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Racconto n° 4604
Autore: Morgause Altri racconti di Morgause
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Charlotte, il profumo dell'oblio. My Story, il coraggio di affrontare la verità Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Danger, il pericolo viaggia nella mente Thunderstorm II, la storia continua Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Debacle, il prezzo della verità. Thunder, eco solenne d'un lampo africano.
 
 
Sirene
Oggi fa veramente caldo anche qui, in collina; le cicale non tacciono un attimo, mentre dalle persiane socchiuse entra a fiotti l'aria surriscaldata del primo pomeriggio.
Sto rivedendo un vecchio film: Sirene di Jhon Duigan, un' intrigante favola erotica molto decorativa nel suo simbolismo da Art Nouveau.
Splendida la scena in cui la moglie del prete protestante, donna pudibonda e afflitta da dolorosi pruriti sessuali, spia con morbosa curiosità le tre modelle del famoso pittore in odore di immoralità mentre si bagnano al fiume: sono bellissime, le forme abbondanti e perfette, davvero un magnifico soggetto per il loro anfitrione nonché Maestrod'arte e lussurioso peccatore .

Così mi viene in mente di imitarle andandomi a bagnare nel torrente che scorre dietro la mia casa. Lì, anche in piena estate, resta sempre un piccolo lago dove posso immergermi fino al collo: è davvero un'ottima idea, l'alternativa di arrivare fino al mare mi costerebbe quaranta minuti di guida con fuoristrada.
Indosso un costume, prendo un asciugamano ed entro nel bosco; come al solito, mi lascio avvolgere dalla magia che da sempre gli antichi castagni e le alte felci mi trasmettono.

Scendo al torrente che scorre tra rocce acuminate in parte ricoperte di muschio.
Arrivo al mio laghetto, spiego l'asciugamano su una grande lastra granitica bianca -che gli abitanti del paese chiamano altare in memoria di chissà quale rito druidico- dove sono solita stendermi dopo essermi bagnata.
Mi guardo intorno, il silenzio è assoluto; si ode solo la voce del bosco: il frinire delle cicale, il grido di una poiana, il martellare del picchio, il ronzio di coloratissime libellule, elicotteri in miniatura.
Nessun umano si spinge fin qui, in piena estate e con questo caldo.
In un attimo mi sfilo il costume per provare l'ebbrezza di sentirmi nuda, per liberare la mia anima verde in perfetta armonia con gli alberi e gli animali.
Entro in acqua, mi specchio e ammiro i miei seni pieni: li accarezzo, tocco i capezzoli eccitati dal fresco del liquido elemento; man mano che mi immergo una sensazione di beatitudine mi invade, questa è davvero sensuale pagana felicità.
Mi lascio andare sul dorso e guardo il cielo di un azzurro terso tra le chiome degli alberi.
Chiudo gli occhi e mi accorgo che l'acqua, sfiorandomi tra le cosce mi eccita, come una lingua fresca che insinuandosi tra le labbra del sesso trasmette al ventre il noto crampo di eccitazione.

Improvvisamente ho voglia di far l'amore, di essere accarezzata, di accarezzare, sento che il piacere è la nota che mi manca per essere in perfetto equilibrio con la vitalità gioiosa della natura che mi circonda.
Lentamente mi dirigo a riva e mi sdraio sulla pietra: anche l'asciugamano ora è bollente.
La lastra di granito è chiazzata d'ombra, alcuni raggi solari filtrano tra il fogliame e bruciano la pelle.
Mi piace fare all'amore con il sole.
Conosco così bene il mio corpo, sono sapienti le carezze; e mentre le dita si perdono nell'umido morbido delta i fianchi ondeggiano, come se avessi sopra di me un amante invisibile, per finir in un grido, la schiena inarcata, gli occhi rivolti al cielo.
Poi una grande stanchezza mi assale, scivolo nel sonno cullata dal rumore del torrente, dal frinire delle cicale, dal ronzio degli insetti.

All'improvviso mi sveglio: sento risate e un parlottare di donne .

In fondo al sentiero avanzano tre ragazze, solo un pareo copre loro i fianchi, il viso rivolto a me che da sopra il sasso le sovrasto: la bionda, la nera, la rossa, come le modelle del film; ma non si assomigliano affatto, queste, se possibile, sono ancora più belle, soprattutto la rossa.
Molly è splendida: alta, capelli fulvi, lunghi e folti, seni pieni, candidi, sui quali spiccano le vene azzurrine; nell'iride verde degli occhi nuotano pagliuzze dorate mentre i denti leggermente irregolari brillano tra le labbra umide.
Cammina un passo avanti alle altre due come una regina.
Anche le sue compagne sono belle, ma di fronte a lei sbiadiscono e appare subito chiaro chi sia, delle tre, a condurre il gioco.
Salgono accanto a me:
-Ti abbiamo visto farti l'amore- esordisce Molly e le altre due ridacchiano.
Io sono affascinata dai suoi seni, già mi immagino il loro gusto all'arancia e cannella, ma resto muta, immobile, so che succederà quel che deve succedere.

Come se ubbidissero a un silenzioso comando le tre ragazze lasciano cadere i pareo e restano nude, in piedi, di fronte a me.
La Rossa, guardandomi negli occhi, mi siede vicino e poi mi abbraccia attirandomi al suo petto: la mia lingua inizia a leccare avidamente quei capezzoli straordinari che sembrano fragole mature, poi la bocca golosa comincia a succhiarli mentre con una mano l' accarezzo, dal viso ai morbidi fianchi.
Intanto due mani calde e leggere mi separano le cosce.
E' la bionda Mary che schiude le labbra del mio sesso e vi tuffa il viso, mentre Miriam la bruna mi sfarfalla di baci il seno, le cosce e il ventre che si contrae, come percorso da corrente elettrica.
Intorno e sopra di me danzano vorticosamente seni, labbra, sessi umidi, mani golose.
Precipito in un abisso, per poi risalire, galleggiando in un mare di beatitudine.

Improvvisamente il grido guerriero della poiana mi fa aprire gli occhi: sono sola e il sole ha lasciato il mio corpo.
Mi sento in pace con gli dei e con gli uomini.
Chiudo gli occhi con un sospiro mentre tra il rumore dell'acqua e il frinire delle cicale mi pare di udire una voce maliziosa di donna che recita:
-Scendono al verde spumeggiante fiume Molly la rossa, Mary la bionda, Miriam la bruna, i corpi sontuosi avvolti in candide vesti...-

Morgause

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