblico, a scoprire le gambe fasciate di seta sino al bordo sostenuto dal reggicalze; il pube glabro è protetto da slip sottili come un velo.
Mi accarezzo la striscia bianca di pelle al di sopra della calza: è una sensazione splendida. Seta di calza, seta di pelle, fredda l'una, calda l'altra.
Poi la mano scivola tra le gambe: sono già umida, eccitata, se tu fossi qui partiremmo in ritardo.
Mi avvicino di più allo specchio: di fronte a me c'è una bella donna che in questo momento sento di amare moltissimo, con la gonna sollevata sui fianchi, le labbra morbide, il seno fiorente e uno slip di velo a ricoprire il sesso bollente.

Mentre mi bacio, incollando le mie labbra a quelle altre gelide, un dito si insinua in tutto quel calore tra le cosce: come mi tocco ho un sussulto, scendo più giù...e suona il citofono.

-Sei arrivato- rispondo, e dopo un'ultima occhiata per controllare che tutto sia in ordine, scendo, mentre il pensiero è già a quello che faremo in macchina, che ti porterò a fare mentre guidi, ti ho promesso una sorpresa e sorpresa avrai.
Mi vieni incontro, sorridente ed elegante come deve essere un giovane dirigente in carriera, impeccabile nel vestito grigio, perfette camicia e cravatta, bellissimi i mocassini di Gucci ( ho un debole anche per le belle scarpe maschili).

Mi abbracci forte, poi, incurante dei passanti, mi prendi la bocca con violenza: così ci esibiamo per la loro gioia in un bacio che sarebbe magnifico in un grande film romantico del passato, Casablanca per esempio.
-Sei splendida, Fede, meglio che andiamo-
Lo so che cosa sta succedendo, è l'odore del mio sesso che ti arriva eccitandoti, la femmina in calore attira inesorabilmente il maschio della sua specie.
Partiamo, decidiamo di non prendere l'autostrada, impiegheremo più tempo, ma la campagna toscana è così bella in questo autunno precoce. Parliamo del più e del meno, anzi di tuo padre e dell'ultimo affare di costruttore concluso vittoriosamente -ti pareva, penso annoiata- quando decido che di iniziare a rendere più piacevole il viaggio.
Comincio a muovermi inquieta sul sedile sollevando lentamente la gonna sulle cosce, sfregandole una contro l'altra:
- shsssssssssssss-
Al fruscìo della seta ti volti dalla mia parte e al vedere la striscia di carne nuda al di sopra della calza e poi lo slip:
-Oh, dio, qui finisce che ci ammazziamo- mormori con voce aspra.
-Non fermarti, continua a guidare, adagio, ma guida, ora mi tolgo lo slip, ecco, senti il rumore della seta contro la seta? Lo senti?- La mia voce è volutamente roca, voglio portare te e me al punto di non ritono, quando piacere e pericolo diventano una cosa sola, un unico gigantesco orgasmo, l'assoluto.
Allargo le cosce, scivolando un poco avanti sul sedile e contemporaneamente avvicinandomi, mentre tu lanci occhiate affamate al mio sesso offerto e alla strada.
Ti prendo delicatamente una mano e la poso lì, tra le labbra cremisi, al caldo.
-Accarezzami, non ce la faccio più- ed è la verità.

Allora tu mi penetri con due dita, poi lentamente le fai ruotare, sollecitandomi dove sono più sensibile:
-Sei un lago, fermiamoci, voglio ...-
-No, ti prendo in bocca dopo, ora continua così, continua.-
Il mio è un orgasmo tumultuoso con la tua mano dentro di me, che avvolgo, stringo, comprimo con i muscoli della vagina impazziti. Poi mi abbandono sul sedile, tu porti le dita alle labbra e le lecchi una ad una mentre la macchina ha un pauroso sbandamento. Allungo una mano verso la tua erezione prepotente sotto i pantaloni.
Mi chino e con dolcezza ti apro per prenderti in bocca il sesso teso e congestionato.

