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Racconto n° 4560
Autore: Donnamatura Altri racconti di Donnamatura
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The Game, il gioco del sesso e della follia. Cuba Libre, un sensuale incontro nella magia di Cuba Confidence, le confessioni di una escort Voyeur, esperienze di una donna senza pudore. Madame, i segreti di una signora per bene. Il Diavolo e la Contessa, sogni fuori da ogni controllo Darkness, cronaca romanzata di una messa nera. My Story, il coraggio di affrontare la verità Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Foreign Affairs, incontri ravvicinati troppo pericolosi
 
 
Il giusto prezzo
Avevo ceduto. La Betty mi aveva fatto una testa così: il sesso a pagamento è terapeutico, nessun coinvolgimento, nessuna inibizione e, soprattutto, orgasmo assicurato. Avevo obiettato che a cinquant' anni, pur mantenendomi più che decentemente, due mariti, tre figli ormai grandi, svariate storie, un compagno fisso per quanto tendente alla sonnolenza post-cena con susseguente ciondolamento divanesco e un' imminente, inevitabile menopausa, di tutto avevo bisogno meno che di spendere una discreta sommetta per una scopata. Betty era stata irremovibile, mi aveva assicurato che il soggetto in questione non era uno squallido gigolò, bensì un esperto di estetica femminile (con tanto di diploma!) che svolgeva la sua professione in un ambiente esotico, frutto di esperienze maturate in quei posti del mondo dove il sesso viene visto come gioia e liberazione e non come serbatoio di nevrosi. Alla fine mi ero lasciata convincere a patto che lei pensasse a tutto: prendere l' appuntamento, raccomandare, ça va sans dire, la massima discrezione e, soprattutto, ma questo lo tenni per me, eseguire il tutto con il suo telefono onde evitare qualsiasi aggancio con la mia persona. Giunta al luogo convenuto, come estrema precauzione, celai i documenti nel cruscotto della macchina (la prudenza non è mai troppa, soprattutto se ricopri un importante incarico in una multinazionale il cui maggior azionista è il Vaticano...) e, seppur in preda ad una comprensibile agitazione, spinsi il pulsante del citofono contrassegnato dall' anonimo numero 15. Il clic dell' apriporta mi fece sobbalzare, quindi, seguendo le coordinate di Betty, presi l' ascensore e, giunta davanti all' interno 15, suonai discretamente guardandomi intorno circospetta, inutile precauzione in quanto in quell' ultimo piano c' era una sola porta. Prima sorpresa: mi aspettavo un giovane belloccio, modello calciatore o del tipo partecipante alle odierne orrende maratone televisive, invece mi accolse, oltre ad un effluvio di aromi particolarissimi, un uomo abbastanza brizzolato, dell' età apparente di una quarantina d' anni; al contrario d' indispettirmi la cosa mi tranquilizzò: non volevo confessarlo a me stessa, ma l' idea di denudarmi davanti all' occhio ironico di un giovane fusto mi rendeva alquanto nervosa, invece adesso mi trovavo dinanzi un uomo quasi della mia stessa età, abbastanza bello, con un viso interessante e dei delicati lineamenti, dal fisico asciutto che metteva in bella evidenza una muscolatura non certo da pesistica,piuttosto da footing e attività sportiva regolare; il mio piccolo sconcerto era derivato dal fatto di essersi presentato completamente nudo con una specie di cornucopia tribale, vista da me in qualche documentario sulle tribù africane più primitive, che sorreggeva il pene conferendogli la curva dell' erezione anche in stato di riposo, mediante una cordicella collegata alla vita. La mia sorpresa non gli sfuggì, spiegandomi che era un sistema che gli indigeni usavano per evitare danni all' apparato riproduttore e allo scopo di mantenerlo nella posizione più consona per favorire l' accoppiamento, dopodichè mi pregò di togliermi le scarpe in quanto nella sua casa si circolava solo a piedi nudi. L' ambiente era spettacolare e giustificava l' esborso, non certo leggero, a cui mi sarei sottoposta di lì a poco: un open-space luminosissimo con arredamento ridotto al minimo, alle pareti quadri d' ispirazione erotica, ma non volgari e foto scattate in remote località dell' orbe terraqueo tra le quali spiccava un fantastico mosaico di corpi comprendente una donna orientale posseduta contemporaneamente da due uomini, accovacciata su di uno, penetrata da dietro dall' altro e con la testa affondata nel seno prosperoso di una procacissima femmina di colore a sua volta deliziata dalla lingua dell' uomo steso in terra del quale nascondeva la testa tra le cosce. Alla vista di quel laocoontico cromatico groviglio di piacere, un bivido mi percorse dall' inguine ai capezzoli (quello che io chiamo l' Y del piacere), girai gli occhi da quella foto che mi turbava e mi accorsi di un letto sulla sinistra con a fianco una stupenda Jacuzzi a pavimento di forma circolare, e di un lettino per massaggi nei pressi, lì mi condusse il