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Racconto n° 4504
Autore: Morgause Altri racconti di Morgause
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La donna di Botero
-Per favore, Andrea, mi racconti una storia che mi riscaldi, lei ha tanti straodinari, eccitanti ricordi , del resto è un uomo affascinante ancora ora, me lo immagino da giovane: bello, ricco e pieno di donne-
L'anziano signore elegante seduto di fronte a me sulla veranda sorride divertito; mi guarda e poi:
-Richiesta più che giusta, sono venuto a portar conforto alla mia più cara e giovane amica ammalata, devo rallegrarla in qualche modo.Non credo di averti mai parlato della donna di Botero, quella in carne ed ossa, non la piccola statua che ti incanta nel mio studio-
Andrea Zullingher Torrisi, ottantenne, industriale, pluridivorziato, uomo di raffinata educazione e solida cultura mi onora spesso di confidenze, piccanti storie risalenti alla sua vita di gaudente nella Viareggio degli anni 60-70 dove la famiglia Zullingher aveva una villa.
Iniziò a raccontare, sorseggiando il suo bourbon:
- Erano gli anni '70 in cui andava di moda la femmina grissino, Twiggy era l'icona del momento.
Cercavo una coppia per curare il grande giardino della nostra casa al mare e per aiuto domestico. Offrivo alloggio nella dependance, sul retro dell'edificio principale.
Tra le tante risposte presi in considerazione quella di Giovanni, sardo, cinquantenne, sposato con tale Giovanna, trentacinquenne, romana.
Li convocai.
Si presentarono: lui robusto, di poche parole, scuro di pelle e capelli, lei con un bel volto, luminoso, sorridente, sprizzante salute, piuttosto bassa e grassottella.
Quello che notai subito fu un seno sovrabbondante per quella statura su un ventre piatto che contrastava non solo con le rigogliose poppe ma anche con le altrettanto esuberanti natiche ben delineate sotto il vestito sottile.
La guardai con curiosià, abituato come ero all'elegante magrezza di mia moglie e delle donne che allora frequentavo.

Assunsi la coppia che mi era entrata subito in simpatia e aveva inoltre ottime referenze
Dopo alcuni giorni si trasferirono da noi, nella dependance.
In giardino c'era molto da fare; in casa quasi nulla perché la mia nuova moglie si sentiva confinata a Viareggio, che non amava e preferiva la montagna.
Pertanto un giorno decisi di andare alla casa al mare per controllare come andavano le cose.
Era un fine Agosto abbastanza caldo.
Entrai, parcheggiai l'auto sotto la tettoia, senza andarla a mettere nella rimessa. Contavo di gironzolare un po', passeggiare per il grande giardino che era il mio orgoglio, fare quattro chiacchiere con Giovanni e poi recarmi a colazione dal Profeta dove si poteva gustare
la migliore cucina di tutta la Versilia.
In giardino e nella serra non c'era nessuno, pertanto mi diressi verso la villa, entrando dall'uscio posteriore che era solo accostato. Mi avviai verso il salone e la veranda. Giovanna era lì, intenta a spolverare i quadri. Mi guardò e mi sorrise.
Un sorriso aperto, cordiale, come se mi aspettasse.
Indossava un abito da casa bianco, largo, sbracciato.
Col suo personale e la sua statura sembrava proprio una meringa. Anzi no, un insieme di belle e appetitose meringhe mammarie e glutee.
Notai anche che le sue ascelle non avevano mai conosciuto attenzioni depilatorie.
Stranamente quello spettacolo così 'nature' mi attirava, mi stimolava, mi eccitava.
Immediatamente pensai a come doveva essere laggiù , tra le gambe: Schwarzwald!!!
(Foresta nera n.d.a.)
Allora non si usava depilarsi il pube.
Mi eccitai come raramente mi era capitato prima.
Mi chiese se volessi che andasse via.
-No, anzi, resti pure, seguiti a fare il suo lavoro. Io mi metto qui in poltrona, a leggere il giornale. Mi auguro di non importunarla-
-Le pare! Mi fa compagnia-

