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Racconto n° 4617
Autore: Morgause Altri racconti di Morgause
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Danger, il pericolo viaggia nella mente Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. X Stories, i mille volti di una straordinaria follia The Dreamer, alla ricerca del sogno proibito Destiny, un incontro avvenuto per caso Charlotte, il profumo dell'oblio. Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Mea Culpa, religione e mistero Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Cuba Libre, un sensuale incontro nella magia di Cuba
 
 
Tokio Decadance
Suona il videocitofono: Velasco è passato a prendermi con la sua nuova Mercedes CLK coupé metallizzata; il regista geniale del mio film, sempre che riesca ad essere la sua protagonista, è un quarantacinquenne con pochi capelli e decisamente basso di statura, almeno per me.
Pur di ottenere quella parte sono disposta a tutto.

Il sesso è la mia arma: gli uomini restano sempre bambini, mai privarli dei giocattoli che preferiscono, di qualunque genere siano.
In questo ambiente i maschietti più sono potenti e ricchi più sono porci: devo confessare che mi dà maggior piacere di un orgasmo multiplo vederli rotolare nelle loro lordure, anche quando sono convinti di privarmi di ogni dignità riducendomi a oggetto/buchi da riempire.
Ho accettato di andare con Velasco a visitare la sua casa di campagna, pare sia una meraviglia: so già che cosa mi aspetta, mi informo sempre accuratamente prima.
Soffocando lesta con la mano uno sbadiglio di noia inizio a scendere le scale esterne con arte: lui al di là del cancello mi sta guardando con avidità.
Fa freddo ma non mi importa: dal lungo cappotto nero stile militar-chic sbottonato spuntano
ad arte le mie lunghissime gambe coperte fino a mezza coscia dai nuovi stivali in latex che terrorizzerebbero qualsiasi donna, ma non me: me li posso permettere.
Arrivata al breve tratto di ghiaia sento i tacchi alti sfrigolare: per un attimo temo la caduta , ma arrivo al cancello sana e salva.

Lui mi bacia su una guancia, poi all'improvviso mi apre del tutto il cappotto e resta fulminato dalla mia tutina nera di raso lucida e scollatissima,che mi stringe come una morsa, facendo schizzar verso l'alto i capezzoli occhieggianti dalla scollatura.
-Madonna- mormora senza fiato- sei altissima e bella come nessuna tutta in nero, così-
I miei occhi pesantemente truccati vedono un cranio dai radi capelli più o meno all'altezza delle mie tette, mentre le sue dita accennano una carezza alle labbra red-gothic; lo mordo a sangue e lui uggiola, sì è il termine esatto, estasiato.
Poi mi spinge in macchina, tamponandosi il dito con un fazzoletto.
Sto entrando nella parte di Domina, sarei stata perfetta per Tokio Decadance, perfetta.
Perché non sono nata a Tokio?
So recitare benissimo anche la parte dell'umile Slave: per il film capolavoro di Ryu Murakami sarei stata molto meglio di Miho Nikaido, nella parte di Ai, la squillo a domicilio...

Comunque ora devo essere davvero brava, voglio quella parte, non importa a quale prezzo, so di saper anche recitare, poi, quando sarò arrivata, un calcio in culo a tutti questi stronzi e ti saluto.

Saliamo in macchina, lui parte schizzando letteralmente sull'asfalto, io sistemo il mio culetto sodo sul sedile preriscaldato, le gambe completamente in mostra, accavallate: con le lunghe dita accarezzo il lucido nero di uno stivale e sto lì muta, regale, gelida, fissando un punto imprecisato al di là del parabrezza.
Lui afferra la mano e mi sibila:
-Dammi un colpetto, senti come sono eccitato-
Mi ero già accorta del rigonfiamento nei pantaloni, così senza guardarlo con la mano di taglio lo colpisco in mezzo alle gambe, vorrei usare più forza ma mi trattengo.
-Sììììì- mormora- che piacere, non vedo l'ora di arrivare- e intanto preme sull'accelleratore, speriamo che non se ne venga nei pantaloni, qui finisce che ci ammazziamo.
-Voglio quella parte , Velasco, lo sai che sarei perfetta-
-Dopo, tesoro, ne parliamo dopo, prima il piacere poi il dovere- e ride, stridulo.
Io taccio: il calcio in culo a questo, dopo, sarà doppio, anche se è un genio, come sostengono oggi i critici cinematografici.

