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Racconto n° 4769
Autore: Thierry59 Altri racconti di Thierry59
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Inferno, le ombre oscure della rete. Social Game, la tentazione che viene dal Web Gebebeh, l'antico aroma dell'altopiano. Debacle, il prezzo della verità. The Game, il gioco del sesso e della follia. Mea Culpa, religione e mistero True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita. Sacrificium, la sfida degli dei. Revenge, una vendetta da servire calda Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere
 
 
Golfo mistico
La strana quiete di questa mattina è un fatto insolito per la mia anima. Lungo tutto il tragitto eterno ed epicureo che mi sposta da casa allo studio, realizzo che l' atmosfera intorno a me è magica, quasi irreale e ne sono particolarmente attratta. Quindi decido stranamente di cambiar strada.
Per raggiungere la mia tana ovattata, stamattina percorro Riva degli Schiavoni, sbucando in campo San Zaccaria, dove si erge la chiesa omonima. E' un campo silenzioso, tranquillo, lontano dal trambusto multietnico dei forestieri, dove i gatti sono gli angeli custodi di questo santuario e tutto attorno l'atmosfera è muta e mistica, immutata nei secoli. Il terreno sacro riservato alle monache dell'annesso monastero, ricorda il sacro ed il profano...ricorda ancora gli sguardi libertini e peccaminosi e i fatti che succedevano al suo interno, libera espressione di quelle fanciulle nobili che, costrette a prendere il velo per meri interessi familiari, tenevano costumi ben poco morigerati.
Sorrido.
E' incredibile come tutto in questa città si trasformi in perle di rara bellezza, in gioielli inestimabili fatti solo di ricordi cristallini e lucidi come le mattine di bianca luce invernale che riflette sulla laguna. Il profumo della salsedine che impregna l'aria, i muri antichi e scrostati di color rosso mattone e grigio, ti innamorano, facendo di te un'amante impeccabile e fedele, che mai oserebbe tradirli, ospitando per sempre nel tuo cuore la venezianità che hai sposato, come faceva un tempo il Doge con il mare.
Arrivo. Il mio caffè è già pronto sul tavolino ed il sorriso di Mario nella sua pelle abbronzata di barista-gondoliere mi soffia un piacere di grande e sincero affetto.
Buondì a tutti! Ciao Mario!- Dico, mentre cerco le chiavi dello studio nelle tasche dei pantaloni di lino blu, che accompagnano la mia vita estiva da sempre.
Con la mente veloce, ripercorro gli impegni di oggi, ed incredibilmente mi rendo conto che il pomeriggio è libero, e che quindi la spiaggia sarà la mia compagnia fino a sera inoltrata.
Fantastico! Penso. Finisco il caffè e salgo.
Le pareti insonorizzate mi isolano completamente da tutto il mondo e da tutto ciò che lo circonda per ore ed ore, a volte per notti intere, perché il tempo si ferma fra le note dei miei spartiti che colano scale e ripetute. Amo la musica ed amo il mio violino, lo strumento che mi permette di vivere emozioni fortissime equivalenti a passioni e dolori.
Sono una musicista, suono e compongo musica classica collaborando con violinisti che provengono da vari paesi europei, stimati colleghi e professionisti di grande livello e sto lavorando ad un progetto piuttosto ambizioso che indubbiamente mi ruba energia, ma mi elettrizza e mi stimola, una colonna sonora per un lungometraggio a tema astrofisico di produzione americana... galassie e violini con innesti di viole in contrapposizione ad altri archi che non ho ancora ben identificato. Lavoro con zelo, dedicandomi con dovizia e scrupolo nelle scelte.
Tuttavia questa mattina è strana.
E' millimetrata ed originale ma la mia mente non è paragonabile al mio strumento, che possiede quattro corde accordate ad intervalli di quinta.
Accendo il registratore digitale ed ascolto le tracce incise ieri, sono di indiscutibile perfezione penso, ma non filtrano, non identificano abbastanza le Quasar, non penetrano sufficientemente nel blu dell'universo.
Mi meraviglio e forse mi spavento alla sola idea che mi passa per l'anima, e mi chiedo se sono al culmine della mia carriera o se sono solo in una fase di puro delirio. E se devo ricorrere al parere – quasi sempre perfetto – di sua maestà Geraldine Mazur, in che posto nascosto riposa la mia creatività?...
Rifletto, e la voglia di vederla mi appare chiarissima. L'attrazione che sento è inequivocabile.
Spengo il registratore e prendo il violino. Lo guardo, lo sfido ed inizio a suonare senza spartito data la mia memoria senza paragoni.
