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Racconto n° 4646
Autore: Heathcliff Altri racconti di Heathcliff
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Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Whore, una strada senza ritorno nel mondo delle Escort di lusso. Confidence, le confessioni di una escort Perfidia, il desiderio oltre la ragione Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto La collina dei ciliegi, trasgressioni inaspettate. Destiny, un incontro avvenuto per caso Il Diavolo e la Contessa, sogni fuori da ogni controllo Velvet, donne al di sopra di ogni sospetto. True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita.
 
 
Turn The Page
- Un succhiacazzi provetto...ecco quello che sei diventato sergente - mormorai col respiro corto. - Oh...chissà quanti pompini fai per tenerti in allenamento, eh marine...sììì...così cazzo ! -
Pochi secondi di piacere in impennata, e non riuscii più a controllare né le mie spinte pelviche né le parole che mi uscivano dalla bocca in un gemito strozzato - Continua a succhiare, sergente...così sborro...oh succhia, perdio, succhia tutto! -
Esplosi, stringendo il piacere fra i denti per non gridarlo al mondo, ma il sergente McKenna a duemilaseicento chilometri di distanza non poteva nè sentirmi nè ubbidirmi, e mentre mi sbattevo il cazzo nel pugno chiuso la mia sborra schizzò sulle piastrelle blu notte del vano doccia inglobando nei suoi spruzzi densi e caldi le goccioline d'acqua che le punteggiavano. Chiusi gli occhi con un sospiro che era quasi un rantolo come se mi fosse uscita la vita, e mi appoggiai con la schiena alla parete opposta, gustando il godimento che mi correva nei nervi, e il debole filo d'acqua della doccia che mi accarezzava il petto e mi scivolava giù fino all'inguine che ancora pulsava.
Fu un fruscio a distogliermi dalla beatitudine solitaria in cui mi stavo crogiolando nella doccia della palestra. Non ero più solo, nonostante fossi stato l'ultimo cliente a lasciare la sala pesi e la palestra fosse ormai chiusa. C'era qualcuno dietro la parete che divideva le docce dallo spogliatoio, e intravidi un lembo di spugna ritrarsi di fretta. Cazzo. L'imbarazzo mi strinse la gola, mentre mi chiedevo se l'altro avesse visto tutto, e se, peggio ancora, avesse anche avuto la possibilità di sentire le mie farneticazioni orgasmiche, in cui invocavo senza possibilità di equivoci la bocca a ventosa di un altro uomo. Chiusi l'acqua, infilai l'accappatoio nell' impulso improvviso di nascondere la mia nudità, e rimasi lì ancora per qualche secondo cercando di superare la vergogna.
- Ciao Chris, ancora qui stasera? -
Luke Goldes si affacciò con aria indifferente dallo spogliatoio, sistemandosi un asciugamano intorno ai fianchi. Era uno degli istruttori della palestra, e l'avevo notato già la prima volta che ci avevo messo piede. Non che fosse poi così grosso. Il sergente McKenna era più alto e aveva le braccia quasi due volte le sue, e francamente anche io non avevo molto da invidiargli quanto a muscoli. Ma era grosso quanto bastava per dar l'impressione di essere uno che conosce il suo mestiere, e aveva quella struttura fisica che mi attrae fin dal primo sguardo: più basso di me, spalle molto larghe e bacino stretto, bei deltoidi arrotondati e spessi pettorali deliziosamente sporgenti su cui faccio fatica a non allungare le mani. Il tipo di uomo insomma che appena lo vedo mi fa venire voglia di metterlo alla pecorina e sbatterglielo in culo. A maggior ragione a trovarmelo davanti a torso nudo, e col sudore della sauna che gli colava fra i solchi dei muscoli.
- Ciao Luke. Sai, ho lavorato fino a tardi stasera, e con l'allenamento ho finito adesso... -
Anche se non era proprio l'allenamento quello che avevo appena finito, e un sussulto di imbarazzo mi fece abbassare lo sguardo, che così finì giusto sull'erezione che gli sporgeva in bella evidenza sotto il telo di spugna. Mi si rimescolò il sangue di nuovo, in un miscuglio di desiderio e vergogna. Non mi sembrò probabile di essere stato io col mio inconsapevole spettacolino sconcio a provocare quella reazione, perciò mi imposi la più completa indifferenza.
