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Racconto n° 5083
Autore: annalaura Altri racconti di annalaura
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Charlotte, il profumo dell'oblio. Confidence, le confessioni di una escort Perfidia, il desiderio oltre la ragione L'Equilibrio di Nash, la voce delle stelle Brehat, alla ricerca del blu di Chartres My Story, il coraggio di affrontare la verità Orchid Club, il piacere tecnologico God save the Queen, una sola Regina per l'Europa. Oppium, la via della perdizione assoluta. Kabala, la dottrina della perdizione.
 
 
lisa
Mio marito ha uno studio di commercialista, collaboro saltuariamente. per alcuni clienti
Tre anni fa, mi recai dal nostro avvocato, che ci aiutava per la parte legale
Avevamo una successione abbastanza complicata per cui ci serviva la sua consulenza.
Arrivata in città lasciai l'auto al parcheggio scambiatore; salii sull'autobus,malgrado l'orario si riempì velocemente.
Eravamo pressati, come al solito, l'uno contro l'altro, senza nessuna possibilità di movimento.
Avvertii chiaramente che un uomo si stava appoggiando, senza vergogna, al mio fondo schiena.
Provai a spostarmi: impossibile; tentai di schiacciare il piede di quel cafone, che approfittava vergognosamente della calca, con delle ballerine che avevo indossato quel giorno:l'effetto fu nullo
Mi voltai arrabbiatissima per protestare, vidi un ragazzo su i trenta anni, aria indifferente, sguardo deciso, occhi penetranti, che bloccarono le mie parole
Decisi di scendere, la pressione di quel membro eccitato, contrariamente all'ira che mi procurava, mi aveva provocato una piacevole eccitazione, che non avrei voluto provare
con molta calam mi avvia verso lo studio del nostro legale
In una vetrina, vidi riflessa l'immagine del mio molestatore alcuni passi dietro di me.
Pensai:in pieno centro, con tante persone non corro pericoli.
Controllavo senza farmi vedere, la distanza rimaneva sempre la stessa
Quando mi fermai al portone dell'avvocato in attesa che mi aprissero, si fermò anche lui
-Allora la vuol finire di seguirmi o devo chiamare qualcuno?
Mi guardò con viso interrogativo.
-Scusami: io lavoro qui!
-Si ed io sono Santa Maria Goretti
-Piacere: Paolo.
Salii velocemente le scale non fidandomi di entrare in ascensore con quel maniaco

-Ciao Giulia:
-Ciao Lisa come sei bella oggi!.
Migliori sempre più, sarà il vestito....
-Giulia, ti prego, non prendere in giro una vecchia signora di 37 anni ...
-Oh buongiorno Paolo; Lisa ti presento il Dott. Paolo... è il nostro nuovo associato di studio che seguirà le vostre pratiche.
Ci guardammo e scoppiamo a ridere.
Mi sentivo imbarazzata per la figura da provinciale appena fatta.
Giulia ci guardò con espressione interrogativa a vederci ridere come due scemi
.C' eravamo presentati poco fa al portone: Santa Maria Goretti o Lisa...?altra risata
Mi fece accomodare nel suo ufficio, con molta difficoltà spiegai il caso che gli stavo sottoponendo, non riuscivo a scordare la mia pessima figura di poco prima
-Ti invito a pranzo, devo sdebitarmi per questa mattina.
Sono arrivato da poco, non conosco nessuno, mangiare da soli non è il massimo.
-Io non mangio molto... e poi avrei altre commissioni da fare, però un panino al volo, si potrebbe fare .
-Vada per un panino, ci vediamo alle 13 sotto l'ufficio.
Non riuscii a trovare una scusa valida al momento; con molta esitazione, fatica:
-d'accordo alle 13, niente più di un panino in piedi.
Continuai la mia passeggiata in centro, senza riuscire a concentrarmi sulle cose che volevo acquistare, ero seccata di aver accettato quell'invito.
Non presentarmi o chiamare all'ultimo momento per disdire con una banalissima scusa non mi sembrava educato, dato che avrei dovuto rivederlo per lavoro.
Alle 13, sotto un sole caldissimo arrivai all'appuntamento,
Era già uscito, mi attendeva.
