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Racconto n° 4586
Autore: Morgause Altri racconti di Morgause
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My Story, il coraggio di affrontare la verità Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Danger, il pericolo viaggia nella mente Thunderstorm II, la storia continua Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Debacle, il prezzo della verità. Thunder, eco solenne d'un lampo africano. Darkness, cronaca romanzata di una messa nera.
 
 
Lo sbaglio
Ci siamo conosciuti per uno sbaglio. Un sms mandato ad un numero quasi identico al mio. Capita. L'avrei semplicemente cancellato se non fosse che nessuno era mai stato capace di regalarmi
parole come quelle.
Perché lo sconosciuto non solo sapeva scrivere era anche riuscito ad animare dei semplici segni, aveva chiesto alle parole di danzare e loro ubbidienti lo avevano fatto.
Risposi al messaggio con un:
-Sei sicuro che sia io il tuo pensiero fisso?-
sperando che s'incuriosisse al punto da non recidere quel filo di seta che mi aveva ammaliato.
Così iniziò la nostra storia.
Passammo dagli sms alla chat.
Sapeva creare con le parole immagini lussuriose a tormentarmi gli occhi ed ormai anche il ventre.
Attraverso la tastiera mi sfiorava, accarezzava, entrava in me per sciogliersi nell'umidore del mio sesso. Mi stava scopando, assogettando la mia fantasia alla sua, piegandola ai suoi desideri che mi sconvolgevano eccitandomi come mai mi era successo fino ad allora.
Non so chi per primo suggerì l'idea d'incontarsi. Ma fu proprio lui a escogitare il modo. Io avevo solo fretta di sostituire alle parole le sue mani.
Mi scrisse delle istruzioni che avrei dovuto seguire alla lettera. Ormai mi dominava.
Ero solo una parole di carne.
Mi sono sempre piaciuti gli uomini per quell'attributo che possiedono in più di noi e che nulla ha a che vedere con il cervello; non nascondo di averne rimorchiato anche in Web ma con lo sconosciuto del messaggio era diverso, lui mi aveva completamente ammagato.


-Dovrai recarti a questo indirizzo domani alle 17 esatte, la porta sarà aperta. Appena entrata richiuderai l'uscio e ti troverai al buio. Fermati: io ti sarò alle spalle e ti benderò. Non cercare di voltarti, se lo farai non mi vedrai mai più. Se la paura dovesse in te superare l'eccitazione anche solo per il tempo di un dubbio allora non venire all'appuntamento perché una volta dentro farò di te quello che vorrò. E' tutto chiaro?-
Risposi digitando un semplice sì. Ero sconcertata, un poco impaurita ma soprattutto eccitata.
-Bene. Non tentare di toccarmi: potrai farlo solo se e quando te lo dirò. Io ti spoglierò e ti toccherò dove e come vorrò. Dovrai restare muta. Se proprio volessi comunicare con me usa i tuoi gemiti come parole: ma preferirei non lo facessi, rischieresti di renderti ridicola ed io odio le persone ridicole.Sei d'accordo?-
-Sì-
-Ottimo. Non hai modo di appurare se quanto ti dico nel rassicurarti che non ho intenzioni malevole risponda al vero. Ti dovrai fidare del tuo istinto. Non voglio assolutamente farti del male. o quantomeno non voglio causarti alcun dolore che tu non possa scoprire essere di tuo gradimento. Ok?-
-Sì-
-Ecco l'indirizzo-

Faceva caldo quel giorno. Una leggera patina di sudore mi ricopriva la pelle. Immaginavo i miei abiti accartocciati come una scultura sul pavimento fantasticandomi nuda al centro di una stanza altrettanto nuda, una benda nera ed elastica a fasciarmi gli occhi.
Mi vedevo mmobile, le gambe unite e parallele, il mento sporto verso l'alto come ad ascoltare meglio ciò che non vedevo oppure a scoprire il collo in un gesto di fede e sottomissione.
Appena entrata me lo ritrovai alle spalle. Mi bendò. Poi udii il rumore di persiane che venivano aperte.
E iniziò a spogliarmi. Con movimenti lenti come una preghiera. Quello svestirmi senza quasi toccarmi era un soffio di carne, di contatto mancato sulla pelle, un desiderio che si faceva sofferenza ad ogni gesto.
Nel nostro silenzio sentivo solo il frusciare dei vestiti che per terra si genuflettevano al nostro rito e il mio ansimare sfumato dall'attesa.
Poi il lieve rumore di piedi nudi sul pavimento.
Lo immaginavo passeggiare in circolo attorno a me, godere della mia immobilità,
esplorare ogni mio centimetro di pelle. Immaginavo il suo assedio, sentivo quell'aria densa, gravida di avvenimenti pronti a veder la luce. Lui l'esercito io la cittadella che stava per cadere.
Mi guardavo dal di fuori con compiacimento: ero così bella, flessuosa e morbida, sentivo l'eccitazione del mio sesso mischiarsi umida al sudore delle cosce unite.