Finii di asciugarmi e levai l'accappatoio senza continuare la conversazione, ma mentre frugavo nel borsone alla ricerca della biancheria pulita, mi sentivo comunque maledettamente consapevole del grosso cilindro di carne che mi penzolava sulle palle non ancora del tutto ridimensionato allo stato di completo riposo, e della goccia appiccicosa che un residuo di sperma mi lasciava su una coscia.
- Farai tardi anche domani Chris? -
Non ci avevo ancora pensato, ma risposi d'istinto. - Eh, temo proprio di sì. Ti toccherà sbattermi fuori come stasera. -
- Figurati, anzi, mi fa piacere vedere gente che ha voglia di allenarsi anche a quest'ora - .
Più che quella gran smania di sudare sotto i pesi, io non avevo voglia di ritrovarmi troppo presto a casa da solo, con il ricordo del sergente McKenna che mi tormentava come uno spettro e la visione del suo buco di culo cedevole e caldo che mi si parava davanti in continuazione dovunque guardassi. Mi spellavo il cazzo di seghe per cercare di scacciare quell'assillo, ma quel marine così ingordo di nerchia restava il mio primo pensiero quando mi svegliavo e l'ultimo quando andavo a letto.
- Stai bene, Chris, buon fisico. Ma lasciati dire una cosa: se ti levassi quei peli staresti meglio, e si vedrebbero meglio i muscoli sotto - .
Mi sforzai di sembrare noncurante, ma infilai prontamente i boxer, sempre più a disagio. - Dici? Mah...non saprei...troppa briga depilarmi, non sono il tipo -
E che cazzo, Luke, per chi mi hai preso, per uno di quei finocchi più lisci e laccati di una fotomodella, che non escono se non si sono fatti la manicure ? E' un vero uomo il sottoscritto, almeno finchè non gli fanno vedere un uccello da succhiare.
Nel frattempo, il ricordo di quando avevo passato il rasoio su ogni centimetro di pelle di McKenna per poterne ammirare meglio i muscoli perfetti mi torturava di rimpianto.
- Eppure dovresti provare, vedrai che quando ti guardi allo specchio saresti più che soddisfatto del risultato -
- Ci penserò Luke. Ma non aspettarti di trovarmi liscio come un bambino già domani sera, okay? Te l'ho detto che non sono il tipo... -
Mi infilai il giubbotto, mi caricai il borsone in spalla ed uscii dallo spogliatoio, rendendomi conto mentre aprivo la porta che le mie ultime parole avevano un vago sapore di appuntamento, e per la prima volta dopo due mesi sentii nelle vene il fremito caldo dell'aspettativa del piacere.

Da quando due mesi prima avevo lasciato Palm Springs per Phoenix, infatti, la mia vita era stata regolare e monotona come quella di una vacca portata al pascolo la mattina e riportata in stalla la sera.
Sveglia alle sei e trenta, e un pensiero mi si affacciava in mente non appena aprivo gli occhi, pressante come l'erezione che quasi ogni mattina mi tendeva la stoffa dei boxer. Il sergente Ace McKenna, ventitrè anni, terzo battaglione settimo reggimento US Marine Corps, di stanza alla base Twenty Nine Palms. Indescrivibilmente bello e indiscutibilmente frocio, anche se lui si sarebbe fatto ammazzare piuttosto che ammetterlo. Però il ricordo di quanto gli piaceva farsi scopare in culo e in bocca bastava a tenermi in uno stato quasi permanente di eccitazione e desiderio fin dal momento in cui mi svegliavo. Così allungavo la mano in basso, e mi sfogavo in una sega veloce e senza fronzoli, dedicata a occhi chiusi a quel fottuto bastardo di un marine che mi aveva dato il culo una notte e in cambio si era preso la mia anima per sempre . Dopo che ero venuto, il contrasto fra quel che avevo rivissuto in quei pochi momenti di piacere e la giornata di rimpianti che mi aspettava mi toglieva ogni voglia di alzarmi. Sonnecchiavo pigramente gli ultimi cinque minuti, e poi via di corsa.