Venti minuti di pura poesia fatta di suoni e colori che escono dalle mie mani e da quello strumento infinito.
Ma...
Esco dallo studio quasi di corsa.
In un minuto sono a Teatro, entro da dietro come sempre. L'emozione che mi scuote è la stessa nonostante gli anni e i ricordi. La meraviglia e la sontuosità che quel luogo possiede è incomparabile. Mi rivedo bambina, che incantata assisto al concerto per violino ed orchestra in Re maggiore di Tchaikovsky, con mio papà commosso, che già aveva capito il mio destino di musicista.
Percorro l'interno salutando a bassa voce, mi soffermo a leggere una locandina, ed arrivo in sala.
Profesor Mazur è il direttore d'orchestra che sostituisce per tre settimane il titolare. La mia musa, la mia grande sofferenza, la mia insopportabile ed astratta passione verso una donna che non teme né dimostra.
La rapida successione delle note da esporre suona nella mia mente, ma non vedo Geraldine.
La scorgo nel golfo mistico seduta per terra, quasi distesa, con gli auricolari ed un minuscolo lettore musicale fra le mani.
Non un cenno, non un sorriso.
Mi vede e mi porge una cuffietta che indosso senza parlare, sedendomi accanto a lei.
Sta ascoltando il Viderunt Omnes di Perotin. Polifonia a quattro voci della scuola di Notre Dame... scorgo una lacrima.
La forza di quella melodia è disarmante e provo un senso di improvviso sgomento, tanta è la bellezza di ciò che sto sentendo. Mi alzo mentre lei mi guarda e mi sorride, tendendomi la mano per aiutarla ad alzarsi a sua volta.
Poi mi abbraccia forte e posso sentire il suo cuore che gronda arte, sapienza e sensualità.
Non ho più la forza di parlare e forse ho dimenticato il motivo per il quale sono lì ed è la prima volta che riesco ad ammettere a me stessa quanto mi attrae quella donna fatata, diversa, inquietante. Come quella mattina con il suo colore sconosciuto.
Occhi e capelli neri con qualche filo di grigio fascino. Il fisico asciutto ma sensuale, le sue mani affusolate da pianista d'eccellenza.
-A cosa debbo l'onore, Professoressa?
-Ho bisogno di note Geraldine, non capisco dove sbaglio e perché non do il tono giusto alla melodia...
Insomma, compongo ma non sono soddisfatta.- Mi sono resa conto di non avere molto tempo a disposizione e Marcel aspetta la partitura a breve. Sono paralizzata dal suo fascino.
Ci incamminiamo verso il suo studio in silenzio.
-Lascia che indovini... aspetta, vediamo un po'... lo spartito è troppo debole per la rappresentazione o cosa?
-Sì- dico. E' troppo debole, non so... manca di luce, di armonia.
-Capisco, a volte succede –Dice.
Mi parla guardandomi dritta negli occhi, che perforano i miei con precisione millimetrica, in fondo lei sa che io prima o poi sarei ricorsa alla sua incantevole voce, e non solo.
A Geraldine piace sedurre le persone con un'arte innata e può permettersi qualsiasi comportamento desideri e con me ha un conto in sospeso, anche se è passato del tempo. E poi lei è una musicista che io stimo ed ammiro moltissimo e forse invidio anche, ma questa cosa non gliel'ho mai detta.
Suona il telefono e Geraldine risponde in polacco che è la sua lingua.
La osservo mentre parla assorta ed incomprensibile.
Dzięk, dzień dobry!- Chiude la telefonata appoggiando il telefono sopra alla scrivania d'ebano nero.
-Perdonami, dove eravamo rimaste?- Mi dice con un'aria sollevata, quasi trattenendo una risata liberatoria.
-Hai ricevuto una buona notizia mi sembra... -Dico sorridendo.
- Na pewno!- Ride.
-Certamente! Annullato l'impegno di stasera, e sono strafelice, non potevo sopportare ancora quella cariatide rinsecchita della Contessa, e relativo consorte e le loro conversazioni senza capo né coda! Di musica poi.. che orrore può uscire dalle loro bocche?!
-Fantastico!- Dico. Ti capisco sai, ma a volte non possiamo evitare certe circostanze, però poi penso che il posto in paradiso lo abbiamo già elegantemente guadagnato e così se posso, evito anche io!
Geraldine ride buttandomi le braccia al collo ed il mio cuore sussulta.
