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Racconto n° 4704
Autore: Briandebois Altri racconti di Briandebois
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Danger, il pericolo viaggia nella mente Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. X Stories, i mille volti di una straordinaria follia The Dreamer, alla ricerca del sogno proibito Destiny, un incontro avvenuto per caso Charlotte, il profumo dell'oblio. Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Mea Culpa, religione e mistero Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Cuba Libre, un sensuale incontro nella magia di Cuba
 
 
Epistolario
Dilettissima amica,

Perché dopo la tua partenza per Santa Gerusalemme non hai ancora scritto quelle parole di speranza promesse? Probabilmente ignori quanta forza io abbia tratto da esse e quanto solo in lor fiducia io abbia continuato a tribolare nel penoso ufficio e le lagrimose mura! Molti avvenimenti si sono succeduti da quando il tuo esilio è cominciato. L'eco maggiore è quello del clangore della trascorsa battaglia. Nessuna di noi si attendeva un'infernale processione di mutilati dal campo della disfatta di Manfredi. Ed ogni giorno, per virtù del Signore, mi dedico a questi sventurati fratelli con l'arte della medicina e con parole di esortazione. Eppur sembra sempre che non basti. Mi par non esistano salmi tanto soavi da lenire lo spirito di queste povere anime, (o forse il Signore mi confonde, per punire la sua serva di poca fede). Sono così tanti e disperati e ogni giorno di nuovi ne sopraggiungono...
Dal giorno che dissi addio alla mia nobilissima casa sapevo di condannarmi all'infelicità. Non che io non nutra pietà cristianissima per questi fratelli sfortunati. Anzi, io piango e prego in ginocchio dinanzi l'altare e non congedasi il sole se questi prima non abbia preteso il suo contributo in lacrime! Eppure penso che a portare un abito di porpora e seta non avrei sfigurato! Non con meno fierezza avrebbe risuonato all'orecchio dei potenti il blasone del mio casato! Sogno la mia veste fluttuante tra le larghe sale di porfido e marmo. Ho nobiltà e bellezza ben coniugate nel mio esile corpo ancora voluttuoso e naturalmente disposto a delicatezze mondane. Non è dalle tue ancor vive parole che traggo tale consapevolezza, ma dal tavolo che è nel refettorio: esso riflette i deformi e pelosi volti di tutte le convitate e fra esse il mio quasi è una canna di organo occlusa, una nota stonata, un fiore colorato in un prato di margherite. Dio mi punirà per la mia superbia, ma non è ugualmente peccato sopprimere la bellezza che è pur dono celeste? Chiedo perdono a mio padre per la mia inettitudine a glorificare con l'animo la sua decisione (di mandarmi qui) e chiedo perdono al Signore etiam...

Sotto le lenzuola sovente mi tortura il ricordo di quei tuoi seni ribelli che prorompono dalle castigate vesti. Essi sono come alberi legnosi cui si sia inutilmente tentata l'abbattitura. La reciproca consolazione a cui amorevolmente ci concedevamo mi manca più del pane. Ogni notte nel silenzio pulsa il desiderio nella mia vulva e le cosce sono bollenti. Bruciano i capezzoli e tendono verso l'alto come le manine pietose dei mendicanti. Dov'è il rinfresco della tua lingua? Dov'è il sollievo della tua mano? Dentro di me scorre un fiume che bagna le lenzuola, solo al pensiero di te seduta sui talloni all'altezza della mia testa riversa! Ricordi quando la tua mano strofinava frenetica le tue labbra e il tuo piacere scivolava come ruscello nella mia bocca? Ricordi o è tutto inutile in quanto il fuoco antico ormai è spento? Dove sono le tue parole promesse? Rispondimi ti prego, anche se vorrai dimenticarmi, anche solo per comunicare che la persona che unicamente amo è viva. Dilettissima amica, so per certo che questa missiva ti giungerà, pertanto mi darà assoluta pena non avere tue risposte nei prossimi tre mesi. La lettera resterà con la cera intatta e non sarà controllata da nessuno. Purché mi rechi di nascosto nella cella della superiora dopo l'offizio di compieta e alleggerisca i suoi di affanni con sussurrii soavi e con la mia mano levigata. Mi sembra un buon compromesso per il quale spero non vorrai amareggiarti, poiché ti giuro sulla santità dei nostri veli, che il mio amore è soltanto tuo.

Suor Berta
Benevento AD 1266

Briandebois

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