Cantiere. Ufficio. Palestra. Rientravo coi muscoli pompati ma stanchi e vuoti e lo stomaco che reclamava cibo, e trangugiavo una cena semplice e veloce con la voracità di un lupo. Saziato il primo istinto, crollavo sul divano e passavo a soddisfare il secondo. Perché per tutto il giorno, qualsiasi cosa facessi, il mio cervello succube del desiderio continuava a produrre fantasie erotiche di cui il sergente McKenna era l'indiscusso protagonista. Paradossalmente, più soffrivo per averlo perso più il mio cazzo si induriva alla sola idea di possederlo di nuovo. Non mi capacitavo che mi avesse respinto, non potevo credere che davvero non mi volesse. Non dopo la nostra prima e unica notte passata a scopare. Non dopo aver sentito il suo corpo aggrapparsi al mio mentre lo montavo con tutta la forza che avevo, non dopo averlo sentito gemere di piacere, e dopo averlo visto sborrare più di una volta mentre io gli martellavo il culo.
Eppure, quando mi ero svegliato, il mattino dopo, di lui non c'era nessuna traccia. Svanito come se me lo fossi sognato nel sogno erotico migliore della mia vita, e quando l'avevo cercato alla base era stato come cercare un fantasma. Era tornato nel suo territorio, e la sua virilità era rientrata nella riserva protetta della base marine di Twenty Nine Palms. Io non ci potevo neppure entrare se lui non mi autorizzava, neanche potessi insozzare il suo onore di soldato solo portando entro il perimetro della base tutti i pensieri sconci che avevo avuto su di lui. E, come mi disse il piantone all'ingresso, no, il sergente McKenna non conosceva proprio nessuno di nome Chris Benoit, e non voleva visite, il bastardo fottuto. Così, anche se avrei pagato per rispondergli che il sergente McKenna avrebbe pur dovuto ricordarsi il nome di chi gliel'aveva messo in culo ventiquattr'ore prima, feci marcia indietro e tornai da dove ero venuto.
Guidai per duecento chilometri con la cover dei Metallica di Turn the page infilata a ripetizione nelle orecchie come un tappo per attutire i pensieri, poi anche quella perse il suo effetto e dovetti fermarmi perché non riuscivo più a vedere la strada. Le lacrime mi traboccavano gli occhi. Accostai in una piazzola e piansi come non credevo neanche di poter più piangere. Il rifiuto di quello stupido bastardo mi dilaniava l'anima. Lo volevo come non avevo mai voluto nessuno al mondo. Sapevo che quell'ostinzione era assurda e senza speranze, ma perfino mentre piangevo dalle spire più primitive del mio cervello animale sgorgavano visioni dei nostri corpi allacciati, amplessi torridi, la mie dita conficcate nel suo culo, la mia lingua sui suoi muscoli, e il mio cazzo a godere di lui.
Non ebbi neanche il tempo di insistere e ritentare, perchè il giorno successivo dovetti partire per Phoenix, dove mi aspettava il mio nuovo incarico per l'ampliamento dell'aeroporto, e dove passai i primi giorni a spremermi di seghe e di lacrime. Non avevo neppure nessuno con cui sfogarmi, perché io ed Henry, l'architetto, eravamo ancora colleghi ma avevamo smesso di incontrarci per fottere. Mi piaceva ancora, anche se quel che provavo per lui non era neanche paragonabile al desiderio ossessivo che provavo per il sergente, ma era stato lui a chiudere, stanco di lasciarmi soddisfare fra le sue natiche la voglia che provavo per qualcun altro.
Così, dopo due mesi interi che non toccavo un cazzo che non fosse il mio, avevo la perenne sensazione che le palle mi stessero per esplodere. Non facevo che masturbarmi, senza riuscire mai a soddisfarmi del tutto. Il pensiero di McKenna mi perseguitava in un girotondo di fantasie morbose. Certe sere, snervato da questa ossessione, mettevo un porno nel dvd per cercare di non pensare a lui mentre mi segavo, ma alla fine, quando lasciavo che lo sperma mi schizzasse addosso, era sempre suo il corpo che immaginavo godere allacciato al mio. In alternativa, immaginavo il sergente soddisfare le sue pulsioni passive con ufficiali e commilitoni, struggendomi insieme di desiderio e di gelosia. Lo pensavo con i calzoni dell'uniforme calati sugli anfibi, e le natiche aperte a offrire a tutti il buchetto ingordo di cazzo in un'orgia cameratesca.
Il cazzo mi si faceva duro come un bastone a quell'idea, e le mani mi fremavano dal bisogno di segarmi visualizzando una fila di uomini svuotare i coglioni nella bocca e nel culo del sergente McKenna. Nello stesso tempo, pensare che avesse respinto me per poi darsi a loro mi attorcigliava lo stomaco in un nodo di frustrazione e di rabbia, e quell'alternarsi di bramosia e rimpianto minacciava di scardinare definitivamente il mio già precario equilibrio.