Mi dette un casco e mi disse: mettilo che andiamo a mangiare un panino favoloso qua vicino,mi sono fatto prestare lo scooter da Giulia.
No, non posso venire, non mi va di andare su uno scooter, poi con un vestito così come faccio a salirci?
Non ti preoccupare vedranno un bel paio di gambe, mi ringrazieranno gli uomini di Pistoia.
La sua sicurezza ancora una volta ebbe ragione della mia volontà.
Una volta partiti, cercando di coprire il più possibile le gambe trovai divertente e rinfrescante il viaggio, mi scordai i miei 37 anni, mi tornarono in mente le prime uscite con i ragazzi da adolescente.
In pochi minuti eravamo in un piacevole locale.
La conversazione fu particolarmente divertente, Paolo era una persona piacevole, acuto osservatore, di un'intelligenza sottile che metteva talvolta a disagio, cosa rara in un ragazzo di 29 anni.
Alla fine del pranzo mi sussurra: non beviamo il caffè qua è pessimo ti porterò a berne uno molto buono.
Sarà stato perché contrariamente alle mie abitudini,mi ero lasciata convincere a bere un po' di vino bianco freddo, sarà stato per il caldo, l'empatia che si era instaurata tra di noi,quando mi disse: il caffè te lo offro a casa mia, abito qua vicino.
-No scusa non posso salire e poi è già tardi.
-Non ti fidi di me?
-Certo che mi fido, non mi va di salire.
Mi prese per mano, mentre apriva il portone di strada mi senti trascinare in un ingresso fresco e semi buio.
Dai vieni che beviamo il caffè e torniamo subito via.
Aprì la porta di casa, mi fece accomodare in salotto chiedendomi: che tipo di caffè desideri?
Forte e ristretto.
Arrivò dopo pochi minuti con un vassoio e due tazze fumanti, seduta sul divano il vestito lasciavo scoperte un gran parte delle mie gambe,benchè cercassi di tirarlo giù; ero sulla difensiva avevo qualche difficoltà a deglutire, notando che i suoi occhi si posavo sopra le gambe.
Andiamo dissi alzandomi altrimenti faremo tardi!
Mi sentivo indifesa, c'era qualcosa che mi faceva preoccupare.
Mentre mi alzava mi attirò a sé mi strinse,gli piantai i gomiti nello sterno, inutilmente, le sue labbra erano già sulle mie, provai a serrarle ad impedire alla sua lingua di entrare nella mia bocca.
Non resistetti molto, mi lasciai andare... tanto un bacio!
Avvertii chiaramente il suo sesso che si stava ingrossando contro il mio ventre.
Uno strano languore che non provavo da tempo, si impossessò di me, un dolce, prepotente calore in mezzo alle mie gambe ; dopo 10 anni di matrimonio felice, pieno di soddisfazioni.
Le sue mani iniziarono ad accarezzarmi la schiena cercando la zip del vestito, la sentii aprirsi, provai, fingendo, di non accondiscendere a quanto stava per fare
Le sue mani presero l'orlo del vestito, lo sollevarono senza che opponessi resistenza; mi ritrovai davanti a lui con indosso solo un paio di slip, dato che quella mattina non avevo messo il reggiseno, ho una seconda scarsa, ancora tonica, non ne avevo particolarmente bisogno
Mi pizzicò i capezzoli eccitati,li mordicchiò, sentivo il desiderio crescere, provavo l'ebrezza delle mie prime volte
Mise le mani sotto i miei glutei sollevandomi di peso, aprii le gambe per sostenermi alla sua vita
Tenendomi in questa posizione, continuando a baciarmi, mi portò in camera, ad ogni passo sentivo il la sua erezione premere con forza contro di me, la mia voglia crescere
Cademmo sul letto abbracciati
Si alzò in un attimo la camicia ed i pantaloni caddero a terra, mi apparve il suo sesso in erezione, quello di un ventinovenne è ben diverso da quello di un cinquantacinquenne, come mio marito.
Sdraiato accanto a me, il suo pene che spingeva contro la mia coscia, la sua mano si fece strada dentro i miei slip, accarezzandomi, stringendo il mio sesso
Quando capii che voleva togliermi anche l'ultimo indumento lo facilitai sollevando i glutei, si abbassò baciando il mio monte di venere.