Finalmente arriviamo alla meta e scopro che la casa in verità è una villa enorme su due piani, sperduta in mezzo a boschi e campi, lontana da altre abitazioni, color rosa antico con persiane di legno verdi ed enormi terrazzi.
Nota il mio sguardo incuriosito e:
-Vieni Fede, andiamo in piscina, voglio fartela vedere subito-
Scendiamo una scala di ardesia scura fiancheggiata da piante esotiche importate a carissimo prezzo e lo spettacolo che mi trovo davanti mozza il fiato: la grande piscina è costruita in mezzo a rocce bianche di calcare sicuramente pre-esistenti; la figata sono i fiotti d'acqua che ne fuoriescono e che rendono lo spettacolo da Mille e una notte.
Perdo per un attimo il controllo in standbay d'ammirazione e lui ne approfitta per abbracciarmi e arpionarmi con forza le chiappe riempiendosi le mani con la mia ciccia giovane e tosta (già, la moglie sarà anche una attrice teatrale di talento ma ha qualche anno più di lui e la menopausa non perdona).

Allora gli tolgo le mani dal culo con forza, mi apro con gesto teatrale il cappotto e spalanco le braccia, mentre recito, e ora sono davvero Ai in Tokio Decadence:
-Prostrati davanti alla tua Padrona, verme, hai osato toccarmi il culo-
-Sì, sì - e si inginocchia abbracciandomi le caviglie -Perdonatemi mia Signora, non volevo offendervi-mormora l'omuncolo, sbavando.
-Taci, lurido pidocchio, e leccami la punta degli stivali, sono sporchi- e intanto tiro fuori dalla tracolla il frustino estensibile, parte del mio equipaggiamento.
Al primo appuntamento mi limito sempre, legge di mercato.
-Ora, fallo subito, succhiali perbene, bastardo- e lo sferzo con il frustino, più volte.
Quanto gli piace essere insultato e percosso, sta sbavando.
Chi ha troppo potere sulle vite altrui molto spesso gode ad essere sottomesso.

Rapidamente si libera della costosa giacca Armani, si infila la punta dello stivale in bocca fin quasi a soffocarsi, leccando e mugolando di piacere
-Più veloce, bastardo, non succhi abbastanza- sibilo e lo frusto con forza, senza fermarmi e a ogni scudisciata la sua schiena si inarca fino a che non vedo comparire sulla camicia macchioline di sangue.
Mentre lecca furiosamente anche la suola della scarpa vedo la sua espressione contrarsi: sta per venire; allora gli tolgo lo stivale dalla bocca e gli ordino:
-Ora lucidalo, cazzo moscio, è tutto sbavato. E non godere, la tua Padrona non te lo permette-
Così si toglie anche la preziosa camicia bianca e con quella prende a lucidarmi furiosamente le calzature che ora brillano. Poi
-Legami, mia Signora, ora legami- mi implora
-Tirati giù i pantaloni schiavo, ti voglio nudo, poi ti lego-
Esegue: nudo fa proprio schifo, con questo freddo è già tanto se non si prende una polmonite.
Si va a posizionare sotto un albero dal quale pendono delle corde: gli lego stretti i polsi e lui ansimando si lascia cadere a peso morto
-Fammi male, Padrona, fammi più male, colpiscimi, ti prego ti prego-

Gli guardo il sesso: è di nuovo moscio, lui rantola.
Allora prendo a frustarlo senza pietà, schiena e chiappe, non sul cazzetto vermiforme, lì ci vuole un trattamento speciale, quello che lui si aspetta, lo so.
Tutta la sua schiena ora è un intrico rossastro sanguinolento.
Ma niente erezione.
-Fammi più male, padrona, più male- e squittendo divarica le gambe, le punte dei piedi ancorate al morbido terriccio, le cosce tese.
Eccomi, amore, mormoro tra me.
Poi mi allontano di qualche metro e parto con un micidiale calcio nelle palle, tra un po' godo io, che piacere mi facolpirlo con tanto gusto.
Sono una Padrona perfetta, altro che Tokio Decadance.
Jako lancia un grido subito soffocato, richiude le gambe e se ne resta lì, appeso come un fantoccio all'albero, ciondolando e oscillando . Poi:
-Ahhhhhh, vengo vengo...- e comincia a innaffiare di sperma il bel prato all'inglese.
-Ti amo, ti amo, sei superlativa, ti adoro- ansima con la voce simile a quella di un bambino
-nessuna mi ha mai fatto godere come te, bellissima, siiiiiii-
-Ne sono sicura coglione- gli sibilo addosso, guardando le sue ridicole smorfie
Poi mi slaccio la tuta e gli comprimo il viso tra le tette palpitanti, mormorando:
-E ora questo bimbo cattivo la darà la parte alla sua mamma?-
-Sciiiii-mormora succhiandomi freneticamente i capezzoli-sarai perfetta nel mio film, perfetta, così non scomparirai, ti avrò vicina- e mi guarda dal basso, laido.

Sorrido, fredda, e gli invio un pensiero amoroso:
-Tu firma , maiale, facciamo il film, poi...sentirai che male-

Morgause

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