La sera dell'imbarazzante incontro con Luke Goldes nello spogliatoio fu la prima volta dopo mesi che riuscii a masturbarmi senza pensare al sergente, e mi illusi di essere pronto a voltare pagina. Luke non era molto alto, ma aveva un corpo splendido dalle proporzioni perfette, e un'aria insieme mascolina e timida che mi eccitava. Parlava poco e si allenava duro, ma se gli rivolgevi la parola la sua espressione si apriva in un sorriso disarmante e sorpreso, quasi non si aspettasse che qualcuno potesse avere quell'attenzione per lui. La prospettiva di infilargli il cazzo in qualche buco mi solleticava non poco, e il giorno seguente andai in palestra alla stessa ora con la deliberata intenzione di verificare se il suo vago approccio poteva evolvere in qualcosa di più appagante.
Lui faceva il turno di chiusura, come la sera prima, ma finchè mi allenai non riuscii a cogliere nessun segnale dietro i suoi occhi seri e scuri. Impegnato per tutto il tempo a seguire una cliente nuova, giovane e carina, non mi rivolse che un saluto distratto quando arrivai, e un'occhiata esaminatrice ogni volta che i miei carichi si facevano degni di nota. Non feci un buon allenamento, a dire il vero: ero deconcentrato e distratto, abbastanza vanitoso da voler attirare la sua attenzione e insieme troppo insicuro per osare dei pesi davvero sfidanti sotto i suoi occhi. Mi limitai a fare soprattutto serie di pompaggio che gonfiassero i muscoli e dilatassero le vene, continuando fino all'ora di chiusura, poi mi spogliai e mi infilai sotto la stessa doccia della sera prima. Mi insaponai e sciacquai lentamente e voluttuosamente, sperando con tutto me stesso che Luke venisse a cambiarsi a sua volta. Non ci misi molto ad avere un'erezione, e a quel punto non mi restava che esibirla come un'esca.
Luke entrò nello spogliatoio dopo qualche minuto che mi stavo toccando. Subito sembrò non fare caso a me, procurandomi un piccolo moto di delusione. Si spogliò e infilò un paio di shorts da bagno blu, offrendomi involontariamente lo spettacolo delle sue natiche piccole e perfette, e il cazzo mi vibrò fra le dita all'idea di violarle. Poi si girò, e mi vide col cazzo duro in mano. Lui cercò di dissimulare la sorpresa, ma fu evidente il modo in cui le sopracciglia si inarcarono in un secondo di sbalordimento, e le labbra si schiusero in un'esclamazione muta. Si spostò dietro la parete, e per qualche istante non lo vidi più. Poi apparve di nuovo. Si affacciava furtivamente dallo spigolo, a spiare. Sentii la tensione del desiderio stringermi il basso ventre. Mandai giù la saliva, e socchiusi gli occhi. Mi appoggiai alla parete, ridussi il getto della doccia a un filo d'acqua che mi scendeva caldo sul petto, e iniziai a menarmi il cazzo con un certo ritmo. Stavolta, sapere che qualcuno mi guardava mi eccitava invece di imbarazzarmi, e dopo poco il mio atteggiamento si fece istintivamente più lascivo. Passai la mano sinistra sul torace, sfiorando delicatamente i capezzoli, poi scesi giù lungo gli addominali contratti fino all'inguine. Presi a masturbarmi lentamente a due mani, la destra che scivolava su e giù lungo l'asta e la sinistra che stimolava e strofinava il glande. Quando sentii sotto le dita l'umido più scivoloso del mio fluido preseminale lo raccolsi dalla fessura per portarlo alla bocca, e mi succhiai voluttuosamente il dito, con il chiaro intento di suscitare certe connessioni nella mente di Luke.
Poi presi a dedicarmi alle palle, sollevandole con la mano e soppesandole come a volerne vanitosamente esibire le dimensioni, le massaggiai e le strizzai quel tanto che basta a farmi trattenere il respiro e affluire più sangue al cazzo. Di tanto in tanto, con un'occhiata rapida di sotto in su, mi assicuravo che Luke stesse ancora guardando, e ogni volta che lo coglievo a spiarmi seminascosto dietro l'angolo una scossa di eccitazione mi attraversava dal cazzo al cervello. Guardami, gli ordinavo in silenzio, indirizzando verso di lui la mia erezione sempre più turgida. Guardami il cazzo, Luke, ti piace, frocetto? Dicevo a denti stretti immaginandolo uscire allo scoperto e inginocchiarsi davanti a me a succhiare. Finchè non lo vidi di nuovo sporgere la testa a guardare e mi decisi a chiamarlo. Lo apostrofai brusco, fingendo un fastidio che non provavo affatto.