Scivolo prima con la lingua su e giù, poi con le dita, infine ti ingoio tutto, aprendoti con rapidi baci la piccola bocca che tra poco mi riempirà di seme caldo e salato.
A questo pensiero intensifico i movimenti, sono golosa di te, voglio gustarti e ingoiarti, mi accorgo che la velocità della macchina aumenta, stai per venire, i tuoi riflessi sono al livello soglia ed io di nuovo eccitata.
Così comincio a sentire il tuo sapore; ora tu gemi sempre più forte, la macchina sfreccia nella campagna toscana, accidenti che curva, e tu vieni , sussultando, mentre ti ingoio fino all'ultima goccia.
Poi ritorno al mio posto, ansante; nel silenzio più assoluto ci sistemiamo e ripuliamo, infine ci guardiamo ridendo;scambiandoci un breve bacio, confondendo con le labbra i nostri sapori:
-Accidenti-dici-roba da ammazzarsi, ma ne è valsa la pena, sei unica, fatta te hanno distrutto lo stampo-
Lo slip è bagnato tra le gambe, stringo le cosce, mentre le accavallo, per trattenere dentro quel piacere che con una carezza potrebbe trasformarsi in oro liquido.
Siamo in vista della casa di campagna dei tuoi, devo assolutamente controllare il trucco:non so il perché, ma decido di ricoprire le labbra di rossetto, cosa che faccio raramente; il rosso cupo quasi mattone si addice benissimo alla mia pelle di bruna. Evidentemente c'é qualcuno a cui voglio, inconsciamente, piacere al primo sguardo.
-Sei bellissima, mio padre sarà affascinato, vedrai-
Mio padre, sempre mio padre... deve essere una dura competizione la vostra, ma c'è orgoglio nella tua voce, la mia presenza ti dà sicurezza e allora prepariamoci ad affrontare la famiglia, ricca e antica, pallosa insomma- penso convinta-.
Quando ci fermiamo davanti alla casa- se vogliamo chiamare casa un palazzotto settecentesco ristrutturato, con parco e piscina, campi da tennis e da bocce, immerso nella campagna Senese- penso che la famiglia abbia argenteria e porcellana Limoges sufficiente a servire presidenti e re, sempre che qualcuno di loro si avventuri da queste parti.
Tua madre e tuo padre escono sulla veranda ad accoglierci.

Tua madre pare un uccello rapace, alta e secca, segnata dai numerosi lifting, carica di gioielli fino all'inverosimile, truccata pesantemente, elegantissima .
Quasi muoio soffocata nell'Opium quando mi abbraccia e mi chiedo se esiste ancora questo profumo che per me sa di borotalco e di culetto di bimbo.
Tuo padre, beh, lui merita una descrizione dettagliata: alto come te, magro, vicino alla sessantina, i folti capelli grigi, il viso triangolare abbronzato, segnato da rughette sottili.
Ma sono gli occhi che mi colpiscono: i tuoi sono azzurri, i suoi celeste pallido, del colore del ghiaccio su cui si riflette un cielo sereno.

La sua bocca ride, gli occhi no.

Mi porge la mano con un breve inchino e per un attimo ci scambiamo uno sguardo che vale mille parole: siamo due cacciatori, ci siamo riconosciuti subito.
Un crampo di eccitazione al basso ventre mi conferma che non mi sono sbagliata; cerco con tutte le mie forze di ricordarmi che è tuo padre questa specie di Clint Eastwood con una ventina d'anni di meno.
Ma conosco i miei appetiti.
Entriamo in casa e iniziamo a chiaccherare, vengono serviti gli aperitivi.
Tu mi tieni un braccio intorno alle spalle oppure mi circondi la vita in segno di possesso e fai la ruota come un pavone.
Decido che tua madre è insopportabile con tutti i suoi 'cara' e le sue rimembranze di gioventù, quando era una decantata -dice lei- bellezza senese.
Tuo padre continua a guardarmi di sfuggita per assicurarsi che il mio interesse per lui aumenti ad ogni parola che pronuncia, che continui a fissare come ipnotizzata le sue mani d'acciaio intorno al bicchiere.
Ed io quelle mani le immagino intorno ai miei fianchi, sui seni dolenti; inutile negarlo, sono eccitata all'idea di sentirlo dentro di me, a frugarmi il ventre che così spesso ospita suo figlio.
Ad un certo momento mentre tu sei impegnato in una fitta conversazione con tua madre lui mormora con aria da cospiratore:
-Lo sai che mia nonna, di origine argentina, negli anni 20 era una famosa ballerina? era molto alta e snella, direi che come fisico vi assomigliate davvero.
Ti interesserebbe vedere alcuni abiti suoi, che abbiamo conservato?-
-Certamente- rispondo e sento un violento rossore salirmi al viso perché il mio consenso è già una confessione.

