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Racconto n° 4503
Autore: Pickingyourmind Altri racconti di Pickingyourmind
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My Story, il coraggio di affrontare la verità Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Danger, il pericolo viaggia nella mente Thunderstorm II, la storia continua Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Debacle, il prezzo della verità. Thunder, eco solenne d'un lampo africano. Darkness, cronaca romanzata di una messa nera.
 
 
Eden
Muoversi in treno era ormai un'abitudine da anni. Per lavoro o per piacere, questo era il modo per gustarsi, con l'attenzione che merita, il sorgere del sole o il baluginare della luna.
Il lento scorrere, ritmicamente altalenante, sulle rotaie permetteva un dondolìo ancestrale che regalava momenti di completo abbandono. Il chiacchiericcio dei pendolari era rassicurante anche se a volte insopportabile, ma rendeva accogliente lo scompartimento in testa al treno.
Viaggiare era diventato un modo irrinunciabile per assaporare gli stili di vita e i modi di fare di persone sconosciute, motivo di ispirazione per i racconti che amava dipanare.
Come ogni mattina, aveva attraversato l'aria fresca di un settembre umido; paziente, aveva atteso al binario l'annuncio del consueto lieve ritardo. Finalmente si vedevano in lontananza sopraggiungere i vagoni, rumorosi e colorati come bambini ad una fiera delle meraviglie di antico sapore.
Ferraglie, periodicamente risistemate, inerti trasportavano corpi abbandonati a mille pensieri. La contemplazione del repentino scorrere delle colline era dolcemente rilassante. A volte, la bramosìa di incontrare uno sguardo femminile lo rendeva simile ad un lupo in caccia, tanto era il suo desiderio di penetrare nei pensieri di chi lo interessava.
La destinazione era una mèta turistica nota ormai da millenni, conosciuta per le sue bellezze. Durante il tragitto erano salite e discese persone di ogni estrazione sociale, la maggior parte, purtroppo, era troppo frettolosa per gustarsi il tempo del viaggio; oppressa dai ritmi quotidiani, era spinta dall'inerzia del vivere alla giornata.
Fra i grigiori indefiniti, un foulard rosso attirò la sua attenzione. Era indossato da una fanciulla dai capelli lisci, lunghi e chiari. Le labbra intonate al vezzo luccicavano scintillanti, merito di un lip gloss che le rendeva estremamente sensuali.
Gli occhiali scuri, calati ad arte sugli occhi, nascondevano il colore delle palpebre. La sconosciuta non dormiva, il respiro era meno lento di chi è assopito ed increspava le labbra di tanto in tanto. Carnose gridavano frasi silenziose, impetuosamente erotiche.
Provocanti e impudiche si sciolsero per aprirsi, una piccola apertura fece intravedere la punta di una lingua arrogante e piena di sé. Mosse ritmiche, elegantemente misurate sfiorarono le labbra, lasciando intravedere un gesto indecentemente grazioso.
Era seduta di fronte. Lo sfidava. L'agnello e il lupo. Vittima e Carnefice. Donna e Uomo. Femmina e Maschio. Schiava e Padrone.
Mille pensieri si articolarono rapidi. Fra i tanti uno prendeva corpo più degli altri: quella fanciulla era molto ingenua o immensamente sicura di sé, tanto da provocare uno sconosciuto senza pensare alle conseguenze imprevedibili.
Leggeva lentamente, mentre la guardava, gli occhi seguivano il succedersi delle parole di riga in riga, spesso distraendosi quando riguardava il placido sonnecchiare della persona di cui, attento ai dettagli, cominciava a percepire l'odore.
Indossava sul collo e sui lobi una fragranza lieve e penetrante, sicuramente a base di un' amalgama decisamente creativa. Irresistibile la tentazione di avvicinarsi per poterne carpire la composizione. Intorno a loro, il silenzio rendeva il momento irreale: un fermo immagine di due sconosciuti che si studiavano con cura.
Mosse le gambe accavallate, variando la posizione, i leggings esaltavano il fisico scolpito con cura. Un modo accattivante di sedurre che non lasciava alcun dubbio. Giocava con lui. Voleva farlo bollire di desiderio.
Due segnali inequivocabili per manifestare la noia di un viaggio erano stati lanciati.
Quando le palpebre si sollevarono, gli occhi diretti e inequivocabili cercarono quelli dell'uomo rendendo ben manifesto il desiderio di una proposta indecente: provaci, gridavano muti. Subito li chiuse, maliziosamente sorridendo, mostrava una disponibilità calcolata con estrema attenzione. La sfida che aveva lanciata con estrema eleganza era sottilmente invitante. Impossibile resisterne, stupido perdersela.