- Che cazzo guardi Luke? Non hai mai visto nessuno farsi una sega? -
Lui fece un passo avanti, anche più imbarazzato di quanto mi fossi sentito io il giorno prima ad essere scoperto mentre mi segavo gemendo il nome di un altro uomo. I calzoncini da bagno blu erano talmente aderenti che notai subito che a spiarmi ci provava gusto.
- Beh...sì, ma non con un cazzo come il tuo - . Rispose lui visibilmente impacciato.
Sorrisi sfacciatamente, senza neanche prendermi la briga di nascondere il mio compiacimento, abbassando lo sguardo sulla grossa verga che tenevo in mano. Se c'era una parte di me di cui non mi potevo lamentare era il cazzo: quasi trenta centimetri di carne rigida e pulsante, uno spesso tubo appena leggermente incurvato, e decorato di vene dilatate dal sangue che vi scorreva bollente, sormontato da una cappella grossa e liscia come una piccola pesca, e altrettanto turgida e succosa, che sgocciolava copiosamente stille di un fluido trasparente e filante, in un continuo preludio all'esplosione finale. Come reagendo all'implicito complimento lo sentii contrarsi di piacere fra le dita, e lo massaggiai di gusto, facendo scivolare su e giù la pelle del prepuzio. - Ti piace Luke? -
Lui restò visibilmente spiazzato dalla mia domanda, e mandò giù faticosamente la saliva prima di rispondere. - Mi piacerebbe averlo io - .
In effetti, mentre tutto il suo corpo traboccava di muscoli ipertrofici e pompati, la sporgenza sotto i suoi calzoncini non era ben proporzionata al resto. Ma la cosa non diminuì di un millesimo la voglia che avevo di saltargli addosso e piazzargli una mano sul pacco e l'altra su quelle favolose natiche alte e sode.
- Sicuro che non ti piacerebbe anche toccarlo? - Avrei voluto dire - succhiarlo - , ma partii più da lontano per non spaventarlo coi miei modi troppo diretti. Luke abbozzò uno di quei suoi sorrisi adorabili che mi scaldavano l'anima, e fece un passo avanti, invogliato ma esitante. Chiusi l'acqua e uscii dalla doccia, avanzando verso di lui col cazzo duro che lo puntava come il ferro punta una calamita. Lo guardai negli occhi, lui ricambiò con uno strano sguardo intimidito ma insieme carico di aspettativa, e io lo attirai contro di me e lo baciai in bocca. Luke si divincolò per sottrarsi, ma ci mise un decimo della forza che aveva, mentre io ci misi tutta la mia nello stringerlo a me, e lui riuscì solo a staccarsi dalla mia bocca e girare la testa con un sussurro soffocato - Sei impazzito? -
- No. E' quello che volevo fare da quando ti ho visto -
Luke si divincolò più forte, come se la consapevolezza di piacermi fin da subito rendesse la situazione più pericolosa, e con rammarico allentai la presa; lui sembrò accontentarsi di non essere più bloccato fra le mie braccia, e tornò a girare la faccia dalla mia parte, più sconcertato che infastidito. Le sue labbra semiaperte dallo stupore erano un invito irresistibile per la mia lingua: gli presi la testa fra le mani e lo baciai di nuovo, più delicatamente, ma insistentemente, finchè non sentii la sua lingua e il suo corpo rispondere. Sentii le sue mani addosso, una impugnare l'asta, l'altra chiudersi a coppa sulle palle. Il solo contatto mi mandò un fremito lungo la schiena, e mugolai di piacere nella sua bocca.
Lui si staccò dalle mie labbra e ripetè - Tu sei pazzo Chris - , ma non mollò la presa sul mio uccello, anzi, prese a massaggiarlo e palparlo avidamente, mentre io gli passavo le mani su quel torace muscoloso e liscio che desideravo toccare dalla prima volta che l'avevo visto, e chinavo la testa a leccargli il collo salato di sudore.
- Non qui. Può arrivare qualcuno... - mormorò staccandosi e facendomi segno di seguirlo nella zona termale della palestra. In realtà, la palestra era già chiusa e io e lui sembravamo essere gli unici rimasti, ma non avevo nulla in contrario a spostarmi dove lui si sentisse più a suo agio.