mio "chaperon" e nel più assoluto silenzio iniziò a spogliarmi. Lo faceva lentamente, quasi seguendo un rituale, partendo dall' alto e scendendo piano, piano; quando mi tolse le mutande le fece calare lungo le gambe e me le levò trovandosi in ginocchio davanti a me, mi bacio il pube che mantengo completamente rasato da quando ho notato problemi di diradamento, e mi invitò a sdraiarmi sul lettino, dopo avermi cosparso di unguenti magici e profumati cominciò a massaggiarmi con delle mani caldissime, il rilassamento totale si mutava in eccitazione quando indugiava sulle parti intime in un alternarsi di sensazioni contrastanti che non facevano che accrescere il mio desiderio. Il trattamento durò quasi un' ora e alla fine ero più che convinta che da quel momento in poi mi sarebbe stato ormai impossibile apprezzare una normale massaggiatrice, quindi, scesa dal lettino, mi infilai nel tepore stupendo della Jacuzzi, lui si tolse il sostegno tribale mostrando un pisello fantasmogorico che gli arrivava rilassato fino a metà coscia, un vero wurstel over-size la cui vista mi procurava ulteriore godimento e curiosità mista a panico al pensiero di come potesse diventare una volta eccitato. Quando s' inginocchiò dietro di me sul bordo della vasca iniziandomi a massaggiare le spalle, non ressi più e girandomi di scatto mi misi in bocca il glande cominciando a succhiare furiosamente; lo sentii ingrossarsi violentemente raggiungendo una dimensione spettacolare, lui si staccò delicatamente ed entrò nella vasca cominciando a baciarmi, ogni tanto, aiutandosi con la mano, strofinava il suo manganello sulla mia passera ed io avidamente cercavo di trattenerlo, ma sia per la dimensione, sia perchè lui si ritraeva, restavo in uno stato pazzesco di eccitazione, anzi ad un certo punto girò dietro le mie spalle e appoggiò il membro tra le mie natiche, dandomi un brivido spinale fortissimo; non ce la facevo più, gli dissi di fottermi, mi fece cenno di avere pazienza e mettendosi un dito sulle labbra di non parlare, uscì dalla vasca con quel cazzone che ipnotizzava la mia attenzione e mi porse l' accappatoio, asciugarmi e tuffarmi sul letto fu un tutt' uno, cominciò a leccarmi i capezzoli, scendendo lentamente ed indugiando sull' ombelico, poi dall' interno coscia, aprendomi la fica con due dita ci tuffò la lingua muovendola senza sosta, non riuscii a trattenermi e venni come una quindicenne, maledicendomi di aver sciupato una cartuccia così presto, lui continuò imperterrito quello che stava facendo e miracolosamente, per i miei ritmi abituali, sentivo risalire il desiderio, mi girò in posizione prona e prese a leccare le piante dei piedi, poi minuziosamente in mezzo alle dita; mi sentivo una dea, adorata da un dio dell' Amore, la sua lingua bollente risalì dai polpacci, alle cosce, fino ai glutei, con le mani me li aprì e infilò la lingua nell' orifizio dell' ano. Provavo un pazzesco piacere di cui mai avevo goduto in vita mia, sentivo che stavo per venire di nuovo e stavolta non avevo nessuna intenzione di farmi anticipare: presi in mano il suo bastone e ci volteggiai sopra come un' amazzone; non potevo pompare velocemente su di lui, date le dimensioni fuori norma, ma muovendomi delicatamente sentivo gli orgasmi salire a ripetizione, per una attimo pensai che a quel ritmo mi sarei sentita male e appena accennai a fermarmi, lui si sfilò da sotto e mi mise a pancia in giù, il mio desiderio era misto al terrore di cosa potesse succedermi se me lo avesse sbattuto nel didietro, ma a quel punto ero disposta ad andare anche all' ospedale per saperlo, mi abbandonai inanimata sul letto e lo sentii passarmi un lubrificante in mezzo al culo, infilò prima un dito, poi due andando sempre più a fondo, poi con immensa precauzione iniziò l' operazione. Quello che avevo provato prma era niente al confronto, avvertì un brivido che mi risaliva lungo la spina dorsale e si trasmetteva fino sopra la nuca come se il suo cazzo fosse arrivato fin là e, mentre le spinte si susseguivano, mi titillava la fica. L' orgasmo che ne derivò fu un devastante impulso proveniente dal ventre come non solo non avevo mai provato, ma neanche minimamente immaginato.
Sono una donna di carattere, non mi andava di subire così, dovevo rendere pan per focaccia, cominciai a succhiargli il cazzo a velocità Girmi, mentre gli infilavo per tutta la sua lunghezza il mio dito medio nel culo e con l' altra mano gli strizzavo i testicoli, nel frattempo gli spiaccicai la passera sulla faccia, montandolo come un pony; quando mi schizzò in gola diede un rantolo e si abbandonò esausto: avevo preso la mia rivincita.
Invece dei tre fogli verdi pattuiti, ne lasciai quattro con gesto regale, mi rivestii, diedi un bacio a quel pisello fantastico che adesso giaceva inerte, e me ne andai senza voltarmi, benedicendo mentalmente la Betty.
Sono sempre stata una signora!

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