Non la perdevo di vista, non riuscivo a smettere di pensare a come doveva essere sotto il vestito quella carne che intuivo soda, tanta, tutta da divorare.
A un certo punto temetti che la mia voglia avesse saturato l'aria.
-Sola?- chiesi con voce che non riconobbi come mia.
-Si, Giovanni è andato al mercato di Lucca per vedere se c'é qualche nuovo attrezzo per il giardino da acquistare-
Poi si avvicinò alla mia poltrona sempre spolverando.
Ci guardammo e io allungai un braccio, le circondai la vita.
Lei allora senza parlare venne a disporsi di fronte a me che aprii le gambe così da
trovarmi con testa proprio nel bel mezzo di quegli incredibili seni : chiusi gli occhi e le afferrai le natiche.
Lei non accennava a scostarsi.
Guardandola fissamente, le sbottonai l'abito: non portava niente sotto; mi gettai come un affamato sui capezzoli già rigidi, succhiando e mordendo mentre le mani cercavano in basso tra le cosce una via d'accesso.
Poi la rovesciai sul tappeto, la tensione tra le gambe era insostenibile.
Mi inginocchiai di colpo, le alzai il vestito, quasi strappai le sottili mutandine.
Schwarzwald! La foresta nera.
Riccioli lucidi, nerissimi, che parevano avere una loro vita. Quel cespuglio sembrava muoversi in ondate che si susseguivano.
La testa s'intrufolò nel bosco, sentì schiudersi la valle delle rose. Grandi labbra turgide, sode, calde. Un vibrante clitoride che chiedeva d'essere baciato, leccato.
Profumava Giovanna.
Di donna, di femmina. Mi inebriava. Sentivo il fremito della vagina, il salmastro della sua linfa, la golosità delle sue contrazioni. Le artigliavo le natiche, le tormentavo... Il suo respiro cominciò a divenire affannoso. Prese l'orlo del vestito, sul grembo, lo alzò, lo sfilò.
Ecco le sue indescrivibili tette. Ora era completamente nuda, bellissima, eccitante.

Non ci volle molto a togliermi pantaloni e boxer e a mettermi tra le sue cosce, che aveva appena dischiuse. Si apriva a me mano a mano che la penetravo e si stringeva intorno al mio fallo impaziente, lo carezzava con lunghe indicibili contrazioni del ventre.
Era tutto nuovo, morbido: quelle gambe, quel seno...
Gemeva, diceva parole che non capivo... sentivo il montare del suo piacere... del mio piacere... incredibili quei movimenti in un corpo non certo esile; inimmaginabili le sensazioni che sapeva trasmettere.
Quando Giovanna gridò, poco dopo la seguii, riempiendola del mio seme.
Ero su un incredibile, morbido, tiepido, accogliente giaciglio di carne palpitante, eccitante, stimolante.
Avrei voluto restarci in eterno.
Mi sorrise dolcemente, teneramente.
-Lo sapevo, l'ho saputo dal primo momento che ci siamo incontrati.-
La sua voce era ancora affannosa, roca.
-Forse lo sentivo che questa mattina saresti venuto qui, ero pronta per te. E' stato bellissimo-
La guardai, la carezzai.
-Sei pentita?-
-Sono in paradiso, vorrei che non te ne andassi, che rimanessimo così, per sempre. Ma tu, con le bellissime donne che frequenti, cosa te ne fai di una grassona come me!-
Le morsi dolcemente le labbra e poi mi persi nuovamente su quei seni morbidi, caldi, autentiche meringhe golose.
Durante quella estate trovammo spesso il modo di goderci reciprocamente e fu esaltante.
Allora non conoscevo ancora Botero, lo avrei scoperto a Berlino l'anno seguente andando a vedere una sua mostra.
Ora sai perché, appena ho potuto, ho acquistato quella scultura che ti piace tanto.
Nella sua opulenza ritrovo Giovanna con il suo corpo morbido pronto al piacere, insieme al calore di una lontana estate italiana.-

Morgause

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