Anche nell'area termale, però, Luke sembrava tutt'altro che tranquillo. Il suo atteggiamento passava continuamente dal consenso al rifiuto ogni pochi secondi, e non faceva che concedersi per poi ritrarsi, in un gioco tanto intrigante quanto estenuante.
Cazzo, tale quale McKenna, dicevo fra me e me mentre insistevo per vincere definitivamente la sua resistenza. Anzi, quasi peggio, perchè McKenna non aveva fatto poi tante storie quando mi ero offerto di succhiarglielo, mentre Luke sembrava non volermi concedere neppure quello, e si tirava indietro ogni volta che provavo a palparlo all'inguine. Non accennava a levarsi i calzoncini da bagno, e allontanava la mia mano che cercava a più riprese il suo cazzo. In compenso, era palesemente affascinato dal mio, e non resisteva un secondo senza toccarlo. Le sue carezze aumentavano la mia eccitazione e il desiderio di ricambiare, ma lui sembrava imbarazzato dalla mia insistenza. Mi lasciava toccare e palpare i suoi muscoli, glutei compresi, col compiacimento tipico di chi si è fatto il culo in palestra per ottenerli, ma si sottraeva con la ritrosia di una vergine quando la mia mano gli finiva sull'inguine. Pensai che lo mettesse a disagio la differenza di dimensioni col mio, ma dopo un poco capii che non era tanto quella la causa della sua esitazione, quanto piuttosto il fatto di non voler andare troppo oltre.
A un certo punto, mentre era sdraiato su un lettino della zona relax, e io ero chinato su di lui a baciarlo sul petto, mi ordinò di chiudere gli occhi e finalmente mi guidò la testa sul pube. Sentii il cazzo sotto le labbra e lo presi in bocca, assaporando nella fessura un vago gusto di sperma che mi fece pensare che si fosse masturbato da poco. Succhiai avidamente, sperando di eccitarlo abbastanza da vincere la sua ritrosia. Ma dopo neppure mezzo minuto Luke mi allontanò la testa e saltò in piedi, nascondendo di nuovo il cazzo nei calzoncini.
- Basta, smettila. Non voglio venire - mi disse brusco. Restai lì a bocca aperta, mortificato e perplesso. Dopo due mesi di astinenza il sapore della sborra di un altro uomo mi ingolosiva come una prelibatezza, e avevo un autentico desiderio di dargli piacere e gustare il suo orgasmo. Non l'avrei fatto venire subito, avrei alternato posizioni diverse e cercato di infilargli anch'io il mio uccello fra le labbra, ma la sua affermazione smorzava tutte le mie aspettative. - Perché no? - chiesi col tono di un bambino che si vede sottrarre il suo giocattolo preferito.
- No, perché poi mi sentirei il colpa -
Sospirai. Ci risiamo, eccone un altro di quelli per cui fare se a farti godere è un uomo è peccato mortale. Tale quale Ace McKenna, insomma, anzi peggio, perchè almeno McKenna si risparmiava la paranoia finchè faceva la parte dell'uomo, mentre Luke non reggeva neppure l'idea di farsi fare un pompino da un altro maschio.
- Luke, per favore...non so cosa darei per succhiartelo - lo supplicai andando verso di lui. Lo abbrancai, strusciando la coscia sul suo inguine duro, con la voglia di sentirlo di nuovo in bocca che mi faceva perdere ogni ritegno. - Lasciati fare un pompino, Luke... - lo pregai di nuovo, prendendogli il cazzo. Lui mi afferrò la mano e la scostò con decisione. - No, non voglio...ma se vuoi lo faccio io a te -
Trasalii, sempre più perplesso: di solito, se un uomo etero non è disposto a lasciarmi succhiare il suo cazzo, lo è ancora meno a prendere in bocca il mio. Ma non era il caso di fare troppe domande, non in quel momento, con l'erezione che mi pulsava bollente contro il suo corpo. - Allora succhiamelo. -
Mi fece cenno di seguirlo nel bagno turco, e mi invitò a sedermi sul sedile di marmo. Mi accomodai, e mi abbandonai contro la parete, guardando a occhi sgranati Lukes Goldes inginocchiarsi fra le mie gambe aperte e prendermi in mano il membro con un atteggiamento quasi reverenziale. Lo fissava con lo stesso sguardo con cui lo guardava il sergente McKenna, come se fosse il frutto proibito che sapeva di non dover assaggiare, ma che lo attraeva al di là di ogni resistenza. Erano troppo tempo che il mio cazzo aveva la mia mano come unico sfogo, e pregustavo fremendo di aspettativa la sensazione deliziosa di una lingua sul glande, e di una bocca calda che mi avvolgesse in una spirale di piacere crescente.