Non so se fosse trascorso un minuto o dieci. I muscoli cominciavano a dolermi. Non ero costretta a quell'immobilità ma non avevo il coraggio di muovermi, come se temessi d'interrompere un rito sacro: io ero la chiesa, il nostro il silenzio dei secoli.
Quando finalmente mi toccò fu una sensazione strana, come se riconoscessi solo in quel momento il senso del tatto.
Sentii il palmo della sua mano poggiare sul mio sterno e scivolare piano nell'incavo tra i seni. Poi la mano si staccò da me. Mi resi conto che avevo smesso di respirare per qualche secondo prima di tornare ad ansimare. Quella lentezza mi stava uccidendo.
Allora poggiò entrambe le mani sulle mie spalle facendo pressione. Voleva che m'inginocchiassi. E lo feci.
Era come se la mia pelle fosse in ascolto, come se volesse provare a prevedere dove sarebbe giunto il suo tocco. Ora ero certa che da un istante all'altro avrei sentito il suo sesso farsi strada nella mia bocca. Mi accorsi che avevo leggermente schiuso le labbra, come per renderle pronte a riconoscere il primo lieve contatto e ad accoglierlo.
Invece mi afferrò i polsi portando le mani indietro alle caviglie perchè le afferrassi
Ora ero un arco perfetto, i miei seni guardavano al cielo
Si inginocchiò anche lui e l'aria intorno a me si addensò, calda.
Allora mani delicate si fecero coppa per i miei seni mentre le sue labbra si pascevano dei miei capezzoli leccando e succhiando e accarezzando e ancora all'infinito....
Non resistevo più: se avessi potuto parlare l'avrei supplicato di smettere quel supplizio e di scoparmi, in qualsiasi modo, anche doloroso: volevo qualcosa di lui dentro da maledire e ringraziare. In quel modo lento di eccitarmi mi perdevo soffocata dal desiderio che mi confondeva il corpo e la mente.
Mi abbandonai sul pavimento, braccia e gambe aperte. Avevo perso il senso del tempo.
Ora sentivo la sua lingua scorrermi piano tra le labbra del sesso e poi fermarsi premendo sul clitoride. Le mie anche si muovevano assecondandolo.
Mi entrò dentro quando ormai non lo aspettavo più: pensavo confusamente che l'ondeggiare tra quel turbinio di sensazioni che mi sollevavano e abbassavano il bacino sarebbe durato in eterno.
Le sue dite scivolarono in me facilmente. Mi bloccai come folgorata da quel contatto.
Era in me. Ero attorno a lui.
Mi sfuggì un -Grazie-


Avevo trasgredito alla regola numero due ma lui non parve avermi udito.
Tenne le dita dentro di me ruotando e affondando mentre il suo corpo scivolava sul mio.
Avrei dovuto sapere. E probabilmente sapevo. Ma non riuscivo a realizzare quello che stava succedendo: era così incredibile.

La sua mano mi abbandonò.
-Nooo- sussurrai disperata.
-Silenzio-rispose posandomi un dito sulle labbra.
Po si mise a cavalcioni sopra di me. Quella stessa mano, a cui avevo appena chiesto di non lasciarmi, mi tolse la benda.

Mi fissava.
Stavolta non era mia l'attesa.
Ma io non sapevo che cosa fare o dire, c'era solo quel desiderio che mi bruciava dentro, un fuoco che bisognava spegnere.
Appoggiò la sua mano sul mio seno. Prese la mia e la portò sul proprio chiudendo gli occhi.
Mi resi conto delal sua vagina umida sul mio ventre.
Mi aveva condotta alla soglia di una qualche follia.
Avevo voglia del suo seno, che riempisse la mia bocca e del suo fallo inesistente che mi riempisse il ventre affamato.

Morgause

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