Posò il libro e passò l'indice della mano destra sulle sue labbra. Pensava al modo per manifestare la conferma di interesse. Il modo di carezzare una parte tanto sensibile lo aiutava a cercare nel fondo dei suoi pensieri un'immagine da cui partire per cominciare a vivere.
Scartava le esperienze del passato, una dopo l'altra, i cliché erano così noiosi da assaporare più di una volta; era come sfogliare, rapidamente, un libro illustrato: pagina dopo pagina, scorrevano le fantasie già affiorate, realizzate o meno non era importante, aveva bisogno di nuovi stimoli per non respirare déjà vu implicitamente noiosi.
Le caviglie erano scoperte, avvolte alla base da un laccetto di un sandalo elegante di suede. Il tacco era moderatamente alto, una calzatura comoda che esaltava la femminilità di chi la indossava. Un movimento quasi impercettibile, un dondolìo sul tacco rendeva sensuale il collo del piede, offerto agli occhi di chi aveva di fronte.
Un nuovo segnale che rendeva l'attenzione viva e la motivazione ad agire impellente.
Lentamente, seguendo un percorso casuale, avvicinò la propria caviglia a quella della seducente fanciulla. Senza sfiorarla, ma lasciandola in una posizione di attesa, di risposta alla provocazione ricevuta. Era una chiara indicazione di interesse. Senza parlare le aveva voluto dire: - Eccomi, mi interessi - .
Il movimento del mezzo, più o meno casualmente, facilitava un contatto, una sensazione tattile, uno scivolio che era sottilmente presente, mai volgare o invadente: era una carezza, screziata di sensualità, ma restava tale.
Rispondeva, continuando l'oscillazione del piede, con piccoli movimenti decisi, di tanto in tanto, manifestava il piacere di essere corteggiata, incoraggiando il ritmo e dando spessore al suono delle emozioni che salivano armoniche.
Sapori. Entrambi, casualmente, si leccarono le labbra; guardandosi, ne sorrisero. Un climax di piacere condiviso, raggiunto nello stesso momento. Era solo l'inizio, lo sapevano bene entrambi.
D'impeto, come in apnea, il contatto risalì fino ai polpacci. Sfregandosi, maliziosamente l'un l'altra; piacevole e intrigante: era come assaporare, attimo dopo attimo, gocce di cioccolata fondente. Una tirava l'altra. Impossibile smettere di gustarle.
Cambiarono posizione, le gambe di lei dentro quelle di lui. Avvolta nelle spire, assaporava ogni movimento che sentiva attraverso il corpo, sensazioni alimentate dal desiderio di esplorare nuove emozioni.
I malleoli erano a stretto contatto, rivelando sapori sconosciuti, per profilo e calore. Il respiro si faceva lento, in modo da assorbire ogni attimo con lentezza. Erano, lo sapevano entrambi, segnali di disponibilità ad osare un percorso di cui non conoscevano la strada, né la destinazione. Entrambi, decisamente, erano decisi a continuare.
Con estrema dolcezza, lentamente, il ginocchio scese fra le cosce della donna. Era un approccio esplicitamente diretto, ma non aveva il sapore della violenza.
Assecondandone il contatto, come guanto per la mano, le gambe si stringevano al passaggio, stringendo con decisione per aumentare la pressione sulla parete interna.
La schiena della fanciulla si inarcava sul sedile per poi scivolare in avanti ed indietro, godendo pienamente della nuova posizione. Il calore stava pervadendo la pelle di entrambi.
Le spinte si fecero ritmiche e passionali, incuranti degli altri passeggeri, immersi in una nuvola di sensazioni nuove e impreviste.
I denti, decisamente bianchi, cominciavano a mordicchiare le labbra, per sommergere i suoni che sarebbero stati gridati altrimenti; gemiti soffusi, scivolavano fuori mal trattenuti, subito ripresi dallo schiocco della lingua, per l'improvvisa sete.
Un bisogno di abbeverarsi di emozioni che alimentava il loro comportamento.
Aumentando il ritmo ed il coinvolgimento emotivo, la mano della donna scivolò dentro lo scollo: non avrebbe avuto bisogno di verificarlo, ma le dita ebbero la piena consapevolezza dell'estremo stato di eccitazione; i capezzoli erano ormai ben eretti e turgidi. Stringendoli emise un lieve suono, impercettibile me deciso, come un miagolio di attesa.