- Forza Luke... - mormorai, e sporsi il bacino verso di lui. La punta del cazzo toccò le sue labbra esitanti, e fu come se una scintilla scattasse in entrambi. Gli presi la testa, e la spinsi giù contro il pube, macinandogli la faccia sul cazzo che palpitava al contatto. Lui diede un gemito, come di resa, che mandò la mia eccitazione alle stelle, e mi ingoiò il cazzo in un colpo solo. Se lo spinse in gola fino a metà dell'asta, e si aggrappò con la mano alla base, succhiando con un vigore che mi fece trasalire. Dopo poco, la debolezza pervasiva del piacere mi si diffuse in corpo. Avvolto dai vapori bollenti, e deliziosamente prigioniero di quella bocca sorprendentemente ingorda, mi abbandonai a occhi chiusi al languore che mi fluiva caldo nelle vene, come se tutte le mie forze mi abbandonassero per concentrarsi solo nella rigidità del cazzo pulsante.
Luke Goldes spompinava che era una meraviglia. Non so quanto fosse esperto di cazzi in bocca, ma certo ne era molto affamato. Così, di istinto, avrei detto che non vedeva l'ora da tempo di sentirsi la bocca piena di nerchia, e adesso che se la sentiva spingere contro il palato era al settimo cielo. Mi leccava e mi succhiava con uno zelo che non avevo mai trovato in un partner partito con tutta la riluttanza che aveva ostentato lui, forse neppure nel sergente McKenna, che quando era arrivato finalmente a succhiarmi il cazzo per la prima volta era troppo ubriaco per fare un buon lavoro, e nello stesso troppo eccitato per trattenere un'improvvisa sborrata appena io l'avevo sfiorato.
Luke invece era concentrato molto più sul mio piacere che sul proprio, anche se avevo notato che la sua mano spesso passava dal mio cazzo al suo, che sporgeva voglioso dai calzoncini e che lui smanettava lentamente con la sinistra, per poi dare di tanto in tanto pochi colpi vigorosi e veloci con la destra. In quei momenti, col crescere della sua eccitazione, anche il suo risucchio si faceva più energico, maledettamente energico, accidenti, quasi doloroso. Io mi irrigidivo in uno spasimo misto di piacere e dolore, affondavo le dita nella polpa delle sue spalle muscolose, trattenendo a fatica un gemito. Lui si aggrappava al mio cazzo così forte da farmi male, finchè io non gli allontanavo la testa quasi con violenza.
- Luke... - ansimai alla fine, quando il dolore di quella presa troppo energica superò il godimento - Vacci piano per favore...così mi fai male... -
Luke mi sputò fuori il cazzo, offeso. - Credevo ti piacesse - .
Mi sfuggì una smorfia di disappunto. Certo che mi piaceva, e ce l'avevo duro come roccia. Bastava solo che invece di azzannarmelo e rosicchiarmelo come un bulldog con l'osso di una costata, me lo succhiasse con un pizzico di energia in meno, magari vellicandomi il frenulo con la sua lingua calda e morbida, e io gli avrei spruzzato la gola di sborra in pochi minuti. - Mi piace, cazzo! E' solo che a volte mi fai un po' male... -
Niente da fare, Luke si alzò lasciandomi lì a cazzo ritto, e non ci fu verso di convincerlo a continuare. Gli tornai addosso, offrendomi con insistenza di ricambiare: se anche non voleva più succhiarlo a me, io avevo una gran voglia di sentirmelo sborrare in bocca. Ma Luke sembrava altrettanto irremovibile, nonostante la sporgenza sotto i suoi calzoni denunciasse tutto il bisogno che aveva di uno sfogo di schizzi. Nell'aria grondante umido del bagno turco, ci accapigliammo in un corpo a corpo bagnato e bollente, pelle su pelle, mescolando sudore e saliva e strusciando con malcelato gusto le erezioni gonfie l'uno sull'altro. Gli tirai giù i calzoncini, mi impadronii con entrambe le mani del suo cazzo e delle sue natiche, dure di muscoli contratti nel tentativo di opporsi alla mia intrusione.