-Bene, allora stasera riprenderemo il nostro studio e se potrò esserti d'aiuto ne sarò ben felice.- Dice.
-Ora non posso fermarmi e non ho mente sufficiente per te, ma stasera sono tutta tua...
Il suo sorriso beffardo e malandrino mi disarma, distogliendomi ancora una volta dal vero motivo per il quale sono lì e per il quale mi sono rivolta a lei.
-Allora ti aspetto in studio dopo cena- Dico.
-Si certo, verso le ventuno sono lì. A dopo... miłego dnia! Buona giornata!
Esco dal Teatro camminando ad un metro da terra.
Ritorno nel mio studio, ma non ho più voglia di lavorare quindi decido per il mare immediatamente.
Saluto Mario velocemente e mi dirigo verso l'imbarcadero dove fra dieci minuti passerà il diretto per il Lido.
Ho il pomeriggio tutto per me, la musica può aspettare, penso.
Poi stasera Geraldine mi aiuta a ritrovare la giusta circostanza, ed un brivido mi percorre la schiena.
Già, la musica... ma poi?
Il profumo del mare mi accoglie e mi saluta.
Respiro profondamente.
Mi distendo nel lettino e lascio che il sole mi contagi con il suo calore, mentre il pomeriggio d'estate detta i pensieri e le sensazioni del tempo che ne seguirà, alle ventuno precise.
Mi tuffo in mare e nuoto fin oltre la diga a bracciate lente scandendo il ritmo del respiro con precisione, senza affaticarmi. Mi immergo fra le piccole onde spumeggiati e ritorno al sole strizzandomi i capelli che sanno di sale. La mia mente riposa.
E penso a lei.
Questa sera sarà da me, e per nulla al mondo girerò il viso dall'altra parte, sfuggendo al bacio che voleva rubarmi quella volta dopo il concerto. Questa sera sarò io a baciarla profondamente e senza ritegno, iniziando quel rito che da molto sogno nelle notti fatte di immagini bagnate.
E lei mi prenderà fra le braccia con quello sguardo che solo lei possiede, che ti taglia il fiato a metà, e lentamente appoggerà le sue labbra sulle mie per unirsi poi in un abbraccio fatto di carezze e tocchi leggeri.
Non mi fermerò, e lascerò che le sue mani accarezzino il mio seno e poi più giù, ed io ricambierò le sue carezze ed i suoi baci che si faranno sempre più audaci e seducenti, fino ad arrivare a toglierci i vestiti leggeri, facendoli cadere a terra lentamente. Faremo l'amore con l'audacia di grandi amanti, grideremo i nostri orgasmi alle stelle, che silenziose saranno complici lucenti, e mi concederò a lei qualsiasi cosa mi chiederà...
E respireremo unisone mentre ancora i nostri corpi sudati si uniranno per godere, mentre le nostre bocche cercheranno i nostri seni salati e le nostre mani toccheranno e faranno sussultare il nostro sesso che cercherà lingue di baci.
Poi le carezzerò i capelli quando sfiniti, i nostri occhi si chiuderanno per riposare un pò, per poi ricominciare ad amarsi ancora bagnate delle nostre voglie.
Sarò sua e lei sarà mia. Questa volta uniremo le corde dei nostri strumenti ed insieme suoneremo melodie che assaggeremo con piacere profondo, per farci ancora gemere e godere, per regalarci orgasmi come mazzi di rose bianche.
Apro gli occhi, mentre sento l'eccitazione bagnarmi il costume di cotone leggero.
Sono già le diciotto.
Il sole è ancora alto, faccio un altro tuffo, poi rientro a casa senza fretta.
Il vaporetto è pieno di forestieri chiassosi e rossi come peperoni, la loro confusione mi da allegria e rinnova dentro di me l'orgoglio e la meraviglia di appartenere a questa città incantata, che con i colori di mezza sera estiva, dipinge d'oro e porpora il cielo sopra noi.
Nella mia testa le note che non riesco a delineare, mi colgono ancora impreparata, ma il pensiero di Geraldine prende il sopravvento e riesce a distogliermi senza darmi scampo...
Salgo nel mio appartamento, apro gli scuri e l'ultimo raggio di sole illumina il mio volto abbronzato.
Una doccia, una pesca col pane, uno sguardo alla posta.
Ripercorro per tornare al mio studio la stessa strada fatta alla mattina, mentre ascolto il garrire delle rondini che volano sopra i tetti e fra le altane fiorite.
Salgo.
Aspetto.
Lei arriva puntuale.
E si accomoda nel golfo mistico della mia anima.

Thierry59

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