Alzando gli occhi, sicura di sé e della sua femminilità, incrociò quelli dell'uomo: era una richiesta ben esplicita a non fermarsi, ad andare avanti, ad osare oltre.
Il messaggio era un chiaro segnale di disponibilità: andava colto per non farlo sfumare nel nulla.
Spinse il ginocchio a fondo, premendo sulla zona che alimentava quella sete, i capelli della fanciulla si mossero d'impeto, inarcava il collo e ostentava il piacere che stava raccogliendo poco per volta.
Si sentì stretto, decisamente, dalle sue cosce. Un grido fatto di carne a conferma della voglia di continuare.
Era il momento delle parole, dopo uno sguardo di intesa, propose di scendere alla prima fermata utile. Un sorriso di assenso confermò l'interesse. L'eccitazione di entrambi era palpabile, cominciarono a prepararsi per potersi vivere altrove.
La stazione era sconosciuta per entrambi: rare le abitazioni nei dintorni, un paesaggio decorato dalle sfumature naturali si presentava ai loro occhi. Colline di un verde intenso si sollevavano per poi discendere dispettose, un fiume luccicava in lontananza attraversato da piccoli ponti di legno costruiti con cura, alberi da frutta grondavano pieni ed invitanti nella parte pianeggiante. Il treno, con moderato fracasso ripartiva lentamente per scomparire poco dopo: soli, unici spettatori a gustarsi un ambiente, apparentemente incontaminato dalla presenza di altre persone.
Lentamente, si incamminarono su un sentiero; i ciottoli di fiume, bianchi e rotondi, scricchiolavano sotto il loro passo: unico suono che interrompeva il silenzio della brezza calda. Attorno un prato verde, macchiato da fiori di infinite sfumature, allettante per una camminata a piedi nudi, necessaria per vivere quell'angolo di Paradiso.
La fece sedere a terra e cominciò a spogliarla. Il desiderio manifesto avrebbe compensato l'assenza di indumenti. Capo dopo capo, la lasciò completamente nuda a riposare su quel manto variopinto, eccitata e pronta a vivere le emozioni meno scontate.
Solo alcuni insetti curiosi erano presenti alle loro schermaglie di passione. L'eco delle valli non riusciva a replicare il piacere che stavano sublimando, ogni mugolio, gemito e grido veniva respirato senza alcuna inibizione. Soli e decisi a viversi completamente.
Il turbinio che li rendeva decisamente incapaci di rendersi conto di quello che stavano vivendo era inarrestabile; una cascata di sensazioni che non aveva fine. Nulla avrebbe mai interrotto cosa avevano incominciato a provare. I corpi si alternavano in posizioni dettate dall'istinto: una furia animalesca era alla base del ritmo. Lento e rapido, esprimeva il desiderio di donarsi. Le piccole pietre, presenti nel terreno, lasciavano tracce sulla pelle al contatto diretto: marchiavano, come tatuaggi, temporaneamente per poi sparire dopo qualche minuto.
Ovunque, senza alcun timore di arrossire, le mani erano entrate ed avevano sfiorato la carne bollente. La curiosità aveva stimolato i modi più diversi per godere, appieno ed in modo indecente, l'uno dell'altra. Ogni scrigno era stato saccheggiato, violando l'intimità consueta e permettendo alle carni di pulsare al ritmo del vento.
L'uomo non era sazio: tanta sensualità trasmetteva quella donna, voleva esplorare ogni emozione con lei, un feeling mai assaporato prima era ben manifesto.
Le prese il viso fra le mani, distrutta da tanta passione, aveva gli occhi socchiusi e delicatamente rilassati: una condizione che non nascondeva i momenti di estremo piacere appena vissuto. Soffiando un bacio sulle labbra, cominciò a parlare:
- Sei unica, deliziosamente unica ... - Le sorrise impunemente, tenendole le mani che si erano, per pudicizia innata, posate sul seno nudo. Lentamente la componente razionale stava emergendo dall'angolo, dove era stata tenuta in torpore per ore.
Le strinse i polsi in modo deciso, voleva trasmetterle quello che a breve le avrebbe sussurrato.
- Vuoi essere la mia schiava ... ? - , domandò chiosando sulla parte finale, indugiando e evidenziando il pronome possessivo, si fermò a guardarla negli occhi per aspettare una risposta tanto importante.
Respirando, chiuse gli occhi, inarcò la schiena e, muovendo il collo in modo sensuale per poi abbassare il capo completamente, rispose: - Sì, lo desidero, prendimi. -
Per entrambi, decisamente, cominciava una nuova vita.

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