- Forza Luke, dammi il culo o il cazzo, scegli tu - gli mormorai sulle labbra mentre lo baciavo, ben sapendo che messo alle strette Luke me l'avrebbe lasciato succhiare. Invece la sua risposta mi lasciò di sasso.
- Fammi godere nel culo -
E il tono in cui lo disse, come se glielo avessi strappato di bocca, e nello stesso tempo come se non fosse la prima volta, mi fece annaspare dal desiderio cieco di fotterlo senza aspettare un secondo di più. Mi bagnai le dita di saliva e del lubrificante che il mio cazzo stillava ad ogni contrazione di piacere, e lo penetrai col medio. Luke sussultò con un piccolo gemito, come se non si aspettasse di essere esaudito così presto, Si piegò un po' in avanti per facilitarmi l'ingresso, mentre io gli cingevo la vita con l'altro braccio tenendolo fermo davanti a me, e spingevo col cazzo sui suoi glutei sodi pregustando smaniosamente il calore della sua fessura che cercavo di allargare con le dita.
Ma non feci in tempo. Luke aveva preso a masturbarsi con foga non appena mi aveva sentito dentro, e dopo nemmeno un minuto ansimò - Così sborro... -
- Sborra - gli sussurrai in un orecchio, troppo preso dal piacere di vederlo godere per rendermi conto che così avrei perso ogni possibilità di venire a mia volta. Gli affondai il dito nel culo più che potevo, e lo scopai con quello come avrei fatto col cazzo che mi pulsava duro e bollente sui suoi piccoli fianchi stretti, lasciandogli gocce di voglia sulla pelle nuda e madida di sudore. Sentii la sua carne stringersi intorno al mio dito mentre ci sbatteva contro il bacino negli ultimi colpi furiosi prima dell'orgasmo, e vedevo il suo avambraccio muscoloso muoversi sempre più veloce sul cazzo che impugnava, finchè non si inarcò contro il mio corpo con un rantolo animalesco, schizzando tre-quattro fiotti di sperma sul marmo azzurro del pavimento.
Come sempre, l'orgasmo del mio partner portava il mio stesso piacere a un soffio dal culmine, e senza neanche pensarci sfilai il dito deciso a sostituirlo col cazzo, afferrando Luke per i fianchi con entrambe le mani da dietro. Per qualche secondo, finchè il calmarsi del respiro non gli ridiede le forze, lui sembrò abbandonarsi esausto contro di me, ansimando e tremando forte come un cucciolo impaurito, ma poi si divincolò con uno strattone brusco e scattò via. Si risistemò frettolosamente i calzoncini da bagno, poi restò alcuni secondi girato di spalle, senza parlare e senza muoversi, mentre io osservavo ammirato il sollevarsi ritmico della sua schiena muscolosa in una respirazione ancora affannosa.
- Luke.. -
- Lasciami stare - ringhiò con un tono così minaccioso che non lo toccai per paura di una reazione violenta. Uscì dal bagno turco e andò sotto la doccia. Io lo aspettai a pochi metri, pazientemente. Non avevo certo più la pretesa che mi facesse venire, ma non potevo neanche accettare che tutto finisse così. La doccia sembrò lavare via i suoi rimorsi, e ne uscì meno torvo di prima. - Cazzo, mi sembra di sentirlo ancora dentro - disse con un mezzo sorriso.
- Era solo un dito - gli sorrisi di rimando, chiedendomi cosa avrebbe detto se lo avessi scopato col cazzo.
- Però non mi hai fatto male...mi è piaciuto. - rispose sorridendo a sua volta come sorpreso.
Restammo in piedi uno di fronte all'altro, gli occhi negli occhi, poi lui mi appoggiò la fronte su una spalla, e io lo cinsi con le braccia senza osare stringerlo a me. - Sono strano - disse lui come se dovesse giustificarsi per quel che era successo. Sei una puttanella come tanti sotto sotto, pensai io invece, ma preferii stare zitto.
- Mi spiace di non averti fatto venire -
- Non importa. Sarà per la prossima volta - risposi conciliante, anche se in cuor mio pensai che se era così dispiaciuto poteva sempre inginocchiarsi a farmi un pompino. Ma la sua risposta gelò le mie aspettative
- Non ci sarà una prossima volta - .
E' stato di parola, infatti, e io sono ancora qua che aspetto.

Heathcliff

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