Ma tu non ci badi così con la tua benedizione e quella di mammà noi due saliamo ai piani superiori, una mano di tuo padre leggera sulla mia spalla, quasi a spingermi.
In fondo a un lungo corridoio apre una porta massiccia laccata d'azzurro e la richiude alle spalle.
Sento il chiavistello scorrere e rabbrividisco: qualche cosa accadrà tra poco, qualche cosa che placherà la mia ormai insostenibile eccitazione.
E' la stanza dei cimeli di famiglia, in fondo vedo una rastrelliera di abiti che paiono pronti per la bella donna che campeggia nel ritratto appeso al muro: una bruna vistosa, alta, un gatto bianco persiano in braccio, vestita di uno splendido abito scollatissimo, sottile come un raggio di luna, a vita lunga,tutto ricoperto di perline.
-Che donna splendida e che vestito, da restare senza fiato- mormoro.
La mia ammirazione è autentica, quella donna pare viva e sul punto di uscire dal quadro.
-Ti presento mia nonna Malena, Fede, e questo è il vestito che indossa nel dipinto; è un abito di grande valore, oggi costa una picccola fortuna; noi lo chiamiamo Charleston, per ovvi motivi.
Così dicendo si avvicina alla rastrelliera e solleva l'abito scintillante verso di me:
-Provalo, ti prego, dovrebbe starti a pennello- Mi sta ipnotizzando, con quegli strani occhi di ghiaccio, io protesto debolmente:
- Non mi andrà bene, sarà stretto-
Ma prendo l'abito, allontanandomi da lui, per sistemarmi dietro un paravento di lacca cinese, nero , decorato con fiori di pesco rosa carico.

Mi spoglio rapidamente, il respiro affannoso, mi pare di sentire un fruscìo dietro di me, ma non mi volto.
Resto in reggiseno, reggicalze, slip: sollevo con cura sopra la testa quella preziosa guaina scintillante e mentre sono così impastoiata, tuo padre mi abbraccia da dietro, una mano sul seno, dai capezzoli già induriti, l'altra a cercarmi la fessura gonfia e bollente.

Mugolo un debole:
-No, ma che fa, la prego...-
Poi sento la sua erezione contro le mie natiche, le sue dita impietose frugarmi il sesso, mentre mormora: -Lo sapevo che eri così, l'hai scritto in faccia il tuo orgoglio di donna che sa apprezzare una buona scopata, erano secoli che non trovavo una come te, e mio figlio non si rende conto della fortuna che ha-
Ride, mentre io abbasso le braccia e resto incapucciata nell'abito in una sorta di pudore tardivo perchè non si noti il mio rossore, il mio respiro affannoso, questa voglia di essere riempita che non riesco a dominare, e poi lì, in quella stanza polverosa, poco illuminata, mi sento proprio una gran puttana e mi piace, oh se mi piace, anche se un po' mi vergogno, ma solo un pò.

Mi spinge verso un tavolino basso, mi piega in avanti e appoggia il fallo grosso (non posso far a meno di paragonarlo a quello del figlio, non delle stesse proporzioni) alle labbra della vagina, strusciandolo poi sulle grandi e piccole labbra, infiammando ancor più il clitoride gonfio.

-Dammelo- imploro, allargando le cosce.
Quando entra dentro di me con un colpo secco e poi si spinge sempre più a fondo, sono cosciente soltanto di questa voglia cieca che mi porta quasi subito al piacere, trascinandomi per pochi attimi in una piccola morte piena di stelle.
Poi lui si svuota nel mio ventre con un gemito acuto, mordendomi una spalla e torcendomi i capezzoli.
Quando esce da me resto lì, ansante, ridicola nel mio cappuccio, le cosce bagnate di seme.
-Io scendo, c'è un bagno alla porta accanto, ci vediamo giù, ma ci rincontreremo, so quasi tutto di te, ho un figlio innamorato, che vuoi...- La sua voce è ironica, tagliente.
Non ribatto, ma un'ideuzza vendicativa mi frulla in testa, come se la colpa di quello che è successo fosse soltanto sua.
Intanto ho riacquistato tutta la dignità del mio metro e settantatotto di altezza senza tacchi, una volta liberatami dell'abito magico.
Poi raccatto i vestiti, compreso quello dell'antenata e mi infilo nel bagno.
Di fronte al grande specchio indosso l'antico splendido abito.
E' davvero perfetto su di me, e il fatto che abbia un tale valore in danaro mi rende euforica.
Sorridendo, mi rivesto con i miei abiti, sistemo il trucco, e con il raggio di luna e perline adagiato delicatamente su di un braccio mi dirigo al piano di sotto.

Mentre scendo la scala lentamente tre paia di occhi guardano con curiosità me e il vestito.
-Ecco, me lo sono misurato, come voleva lei, mi sta benissimo; non so davvero come ringraziarla per lo splendido dono-
Tu sorridi, felice, tua madre diventa leggermente verde di rabbia, tuo padre resta un attimo interdetto, poi salva la situazione:
-L'avevo detto io che Fede assomiglia in tutto e per tutto alla povera nonna, finalmente qualcuno indosserà di nuovo quel vestito-
Chi l'ha detto che il delitto non paga?

Morgause

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