Si sedette su di me, spinse il suo membro verso la mia bocca.
Accarezzai lo scroto, feci scorrere la mano sull'asta eccitata scoprendo un glande, rosso, liscio.
La punta della lingua l' accarezzò lentamente per un po', poi lo feci entrare un po' alla volta dentro la bocca, strappandogli dei gemiti, continuai a tenerlo dentro di me.
Lo tolse dalla bocca , aprì il cassetto del comodino prese un preservativo, lo indossò si inginocchiò in mezzo alle mie gambe, iniziò a toccare il mio sesso con la punta del pene eccitandomi ancor di più; il suo membro iniziò a farsi strada dentro di me,si fermò introducendone solo una piccola parte, iniziò a muoversi prima lentamente poi sempre più velocemente, per quanto cercassi di spingerlo ad entrare fino in fondo alla vagina, continuava nel suo modo di fare l'amore, procurandomi un forte piacere (scordavo di dire che per portarmi all'orgasmo ci vuole molto tempo e dimestichezza)
Visto che non riusciva a portarmi dove desiderava, mi fece mettere le gambe contro le sue spalle, con un colpo deciso da farmi sentire una scossa di dolore piacere, arrivò fino al fondo, gli affondi durissimi e veloci si ripetevano facendomi perdere il respiro, il piacere che provavo mi stava portando velocemente all'orgasmo, anche lui però, sentii il suo membro allargarsi dentro di me, si bloccò per impedirsi di venire.
Mi baciò con passione, sentivo i miei umori colare fuori di me, decisi di salire su di lui e gli sussurrai: lascia fare a me.
Presi il suo pene eccitato, lo feci scivolare in me, iniziai a muovermi in modo da farmi provare le sensazioni che volevo.
Le sue mani strinsero i glutei allargandoli, poi un dito cominciò ad accarezzare l'altro piccolo ingresso ancora inviolato.
Provai a fermarlo, inutilmente perché un suo dito si fece strada, procurandomi prima fastidio, poi eccitazione
Quando sentii l'orgasmo che stava per squassarmi, mi rilassai in modo da farlo esplodere assieme a me.
Il suo urlo di piacere coprì il mio.
Ci ritrovammo sudati, abbracciati, soddisfatti.
Continuammo a baciarci.
-Non tornare a casa rimani qua con me..
Ti prego...
Una doccia veloce,
Mentre mi rivestivo notai che il suo prezioso amico dava nuovamente segni d'inquietudine.
-Vedi quanto ha bisogno di te?
Non puoi essere così cattiva da lasciarlo così.
Non potresti dire che ti hanno rubato l'auto?
Purtroppo non potei usufruire di questa nuova opportunità, anche se non mi sarebbe dispiaciuta: era troppo tardi.
Tra quanto mi porterai una nuova pratica?
Vedremo.... potrei mandare qualcuno dell'ufficio, però di genere maschile.
Era la prima volta che mi accadeva di tradire fisicamente mio marito, dopo dieci anni di assoluta fedeltà, mi chiedevo come mi sarei sentita rivedendolo.
-Come è andata la tua giornata a Pistoia?
Così e così, un po' noiosa niente di particolare.
Ti hanno presentato il nuovo avvocato allo studio?
Si, com'è?
Un ragazzo simpatico, forse troppo sicuro di se.
Hai fatto shopping? No, non ho trovato niente d'interessante
Eppure hai una strana luce negli occhi....
Sarà il collirio, avevo gli occhi stanchi
A letto prima di addormentarmi ripensai al pomeriggio trascorso, non riuscii a sentirmi colpevole, sapevo che era stata solo un'avventura, avvertii che il sentimento per mio marito era ancora più forte, i sensi impazziti non avrebbero messo in crisi ciò che con il tempo e tanta fatica avevamo costruito assieme.
Avevo solo voluto confermare a me stessa che ero ancora una donna desiderabile, che poteva eccitare ancora un ragazzo giovane.
Provavo un piacevole dolore alla vagina, che mi ricordava quel piacevole pomeriggio.
Domani ripensandoci: sarà tra i sogni o i ricordi, chi lo sa?



annalaura

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